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Quale futuro per la casa comune?    

Esperienze e Riflessioni Interreligiose su uomo e ambiente

 



Il Convegno ha lo scopo di leggere a tre voci, buddhista, induista e cristiana, gli aspetti antropologici ed economici della crisi del nostro tempo. Ma, soprattutto, vorrà dare testimonianza del fatto che, nella diversità di percorsi, è possibile la collaborazione fra religioni. Siamo convinti, infatti, che mettendo a disposizione i propri doni interiori e risorse concrete, si può contribuire ad arricchire i futuri orientamenti educativi, spirituali, etici e sociali. In ascolto delle domande del nostro tempo.

file attached   brochure_maggio_2016.pdf

 

 

Il Papa incontra leader religiosi -- Foto (c) L'Osservatore Romano)
Un’occasione d’incontro, apertura e fattiva collaborazione nel segno della solidarietà. Questo il senso del Giubileo indetto da Papa Francesco, alla vigilia dell’apertura ufficiale delle celebrazioni, emerso al convegno “Cristiani e musulmani per la misericordia”, svoltosi a Roma e organizzato da Fnsi, Articolo21 e Associazione Giornalisti Amici di padre Dall’Oglio.

Dialogo in quanto relazione fatta di gesti e di azioni concrete, sinonimo del “fare insieme” e non soltanto del sedersi a un tavolo per discutere le proprie opinioni. Ha avuto una radice nelle riflessioni di Papa Francesco sul dialogo interreligioso l’incontro “Cristiani e musulmani per la misericordia”. Sul “vivere insieme” si sofferma Antoine Courban, esperto di relazioni islamo-cristiane all’università Saint Joseph di Beirut, in Libano:

Per troppo tempo abbiamo lasciato il dialogo tra islam e cristianesimo solo tra le mani dei teologi. Abbiamo tentato invano di trovare un denominatore comune il più semplice e basico possibile. Ma questo non è vivere insieme. Dopo gli attentati di Parigi, la natura e il quadro del dialogo tra islam e cristianesimo – e in generale del dialogo interreligioso – deve porsi in termini di diritto pubblico, affinché si possa “organizzare” il vivere insieme. Penso e spero che l’Anno della misericordia sia l’occasione unica, a partire da Roma, per iniziative e parole profetiche, perché è proprio di questo che abbiamo bisogno oggi per diminuire la tensione interreligiosa. In questo momento ci sono diversi tipi di terrorismo: c’è il terrorismo religioso; quello profano, secolare, laico; c’è il terrorismo ideologico; c’è un terrore nazionalista; c’è pure un terrore islamofobico. Tutto questo è un terrore globale. Il mondo in questo momento è diviso in due parti. Da una parte ci sono i radicali – a prescindere dalle religioni, dalle ideologie – e i più violenti sono i ‘Daesh’. E dall’altra parte ci sono i moderati. Il mio appello è, in primo luogo, a scrivere ad ogni costo una “Carta della convivenza nel Mediterraneo” e, in secondo luogo, a dire: “Moderati di tutti i Paesi, uniamoci!”.

A cinquant’anni dalla Dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, documento fondamentale per la promozione delle relazioni di rispetto, amicizia e dialogo con le altre religioni, Mohammad Sammak, segretario generale dell’Islamic spiritual summit di Beirut, spiega il significato del concetto di misericordia nella religione islamica:

R. – “Mercy” is the name of God, in Islam, and “Compassionate” is also the name of God. And each verse …
“Misericordia” è il nome di Dio nell’islam, assieme a “compassionevole”. Ogni verso del Corano inizia così: “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole”. Questo è il quadro delle relazioni tra Dio e il Creato e dovrebbe essere anche la cornice dei rapporti tra tutti gli esseri umani. Ora, se questi principi non sono rispettati da chi parla di islam o fraintende l’islam, questa è un’altra cosa. Viviamo una situazione in cui questi principi non sono rispettati da alcuni che si dicono musulmani, ma mostrano un’immagine diversa dell’islam. Questo è il motivo per cui c’è una reale contraddizione tra quello che l’islam dice e la maniera con cui queste persone si comportano.

