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Entries tagged with “cristianesimo”.


Le religioni e la difesa della natura

CON I LORO precetti basati sui testi sacri, Ebraismo, Cristianesimo, Islam e religioni orientali possono contribuire a un cambiamento delle abitudini, delle pratiche e delle politiche sociali, nel rispetto della sostenibilità, portando a un più ampio riconoscimento della responsabilità umana nella continuità della vita sul pianeta. La radice degli insegnamenti che possono favorire un migliore atteggiamento dell’uomo rispetto all’ambiente è contenuta proprio nei testi sacri. Ma qual è quella più “green”? “Al di là delle religioni orientali che sono più intimiste e vedono l’uomo come uno degli elementi naturali che costiuiscono il Creato, tutte e tre le religioni monoteiste hanno alla base un atteggiamento comune di rispetto nei confronti dell’ambiente basto sulla corresponsabilità dell’uomo, la transnazionalità e la solidarietà intergenerazionale”, spiega Maria Rosaria Piccinni, docente di Diritto e religioni nei Paesi del Mediterraneo presso il Dipartimento jonico dell’Università degli Studi di Bari e autrice del saggio La tutela dell’ambiente nel diritto delle religioni
“Esaminando i testi è forse l’Ebraismo la religione che più delle altre ha sviluppato l’argomento declinandolo in casi pratici con indicazioni modernissime e sorprendenti”, afferma Piccinni, “tuttavia, se dobbiamo invece parlare di attuazione pratica dei precetti, è l’Islam ad avere una maggiore incisività sui comportamenti ‘green’ dei fedeli anche perché nel mondo islamico spesso i precetti religiosi coincidono con le leggi dello Stato”.Ma torniamo ai testi. Nella religione ebraica sono moltissimi i precetti con indicazioni pratiche che invitano al rispetto dell’ambiente. “Nel libro di numeri, il Pentateuco, troviamo il primo esempio di pianificazione urbanistica che”, sottolinea la docente, “tra le altre cose sancisce il divieto di installare attività produttive nei centri abitati. Concerie, tintorie, stalle o altre attività che potevano inquinare dovevano restare lontane da dove si viveva. Era vietato alzare muri che potessero privare della luce, sciogliere calce nelle strade”. E ancora: “Il comando di Bal-Tashchit vietava di tagliare gli alberi, deviare i fiumi, sprecare l’acqua. Anche l’alimentazione Kasher”, aggiunge Piccinni, “ha origine nel rispetto degli animali che andavano macellati in un modo che ne limitasse al minimo le sofferenze. E i pulcini non andavano allontanati dalla chioccia per lo stesso motivo. L’anno sabbatico in cui l’uomo non doveva lavorare, serviva per far riposare i campi e non sfruttare troppo gli animali, così come il riposo del sabato per contemplare la bellezza del Creato e ricordarsi che la natura dà tutto ciò che serve per tutti”.Anche dal Cristianesimo arriva il messaggio “a coltivare e custodire il Creato”, spiega Piccinni. “A livello di testi come sappiamo il Vecchio Testamento è in comune con la religione ebraica ma nei Vangeli non c’è un riferimento specifico al rapporto dell’uomo con la natura. Abbiamo personaggi simbolo come San Francesco che hanno sempre evidenziato l’importanza del rispetto di animali e natura. E forte è in epoca contemporanea l’impegno della Santa Sede a livello internazionale. Dall’adesione alla Carta della Terra delle Nazioni Unite, all’enciclica di papa Benedetto XVI Caritas in veritate l’impegno per una base etica del rispetto dell’ambiente da parte della chiesa Cattolica è fortissimo”.

INDICE ED INTRODUZIONE AL LIBRO? FAI CLICK:  QUI

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Documento: Enti religiosi e tutela dell’ambiente *

SOMMARIO: 1. Premessa – 2. Verso una concreta assunzione di responsabilità della Chiesa cattolica in materia ambientale – 3. L’impegno delle Diocesi in materia di tutela ambientale – 4. L’impegno della Chiesa cattolica nella tutela dell’ambiente come espressione del principio di collaborazione con lo Stato per il bene del Paese e per la promozione dell’uomo – 5. La partecipazione degli enti religiosi alla costruzione di una “democrazia ambientale” – 6. Enti religiosi e diritto di accesso alle informazioni ambientali – 7. Enti religiosi e tutela giurisdizionale degli interessi diffusi in materia ambientale – 8. Riflessioni conclusive. Confessioni religiose e accesso alla giustizia ambientale.

PER LEGGERLO TUTTO FAI CLICK:  QUI

 

 

 

 

 

Gesù le disse: 

VIVI OGNI GIORNO LE MEDITAZIONI E LA PREGHIERA

SCARICA IL MATERIALE QUI

 

Settimana di Preghiera per l’unita’ dei cristiani 2015

A Gerusalemme da sabato, 24 gennaio 2015 a domenica, 1 febbraio 2015

PROGRAMMA

Sabato, 24 gennaio 2015:
Basilica del Santo Sepolcro – Calvario
17:30 Greek Orthodox Office of “Apodeipnon”(Compline)

Domenica, 25 gennaio 2015:
Cattedrale anglicana di S. Giorgio, Nablus Road
5.00 Preghiera

Lunedì, 26 gennaio 2015:
Cattedrale armena di S. Giacomo, Quartiere armeno, citta’ vecchia
17:00 Liturgia

Martedì, 27 gennaio 2015:
Chiesa luterana del Redentore, Muristan, citta’ vecchia
17:00 Preghiera

Mercoledì, 28 gennaio 2015:
Getsemani – Basilica dell’Agonia
17:00 Preghiera

Giovedì, 29 gennaio 2015:
Monte Sion – Sala dell’Ultima Cena
16:00 Preghiera

Venerdì, 30 gennaio 2015:
Chiesa siriano ortodossa di S. Marco, Quartiere armeno, citta’ vecchia
17:00 Liturgia

Sabato, 31 gennaio 2015:
Chiesa etiope ortodossa, vicino la Via HaNeviim
17:00 Liturgia

Domenica 1 febbraio 2015:
Chiesa greco cattolica dell’Annunciazione, Porta di Giaffa, Citta’ Vecchia
17:00 Liturgia

 

Il 20 dicembre  si è svolto presso la chiesa della natività di Saint Catherine a Betlemme, situata nel complesso della Natività soprastante alla grotta, il Concerto di Natale per la Vita e per la Pace 2011, organizzato dall’Associazione per la Vita e per la Pace.  Si tratta della XI edizione e questa volta vedremo  protagonista  la Palestine Youth Orchestra, formata da giovani brillanti musicisti palestinesi tra i tredici e i ventisei anni: fondata nel 2004 dall’Edward Said National Conservatory of Music, e guidata da Juan David Molano, direttore principale del Conservatorio palestinese, esegue assieme con solisti di fama internazionale brani classici di Mozart, Beethoven, Bizet, Faurè e altri ancora.

