Crea sito

Di Georges Anawati..

Georges Anawati, un padre domenicano e figura di rilievo negli studi di teologia islamica (Kalam), filosofia araba e storia delle scienza islamica (in particolare la farmacia), concesse a due professori egiziani, Mahmoud Azab e Hoda Issa, una lunga intervista pochi mesi prima di morire, nel gennaio del 1994.

L’intervista, caratterizzata da una mescolanza di arabo dialettale e francese, è stata pubblicata originariamente al Cairo nel 1998 in lingua araba.

In questa intervista l’autore ripercorre le tappe del suo cammino umano e spirituale, dalla decisione di entrare nell’ordine domenicano, all’impegno scientifico e per il dialogo interreligioso, delinea i principali tratti della filosofia arabo-islamica e ripercorre cinquant’anni di vita culturale in Egitto.

Questa traduzione è preceduta da una prefazione scritta da J-J Pérennès, attuale segretario dell’IDEO (Insitut Dominicain d’Etudes Orientales) – Cairo ed è la prima in lingua occidentale.

Leggi qui la recensione di P. Maurice Borrmans.

***  ***  ***  ***

L’ultimo libro di padre Luciano Mazzocchi. Leggi tutta l’intervista qui

 

A CURA DI FEDERICO TAGLIAFERRI

Padre Luciano Mazzocchi è un missionario saveriano, vissuto a lungo in Giappone (1963-1982), profondo conoscitore del buddismo Zen. In seguito ha svolto vari incarichi in Italia, in particolare a Mazara del Vallo (Trapani), tra i pescatori tunisini musulmani. Nel 1995 ha fondato “La Stella del mattino”, una piccola oasi dove ascoltare il Vangelo nel silenzio Zen. Attualmente è cappellano e missionario della comunità giapponese a Milano. Autore di molti libri che indagano il rapporto tra il cristianesimo e il buddismo. 

 Cominciamo dal suo ultimo libro, “Delle onde e del mare”. Che cosa l’ha spinta a scriverlo?

Incontro molte persone che sono afflitte da sensi di colpa perché sentono dubbi proprio verso i dogmi in cui sono cresciuti, che fanno parte della loro vita. Dubitano, e nello stesso tempo non riescono a liberarsi completamente da tali principi religiosi, nello specifico cristiani. Il loro dubbio si fa cronico e il sottofondo della loro coscienza conflittuale. La mia vita ha percorso un itinerario simile al loro. Il libro si rivolge dunque alle tante persone che sentono il cristianesimo come parte di sé  ma che sono visitate da tanti dubbi. Ma il dubbio fa parte della verità! Ho pensato che la testimonianza di un missionario che conosce il buddismo per esperienza personale potesse aiutare queste persone. Molti lettori mi hanno detto di essere stati incoraggiati dalla lettura del libro che, ripeto, è un itinerario verso la verità, passo dopo passo lungo la via del dubbio. Nel libro sono confluiti tanti incontri diversi da me avuti nel corso degli anni, ricordo in particolare la convivenza a Reggio Calabria per un anno con il monaco Zen Koho Watanabe, e poi, ancora, con altri monaci per lunghi periodi. Con il monaco Zen italiano Jiso Forzani, il sodalizio dura da oltre 15 anni. Il gruppo di monaci Zen con cui ho fatto amicizia e stretto un rapporto durevole mi fu presentato in origine dalla Conferenza episcopale giapponese.

 

Chi sono e quanti sono i buddisti in Italia?

Coloro che si definiscono buddisti in Italia sono oggi circa 100-150 mila. Per un terzo circa fanno riferimento al movimento Soka Gakkai, che si può definire una pratica “di meditazione e di spada” (ora quest’ultima parola viene adoperata nel senso dell’atteggiamento dell’uomo, ma in origine si riferiva proprio all’uso delle armi). Si tratta in realtà di un tradimento del buddismo originario, così come i Testimoni di Geova lo sono del cristianesimo originario. Entrambi questi movimenti assoggettano la religione ai messaggi negativi della vita di oggi (successo, affermazione personale, ecc.). Il praticante Soka Gakkai ha una meta da raggiungere e la religione è lo strumento per farlo. Nel buddismo originario, invece, il punto centrale della dottrina è il distacco e la libertà interiore. A parte i casi suddetti, in Italia ci sono molte persone che, pur rimanendo radicate nella loro cultura o tradizione religiosa, hanno la forza di aprirsi al buddismo approdato dall’Oriente. Esempio ne sono i gruppi e i movimenti impegnati nella difesa dell’ambiente e della nonviolenza. Ho avuto modo di scorrere una lista di circa 300 di questi movimenti in Italia: sono molti di più quelli che fanno riferimento al buddismo rispetto ai gruppi cristiani! Credo di poter affermare che fra 30-40 anni il buddismo sarà di casa in Italia: bisogna vedere cosa uscirà da questo incontro…

 

Chi è attratto dal buddismo, che cosa vi trova?

La meditazione che s’insegna nel buddismo aiuta a capire che tante montature si smontano, l’acqua fangosa diventa limpida. Nel cristianesimo si vuole spiegare tutto e perfino il momento del silenzio viene introdotto prima dalla parola, anzi da molte parole. Nel buddismo, invece, tacendo e meditando ciascuno tocca dentro di sé un inizio di liberazione e di salvezza. Iniziare dal silenzio, come l’esistenza! Viene da pensare che il buddismo sia più vicino al Vangelo di tanti aspetti del cristianesimo. Ho avuto la bella sorpresa di conoscere tanti buddisti che hanno riscoperto il cristianesimo che avevano conosciuto male. Hanno conosciuto il cristianesimo accedendovi nel silenzio. Io personalmente sono stato guidato a conoscere lo Zen come via che tocca nel vivo la mia anima, da un frate domenicano giapponese, Oshida Shigeto, morto nel 2002. Padre Oshida conobbe il Vangelo di Cristo in un modo molto particolare: durante la seconda guerra mondiale conoscendo dei militari cristiani. Era un praticante assiduo della meditazione Zen, ma in guerra sentiva la meditazione e la ricerca del vuoto come infiltrata di una certa ipocrisia di fronte ai mali del mondo. Così scoprì Dio, l’oltre ogni nostra esperienza. Aveva intuito che la pace e la concentrazione della meditazione Zen non sono l’esperienza ultima, ma che oltre c’è Dio. E Dio lo intravide in Gesù che muore invocando il perdono. Il perdono di Gesù verso coloro che l’avevano messo in croce è il vuoto del vuoto, lo Zen dello Zen.

 

Come definirebbe il suo ruolo di missionario in Italia?