LEGGI TUTTA L’INIZIATIVA QUI

 

 

Cristiani e musulmani sono fratelli

 papa-africa

Lo ha ribadito Papa Francesco alla Moschea centrale di Bangui a Koudoukou dove ha incontrato la Comunità Musulmana nella repubblica Centro Africana.

 

Dobbiamo dunque considerarci come tali, comportarci come tali. Sappiamo bene che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro Paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi.

Chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace. Cristiani, musulmani e membri delle religioni tradizionali hanno vissuto pacificamente insieme per molti anni”

 

- LEGGI ANCHE: Il Papa in Africa, lotta alla strumentalizzazione delle religioni

 

- LEGGI ANCHE: L’Africa del viaggio di Papa Francesco

 

 

Il Papa e l'imam di Koudoukou nella Moschea di Bangui, nella Repubblica Centrafricana

Il Papa e l’imam di Koudoukou nella Moschea di Bangui, nella Repubblica Centrafricana

Il no alla ‘teologia politica’, ribadito dal Papa in Africa

02/12/2015 12:31Secondo Massimo Borghesi, docente di filosofia morale all’Università di Perugia, il filo rosso che ha legato le tre tappe del viaggio africano di Francesco è stata la condanna alla ‘teologia politica’

 

Il Papa con l'imam di Bangui

Il Papa con l’imam di Bangui

Card. Filoni: anche musulmani aprano Porta Santa della misericordia

02/12/2015 12:02Una nuova speranza per la pace, il dialogo e la giustizia: Così il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha definito il viaggio di Papa Francesco in Kenya, Uganda e Centrafrica.

 

IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO  

DELLA PROMULGAZIONE DELLA

DICHIARAZIONE CONCILIARE  

“NOSTRA AETATE”  

Piazza San Pietro Mercoledì, 28 ottobre 2015

Selfie "interreligioso" con il Papa - REUTERS

Ricordare insieme i 50 anni della Nostra Aetate
“Nelle Udienze Generali – ha esordito Papa Francesco – ci sono spesso persone o gruppi appartenenti ad altre religioni; ma oggi questa presenza è del tutto particolare, per ricordare insieme il 50° anniversario della Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra ætate sui rapporti della Chiesa Cattolica con le religioni non cristiane. Questo tema stava fortemente a cuore al beato Papa Paolo VI, che già nella festa di Pentecoste dell’anno precedente la fine del Concilio, aveva istituito il Segretariato per i non cristiani, oggi Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Esprimo perciò la mia gratitudine e il mio caloroso benvenuto a persone e gruppi di diverse religioni, che oggi hanno voluto essere presenti, specialmente a quanti sono venuti da lontano”.

Aggiornamento della Chiesa nella fedeltà
“Il Concilio Vaticano II è stato un tempo straordinario di riflessione, dialogo e preghiera per rinnovare lo sguardo della Chiesa Cattolica su se stessa e sul mondo. Una lettura dei segni dei tempi in vista di un aggiornamento orientato da una duplice fedeltà: fedeltà alla tradizione ecclesiale e fedeltà alla storia degli uomini e delle donne del nostro tempo. Infatti Dio, che si è rivelato nella creazione e nella storia, che ha parlato per mezzo dei profeti e compiutamente nel suo Figlio fatto uomo (cfr Eb 1,1), si rivolge al cuore ed allo spirito di ogni essere umano che cerca la verità e le vie per praticarla”.