 

CONCERT FOR LIFE AND PEACE

L’Associazione per la Vita e per la Pace sviluppa progetti per la promozione della pace e dei valori della solidarietà tra i popoli in ambito internazionale, con particolare riguardo all’area israelo-palestinese.

L'Associazione per la Vita e per la Pace è stata costituita nell'ottobre 2007 per iniziativa di un gruppo di amministratori di Enti locali territoriali italiani che ogni anno, fin dal 2001, hanno collaborato in forma di volontariato alla realizzazione del Concerto per la Vita e per la Pace da Betlemme e Gerusalemme, giunto quest’anno alla undicesima edizione.

Oltre alla realizzazione del Concerto per la Vita e per la Pace, l'Associazione cura i rapporti con le istituzioni palestinesi e israeliane per favorire il dialogo con le istituzioni territoriali italiane promuovendo: lo studio, la progettazione e la realizzazione di programmi di cooperazione internazionali; incontri istituzionali, dibattiti e seminari sulle tematiche inerenti alla pace; l'educazione allo sviluppo sostenibile ed alla pace; la ricerca, la predisposizione e la realizzazione di progetti sui temi della cultura e delle tradizioni, dell’affermazione dei diritti civili e di cittadinanza.

 

http://www.forlifeandpeace.org

 

 

*
Condividiamo il dolore di tutto il popolo Norvegese


*
ci uniamo alla sua preghiera
*

e torniamo ad affermare con forza e nella Pace:
*

Non uccidere!
*
non uccidere in nome di Dio

 

Per liberare il campo da molte interpretazioni equivoche che sono state fornite in questi giorni da parte dei mass-media, della religione professata dall'attentatore proponiamo un profilo  descritto da Massimo Introvigne, direttore del CESNUR,  sulla base degli stessi scritti pubblicati in internet  dal  32enne, Anders Behring Breivik, definito  in maniera non totalmente corretta un  cristiano fondamentalista con simpatie di estrema destra, iscritto a una loggia massonica e con avversione per l’islam e la società multiculturale.

 

Chi sono i fondamentalisti cristiani?
 

Breivik può essere definito un fondamentalista cristiano?
In cosa crede Breivik?
 


Riportiamo alcuni passi:

" Proprio pochi giorni prima dell’attentato di Oslo l’Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani di Vienna aveva inviato ai responsabili del progetto RELIGARE, un’indagine sull’Europa multireligiosa finanziata dalla Commissione Europea, un corposo memorandum sui pericoli di un uso del termine «fondamentalismo» che diventa strumento di discriminazione anticristiana. (…)

     L’espressione «cristiano fondamentalista», beninteso, ha un significato preciso. Risale alla pubblicazione negli Stati Uniti tra il 1910 e il 1915degli opuscoli The Fundamentals, una critica militante delle teologie protestanti liberali, del metodo storico-critico nell’interpretazione della Bibbia e dell’evoluzionismo biologico. Un fondamentalista è un protestante – di solito, tra l’altro, molto anti-cattolico – che insiste sull’interpretazione letterale e tradizionale della Bibbia, rifiutando qualunque approccio ermeneutico che tenga conto delle scienze umane moderne, e da questa interpretazione deduce principi teologici e morali ultra-conservatori.

Anders Behring Breivik non è un fondamentalista. Possiamo sapere parecchie cose delle sue idee dal suo profilo su Facebook – cancellato, ma non prima che qualcuno lo avesse salvato e messo online –, da oltre sessanta pagine d’interventi sul sito anti-islamico norvegese document.no, disponibili anche in lingua inglese e soprattutto dal suo libro di 1.500 pagine 2083 – Una dichiarazione d’indipendenza europea, firmato «Andrew Berwick», mandato a una serie di amici e di giornali il 22 luglio, a poche ore dalla strage, e postato su Internet il 23 luglio da Kevin Slaughter, un ministro ordinato nella Chiesa di Satana fondata in California da Anton Szandor LaVey (1930-1997), che ha oggi nel mondo il numero maggiore di adepti in Scandinavia.

Già dalla sua pagina di Facebook, emerge come un interesse principale di Breivik sia costituito dalla massoneria. Chi visitava il profilo di Breivik su Facebook era colpito da una fotografia che lo rappresenta con tanto di grembiulino massonico come un membro di una loggia di San Giovanni, cioè di una delle logge che amministrano i primi tre gradi nell’Ordine Norvegese dei Massoni, la massoneria regolare della Norvegia. Breivik fa parte della Søilene, una delle logge di San Giovanni di Oslo di questo Ordine, che naturalmente non ha di per sé niente a che fare con l’attentato. Queste logge praticano il cosiddetto rito svedese, che richiede ai membri la fede cristiana. Ma nessun fondamentalista protestante diffonderebbe sue fotografie in tenuta massonica: il fondamentalismo, al contrario, è fortemente ostile alla massoneria. Né si tratta di un interesse del passato: la fotografia è stata postata nel 2011 e ancora nel 2009 su document.no Breivik proponeva una raccolta di fondi «nella mia loggia».

L’interesse principale di Breivik non è la religione, ma la lotta all’islam che rischia, a suo dire, di sommergere l’Europa – e tanto più un Paese piccolo come la Norvegia – con l’immigrazione. Queste idee non sono, naturalmente, particolarmente originali – e alcuni degli autori che Breivik cita, e di cui propone nel libro 2083 una sorta di lunga antologia, sono del tutto rispettabili –, ma la tesi è declinata con toni che talora diventano razzisti e paranoici.