Bisogna intendere che cosa significa essere missionari. Uscire da casa propria è sempre un bene, s’intende: apre la mente, arricchisce le esperienze. Ma la ragione fondamentale che costituisce ogni credente missionario è il fatto che Dio è sempre più grande del cuore dell’uomo, sempre più grande della sua comprensione della fede e del suo modo di praticarla. Quindi la Chiesa è essenzialmente missionaria: testimone di una fede che supera sempre la sua testimonianza e la dimensione dei suoi dogmi. Essere cristiani da oltre 2000 anni, come è per la Chiesa italiana, non è tutto; bisogna andare oltre. I dogmi della Chiesa non “esauriscono” Dio. La fede è sempre in aggiornamento. Purtroppo, oggi manca l’ascolto, la disponibilità ad ascoltare e si preferisce testimoniare una fede che si esaurisce nella tradizione. Oggi, la sfida per la Chiesa italiana è testimoniare una fede che va oltre la cultura italiana, di cui la Chiesa si sente prima benefattrice. In questo l’approdo del buddismo in Italia è occasione di grazia. Io mi pongo in questa prospettiva nei confronti del buddismo. Noi cristiani abbiamo favorito la ricerca teologica, privilegiando la mente; il buddismo ha fatto del corpo l’ambiente dove l’uomo sperimenta la sua religiosità. Aborrisco l’idea che il cristianesimo sia perfetto: mi priverebbe del patrimonio originale e non sostitutivo del cristianesimo, che Dio ha distribuito nelle tradizioni religiose non cristiane. Sperimento che il cristianesimo ha bisogno del buddismo. Ricordo la disquisizione tra cattolici e protestanti circa le opere e la fede, ora finalmente superata riconoscendo che non ci sono le opere senza la fede o viceversa. I buddisti pensano che il cristiano sia scarso di fede, perché ritengono che nelle opere dei cristiani non ci sia gratuità e che essi compiano le opere per andare in Paradiso, quindi per calcolo. Il buddismo è distacco anche dal voler andare in Paradiso, è stare in piedi senza appoggiarsi a nulla. In questo senso, il buddismo è una vera fede. Io, missionario cristiano, insegno loro a vivere questo puro distacco immergendosi nella storia. Li invito a non entrare nell’imperturbabilità del nirvana, finché tutto passi nel Regno di Dio, nella risurrezione all’ultimo giorno. Li invito a passar di mano il nirvana a Dio, nel cui Regno il più piccolo è il più grande.  Quindi riassumerei la mia esperienza così. In primo luogo la mia storia: sono capitati dei fatti, e io ci sono finito dentro, trovandovi un terreno fertile, dove sono germogliati dei semi. In secondo luogo, vedo in tanti cristiani un interesse latente e forte verso il buddismo, che non osano lasciare emergere. In me trovano comprensione e un’indicazione di cammino. Di questo sono contento, e mi basta. Aggiungo che sono stato chiamato dal cardinale Joseph Ratzinger (all’epoca in cui era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – ndr.) per spiegare il mio ruolo e le mie posizioni: ho ricevuto una lettera che dice che il mio tentativo può proseguire.

 

Lei ha conosciuto bene tre grandi tradizioni religiose, il cristianesimo, il buddismo e l’islam. Hanno qualcosa in comune?

Sì, hanno in comune la fede nell’Assoluto di cui fanno esperienza attraverso modalità differenti, ma concomunicanti. Esaminiamo le loro tre pratiche fondamentali. Nell’islam è l’adorazione, professione della totale sottomissione a Dio del credente, affidandosi completamente alla Provvidenza. Nel buddismo è la meditazione, il silenzio originario, incontaminato dal pensiero illusorio dell’uomo. Nel cristianesimo è l’eucaristia, la transustanziazione di Dio puro spirito e della materia del pane e del vino nel Cristo. L’Assoluto e il relativo si offrono oltre se stessi e diventano una cosa sola: la carità. Dio è carità, la materia è carità. L’eucaristia è il loro “uno” dinamico. Ciò è significato nel pane e nel vino: lavorìo dell’universo che alimenta la nostra vita, così la nostra vita si offrono alla redenzione dell’universo. È Cristo! Queste sono le tre manifestazioni dell’Assoluto: Dio nell’islam, il nirvana nel buddismo, Cristo nel cristianesimo.

 

Qual è il suo ruolo nella diocesi di Milano?

Nel 1995, fui presentato al cardinale Carlo Maria Martini da padre Marini, all’epoca superiore generale dei missionari saveriani, la congregazione a cui appartengo. All’inizio la mia sede era nell’Abbazia di Chiaravalle, vicino a Milano. Poi, dopo vari spostamenti, mi fu chiesto di assumere la responsabilità della cappellania giapponese, incarico che svolgo tuttora. È un incarico ufficiale, che mi inserisce nell’organigramma della diocesi. Risiedo a Milano in un luogo che ho cercato di trasformare in una piccola oasi dove ascoltare il Vangelo nel silenzio Zen: l’ho chiamata “La stella del mattino”. Qui si possono condividere con fratelli e sorelle il Vangelo, lo Zazen, la preghiera, il lavoro, la Parola, il silenzio. Ho inoltre in progetto l’apertura, nel prossimo autunno, di una casa a Desio (donata ai missionari saveriani) che sarà un luogo residenziale di dialogo interculturale e interreligioso, di studio e di riflessione.

  

In conclusione, come può riassumere il senso del suo impegno?

Nel libro parlo molto dell’eucaristia. È un tema centrale nella mia vita. Certo l’avevo appresa nel catechismo  ma oggi la comprendo di più: essa è Dio che diventa pane, è il pane che diventa il corpo di Dio. L’eucaristia è Cristo. Gesù si è sentito onorato diventando pane. Un invito anche per noi a diventare un pezzo di pane. La teologia mette sempre lo spirito al di sopra della materia, ma la vera casa di Dio è un pezzo di pane. In questa prospettiva cerco di trovare la liberazione sia dallo spiritualismo, sia dal materialismo, in un bel connubio di spirito e corpo.