“Il messaggio della Dichiarazione Nostra ætate è sempre attuale. Ne richiamo brevemente alcuni punti:
- la crescente interdipendenza dei popoli (cfr n. 1);
- la ricerca umana di un senso della vita, della sofferenza, della morte, interrogativi che sempre accompagnano il nostro cammino (cfr n. 1);
- la comune origine e il comune destino dell’umanità (cfr n. 1);
- l’unicità della famiglia umana (cfr n. 1);
- le religioni come ricerca di Dio o dell’Assoluto, all’interno delle varie etnie e culture (cfr n. 1);
- lo sguardo benevolo e attento della Chiesa sulle religioni: essa non rigetta niente di ciò che in esse vi è di bello e di vero (cfr n. 2);
- la Chiesa guarda con stima i credenti di tutte le religioni, apprezzando il loro impegno spirituale e morale (cfr n. 3);
- la Chiesa, aperta al dialogo con tutti, è nello stesso tempo fedele alle verità in cui crede, a cominciare da quella che la salvezza offerta a tutti ha la sua origine in Gesù, unico salvatore, e che lo Spirito Santo è all’opera, quale fonte di pace e amore”.

Fiamma accesa ad Assisi da Giovanni Paolo II
“Sono tanti gli eventi, le iniziative, i rapporti istituzionali o personali con le religioni non cristiane di questi ultimi cinquant’anni, ed è difficile ricordarli tutti. Un avvenimento particolarmente significativo è stato l’Incontro di Assisi del 27 ottobre 1986. Esso fu voluto e promosso da san Giovanni Paolo II, il quale un anno prima, dunque trent’anni fa, rivolgendosi ai giovani musulmani a Casablanca auspicava che tutti i credenti in Dio favorissero l’amicizia e l’unione tra gli uomini e i popoli (19 agosto 1985). La fiamma, accesa ad Assisi, si è estesa in tutto il mondo e costituisce un permanente segno di speranza”.

Ebrei e cristiani: da nemici ad amici e fratelli
“Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi 50 anni il rapporto tra cristiani ed ebrei. Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza. Da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli. Il Concilio, con la DichiarazioneNostra ætate, ha tracciato la via: “sì” alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; “no” ad ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano”.

Rapporto con i musulmani: rispetto reciproco e libertà di coscienza
“La conoscenza, il rispetto e la stima vicendevoli costituiscono la via che, se vale in modo peculiare per la relazione con gli ebrei, vale analogamente anche per i rapporti con le altre religioni. Penso in particolare ai musulmani, che – come ricorda il Concilio – «adorano il Dio unico, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini» (Nostra ætate, 5). Essi si riferiscono alla paternità di Abramo, venerano Gesù come profeta, onorano la sua Madre vergine, Maria, attendono il giorno del giudizio, e praticano la preghiera, le elemosine e il digiuno (cfr ibid.). Il dialogo di cui abbiamo bisogno non può che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all’integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione”.

udienza-28-10-2015

Collaborare con chi non professa alcuna religione
“Il mondo guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volontà che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell’economia, della finanza, e soprattutto della speranza”.

La grande risorsa della preghiera
“Noi credenti non abbiamo ricette per questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera. E noi credenti preghiamo. Dobbiamo pregare. La preghiera è il nostro tesoro, a cui attingiamo secondo le rispettive tradizioni, per chiedere i doni ai quali anela l’umanità”.

No a fondamentalismo
“A causa della violenza e del terrorismo si è diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni. In realtà, benché nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi (cfr Discorso al Congresso USA, 24 settembre 2015), bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e che esse propongono, e che sono sorgenti di speranza. Si tratta di alzare lo sguardo per andare oltre. Il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell’accoglienza dei migranti, nell’attenzione a chi è escluso. Possiamo camminare insieme prendendoci cura gli uni degli altri e del creato. Tutti i credenti di ogni religione. Insieme possiamo lodare il Creatore per averci donato il giardino del mondo da coltivare e custodire come un bene comune, e possiamo realizzare progetti condivisi per combattere la povertà e assicurare ad ogni uomo e donna condizioni di vita dignitose”.