Lo scopo primo di Breivik è fermare l’islam – di qui la sua avversione per il governo norvegese, percepito come favorevole a un’indiscriminata immigrazione islamica –, e per questo cerca alleati dovunque. Racconta di avere scelto volontariamente di essere battezzato e cresimato nella Chiesa Luterana norvegese a quindici anni – la famiglia, ricca e agnostica, gli aveva lasciato libera scelta – ma  di essersi convinto che le comunità protestanti sono ormai morte e hanno ceduto alle ideologie multiculturaliste e filo-islamiche. In un primo momento, scrive, i protestanti dovrebbero confluire nella Chiesa Cattolica. Ma anche la Chiesa Cattolica si è ormai venduta all’islam quando l’attuale Pontefice ha deciso di continuare il dialogo interreligioso con i musulmani.

Breivik minaccia Benedetto XVI, scrivendo che «ha abbandonato il cristianesimo e i cristiani europei e dev’essere considerato un Papa codardo, incompetente, corrotto e illegittimo». Una volta eliminati i protestanti e il Papa, potrà essere organizzato un «Grande Congresso Cristiano Europeo» da cui nascerà una «Chiesa Europea» completamente nuova, identitaria e anti-islamica.


PER LEGGERE TUTTO L'ARTICOLO 
SUL SITO DEL CESNUR
CLICCA
QUA

 

 «La missione appartiene all'essenza profonda della Chiesa. Proclamare la parola di Dio e testimoniarla al mondo è essenziale per ogni cristiano. Nello stesso tempo, però, è necessario farlo rimanendo fedeli ai principi evangelici, amando e rispettando ogni persona».


Comincia con queste parole un breve documento di cinque cartelle intitolato:
Christian Witness in a Multi-religious World.
Recommendations and conduct

diffuso nei giorni scorsi a Ginevra dal Consiglio ecumenico delle Chiese.
Un testo molto importante dal punto di vista ecumenico:
è infatti il risultato di una riflessione sullo stile che deve assumere
la missione ad gentes in un molto multi-religioso
che ha visto per cinque anni confrontarsi insieme:

il Consiglio ecumenico delle Chiese,

il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso
della Chiesa cattolica,

e – per la prima volta – anche la
World Evangelical Alliance, l'organismo che rappresenta quei movimenti evangelical del mondo protestante che non aderiscono al Consiglio ecumenico delle Chiese. 

 Si tratta dunque di un documento rappresentativo di oltre il 90 per cento delle denominazioni cristiane presenti oggi nel mondo. Un "codice di condotta" comune.  Un apposito gruppo di lavoro  ha lavorato per cinque anni su questo tema. La riflessione prese il via a Lariano, in Italia, nel 2006 in un seminario significativamente aperto anche a rappresentanti delle altre religioni.  Un incontro in cui emerse chiara la necessità di elaborare uno stile di missione in cui sia la  libertà religiosa (e il diritto alla conversione) sia il rispetto per le altre fedi siano valori non-negoziabili. Da quella base i tre grandi organismi cristiani hanno cominciato a lavorare su un testo che è stato approvato durante un incontro svoltosi a Bangkok, in Thailandia, nel gennaio scorso.

 

Il cuore del documento sono un elenco di dodici principi
che definiscono lo stile della missione cristiana
in un contestto interreligioso.

Alla base di tutto c'è il riconoscimento del primato dell'amore di Dio: «I cristiani credono che Dio sia la sorgente di ogni amore e, di conseguenza, nella loro testimonianza sono chiamati a vivere l'amore ed amare il prossimo come se stessi».
 


Ma non c'è posto lo sfruttamento di situazioni di povertà e di bisogno nello stile del cristiano. I cristiani devono denunciare e astenersi dal praticare ogni forma di seduzione, inclusi incentivi e premi in denaro, in questo tipo di servizio».

Nel punto 6 si dice che «i cristiani sono chiamati a rifiutare ogni forma di violenza, anche psicologica e sociale, incluso l'abuso di potere nella propria testimonianza».

Il 7 afferma il valore profondo della libertà religiosa che include «il diritto di professare pubblicamente, praticare, diffondere e cambiare la propria religione».

Il punto 9 invita al rispetto per le culture dei popoli «anche là dove il Vangelo sfida alcuni loro aspetti»,

Infine vale la pena di citare la raccomandazione finale che chiude il testo: «Raccomandiamo a tutti di pregare per il prossimo e per il suo benessere, riconoscendo che la preghiera è parte integrante di ciò che siamo e di quello che facciamo, come pure della missione affidataci da Cristo»

Clicca qui per scaricare il testo integrale in inglese del documento
Christian Witness in a Multi-religious World

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO SU MISSION ON LINE QUI
 

 


 

 Storia e origine della Pasqua cristiana  
e    Pesach ebraica
(clicca qui e qui )


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Mercoledì delle ceneri: ecco cosa significa questa ricorrenza

 

                                Pasqua Cristiana 2011

Hag Pesach Sameach ebraica 5771

 

Il libro del mese 

 Negli ultimi cinquant'anni, le Chiese e il mondo sono arrivati a riconoscere l'importanza vitale delle relazioni interreligiose per il futuro delle società in cui viviamo.
In questo libro Michael L. Fitzgerald – prima Segretario generale e poi Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso - riassume la sua lunga esperienza di rapporti con le altre religioni e di dialogo con i seguaci di religioni diverse.
Oltre a fornire un fondamento per un dialogo fecondo e concreto illustra i traguardi che sono stati raggiunti e offre suggerimenti utili per la ricerca e il mantenimento di relazioni amichevoli.
Il punto di vista della Chiesa Cattolica sul dialogo interreligioso. Una prospettiva di grande interesse per la convivenza civile tra i popoli.

ZEN E CRISTIANESIMO
Attraverso un confronto fra
il Maestro Doghen e Francesco d'Assisi

 

Titoli cliccabili

Prefazione

1. Il dialogo interreligioso

2. Francesco d'Assisi
2. 1. L'Europa medioevale.
2. 2. Fonti per la ricerca su Francesco.
2. 3. Il periodo giovanile.
2. 4. La conversione.
2. 5. Francesco, il Santo.

3. Fratelli e sorelle creature
3. 1. Francesco amato dalle creature.
3. 2. Il Cantico delle creature.
3. 3. Il significato di "fratello".

4. Il mondo di Doghen
4. 1. Sfondo storico e religioso.
4. 2. Lo Zen in Cina nel periodo Sung.
4. 3. La vita di Doghen.
4. 4. Le opere e il pensiero Zen di Doghen.

5. Essere un tutt'uno con l'universo e le creature
5. 1. Il "cuore" secondo Doghen.
5. 2. Il cielo, la terra e io abbiamo la stessa radice, tutti gli esseri e io siamo un corpo solo.
5. 3. I monti, i fiumi e la terra. Il sole, la luna e le stelle.