*

 

 

  •  

  • 2

    • Twelfth Day of Ridvan * – Baha’i

  • 3

    • National Day of Prayer – Interfaith USA

  • 6

    • Visakha Puja – Buddha Day ** – Buddhist

  • 10

    • Lag B’Omer * – Jewish

  • 17

    • Ascension Day – Christian

  • 23
    • Declaration of the Bab * – Baha’i

  • 24
    • All Ascension of Jesus – Orthodox Christian

  • 27

    • Pentecost – Christian

  • 27-28

    • Shavuot * – Jewish

  • 29

    • Ascension of Baha’u'llah * – Baha’i

 

*

*

http://signoradeipopoli.altervista.org/

*

 

 

 

Olivier Clément (17 novembre 1921Parigi, 15 gennaio 2009)

 è stato uno scrittore, poeta e teologo francese ortodosso

Cresciuto in una famiglia agnostica, Olivier Clément si converte a Gesù Cristo all’età di trent’anni, dopo una lunga esperienza di ateismo e una stagione di ricerca fra le varie spiritualità orientali. Sotto l’influenza degli scritti di Berdiaev e di Losskij, del quale diverrà allievo ed amico, Clément aveva scoperto il pensiero dei Padri d’Oriente ed aveva ricevuto il battesimo della Chiesa cristiana ortodossa, in seno alla parrocchia francofona del Patriarcato di Mosca a Parigi. Ha raccontato la sua infanzia, le sue peregrinazioni spirituali e la sua conversione in un’autobiografia, L’altro sole. Esperto di storia, insegnò a lungo presso il lycée Louis-le-Grand a Parigi. Professore all’Istituto di Teologia Ortodossa San Sergio, divenne uno dei testimoni più stimati e fecondi del Cristianesimo ortodosso in Occidente.

Olivier Clément fu fra l’altro uno dei fondatori della Fraternità Ortodossa in Europa occidentale.
Autore di una trentina di opere focalizzate sulla storia, il pensiero e la vita della Chiesa ortodossa, e all’incontro fra questa e il Cristianesimo occidentale, le religioni non cristiane e la modernità laica. Responsabile della rivista di teologia Contacts, dottore honoris causa dell’Istituto di Teologia di Bucarest e dell’Università Cattolica di Lovanio.

Intervista di Piero Pisarra (1999)

D.: Nella sua autobiografia spirituale (L’altro sole, Jaca Book, Milano) lei ha descritto il suo itinerario. È nato in una città del Sud della Francia, in un ambiente che non era cristiano e ha scoperto il cristianesimo grazie all’Ortodossia. Come è avvenuto questo incontro?

Olivier Clément: È stata una strada lunga, non ho scoperto l’Ortodossia da un giorno all’altro. Prima ero ateo, perché tutti erano atei intorno a me, e quando facevo alcune domande importanti come: “Quando si muore, cosa succede?”, mi rispondevano: “Quando si muore, è il nulla”. Ho avuto momenti di grande angoscia a causa di questo tipo di risposta. Nello stesso tempo, ero uno del Mediterraneo, perché ero vicino al Mediterraneo, ero in una città… i miei genitori si erano stabiliti a Montpellier, a 10 chilometri dal mare, spesso ci andavo in bicicletta. Ero… meravigliato. Meravigliato della bellezza delle luci, meravigliato dei narcisi in primavera, della periferia in fiore, tutte queste cose, ed ero già dibattuto tra l’angoscia e la meraviglia. Poi, quando sono diventato, come dire?, un giovane che cerca, uno studente alla ricerca… sono stato tentato dal marxismo (in fondo, è stata una delle grandi mode del nostro secolo). Ma a un certo momento ho avuto la sensazione che non rispondesse alla domanda più profonda che mi portavo dentro, e a poco a poco in me è avvenuta una specie di conversione, di conversione a un Dio sconosciuto, come se tra tutte le religioni ci fosse una sola religione di colore diverso a seconda del luogo e dei tempi. È stata la mia prima tappa. Beninteso, il cristianesimo mi interessava, anche se mi poneva molti problemi. C’erano cose che mi inorridivano in certi cristiani. Spesso non li trovavo molto vivi, ed è così anche oggi purtroppo. Dico a me stesso che se il mondo si secolarizza così in fretta è perché i cristiani sono come morti… ma non ha molta importanza. Dopo dieci anni di ricerca attraverso le religioni, attraverso i miti, in questo universo fantastico dei miti e delle religioni (non si sa cosa si perde quando non ci si interessa a questa dimensione delle cose!) diciamo che sono stato attratto dal cristianesimo attraverso l’Ortodossia. Ho letto Dostoevskji, ho letto i grandi filosofi religiosi russi, Nicolas Berdiaev mi ha molto colpito, poi ho conosciuto alcuni grandi pensatori, alcuni grandi teologi della diaspora russa in Francia (…)

Paolo VI e il dialogo della carità

D.: Atenagora è l’uomo del dialogo ecumenico, l’uomo dell’incontro con Paolo VI, ma è anche l’uomo del dialogo dell’Ortodossia con il mondo moderno.

Olivier Clément: È vero. Pensava che il ravvicinamento dei cristiani avrebbe potuto dar senso al terzo millennio. C’è stato un millennio in cui eravamo tutti insieme, poi c’è stato un millennio in cui tutto si è scomposto, il mondo cristiano si è trovato in uno stato fissile, per usare il linguaggio della bomba atomica, o dell’energia atomica, e ora dobbiamo rimetterci in uno stato di ravvicinamento, di approfondimento comune e alla fine di unificazione, e allora daremo un senso all’unificazione del pianeta, a quella che oggi chiamiamo la mondializzazione.

D.: Che cosa le ha detto del suo incontro… dei suoi rapporti con Paolo VI?

Olivier Clément: Che Paolo VI gli piaceva molto. Che aveva per lui una vera amicizia. Il momento più buffo è stato quando, una mattina, mi ha detto: “Ha visto…?”. Aveva in mano un libretto, era l’enciclica di Paolo VI sui problemi della sessualità… D.: Humanae vitae. Olivier Clément: Sì, Humanae vitae. Allora mi ha detto: “Ammiro Paolo VI, guardi cosa ha scritto… Ma sono trenta pagine, Dio mio, perché trenta pagine? Io me la caverei con una sola pagina. Direi semplicemente che… parlerei della santità dell’amore umano, del mistero del bambino, e quanto ai metodi anticoncezionali, questo non mi interessa. Quando un uomo e una donna si amano veramente credo che sia l’essenziale, non entro nella loro camera, e a questo proposito non ho niente da dire. Ma si deve parlare dell’amore. Si deve dire che l’amore è possibile, e che è una cosa meravigliosa. Allora…”. Gli piaceva Paolo VI. “Certo, c’è tutta una tradizione… bisogna capirlo, io capisco quello che ha voluto dire…”. Aveva questo rapporto con Paolo VI, e credo che tra loro ci fosse una grande amicizia che si esprime molto bene nel libro che è stato pubblicato contemporaneamente a Costantinopoli e a Roma e che si chiama O Tómos Agapìs, il libro dell’amore, della carità, fatto dei loro discorsi, dei loro incontri, dei loro scambi di idee, dove si vede il Papa che parla tanto della Chiesa locale, della Chiesa come comunità eucaristica, e dove si vede che il Patriarca riprende le espressioni di Sant’Ignazio d’Antiochia nel II secolo, su Roma, la Chiesa che deve presiedere nell’amore. A mio avviso è un libro estremamente importante per il pensiero teologico del XX e del XXI secolo.

