Edimburgo 2010: ecumenismo in missione

 

  Una conferenza di tutti gli istituti missionari presenti con le proprie opere da un capo all'altro del pianeta. O – come la definì con la retorica di allora il suo promotore, John Mott – «il più importante raduno che vi sia mai stato nell'interesse dell'espansione del cristianesimo in tutto il mondo». Era il giugno 1910 quando a Edimburgo, in Scozia, si svolse il primo Congresso missionario mondiale. Milleduecento delegati, quasi tutti provenienti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. Per un momento ecumenico nel senso di aperto alle diverse denominazioni del mondo evangelico; senza comunque ancora voci provenienti dalla Chiesa cattolica e dal mondo ortodosso. Eppure l'idea che animava questa impresa era importante: provare a ragionare insieme sulla missione ad gentes in un mondo che proprio in quegli anni i nuovi mezzi di trasporto stavano cominciando a rendere più piccolo. Non a caso proprio da quel Congresso organizzato in Scozia nacque un cammino che avrebbe portato, poi, nel 1948 alla nascita del Consiglio mondiale della Chiese (Wcc), l'organismo ecumenico che ha sede a Ginevra e che vede oggi riunite 349 Chiese in rappresentanza di 110 Paesi del mondo.

 

http://www.edinburgh2010.org/

http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=1588
 

 

 Solo riconciliati diventiamo credibili
di Frère Alois, priore della Comunità di Taizé

 

Divisi, noi cristiani diamo una debole testimonianza. Se ci sta a cuore il destino dei giovani, non possiamo lasciare intatte le divisioni. L’evento di Edimburgo ci provoca a riscoprire questa urgenza
 

Varie volte mi sono recato in Asia per incontri di giovani. Ciò che mi ha colpito è che la preghiera sembra del tutto naturale. Qualunque sia la loro religione, le persone trovano spontaneamente nella preghiera un atteggiamento di rispetto, o addirittura di adorazione. In quelle società non ci sono meno tensioni che in Occidente. Ma il senso di interiorità è forse più accessibile, un’attenzione al mistero. Al contrario, nel mondo occidentale è diventato più difficil riferirsi a Dio. Sono numerosi coloro che cercano seriamente un senso alla loro vita, ma non possono credere in un Dio che li ama personalmente. Alcuni vedono la sua esistenza come un limite alla loro libertà. Per altri, le dure prove della vita rendono la fede impossibile. Se Dio esiste, perché il male è così potente? In un mondo di cui conosciamo sempre meglio la complessità, come immaginare un’onnipresenza di Dio, che si occuperebbe allo stesso tempo dell’universo e di ogni essere umano in particolare? Se Dio esiste, ascolta le nostre preghiere e vi risponde?

A Taizé questioni del genere sono di casa. Quello che ci preoccupa maggiormente è la trasmissione della fede alle giovani generazioni; ci importa innanzitutto comunicare il Vangelo. E il Vangelo lo si può vivere solo insieme. Essere separati non ha alcun senso. Quando i cristiani sono divisi, il loro messaggio diventa impercettibile. Ci sono stati periodi della storia in cui, in nome della verità del Vangelo, i cristiani si sono divisi. Oggi, in nome della verità del Vangelo, dobbiamo cercare di riconciliarci. Il messaggio del Cristo possiamo trasmetterlo soltanto se siamo insieme. La comunione tra noi cristiani permette alla parola di Dio di parlare alla gente di oggi. 

Osiamo, allora, andare verso l’unità visibile! In un mondo in cui la violenza e il disinganno tentano di imporsi, possiamo dare con la nostra comunione un segno di speranza che si irradia sino alle situazioni più difficili. Superiamo le divisioni che continuano a confondere l’immagine della Chiesa! Se potessimo rendere più evidente che la Chiesa è un luogo d’amicizia per tutti! Se le nostre comunità, le nostre parrocchie, i nostri gruppi di giovani, potessero diventare sempre più luoghi di misericordia e di fiducia, dove ci accogliamo reciprocamente e cerchiamo di comprendere e sostenere l’altro, dove siamo attenti ai più deboli!

Anche con i nostri limiti, anche là dove le circostanze non sono favorevoli, Dio ci rende creatori di riconciliazione. Andare verso l’altro, a volte a mani vuote, ascoltare, provare a comprendere: già così una situazione bloccata può trasformarsi. Sì, il Cristo ci invia a guarire attorno a noi le ferite delle divisioni e delle violenze.

Il nostro tempo ha bisogno di donne e uomini coraggiosi che esprimano con tutta la loro esistenza l’appello del Vangelo alla riconciliazione. Non c’è bisogno che siano folle. Nella storia a volte sono bastate poche persone per fare tendere la bilancia verso la pace. Il Vangelo non paragona forse il Regno di Dio a un po’ di lievito che fa aumentare tutta la pasta? 

 

cattolici e ortodossi