6. Un tentativo di confronto
6. 1. Il Dio cristiano, il Mu dello Zen.
6. 2. Pratica e Satori.
6. 3. Responsabilita' di un credente.

7. BIBLIOGRAFIA


 

La "Chiesa Madre" di Gerusalemme, con la sua grande diversità, offre alla nostra riflessione il tema tratto dagli Atti degli Apostoli: "Essi ascoltavano con assiduità l'insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme" (At 2, 42).

    I testi  enfatizzano l'urgenza della preghiera di Gesù per l'unità: "che tutti siano una cosa sola [...] così il mondo crederà" (Gv 17, 21). L'unità è rappresentata dagli aspetti essenziali che sono citati nel testo chiave della Settimana: l'insegnamento degli apostoli, il radunarsi in comunione o koinonia, lo spezzare il pane e la preghiera. Questi elementi costituiscono un marchio di autenticità che dalla prima comunità – radunata il giorno di Pentecoste e inviata poi in tutto il mondo per condividere la morte salvifica e la resurrezione di Gesù, offerta liberamente a tutti – si trasmette come "continuità nell'apostolicità" in tutte le comunità nate da essa.

 Al cuore dell'evento di Pentecoste esemplificato in Atti 2, vi è un "capovolgimento dall'interno verso l'esterno" dell'esperienza del mondo fino a quel momento. La divisione creata dall'esperienza della torre di Babele dove i popoli furono dispersi dalla confusione delle loro lingue, è superata dal dono dello Spirito Santo che rende comprensibile il messaggio degli apostoli nei vari idiomi, ma ancor più, la divisione è superata dall'unico linguaggio parlato e messo in pratica da Gesù, il linguaggio dell'amore, parlato e compreso da tutti. La preghiera di Gesù alla vigilia della sua morte è per l'unità di coloro che credono in lui, ed è, inoltre, una riflessione sulle sue stesse parole: "da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se vi amate gli uni gli altri" (Gv 13, 35).

    L'amore di cui Cristo ha parlato è un amore di umile servizio gli uni agli altri. Radicalmente legato alla Parola di Dio fatta carne, questo servire è un servire alla verità della salvezza offerta da Dio ad ogni persona. Ecco perché le chiese di Gerusalemme ci ricordano l'esortazione di Paolo a vivere da riconciliati, che significa da redenti e uniti a Dio e, perciò, gli uni agli altri. 

 

 

Dal sito del centro "pro-unione"
clicca per scaricare i testi
per la preghiera:

 
Letture bibliche e meditazione per ogni giorno della settimana

Come conoscere il vero significato della festa
che vivono uomini e donne 
di una religione differente dalla nostra?

 


Si può leggere la storia e il significato di una festa ma siamo convinti che questo sia solo il primo passo.

IL rispetto sincero verso le persone di un' altra religione è il secondo "passo" (ma il primo atteggiamento del cuore) per conoscere a fondo le loro festività.

Il sincero desiderio di conoscenza profonda poi è il terzo passo: occorre andare oltre i comportamenti di persone che aderiscono ad una religione in modo superificiale e cercare persone che vivono pienamente e spiritualmente una festa della religione che professano.

Per conoscere qualsiasi realtà in maniera profonda occorre tempo, pazienza,  ascolto fatto con la  mente e con il cuore. Questo vale anche per una festa religiosa.

Siamo convinti che  chiedere ad un ebreo, ad un buddista, ad un cristiano o ad un musulmano (ecc) perchè una ricorrenza sia stata fissata  proprio quel determianto giorno non sia la domanda più importante. Può essere che non si conosca il giorno esatto del sacrificio di Abramo (festa musulmana) o della "festa delle luci" (induista), può essere   quindi che la comunità dei credenti abbia scelto, "individuato" o magari "ricostruito" da anni o da secoli un determinato giorno per commemorare un evento.

Questo sarà allora un motivo valido per biasimare quella determinata festa?

Se poi vediamo persone di una religione che vivono superficialmente quella festa… questo sarà un altro motivo valido per biasimarla?

Nel dialogo interreligioso l'importante è conoscere
il vero significato di una festa, incontrando
persone che la vivono pienamente.
Con questo non diciamo che una volta compreso
il suo vero significato occorra condividerlo.

 FATTA QUESTA PREMESSA,
 VALIDA PER AVVICINARCI
A QUALSIASI FESTA
DI QUALSIASI RELIGIONE…

…riteniamo corretto applicarla anche verso il Natale, festa che commemora in questi giorni un evento ritenuto fondamentale dai cristiani.  
Riteniamo che non sia  importante accanirsi per conoscere la data esatta  della nascita di Gesù ma capire "cosa" i cristiani stiano festeggiando ed eventualmente perchè abbiano scelto (convenzionalmente) una data piuttosto che un'altra.

Per le persone desiderose  comunque di conoscere  come si è arrivati nella comunità cristiana a stabilire il  25 dicembre per festeggiare la nascità di Gesù, si può leggere una  spiegazione in questa pagina web:

LE ORIGINI DELLA FESTA DEL NATALE
E' possibile sapere in che giorno nacque Gesù?
Perchè il Natale è festeggiato il 25 dicembre?
Perchè i cristiani ortodossi lo festeggiano il 6 gennaio?
Si tratta di  date storicamente attendibili o di una convenzione?

CONTINUA QUA..

 

Occorre una precisazione: questo titolo non intende affermare che il Natale sia festeggiato dai musulmani. Il natale è una festa cristiana. Con questo titolo intendiamo dire che i cristiani che vivono in questa comunità possono festeggiare  il Natale nel rispetto e senza il biasimo dei musulmani che vivono con loro. Allo stesso modo i musulmani  vivono le loro feste (come il capodanno islamico, quando si commemora l'egira o il giorno della ricorrenza del sacrificio di Abramo) senza il biasimo ma nel rispetto dei cristiani che vivono con loro al monastero.
Questo è fonte di PACE, conoscenza reciproca quindi arricchimento reciproco nella diversità religiosa.

 


 

Il luogo del mese 
 


 


  Il Monastero di  Deir Mar Musa
è una comunità monastica immersa nel deserto
sorta nel monastero ristrutturato di San Mosè l’Abissino,
sulla montagna ad Est di Nebek in Siria

Nata grazie all’opera del padre gesuita Paolo Dall’Oglio, che negli ultimi anni ha iniziato il dialogo islamo-cristiano vivendo in mezzo ai mussulmani, utilizzando la lingua araba come lingua ufficiale della sua comunità.
Mar Musa è oggi luogo di accoglienza e di apertura.