LEGGI TUTTA L’INTERVISTA QUI: CLIK

IL CONTRIBUTO DI OLIVIER CLEMENT ALL’ECUMENISMO, scarica il documento:  Clément

**

L’uomo che vive secondo lo Spirito diffonde intorno a sé

serenità e pace, diventa un creatore di vita, di giustizia, di Bellezza.

*

 L’esercito spirituale dei credenti, che porta avanti il combattimento della quaresima attraverso il digiuno e la preghiera, il duello silenzioso di un uomo solitario che lotta contro il male e contro la morte, il coraggio di un eremita che attira su di sé gli spiriti cattivi per liberare i suoi fratelli, i cristiani che intonano in questo mondo il cantico della fornace (cf Dan 3,51-90), il più umile gesto di penitenza e l’esorcismo balbettante di una preghiera, ecco ciò che conta prima di tutto nella gigantesca tensione tra il mondo decaduto e il mondo che viene…

*

 

 

 

  • 1
    • Palm Sunday – Christian
    • Ramanavami – Hindu
  • 5
    • Maundy Thursday – Christian
  • 6-9
    • Theravadin New Year ** – Buddhist
  • 6
    • Good Friday – Christian
    • Hanuman Jayanti – Hindu
    • Mahavir Jayanti ** – Jain
  • 7-14  
    • Pesach (Passover)   * – Judaism
  • 7
    • Lazarus Saturday – Orthodox Christian
  • 8
    • Easter – Christian
    • Palm Sunday – Orthodox Christian
  • 13
    • Holy Friday – Orthodox Christian
  • 14
    • Baisakhi New Year – Sikh
  • 15
    • Easter/Pascha – Orthodox Christian
  • 19
    • Yom HaShoah * – Judaism
  • 21
    • First Day of Ridvan * – Baha’i
  • 23
    • St. George Day – Christian
  • 27
    • Yom Ha’Atzmaut * – Jewish
  • 29
    • Ninth Day of Ridvan * – Baha’i
  • 30
    • Saint James the Great Day – Orthodox Christian
    • Lazarus Saturday – Orthodox Christian

Monastero esarchio

di “santa Maria” di Grottaferrata

 

 

   Il Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, detto anche Abbazia Greca di San Nilo, è stato fondato nel 1004 da un gruppo di monaci provenienti dalla Calabria bizantina guidati da S. Nilo di Rossano, capo carismatico e personaggio di primo piano del suo tempo. La comunità monastica, rimasta presto orfana del suo padre spirituale S. Nilo, fu guidata dal discepolo prediletto S. Bartolomeo il Giovane, cofondatore del Monastero.

Noi monaci seguaci di S. Nilo e S. Bartolomeo viviamo e operiamo in questa vetusta Abbazia. Siamo cattolici di rito Bizantino-Greco e rappresentiamo la Congregazione d’Italia dei Monaci Basiliani, istituzione creata nella Chiesa cattolica per riunire i monasteri di rito Bizantino presenti nell’Italia meridionale.

Attualmente l’Abbazia Greca di Grottaferrata è l’ultimo dei numerosi Monasteri Bizantini che nel medioevo erano diffusi in Sicilia, nell’Italia meridionale e nella stessa Roma. Costituisce inoltre un unicum in quanto, fondato cinquanta anni prima dello Scisma che portò alla separazione tra Cattolici ed Ortodossi, è sempre stato in comunione con la Chiesa di Roma, pur conservando il rito Bizantino e la tradizione monastica orientale delle origini.

ECUMENISMO

Incontro con S.S. Bartolomeo I 

Con molte Chiese e monasteri ortodossi noi monaci Basiliani, eredi spirituali di S. Nilo, intratteniamo rapporti fraterni di amicizia e di stima reciproca, in consapevole ed impegnativo servizio al dialogo ecumenico. Lo coltiviamo con i molteplici scambi personali e di comunità, con l’accoglienza generosa e aperta dei fratelli ortodossi che ci visitano, spesso trattenendosi come ospiti per vario tempo, e soprattutto con la preghiera, umile, insistente, fiduciosa, affidata alle mani materne della Theotòkos Hodigitria, la cui icona antica è da secoli il cuore simbolico e pulsante del nostro monastero tuscolano.

 

 

http://www.abbaziagreca.it/index.asp

 

 

Nel 50° anniversario dell’apertura

del Concilio Vaticano II,

 l’Istituto di Studi Ecumenici invita a riflettere

sulla valenza ecumenica del Concilio

con un convegno dal titolo:  

Per un futuro ecumenico del Vaticano II

che si terrà il 29 marzo 2012.

Intervengono i proff. Alberto Melloni,

Riccardo Burigana, Giovanni Vian

e i mons. Luigi Bettazzi e Agostino Marchetto.

locandinaconvegno

*

 

*

Dalla news-letter di RELIGIONS FOR PEACE:

Il 19 marzo  davanti alla scuola ebraica “ OZAR HATORAH “di Tolosa, un killer ha aperto il fuoco sui bambini fermi al punto di raduno come tutte le mattine. Hanno perso la vita il professore Yonathan Sandler di 30 anni, rabbino che insegnava in questa scuola,  ed i suoi  due figli Arieh  di 6 anni e Gabriel di 3. E’ stata uccisa anche una bimba di 8 anni, Miriam Monsenego, figlia del direttore dell’istituto. Un adolescente di 17 anni è stato gravemente ferito e si trova in fin di vita all’ospedale di Tolosa. 

 Uccidere dei bambini ha una tragica motivazione genocida.

Uccidere un maestro di Torah è voler cancellare una tradizione che ricorda, non solo al suo popolo, di non uccidere, perché l’Uomo è fatto ad immagine dell’Eterno e di “Avere a cuore per l’altro quanto si ha a cuore per sé stessi”  perché solo questo permette di vivere insieme in pace.

*

 “Ogni qual volta troviamo

difronte alla violenza un nome religioso

dobbiamo CHIARIRE A TUTTI

che non siamo difronte alla vera religione”

(Giovanni Paolo II)

 

In questa circostanza desideriamo riproporre il documento:  Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoà”. Documento della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l’ebraismo presieduta dal Cardinale Edward Idris Cassidy, 16 marzo 1998

*

****** **** *** ** *

*

L’OCCIDENTE TACE SULLE IMMOLAZIONI IN TIBET

*

DI SARANSH SEHGAL
Asia Times Online

Leggi tutto l’articolo qui

 

In Cina sono sempre di più i monaci buddisti tibetani che ricorrono all’immolazione come segno di protesta contro la repressione della libertà religiosa da parte di Pechino. I suicidi, tuttavia, non sono riusciti ad attirare l’attenzione globale sulla questione tibetana.