Giubileo Misericordia, occasione per lavorare insieme nelle opere di carità
“Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che ci sta dinanzi, è un’occasione propizia per lavorare insieme nel campo delle opere di carità. E in questo campo, dove conta soprattutto la compassione, possono unirsi a noi tante persone che non si sentono credenti o che sono alla ricerca di Dio e della verità, persone che mettono al centro il volto dell’altro, in particolare il volto del fratello o della sorella bisognosi. Ma la misericordia alla quale siamo chiamati abbraccia tutto il creato, che Dio ci ha affidato perché ne siamo custodi, e non sfruttatori o, peggio ancora, distruttori. Dovremmo sempre proporci di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato (cfr Enc. Laudato si’, 194), a partire dall’ambiente in cui viviamo, dai piccoli gesti della nostra vita quotidiana”.

Pregare gli uni per gli altri
“Cari fratelli e sorelle, quanto al futuro del dialogo interreligioso, la prima cosa che dobbiamo fare è pregare. E pregare gli uni per gli altri: siamo fratelli! Senza il Signore, nulla è possibile; con Lui, tutto lo diventa! Possa la nostra preghiera – ognuno secondo la propria tradizione – possa aderire pienamente alla volontà di Dio, il quale desidera che tutti gli uomini si riconoscano fratelli e vivano come tali, formando la grande famiglia umana nell’armonia delle diversità. Grazie”.

Sintesi offerta da:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/28/udienza_generale_sul_dialogo_interreligioso_ampia_sintesi/1182550

 

LEGGI TUTTO IL TESTO SU:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20151028_udienza-generale.html

 

 

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Da 29 anni camminiamo insieme

nello Spirito di Assisi

Da 29 anni camminiamo insieme nello Spirito di Assisi - Il programma

Prosegue il cammino, fatto essenzialmente di dialogo in un clima di preghiera e di confronti fraterni, partito dallo storico evento attraverso cui San Giovanni Paolo II nel 1986 radunò ad Assisi i rappresentanti delle religioni di tutto il mondo.

In attesa e in preparazione allo speciale anniversario che si avrà il prossimo anno – come annunciato dal Vescovo di Assisi in visita a Tirana – presentiamo il programma di questo 29° anno di “Spirito di Assisi”, a cui seguirà una raccolta di contenuti di approfondimento e relative alle ultime celebrazioni.

MARTEDÌ 27 OTTOBRE

Ore 15.00

Sacro Convento — Museo del Tesoro

Visita alla Mostra di acqueforti di Marc Shagall e la Bibbia

Guida la visita: P. Silvestro Bejan, Direttore del CEFID

Ore 16.30

Basilica Papale di San Francesco — Sala Frate Elia

Invocazioni dei “Figli di Abramo” per la Pace

Introduzione:

Fratel Daniele Moretto, Monastero di Bose “San Masseo” – Assisi

Guidano la Preghiera:

Per gli Ebrei: Rav Joseph Levi, Rabbino Capo di Firenze

Per i Cristiani: Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo-Vescovo di Assisi

Per i Musulmani:

Imam Abdel Qader, Imam di Perugia e Fondatore UCOII

Imam Nader Akkad, Imam di Trieste e Delegato nazionale per il Dialogo Interreligioso dell’UCOII

Intermezzi Musicali

Ore 21.00

Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli

Preghiera Ecumenica per la Pace

Guidano la Preghiera:

Per i Cattolici: Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi

Per gli Ortodossi:

P. Ionut Radu, Parroco della Comunità ortodossa romena di Perugia

P. Vladimir Laiba, Presbitero della Chiesa Ortodossa del Patriarcato Ecumenico, Vice Parroco a Roma

Per gli Anglicani: Father David Faulks, Francescano Anglicano e Presbitero della Diocesi di Leicester (Inghileterra)