Qui, uomini e donne ritrovano l’esperienza millenaria del deserto: privazione, silenzio, lavoro e preghiera. Paolo Dall’Oglio (Roma, 1954) rivela fin da ragazzo uno spirito rivoluzionario. Militante di sinistra dalle idee brillanti ma studente mediocre, va a lavorare in un cantiere di Fiumicino, dove ripara barche e dove scopre la solidarietà operaia. Dopo la laurea, comincia a maturare la sua conversione e vocazione: nel 1975 entra nella Compagnia di Gesù. Nel 1982, da una vecchia guida turistica della Siria, viene a conoscenza dell’esistenza di Mar Musa, monastero abbandonato da molto tempo. Comprende che lì è diretta la sua missione e decide di far risorgere il monastero fondandovi una comunità dove il dialogo tra cristiani e musulmani è quotidianamente e concretamente vissuto!

  
Questo ha portato a sviluppare una  biblioteca specializzata, che potrà servire nel futuro ad operatori e a formatori nel campo del dialogo. La biblioteca non sviluppa solo gli ambiti classici delle scienze religiose, tanto cristiane che musulmane, ma anche le "discipline ponte", impegnate nell'intelligenza del fenomeno religioso, come l'antropologia, la filosofia la psicologia, la sociologia, ecc.

 

Un'attenzione particolare è rivolta allo studio del pensiero del grande islamologo cristiano Louis Massignon, le cui impegnate riflessioni e l'esempio di vita sono fonte di costante ispirazione per la comunità del monastero.

Il programma futuro del monastero prevede l'organizzazione di  seminari di studio e scambio d'esperienze nel campo dell'armonia interculturale ed interreligiosa, tanto sul piano locale che quello internazionale.

Per saperne di più:

Sito ufficiale del monastero

Deir Mar Musa su Youtube


  Nel recente libro: LA SPOSA DI DAMASCO, la protagonista, Stephanie, ventisettenne americana, parte per Damasco nel tentativo di dimenticare una delusione d’amore.  Le voci dei venditori di strada, l’odore delle spezie, la chiamata alla preghiera dei muezzin, i veli colorati che danzano al vento: Damasco svela tutta la sua struggente bellezza, mentre nell’aria risuonano le sure del Corano e i versi dei grandi poeti arabi. Presto però il passato ritorna, con tutto il peso della solitudine, e Stephanie si accorge che non può continuare a fuggire. Andrà nel deserto e salirà fino al monastero di Mar Musa al-Habashi per affrontare se stessa e i suoi fantasmi, e ritrovare la fede. Lassù, lontano dal mondo, anche l’amore finalmente la raggiungerà…

Sul  blog dell'amica Afnan    la recensione del libro:  qui

 


EREMO DI CAMALDOLI

XXXI COLLOQUIO
8-12 DICEMBRE

Le Sacre Scritture nel dialogo  ebraico-cristiano


 


http://www.camaldoli.it/web_it/ecumene/it_ecu01.htm

Convegno Internazionale

Gerusalemme, 6-7 dicembre 2010

Pontificio Istituto Notre Dame of Jerusalem Center     Sito web

 

     Programma

lunedì 6 dicembre

9:30     Saluto del Sottosegretario del PCC, Mons. Melchor Sánchez de Toca

9:45     Saluto del Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Prof. P. Pedro Barrajón, LC.

10:00   Quadro di insieme – introduzione ai lavori, Prof. Carmelo Pandolfi

Prima tavola rotonda

11:15   Il vissuto medievale: una reale dimensione interreligiosa, Prof. Guido Traversa.

11:45   Fede e ragione tra cultura cristiana e mondo ebraico: idee, istituzioni e circuiti fra XI e XIII secolo, Prof.ssa Renata Salvarani

12:15   Between ecstasy and reason: Muslim philosophy and its influence in Raimundus Lullus, Prof.  Andreu Rocha Scarpetta

Seconda tavola rotonda

15:30   Andrea di San Vittore e l’interpretazione della Bibbia, Prof. Graziano Perillo

16:00   San Tommaso d'Aquino e Maimonide: la riflessione nei confronti dei dati della fede,
Prof. P. Giovanni Boer, I.C.M.S.

16:30   L’influsso di Avicenna ed Averroè nella metafisica di Tommaso d’Aquino: Prof. P. Rafael Pascual, LC.

17:30   Discussione

19:00   Conclusioni della prima giornata

 

martedì 7 dicembre

10:00   Interventi dei professori dell’Università Ebraica di Gerusalemme

15:30   Interventi dei professori dell’Università Al-Quds

17:00   Panel conclusivo – presentazione pubblica: Il rapporto fede-ragione nella cultura ebraica-cristiana-islamica medievale. Bilancio e prospettive


"Notre Dame of Gerusalem"  center

    

 Il luogo del mese

“Seimeizan”

Montagna della vita
 
La scintilla che lo fa nascere è l’incontro provvidenziale tra il missionario cattolico Franco Sottocornola e il monaco buddista Furukawa. Dopo anni di gestazione, nel 1987, su una collina sovrastante la cittadina di Kikusui, nell’isola giapponese di Kyushu, nasce il «Seimeizan»,
centro di spiritualità e dialogo interreligioso.

 

 

   
Il centro rispecchia in tutto le caratteristiche culturali e spirituali della tradizione giapponese, soprattutto, l’assunzione di tre elementi classici: la natura, la montagna, la via del tè. Vivere in mezzo alla natura, sentita come luogo sacro, significa vivere in un contesto di esperienza religiosa. La montagna è luogo di silenzio e d’incontro con Dio. Il silenzio caratterizza molte volte gli incontri interreligiosi che si svolgono al Seimeizan. Il desiderio di stare insieme, di comunicare l’esperienza mistica non ha bisogno di parole.   Nella cerimonia del tè, servito dal padrone di casa, i componenti del gruppo (non più di 7 persone) non si guardano in faccia, ma tutti guardano la tazza: bere insieme il tè è segno di pace, è un momento che crea nel gruppo uguaglianza e rispetto, gioia di stare insieme.   La comunità cristiana del Seimeizan (5 persone in tutto) opera in stretta collaborazione con il tempio buddista della vicina città di Tamana.  Nel corso del primo anno di attività circa 2000 persone sono salite alla “Montagna della vita”: semplici visitatori, ma anche gruppi sia cristiani che buddhisti, sia giapponesi che europei e americani, gruppi di universitari interessati ad un approfondimento del rapporto tra cristianesimo e buddhismo, religiose impegnate in campo educativo o assistenziale. Il dialogo interreligioso che il centro propone unisce l’approfondimento teorico su base scientifica e l’esperienza pratica del monachesimo che aiuta a scoprire negli eventi quotidiani la presenza di Dio.
 