Gli osservatori del Tibet lo attribuiscono alla crescita allo status di superpotenza economica della Cina, e per questo le delegazioni dei governi occidentali e asiatici evitano l’argomento con Pechino.

Dal febbraio 2009 sono almeno ventotto i tibetani a essersi dati fuoco in un’ondata di proteste e negli ultimi tre mesi sono quindici sono i casi riportati nella regione dell’Himalaya. Questo ha portato i tibetani in esilio a lanciare una protesta mondiale contro le politiche culturali e religiose cinesi contro il Tibet. Comunque, nessun governo straniero è disposto a fare pressioni su Pechino.

“Con l’incremento del potere economico cinese ed il declino dell’Occidente, la causa tibetana rischia di essere limitata a una piccola parte della società civile. In passato i governi occidentali prestavano anche solo formalmente una certa attenzione verso i diritti dei tibetani. Come la Cina ha alzato la posta, le intenzioni occidentali di destabilizzazione sono scomparse”, così ha scritto in una e-mail ad Asia Times Online Dibyesh Anand, professore associato dei relazioni internazionali alla London’s University of Westminster.

(…) Alla vigilia dell’anniversario della fallita rivolta tibetana del 1959, sono state organizzate forti proteste dai tibetani e dai loro gruppi di supporto, dalla capitale dell’esilio a Dharamsala, in India, fino a Times Square di New York. Scioperi della fame, veglie, proteste e rabbia popolare sono state testimoniate in ogni comunità tibetana nel mondo.

I paesi confinanti con la Cina, come Nepal e India, sembrano aver ceduto al potere economico e all’influenza cinese e fanno del loro meglio per prevenire qualsiasi attivismo anti-Cina sul loro territorio. (…)

Ma per gli esuli tibetani, per il movimento Free Tibet, il supporto internazionale e soprattutto il supporto delle grandi potenze come gli Stati Uniti sono molto importanti. Ora la comunità dei tibetani in esilio a Dharamsala comincia a discutere e dibattere su come riconquistare l’attenzione internazionale e il supporto alla loro causa, vedendo che anche le proteste più estreme e le immolazioni vengono largamente trascurate.

Lobsang Wangyal, un imprenditore tibetano in esilio che vive in India, dice: “Da molto tempo i tibetani in Tibet non sono felici sotto il dominio cinese. Le immolazioni dicono che fanno sul serio, ma il mondo sta prestando poca attenzione. Questo ci dà la sensazione che venticinque tibetani che mettono a repentaglio la propria vita non siano ancora sufficienti e che ci sia bisogno di altre vite da sacrificare…

 

GUARDA IL SERVIZIO DEL TG2 QUI

“LA CINA E’ POTENTE:  CI RESTA SOLO LA FORZA DELLA VERITA’ “   QUI

*

http://www.italiatibet.org/

 

 

Le parole di Paolo Pobbiati, ex presidente della sezione italiana di Amnesty International:  “Palden  Gyatso , 33anni  vissuto in un carcere  del governo cinese, ha la capacità di lasciare una traccia profonda in chi lo incontra, non soltanto per la drammaticità della sua storia, ma anche per la grande nobiltà d’animo e per la dignità che questo omino tutto pelle e ossa, senza denti e con gli occhi brillanti, gravemente segnato nel corpo e nello spirito, è in grado di mostrare”.  “Ho cercato invano in lui una traccia di odio o di risentimento: una volta gli chiesi direttamente cosa provava per i suoi carcerieri. Mi rispose di non avere nessun sentimento di vendetta nei confronti delle guardie, di capire che ubbidivano solamente agli ordini e di non avere risentimento nemmeno con il popolo cinese, perché anche lui patisce. Ma aggiunse che avrebbe proprio voluto chiedere ai governanti cinesi se non si vergognano a fare queste cose che non succedono in nessun altro paese del mondo”.

PALDEN GYATSO

 *

 

*

Riportiamo dal sito:  www.oasiscenter.eu

*

«Molte volte gli estremisti hanno cercato di uccidermi e di imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Ma mio padre mi ha sempre incoraggiato. Io dico che, finché avrò vita, fino all’ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri». Così parlava Shahbaz Bhatti, ministro cattolico del Pakistan, qualche giorno prima di essere ucciso. Il 2 marzo 2011 un gruppo armato in pieno giorno lo trucidò con una scarica di proiettili, ponendo fine alla sua vita dedicata all’incontro con TUTTI  e alla difesa delle minoranze   religiose del suo Paese.
A un anno dalla sua morte, perché la sua testimonianza non resti sepolta dal passare del tempo, Oasis lo ricorda grazie al contributo di Romana Bashir, Direttore dei Programmi del Christian Study Center di Rawalpindi, in Pakistan: Un martire che parla a tutto il mondo

Per rileggere il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti, clicca qui

Per ascoltare il suo messaggio registrato poco prima del suo omicidio, clicca qui

Per saperne di più:

In Pakistan le minoranze   religiose  sono nel mirino della strategia sanguinaria dell’estremismo sunnita. Un attacco sfrenato a ogni possibile convivenza che negli ultimi anni ha conosciuto una impressionante escalation e non ha risparmiato alcuna confessione. Approfondisce questo tema Lisa Curtis, Senior Research Fellow per presso il Centro di Studi Asiatici della Heritage Foundation: La blasfemia come arma di distruzione di massa

 

 

LA LIBERTA’ RELIGIOSA IN 10 PUNTI

 

1) Libertà di aderire o meno ad una determinata fede

2) Libertà di compiere, singolarmente o collettivamente, in privato o in pubblico, attività di preghiera o di culto e avere luoghi di culto corrispondenti a i bisogni dei credenti.

3) Libertà di convertirsi ad un’altra confessine religiosa.

4) Libertà di partecipare ad incontri all’estero della propria confessione religiosa.

5) Non essere costretti, sul piano personale, civico o sociale, a compiere atti contrari alla propria fede, nè riceve un’educazione o aderire a gruppi o associazioni che hanno princìpi opposti alle proprie convinzioni religiose.

6) Non subire, per motivi di fede religiosa, limiti e discriminazioni rispetto ad altri cittadini, nei diversi aspetti della vita: diritto allo studio, al lavoro, partecipazione alle responsabilità civiche e sociali ecc

7) libertà di ricevere libri religiosi riguardanti la fede e il culto, potendone fare liberamente uso.

8 ) Libertà di educare i figli secondo le convinzioni religiose che ispirano le vite dei genitori, così come la possibilità di far loro frequentare un insegnamento  religioso e catechistico

9) Libertà di scelta di scuole o altri mezzi che assicurino ai figli l’educazione religiosa senza dover subire, direttamente o indirettamente, doveri supplementari che impediscano di fatto questa libertà.