MERCOLEDÌ 28 OTTOBRE

Ore 9.00-12.00

Basilica Papale di San Francesco – Salone Papale

Le Religioni in dialogo per ricercare percorsi di Pace

Convegno teologico sul tema: “La Pace ferita. Travisamento di Dio, sfiguramento dell’uomo. L’alternativa della Misericordia”

Saluti:

P. Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento

Antonio Lunghi, Sindaco di Assisi

Don Romano Piccinelli, Preside dell’ITA

Relatori:

Shahrzad Houshmand, Teologa Musulmana, Docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma

Francesco Testaferri, Docente Stabile Ordinario di Teologia Fondamentale all’Istituto Teologico di Assisi

Vittorio Robiati Bendaud, Coordinatore delle attività culturali della Fondazione Maimonide

Modera:

Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo -Vescovo di Assisi — Nocera Umbra – Gualdo Tadino

TESTIMONIANZE e DIALOGO con i Relatori

Interventi da segnalare in precedenza al Moderatore
(AssisiOfm)

 

 

 

 

“Sotto la spada di Cesare”

Roma, 10-12 dicembre 2015, Pontificia Università Urbaniana

Incontro internazionale

sulla risposta dei cristiani alla persecuzione.

L’incontro è organizzato dal:

 Centro per i Diritti Civili e Umani dell’università di Notre Dame

e dal

Progetto per la Libertà Religiosa

presso il

Centro Berkley per la Religione, la Pace e gli Affari Mondiali

della Georgetown University.

 

Parteciperà all’incontro anche l’organizzazione  Oasis, per il dialogo cristiano-islamico nel Mediterraneo.

 

L’integrazione in Europa passa attraverso il dialogo

Comprendere meglio la propria identità religiosa per sanare i conflitti interconfessionali; la guerra in Siria “rischia di continuare anche più di dieci anni”; in Giordania un laboratorio per il confronto tra fedi. Sono questi i temi affrontati nel corso dell’incontro Raccontarsi e lasciarsi raccontare. A che serve il dialogo interreligioso realizzato nell’ambito del progetto Conoscere il meticciato, governare il cambiamento.

 

“In Siria la guerra potrebbe durare più di dieci anni”

Francesca Miglio - Intervista a Bassam Tibi, professore emerito all’università di Goettingen

“Il mondo arabo ha bisogno dei cristiani”, parola di musulmano

Bishara Ebeid - parla il vice direttore del Royal Institute for Inter-Faith Studies Amer al-Hafi

Il dialogo islamo-cristiano e le sue influenze sulla Chiesa di oggi

Andrea Pacini - Cristiani e musulmani devono imparare a “guardarsi negli occhi” in modo nuovo

Islam in Europa: senza il dialogo non ci sarà una vera integrazione

Giorgio Bernardelli - Una relazione costruttiva può nascere soltanto da identità solide e capaci di riconoscersi a vicenda

 

 

Nella morsa di Isis: Milad: è il nome di un diciasettenne martirizzato da Isis in uno degli attacchi dei giorni scorsi ai villaggi cristiani del Khabour in Siria, solo l’ultimo atto di una storia antica di persecuzioni subite dagli assiri. Che fine faranno i rapiti? Forse al mercato degli schiavi dello Stato islamico, che ha pubblicato un listino prezzi con regolamento ad hoc. Pratica condannata dall’Occidente, ma anche da importanti istituzioni islamiche. In Nigeria, intanto, continuano a saltare in aria bambini trasformati in bombe senza che nessuno se ne assuma in fondo la responsabilità, e l’Europa conta i suoi figli che decidono di unirsi ai jihadisti in Siria e Iraq.