 

“Gli abitanti del luogo, tutti appartenenti al cosiddetto Buddhismo della Terra Pura, ci hanno accolto molto cordialmente. Con gli anni hanno cominciato a considerarci un po' il "loro" tempio. è divenuta ormai tradizione che ogni anno, a maggio, il gruppo degli anziani si riunisca a Shinmeizan per un'intera giornata. In occasione del Natale, su esplicita richiesta dei bambini del villaggio, organizziamo una veglia natalizia alla quale partecipano attivamente. Da parte nostra, siamo invitati a partecipare ai più importanti momenti di vita civile e religiosa della comunità locale.   A questi rapporti quotidiani, di buon vicinato, se ne affiancano altri, più specifici, con persone, templi e istituzioni buddhiste e shintoiste, con movimenti religiosi più recenti. Nelle vicinanze si trovano templi del Buddhismo Tendai e del Buddhismo Zen con i quali intratteniamo da anni buoni rapporti di amicizia e di collaborazione. Anche con l’Omoto e il Tenrikyo, movimenti di matrice shintoista, siamo altrettanto aperti all'incontro e alla collaborazione interreligiosa.
 

   

Questa rete di contatti ha trovato una sua felice espressione nell'incontro biennale di preghiera per la pace che da oltre 14 anni si celebra a Shinmeizan. La partecipazione è molto sentita e  negli anni  ha avuto una positiva ricaduta anche sulle rispettive comunità religiose. 
(Maria A. De Giorgi)

 Maria A. De Giorgi è missionaria, laureata in psicopedagogia, teologa e studiosa del pensiero spirituale giapponese. È giunta in Giappone nel 1985. Dal 1987 al 1994 ha prestato il suo servizio presso il centro Shinmeizan. Dopo aver conseguito il dottorato in teologia all'Università Gregoriana di Roma ha ripreso il suo servizio in Giappone al centro. E' autrice di libri a carattere interreligioso tra i quali: "Seimeizan. Frammenti di un dialogo fra cristiani e buddhisti in Giappone".    Per approfondire: qui

 

 

Io non mi posso togliere
i sandali di paglia


I sandali di paglia li porto da dieci anni.
Per salvare condannati a morte innocenti,
io solo, solo città, villaggi percorro senza sosta,
supplicando, invocando.
Ben cento milioni di esseri umani ci sono qui,
non si facciano restare isolati condannati a morte innocenti!
Forse fra vent'anni, fra trent'anni
un giorno tutti, consapevoli, verranno a salvarli.
Io ci credo e oggi e domani
cammino, cammino, per tutta la vita cammino.
Una società che non sappia difendere
la vita di un sol uomo,
io non riesco a crederci!
Una società che non mandi a morte innocenti,
io vorrei crederci, vorrei testimoniarla,
altrimenti io non verrei salvato, non potrei vivere.
Io non mi posso tegliere i sandali di paglia.

                                    Tairyu Furukawa (1971)
 
 
 

Il sito del Centro: qui
 

7° Colloquio cattolico-islamico a Teheran

L’incontro si è svolto nella capitale iraniana dal 9 all’11 novembre presso il Centro per il Dialogo Interreligioso dell' “Islamic Culture and Relations Organisation”, sotto la presidenza congiunta del dott. Mohammad Baqer Khorramshad, presidente dell’Organizzazione per la Cultura e le Relazioni Islamiche, e del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

“La religione – si afferma – ha un’intrinseca dimensione sociale che lo Stato ha l’obbligo di rispettare; perciò, anche nell’interesse della società, la religione non può essere confinata nella sfera privata”.

“I credenti – continua il comunicato – sono chiamati a cooperare alla ricerca del bene comune, sulla base di una solida relazione tra fede e ragione”. In questo contesto “è necessario che cristiani e musulmani, come pure tutti i credenti e le persone di buona volontà, cooperino nel rispondere alle sfide odierne promovendo i valori morali, la giustizia, la pace, e difendendo la famiglia, l’ambiente e le risorse naturali”. 

  qui
 

 

1/4 Novembre 2010: Incontro cristiano-islamico a Ginevra. La religione non è causa di conflitti

E’ uno dei passaggi più forti del lungo comunicato finale che è stato presentato il 5 novembre alla stampa a Ginevra, al termine della consultazione internazionale cristiano-islamica promossa dal Consiglio Ecumenico delle Chiese alla quale hanno partecipato 64 cristiani e musulmani, quest’ultimi legati alla “World Islamic Call Society” (Wics), al “Royal Aal al Bayt Institute” e al consorzio “A Common Word”. Tra le decisioni operative emerse in questi giorni di discussione, musulmani e cristiani suggeriscono “la formazione di un gruppo di lavoro congiunto che può essere mobilitato nel caso in cui sorge una crisi di conflitto nella quale sono coinvolti cristiani e musulmani”.

 qui

 

 

9 Novembre. A Budapest Conferenza delle Chiese europee sulla lotta alla povertà



A Budapest una consultazione internazionale delle Chiese cristiane d’Europa sulla lotta alla povertà. L’incontro è promosso dalla Conferenza delle Chiese Europee (Kek) e dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (Wcc), in collaborazione con le chiese in Ungheria. Gli ottanta partecipanti provenienti da 32 Paesi europei, con ospiti da tutto il mondo, stanno riflettendo sul tema "Povertà, ricchezza ed ecologia in Europa". “Vi è un ruolo attivo – ha detto il metropolita – che le Chiese devono svolgere per rispondere alle sfide poste dalla società in cui viviamo”, promuovendo “un nuovo stile di vita che sappia sostenere le pressioni dell'economia e del consumismo” sulla base di “un’etica della responsabilità”.

 qui

 

 

Irrinunciabile l'impegno per l'unità dei cristiani: così mons. Koch alla plenaria per i 50 anni del dicastero per l'ecumenismo.