10)  Libertà di usufruire di assistenza religiosa, in particolare nei luoghi pubblici di cura, nelle caserme militari e nei luoghi di detenzione.

 

«Attualmente

Il 70%  della popolazione mondiale

vive in Paesi dove ci sono

restrizioni o persecuzioni

a causa della religione professata»

 

www.olir.it

 

 

  • 1

    • Saint David of Wales – Christian

 

  • 2 – 20

    • Nineteen Day Fast * – Baha’i

 

  • 4

    • Orthodox Sunday – Orthodox Christian

 

  • 8-9

    • Purim * – Judaism

    • Magha Puja Day ** – Buddhist

    • Holi ** – Hindu

 

    • Hola Mohalla – Sik

 

  • 17

    • St Patrick’s Day – Christian

 

  • 19

    • Saint Joseph’s Day – Christian

 

  • 21

    • Naw Ruz (New Year) * – Baha’i

    • Norouz (New Year) – Persian/Zoroastrian

 

  • 23

    • New Year ** – Hindu

    • Prophet Zarathustra birth – Zoroastrian

 

  • 23-April 1

    • Ramayana ** – Hindu

 

  • 25

    • Annunciation of the Blessed Virgin Mary – Christian

 

  • 28

    • Khordad Sal (Birth of Prophet Zaranhushtra) ** – Zoroastrian

*

 

 

Giovedì 16 febbraio, ore 18.30
Centro Congressi Casa Cardinale Ildefonso Schuster
Sala Lazzati Via Sant’Antonio, 5 – Milano

Presentazione del libro di Francesco Antonioli:

“Un eremo è il cuore del mondo.

Viaggio fra gli ultimi custodi del silenzio”

Con l’Autore intervengono

Introduce Daniele Bellasio – Il Sole 24 Ore

CLICK HERE

 

Esistono ancora gli eremiti?

Donne e uomini, che decidono di dedicare la loro vita al silenzio e alla preghiera verso l’assoluto, sposando la povertà più radicale?

E’ la domanda un belissimo saggio introdotto da una frase emblematica di Adriana Zarri, ritratta in una foto splendida sulla copertina del libro, che dice:

 “Solo il viaggio dentro noi stessi

 ci restituisce al mondo innamorati della vita”

Parto da questo spunto per indicare come il volume di Francesco Antonioli, giornalista e scrittore, ma soprattutto indagatore di storie di spiritualità ordinarie e straordinarie, ha realizzato un percorso di sagezza e salvezza dell’umano, raccontando le storie di persone vere, che spogliatesi da ogni maschera e artificioso fardello si sono ritrovate sole con se stesse in ascolto di Dio.

Il viaggio fra gli ultimi custodi del silenzio parte dal capodanno 2011 nell’Umbria francescana da Cascia ad Assisi, per poi espandersi in vari territori e dentro il cuore e l’anima del fiammingo Ugo Van Doorne che vive in una grotta siciliana, il volto sereno e profondo, animato dalla saggezza induista di Svamini Hamsananda Giri, lo ieromonaco ortodosso di Mosca, il volto del predicatore camaldolese Franco Mosconi, oppure la bizzarra e insieme incredibile vicenda di Elvio Arancio il sufi anti Tav della Valle Susa, solo per citare alcune delle tredice “perle” che il volume contiene. Scelte estreme di povertà, quasi di follia, ma che nel raccontano fanno intravedere come in queste condizioni, in cui non si posside più nulla, ma in realtà si avvia un cammino di ascesi umna e spirituale verso la riconquistata di sè. 

(Leggi tutta la presentazione  qui)

 

 

 

 

Secondo Wikipedia, da quando i giovani, come nei suddetti paesi, hanno iniziato a scendere in piazza contro il governo, reo di violarne i diritti, sono morti trucidati dall’esercito del presidente più di 600 civili. Altre centinaia sono rimasti feriti. Ed almeno 8000 sono stati arrestati per la colpa di aver osato esprimere pubblicamente il proprio dissenso. Solo ieri ci sono stati rastrellamenti casa per casa di 300 persone ed oggi la tensione sta salendo alle stelle per la giornata della sfida. Tuttavia, la Siria non ci minaccia con i suoi immigrati. La Siria non ha abbastanza petrolio per ambire alla prima pagina dei giornali. La Siria è un paese con una insufficiente democrazia ma finora i morti sono troppo pochi.

Forse per questa ragione per tanti, molti di più di quelli che si possa immaginare, la Siria non esiste?

Commento: “La maggioranza dei Siriana è terrorizzata all’idea che Assad cada. La fine del suo governo significherebbe la fine dei delicatissimi equilibri che permettono alla Siria di esistere. Sanno che senza dittatura militare il paese sprofonderebbe in una guerra civile. Ci sono troppi gruppi etnici e troppe minoranze religiose che altrimenti non potrebbero convivere assieme. Lo sanno i Siriani e lo sanno le potenze occidentali (e Israele, il Libano, la Turchia, l’Arabia Saudita, l’Iran…). Una guerra civile in Siria significherebbe una destablizzazione dell’interno scacchiere Mediorientale;  nell’agosto-settembre 2005 ci fu una violenta rivolta nella parte nord-occidentale del Paese: i morti furono migliaia ed in una sola notte svanirono nel nulla 5000 persone. Nessuno, fuori dalla Siria, ha mai saputo tutto questo. La cosa dovrebbe farci riflettere” …  Marta A.

FONTE: http://alessandroghebreigziabiher.blogspot.com/2011/05/siria-news-di-morti-invisibili-agli.html

 

APPROFONDIMENTI  DA   “ASIANEWS”

07/02/2012 SIRIA – UE
Gregorio III Laham: Appello all’Europa per un compromesso in Siria
di Fady Noun
Il patriarca melchita di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme teme che il suo Paese sia diventato ostaggio di un gioco di influenze fra Stati Uniti e Russia, e chiede all’Europa del “mare nostrum” di assumere l’iniziativa che possa evitare il flagello della guerra civile.

07/02/2012 SIRIA
Serghey Lavrov a Damasco per “ammorbidire” Assad. A Homs continua la battaglia
Dopo il veto di Russia e Cina del 4 febbraio si intensificano le iniziative diplomatiche per risolvere la crisi. Obama dichiara che non ci sarà un intervento stile Libia. Belgio, Gran Bretagna e Usa chiudono le ambasciate a Damasco.