Decine di rapimenti e uccisioni: la morsa di Isis sui villaggi assiri del Khabour

Il comunicato di Aiuto alla Chiesa che soffre

Il genocidio dimenticato dei cristiani siriaci

di Paolo Maggiolini

I prezzi delle schiave di Isis e la condanna delle istituzioni egiziane

Chiara Pellegrino – Regole e prezzi del mercato delle schiave di Isis condannato da alcune istituzioni islamiche

Nigeria: i più innocenti, i più vulnerabili

Francesca Miglio – Intervista a Mons. Matthew Kukah, vescovo di Sokoto

Con Isis, perché amo la morte più di quanto tu ami la vita

Recensione di Maria Laura Conte a Dounia BOUZAR, Ils cherchent le paradis, ils ont trouvé l’enfer

DOCUMENTI

Per un Islam privo di violenza. Dichiarazione dei rappresentanti degli studi di teologia islamica in Germania sui fatti del Medio Oriente

Numero di  febbraio 2015
Fondazione Internazionale Oasis

Sacra violenza? Il nuovo numero di Oasis

Le religioni, soprattutto i monoteismi, sono davvero la causa di violenza come spesso si sostiene? O si limitano ad offrire solo un alibi alle guerre?Oggi, di fronte allo sgozzamento di innocenti per mano di Isis e alla minaccia di attacchi terroristici al cuore dell’Europa, il rapporto tra sacro e violenza torna come interrogativo dirompente, che Oasis ha deciso di indagare. L’ultimo numero (n.20), in uscita in libreria in questi giorni, approfondisce le diverse concezioni di jihad presenti nel mondo islamico, ma anche il contributo che può venire dal confronto con il congedo definitivo dalla violenza compiuto dal Cristianesimo.Per maggiori dettagli sui contenuti del nuovo numero e sulle modalità di acquisto clicca qui.

L’umile tentativo di costruire la pace

Angelo Scola – Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono. Non dovremmo mai dimenticare questa ultima verità

Una tentazione e un’ipotesi

Martino Diez – Un’introduzione alla proposta di Oasis

La politica estera al tempo di Isis e wikileaks

Maria Laura Conte – Intervista al vice Ministro degli Affari Esteri Lapo Pistelli

EVENTI

“Je suis Charlie” e dopo?, Riflessione teatrale.Con Housam Najjair, ex foreign fighter, padre Samir Khalil Samir, islamologo, Adnane Mokrani, docente di teologia islamica.Venezia, Teatro Goldoni, venerdì 20 febbraio, ore 19:00

Gesù le disse: 

VIVI OGNI GIORNO LE MEDITAZIONI E LA PREGHIERA

SCARICA IL MATERIALE QUI

 

Settimana di Preghiera per l’unita’ dei cristiani 2015

A Gerusalemme da sabato, 24 gennaio 2015 a domenica, 1 febbraio 2015

PROGRAMMA

Sabato, 24 gennaio 2015:
Basilica del Santo Sepolcro – Calvario
17:30 Greek Orthodox Office of “Apodeipnon”(Compline)

Domenica, 25 gennaio 2015:
Cattedrale anglicana di S. Giorgio, Nablus Road
5.00 Preghiera

Lunedì, 26 gennaio 2015:
Cattedrale armena di S. Giacomo, Quartiere armeno, citta’ vecchia
17:00 Liturgia

Martedì, 27 gennaio 2015:
Chiesa luterana del Redentore, Muristan, citta’ vecchia
17:00 Preghiera

Mercoledì, 28 gennaio 2015:
Getsemani – Basilica dell’Agonia
17:00 Preghiera

Giovedì, 29 gennaio 2015:
Monte Sion – Sala dell’Ultima Cena
16:00 Preghiera

Venerdì, 30 gennaio 2015:
Chiesa siriano ortodossa di S. Marco, Quartiere armeno, citta’ vecchia
17:00 Liturgia

Sabato, 31 gennaio 2015:
Chiesa etiope ortodossa, vicino la Via HaNeviim
17:00 Liturgia

Domenica 1 febbraio 2015:
Chiesa greco cattolica dell’Annunciazione, Porta di Giaffa, Citta’ Vecchia
17:00 Liturgia