La Chiesa cattolica è impegnata “in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica”: è quanto affermato, ieri pomeriggio, da mons. Kurt Koch all’apertura della Plenaria del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, che celebra 50 anni di fondazione. Il presidente del dicastero ha ripercorso la storia del dialogo ecumenico dal Concilio Vaticano II in poi, auspicando che i cristiani possano essere uniti nel testimoniare il Vangelo nel mondo di oggi.

Benedetto XVI ha ricevuto l’arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, Rowan Williams  e il metropolita ortodosso di Pergamo, Ioannis (Zizioulas), che hanno partecipato a Roma all’Atto commemorativo pubblico per i 50 anni del dicastero vaticano per l’unità dei cristiani. Philippa Hitchen ha incontrato nell’occasione l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams chiedendogli quali frutti ecumenici abbia prodotto il viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito.

  qui      e   qui

 

 

"Un appello ai propri fedeli a non emigrare,
mano tesa a musulmani ed ebrei per rafforzare il dialogo interreligioso,
la richiesta alla comunità internazionale di fare di più
per favorire il rispetto dei diritti umani: 
questi i temi «forti» del messaggio conclusivo del Sinodo
che si è tenuto dal 10 al 24 ottobre
, sul tema “La Chiesa cattolica in Medio Oriente, comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32).  
(qui)

 

  


 

 

   Cristiani ed Islam: esigere la libertà religiosa e combattere l'estremismo (qui)

  L’arcivescovo di Kirkuk (Iraq): “ritornare alla missione e al   dialogo” (qui)

Dialogo con l'Islam ed emigrazione: sfide per la sopravvivenza (qui)

 

   Il nunzio apostolico: "per dialogare abbiamo tutti bisogno di superare pregiudizi" (qui)

Mons: Shomali: "nei negoziati di pace c'è troppa ideologia!" (qui)

 

 
 Il rabbino David Rosen: "tra ebrei e cattolici clima migliore ma la strada è lunga" (qui)    

Il rabbino David Rosen e Benedetto XVI 

 

 

 

 

                                 
             LETTERA DI UNA MAMMA  ALGERINA  MUSULMANA

«Riposino in pace, a casa loro, in Algeria»

Dopo la tragedia e il sacrificio vissuto da voi e da noi, dopo le lacrime e il messaggio di vita, di onore e di tolleranza trasmesso a voi e a noi dai nostri fratelli monaci, ho deciso di leggere il testamento di Christian, ad alta voce e con profonda commozione, ai miei figli perché ho sentito che era destinato a tutti e a tutte.

Volevo dire loro il messaggio di amore per Dio e per gli uomini.
La solidarietà umana e l’amore dell’altro è un itinerario che va fino al sacrificio, fino al riposo eterno, fino in fondo.
Io e i miei figli siamo molto toccati da una così grande umiltà, un così grande cuore, dalla pace dell’anima e dal perdono.
Il testamento di Christian è molto più di un messaggio: è come un sole che ci è trasmesso, ha l’inestimabile valore del sangue versato.
Nostro compito è quello di continuare il cammino di pace, di amore di Dio e dell’uomo nelle sue differenze.
Nostro compito è innaffiare i semi affidatici dai nostri fratelli monaci affinché i fiori crescano un po’ ovunque, belli nella loro varietà di colori e profumi.
La chiesa cristiana con la sua presenza tra noi continui a costruire con noi l’Algeria della libertà delle fedi e delle differenze, l’universale e l’umanità.
Sarà un bel mazzo di fiori per noi e una grande opportunità per tutti e per tutte.
Grazie alla chiesa di essere presente in mezzo a noi oggi.
Grazie a ciascuno e a ciascuna.
Grazie a voi monaci per il vostro grande cuore: continui a battere per noi, sempre presente, sempre tra noi…
E ora riposino tutti in pace, a casa loro, in Algeria. (lettera firmata. 01.06.96)

 

     Dal testamento del Priore, Fr. Christian 

   «Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. [...] Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito. [...] Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’Islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria del Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze. [...] E anche a te, amico dell’ultimo minuto [...] Ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!».      

Dal blog: "CARTOLINE DALL'ALGERIA" (quì)
   

 

Da dieci anni vivo a Tibhirine quattro giorni la settimana, per continuare la produzione agricola con Youcef e Samir, perché questo monastero abbia sempre la porta aperta a tutti gli ospiti e per mantenere questo luogo di preghiera cristiana in mezzo ai fratelli musulmani. Ancora oggi, i monaci accompagnano le genti di Tibhirine, che evocano molto spesso le loro memorie condivise, con grande rispetto per monaci come Luc o Christophe, ma anche per Amédée e Jean Pierre: essi amavano profondamente la gente e oggi ancora la popolazione di qui è loro riconoscente.
Ancora oggi continuiamo a vivere queste relazioni molto fraterne attraverso lo scambio, i servizi reciproci,  il vivere insieme, le gioie condivise delle feste musulmane e cristiane. Questo rinviarsi dei tempi di preghiera e degli orari di lavoro manuale àncora la vita monastica nel tempo e nello spazio, così come la voce del muezzin che echeggia dinanzi al monastero scandisce la giornata e fa sì che le nostre umili occupazioni abbiano un respiro più alto.  Il villaggio è cresciuto insieme con il monastero e la gente è come gli uccelli che si riposano sui rami rappresentati dai monaci.    Se dovessero partire, dove "ci poseremo"?

Dalla testimonianza: "Vivere a Tibirne oggi" (quì)

 

   …AL DI LA' DI….
DIVISIONI, VIOLENZA E MORTE
RESTANO LA FRATELLANZA  E LA PACE,  
BUONI SEMI SPARSI TRA PERSONE
DI DIFFERENTI RELIGIONI,  
LUNGO I SENTIERI QUOTIDIANI
CHE PARTONO DAL CUORE E
CONDUCONO AL CUORE
DI DIO E DEGLI UOMINI.

 


 Il luogo del mese

 

Ad Ottobre, in occasione dell' apertura del  Sinodo sul Medio Oriente,  
ci piace portarvi   alla scoperta  di una  comunità, 
nata nel cuore di  Israele, dove da  molti  anni   oramai 
vivono insieme   ebrei,    musulmani  e  cristiani.
Potete visitarla …

cliccando qui!