03/08/2011 SIRIA
Rivolta in Siria: le violenze non fermano il popolo assetato di libertà e dignità
di Samir Khalil Samir
09/01/2012 SIRIA
Una religiosa denuncia: In Siria, la guerra delle bugie
di Fady Noun
26/10/2011 SIRIA
La Lega Araba in Siria: “mission impossible”
di JPG
14/11/2011 SIRIA
Damasco: summit di emergenza e concessioni per evitare la sospensione dalla Lega araba
30/12/2011 SIRIA
Siria: proteste contro il capo degli osservatori implicato nel genocidio in Darfur

 

 

 

PADRE PAOLO DALL’OGLIO

 Padre Paolo dall’Oglio, monaco italiano, da 30 anni in Siria, fondatore della comunità monastica di Mar Musa  e da mesi impegnato negli sforzi di riconciliazione interna, deve essere espulso dal Paese. Lo hanno deciso le autorità di Damasco, secondo notizie confermate all’Ansa dallo stesso padre gesuita.    «La decisione riguardo alla mia persona è stata già presa ed è stata comunicata dal ministero degli esteri (siriano) al mio vescovo», ha detto padre Paolo, raggiunto telefonicamente nel convento di Mar Musa, nella regione desertica di Nebek a circa 80 km a nord di Damasco. «Già nei giorni scorsi mi era stata comunicata la decisione» ha affermato il 57enne monaco nato a Roma «ma vi è ora stata una fuga di notizie di cui non sono responsabile e che mi rammarica molto perché toglie spazio alla mediazione».

IN PRIMA LINEA DA 30 ANNI. Nei mesi scorsi, padre Paolo, dai primi anni ’80 in Siria e autore della rinascita dell’antico monastero di San Mosé l’Abissino, si era fatto promotore di un tentativo di mediazione nella difficile situazione nel Paese scosso da otto mesi e mezzo da proteste anti-regime e dalla conseguente repressione. Nel suo testo, proponeva l’approdo a un sistema politico democratico basato sul consenso tra le varie comunità confessionali, etniche, ideologiche e sociali della Siria.
«Bisogna evitare il bagno di sangue», ha aggiunto, affermando che i prossimi mesi potranno vedere un inasprirsi delle violenze rispetto a quanto avvenuto sin d’ora. Un bilancio datato dell’Onu stima in oltre 3.500 il numero di siriani uccisi dal 15 marzo ai primi di novembre. Nonostante la decisione delle autorità di Damasco nei confronti di padre Paolo sia stata già presa, il monaco gesuita non si è arreso e, in cambio della sua permanenza in Siria, ha deciso di proporre, «tramite il vescovo, di interrompere la mia attività di partecipazione alla discussione politica. Perché i miei doveri ecclesiali sono più importanti, ma anche perché  evidentemente non è apprezzata».

FONTE: http://www.lettera43.it/attualita/32503/siria-espulsione-per-padre-paolo.htm

 

Dal sito di OASIS:  Chi è P. Paolo Dall’Oglio

 

 

 

 

  • 1-8
    • World Interfaith Harmony Week
  • 2
    • Candlemas – Christian-Catholic
    • Presentation of Christ in the Temple -  Christian
    • Triodion – Orthodox Christian
  • 3
    • Maha Shavartri ** – Hindu
    • Setsubum-sai – Shinto
  • 4
    • Mawlid an Nabi * – Islam
  • 8
    • Tu BiShvat * – Judaism
  • 14
    • Saint Valentines Day – Christian
  • 15
    • Nirvana Day ** – Buddhist – Jain
  • 19
    • Meatfare Sunday – Orthodox Christian
    • Transfiguration – Christian
  • 22
    • Ash Wednesday – Lent begins- Christian

 

  • 26 – March 1
    • Intercalary Days * – Baha’i
    • Cheesefare Sunday – Orthodox Christian
  • 27
    • Clean Monday – Great Lent begins – Orthodox Christian

Definitions 

 

What is World Interfaith Harmony Week?

Clik here

The World Interfaith Harmony Week was first proposed at the UN General Assembly on September 23, 2010 by H.M. King Abdullah II of Jordan. Just under a month later, on October 20, 2010, it was unanimously adopted by the UN and henceforth the first week of February will be observed as a World Interfaith Harmony Week.

The World Interfaith Harmony Week is based on the pioneering work of The Common Word initiative.

This initiative, which started in 2007, called for Muslim and Christian leaders to engage in a dialogue based on two common fundamental religious Commandments: Love of God, and Love of the Neighbour, without nevertheless compromising any of their own religious tenets. The Two commandments are at the heart of the three Monotheistic religions and therefore provide the most solid theological ground possible.

 

 

http://worldinterfaithharmonyweek.com/

 

 

La preghiera per l’unità non è un accessorio opzionale della vita cristiana, ma, al contrario, ne è il cuore. L’ultimo comandamento che il Signore ci ha lasciato prima di completare la sua offerta redentiva sulla croce, è stato quello della comunione fra i suoi discepoli, della loro unità come Lui e il Padre sono uno, perché il mondo creda. Era la sua volontà e il suo comandamento per noi, perché realizzassimo quell’immagine in cui siamo plasmati, quella comunione di amore che spira fra le Persone della Trinità e che li rende Uno. Per questo motivo la realizzazione della preghiera di Gesù per l’unità è una grande responsabilità di tutti i battezzati.

L’unità dei cristiani è un dono di Dio; la preghiera ci prepara a ricevere questo dono e ad essere trasformati in ciò per cui preghiamo. Nel presentare questo testo di preghiera per l’unità di tutti i cristiani, ne raccomandiamo l’utilizzo; incoraggiamo la creatività dei pastori e dei fedeli nel porre nuovo vigore non solo nel pregare per l’unità, ma anche nel procedere, passo dopo passo, verso quella trasformazione che sarà operata dalla preghiera. Lasciamo che il nuovo anno ci trovi più aperti, come individui e come comunità, alla potenza del mistero della morte salvifica di Cristo.
 
Chiesa Cattolica
+ Mons. Mansueto Bianchi
Vescovo di Pistoia
Presidente, Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo della CEI
 
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
Pastore Massimo Aquilante
Pastore Metodista, Presidente
 
Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta
ed Esarcato per l’Europa Meridionale

+ Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e di Malta
ed Esarca per l’Europa Meridionale
 
 

per cristiani che guardano al dialogo
con diffidenza..

 

Dialogo e Fede

Nell’anno in cui si celebra il 25° anniversario dello storico incontro dei rappresentanti delle diverse religioni del mondo ad Assisi, appare in lingua italiana un volume prezioso che aiuta a comprendere e a vivere lo “spirito di Assisi”. O, forse meglio, aiuta a porci in ascolto rinnovato dello “Spirito di Assisi”, cioè di quello Spirito di comunione che ha condotto all’incontro di Assisi del 1986 e lo ha animato ma che anima ogni incontro autentico e ogni dialogo riuscito: lo Spirito – come ha scritto frère Christian de Chergé nel suo testamento spirituale – “la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione […] giocando con le differenze”.