Neve Shalom, Wahat Al Salam, Oasis of Peace

Neve Shalom/Wahat al-Salam è un villaggio cooperativo di Ebrei e Arabi palestinesi (musulmani e cristiani), tutti cittadini di Israele. Il suo nome deriva da uno dei libri di Isaia (32,18): “Il mio popolo abiterà in un’ Oasi di Pace" (Neve Shalom in ebraico, Wahat al-Salam in arabo). Il nome del villaggio è stato scelto dal suo fondatore, il padre domenicano Bruno Hussar, ebreo di origine, cittadino di Israele, nel 1966.

Educazione
L’idea di creare strutture scolastiche che potessero esprimere e diffondere gli ideali di coesistenza ed eguaglianza di NSWAS nacque nella comunità assieme alla nascita dei primi figli. L’idea prese corpo nella forma di un asilo nido binazionale dal quale, con l’andar degli anni, sono poi nate una scuola materna e una scuola elementare.

 La Scuola per la pace
La Scuola per la pace (SFP) fu fondata nel 1979 come istituzione capace di far sentire in massima misura verso l’esterno l’impatto educativo di NSWAS. Tramite una varietà di corsi e seminari diretti a molteplici strati sociali delle popolazioni ebraica e palestinese, la Scuola per la pace opera per accrescere la consapevolezza della complessità del conflitto e migliorare – con l’esclusivo ricorso a metodi educativi – la comprensione reciproca tra palestinesi ed ebrei.

Dumia-Sakina: Centro Spirituale Pluralistico
Un luogo e una struttura per una riflessione spirituale sui problemi che colpiscono il cuore del conflitto del Medio Oriente e sulla ricerca di una sua possibile soluzione. 

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"Holy village
          with hope
                            for Holy Land"

 Edimburgo 2010: ecumenismo in missione

 

  Una conferenza di tutti gli istituti missionari presenti con le proprie opere da un capo all'altro del pianeta. O – come la definì con la retorica di allora il suo promotore, John Mott – «il più importante raduno che vi sia mai stato nell'interesse dell'espansione del cristianesimo in tutto il mondo». Era il giugno 1910 quando a Edimburgo, in Scozia, si svolse il primo Congresso missionario mondiale. Milleduecento delegati, quasi tutti provenienti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. Per un momento ecumenico nel senso di aperto alle diverse denominazioni del mondo evangelico; senza comunque ancora voci provenienti dalla Chiesa cattolica e dal mondo ortodosso. Eppure l'idea che animava questa impresa era importante: provare a ragionare insieme sulla missione ad gentes in un mondo che proprio in quegli anni i nuovi mezzi di trasporto stavano cominciando a rendere più piccolo. Non a caso proprio da quel Congresso organizzato in Scozia nacque un cammino che avrebbe portato, poi, nel 1948 alla nascita del Consiglio mondiale della Chiese (Wcc), l'organismo ecumenico che ha sede a Ginevra e che vede oggi riunite 349 Chiese in rappresentanza di 110 Paesi del mondo.

 

http://www.edinburgh2010.org/

http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=1588
 

 

 Solo riconciliati diventiamo credibili
di Frère Alois, priore della Comunità di Taizé

 

Divisi, noi cristiani diamo una debole testimonianza. Se ci sta a cuore il destino dei giovani, non possiamo lasciare intatte le divisioni. L’evento di Edimburgo ci provoca a riscoprire questa urgenza
 

Varie volte mi sono recato in Asia per incontri di giovani. Ciò che mi ha colpito è che la preghiera sembra del tutto naturale. Qualunque sia la loro religione, le persone trovano spontaneamente nella preghiera un atteggiamento di rispetto, o addirittura di adorazione. In quelle società non ci sono meno tensioni che in Occidente. Ma il senso di interiorità è forse più accessibile, un’attenzione al mistero. Al contrario, nel mondo occidentale è diventato più difficil riferirsi a Dio. Sono numerosi coloro che cercano seriamente un senso alla loro vita, ma non possono credere in un Dio che li ama personalmente. Alcuni vedono la sua esistenza come un limite alla loro libertà. Per altri, le dure prove della vita rendono la fede impossibile. Se Dio esiste, perché il male è così potente? In un mondo di cui conosciamo sempre meglio la complessità, come immaginare un’onnipresenza di Dio, che si occuperebbe allo stesso tempo dell’universo e di ogni essere umano in particolare? Se Dio esiste, ascolta le nostre preghiere e vi risponde?

A Taizé questioni del genere sono di casa. Quello che ci preoccupa maggiormente è la trasmissione della fede alle giovani generazioni; ci importa innanzitutto comunicare il Vangelo. E il Vangelo lo si può vivere solo insieme. Essere separati non ha alcun senso. Quando i cristiani sono divisi, il loro messaggio diventa impercettibile. Ci sono stati periodi della storia in cui, in nome della verità del Vangelo, i cristiani si sono divisi. Oggi, in nome della verità del Vangelo, dobbiamo cercare di riconciliarci. Il messaggio del Cristo possiamo trasmetterlo soltanto se siamo insieme. La comunione tra noi cristiani permette alla parola di Dio di parlare alla gente di oggi. 

Osiamo, allora, andare verso l’unità visibile! In un mondo in cui la violenza e il disinganno tentano di imporsi, possiamo dare con la nostra comunione un segno di speranza che si irradia sino alle situazioni più difficili. Superiamo le divisioni che continuano a confondere l’immagine della Chiesa! Se potessimo rendere più evidente che la Chiesa è un luogo d’amicizia per tutti! Se le nostre comunità, le nostre parrocchie, i nostri gruppi di giovani, potessero diventare sempre più luoghi di misericordia e di fiducia, dove ci accogliamo reciprocamente e cerchiamo di comprendere e sostenere l’altro, dove siamo attenti ai più deboli!

Anche con i nostri limiti, anche là dove le circostanze non sono favorevoli, Dio ci rende creatori di riconciliazione. Andare verso l’altro, a volte a mani vuote, ascoltare, provare a comprendere: già così una situazione bloccata può trasformarsi. Sì, il Cristo ci invia a guarire attorno a noi le ferite delle divisioni e delle violenze.

Il nostro tempo ha bisogno di donne e uomini coraggiosi che esprimano con tutta la loro esistenza l’appello del Vangelo alla riconciliazione. Non c’è bisogno che siano folle. Nella storia a volte sono bastate poche persone per fare tendere la bilancia verso la pace. Il Vangelo non paragona forse il Regno di Dio a un po’ di lievito che fa aumentare tutta la pasta? 

 

cattolici e ortodossi