    Ma sebbene il dialogo interreligioso sia oggi diventato un impegno irreversibile per i cristiani, lo “spirito di Assisi” non è una bizzarria degli ultimi anni né tanto meno una strategia ecclesiale per rispondere all’ormai ineludibile sfida contemporanea della multiculturalità e della pluralità religiosa.

L’autore di questo libro, Jean-Marie Ploux – presbitero e teologo, già vicario generale della Mission de France, che ha condotto studi di arabo e islamistica, opera nella formazione ed è molto impegnato nel dialogo interreligioso – va alle radici della questione, sulla base di una convinzione di fondo che l’autore dichiara nell’Introduzione: solo con il dialogo possiamo scoprire l’uomo e Dio. Dio non si svela all’uomo e l’uomo a Dio se non rischiando la parola. Forse si deve persino dire che con il dialogo non solo l’uomo ma anche Dio si svela a se stesso[…] Ai miei occhi una delle principali sfide della fede cristiana è pensare […] che il dialogo di Dio con l’uomo, di cui Gesù è per i cristiani il luogo di interpretazione, è anche un dialogo interiore a Dio, se è vero che Gesù è la sua parola impegnata nella carne. Quindi, questo dialogo ha qualcosa a che vedere con l’essere stesso di Dio (pp. 5-6).
    

Il libro, scritto in uno stile semplice e profondo, è diviso in tre parti.

Nella prima parte, “Lo spirito del dialogo” (pp. 7-70), si trovano dapprima abbozzate le forme del dialogo, per poi delineare le modalità necessarie per poter entrare autenticamente in esso, vale a dire lo spirito con cui dialogare: parlare la stessa lingua sapendo ascoltare, confrontarsi nella libertà, accettare la differenza, rischiare se stessi in un dialogo che ci altera, attendere qualcosa dall’altro che diviene l’ospite interiore, dialogare anche a nome della propria comunità di appartenenza. Occorre cioè, come dice bene più avanti Ploux, “una sorta di conversione all’altro per entrare in dialogo con lui” (p. 155).

 Nella seconda parte, dal titolo suggestivo “Quando l’altro abita il mio cuore”(pp. 72-152), l’autore espone ciò che un cristiano può ricevere da coloro con cui ha la fortuna di poter dialogare. In queste pagine, frutto del cammino personale e della sensibilità propria dell’autore, si trovano stimoli profondi e preziosi per ripensare la nostra fede attraverso alcune esperienze di dialogo con quattro categorie di “ospiti interiori”: ebrei, musulmani, buddhisti e atei.

Infine la terza parte del libro, “Il dialogo è a fondamento della fede”(pp. 153-278), propone una riflessione teologica sul fondamento e sulla portata del dialogo dal punto di vista della fede cristiana. Dopo aver sottolineato l’irreversibilità dell’impegno della chiesa cattolica nel dialogo – chiesa che, sul modello di Dio stesso che per primo è entrato in dialogo con l’umanità, “si fa colloquio” (Paolo VI, Ecclesiam suam), si fa dialogo –, vengono affrontati tre punti (…).

Il dialogo diviene così un appello a spezzare le paure e le chiusure identitarie che pervertono la verità cristiana, una verità sempre aperta, dialogica, ospitale. Un invito a lasciarci interpellare, destabilizzare, arricchire dall’esistenza dell’altro, con uno sguardo fiducioso sul futuro.

LEGGI TUTTA LA PRESENTAZIONE QUI:

http://www.dimmid.org/index.asp?Type=B_BASIC&SEC=%7BB5D81BE2-0B40-45FC-BC41-5F8F40EEFCFC%7D

  • 1
    • Mary, Mother of God – Catholic Christian
    • Feast of St Basil – Orthodox Christian
    • Gantan-sai (New Years) – Shinto
    • Feast of the Holy Name of Jesus – Orthodox Christian
  • 5
    • Guru Gobindh Singh birthday – Sikh
  • 6
    • Epiphany – Christian
    • Feast of the Theophany – Orthodox Christian
    • Dia de los Reyes – Hispanic Christians
    • Nativity of Christ – Armenian Orthodox
  • 7
    • Feast of the Nativity ** – Orthodox Christian
  • 8
    • Baptism of Jesus – Christian
  • 9-12
    • Mahayana New Year ** – Buddhist
  • 13
    • Maghi – Sikh
  • 15
    • World Religion Day * – Baha’i
  • 17
    • Blessing of the Animals – Hispanic Catholic Christian
  • 18-25
    • Week of Prayer for Christian Unity – Christian
  • 20
    • Timkat – Ethiopian Orthodox Christian
  • 23
    • Chinese New Year – Confucian, Daoist, Buddhist
  • 25
    • Conversion of Saint Paul – Christian
  • 28
    • Vasant Panchami ** – Hindu

 

Il 20 dicembre  si è svolto presso la chiesa della natività di Saint Catherine a Betlemme, situata nel complesso della Natività soprastante alla grotta, il Concerto di Natale per la Vita e per la Pace 2011, organizzato dall’Associazione per la Vita e per la Pace.  Si tratta della XI edizione e questa volta vedremo  protagonista  la Palestine Youth Orchestra, formata da giovani brillanti musicisti palestinesi tra i tredici e i ventisei anni: fondata nel 2004 dall’Edward Said National Conservatory of Music, e guidata da Juan David Molano, direttore principale del Conservatorio palestinese, esegue assieme con solisti di fama internazionale brani classici di Mozart, Beethoven, Bizet, Faurè e altri ancora.

 

CONCERT FOR LIFE AND PEACE

L’Associazione per la Vita e per la Pace sviluppa progetti per la promozione della pace e dei valori della solidarietà tra i popoli in ambito internazionale, con particolare riguardo all’area israelo-palestinese.

L'Associazione per la Vita e per la Pace è stata costituita nell'ottobre 2007 per iniziativa di un gruppo di amministratori di Enti locali territoriali italiani che ogni anno, fin dal 2001, hanno collaborato in forma di volontariato alla realizzazione del Concerto per la Vita e per la Pace da Betlemme e Gerusalemme, giunto quest’anno alla undicesima edizione.

Oltre alla realizzazione del Concerto per la Vita e per la Pace, l'Associazione cura i rapporti con le istituzioni palestinesi e israeliane per favorire il dialogo con le istituzioni territoriali italiane promuovendo: lo studio, la progettazione e la realizzazione di programmi di cooperazione internazionali; incontri istituzionali, dibattiti e seminari sulle tematiche inerenti alla pace; l'educazione allo sviluppo sostenibile ed alla pace; la ricerca, la predisposizione e la realizzazione di progetti sui temi della cultura e delle tradizioni, dell’affermazione dei diritti civili e di cittadinanza.

 

http://www.forlifeandpeace.org

 

 

Pagina successiva »