 

Che significato aveva la sua preghiera nella Moschea blu? «Io sono andato in Turchia come pellegrino, non da turista. Avevo un motivo religioso: condividere la festa di Sant’Andrea con Bartolomeo. Quando sono andato in moschea non potevo dire “adesso sono un turista”, sono un religioso e ho visto quella meraviglia, il Mufti che mi spiegava le cose con tanta mitezza, dove nel Corano di parlava di Maria e del Battista, e in quel momento ho sentito il bisogno di pregare: per la Turchia, per il Mufti, per me che ne ho bisogno, soprattutto per la pace: Signore, finiamola con le guerre. È stato un momento di preghiera sincera».
Intanbul, il Papa visita la Moschea Blu

 

Si è inchinato davanti al Patriarca: come affronterà le critiche dei conservatori a questi gesti di apertura? «Ci sono resistenze da parte ortodossa e nostra, in questi gruppi conservatori… Ma dobbiamo essere rispettosi con loro e non stancarci di spiegare e dialogare, senza insultare o sparlare. Tu non vuoi annullare una persona, è un figlio di Dio, se lui non vuole parlare io lo rispetto ma non sparlo: ci vuole mitezza e dialogo».

 

  • Francesco: unità con gli ortodossi ?Troppi uomini soffrono per la fame?

Turchia Papa Francesco incontra Bartolomeo I

Basta il dialogo interreligioso? «Il presidente degli Affari religiosi e la sua équipe mi hanno detto una cosa molto bella: “Adesso sembra che il dialogo interreligioso sia alla fine”. Occorre un salto di qualità, un dialogo tra persone religiose di diverse appartenenze: non si parla di teologia ma di esperienza religiosa».

 

DAL CORRIERE DELLA SERA. LEGGI TUTTO:  CLICK

ECUMENISMO

Dichiarazione comune con Bartolomeo I

Noi, Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, esprimiamo la nostra profonda gratitudine a Dio per il dono di questo nuovo incontro che ci consente, in presenza dei membri del Santo Sinodo, del clero e dei fedeli del Patriarcato Ecumenico, di celebrare insieme la festa di Sant’Andrea, il primo chiamato ed il fratello dell’Apostolo Pietro. Il nostro ricordo degli Apostoli, che proclamarono la buona novella del Vangelo al mondo, attraverso la loro predicazione e la testimonianza del martirio, rafforza in noi il desiderio di continuare a camminare insieme al fine di superare, con amore e fiducia, gli ostacoli che ci dividono.

Ricordiamo anche tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. In particolare, preghiamo per la pace in Ucraina, un Paese con un’antica tradizione cristiana, e facciamo appello alle parti coinvolte nel conflitto a ricercare il cammino del dialogo e del rispetto del diritto internazionale per mettere fine al conflitto e permettere a tutti gli Ucraini di vivere in armonia. I nostri pensieri sono rivolti a tutti i fedeli delle nostre Chiese nel mondo, che salutiamo, affidandoli a Cristo nostro Salvatore, perché possano essere testimoni instancabili dell’amore di Dio. Innalziamo la nostra fervente preghiera a Dio affinché conceda il dono della pace, nell’amore e nell’unità, a tutta la famiglia umana.

«Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi» (2 Ts 3,16).

Dal Fanar, 30 novembre 2014

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Ha detto il Papa: i musulmani, gli ebrei, i cristiani, possono fare molto perché torni la pace, possono unirsi e opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa.

 

 

Beatificazione di padre Girotti morto nel lager di Dachau

giuseppe-girotti

Padre Girotti fu uno dei 1500 preti morti nel lager di Dachau. Nato ad Alba il 15 luglio 1905, da famiglia poverissima, fu ordinato prete nell’ordine dei Domenicani nel 1930. Negli anni 1932-1934 perfezionò gli studi biblici a Gerusalemme alla scuola di padre Lagrange e conseguì il titolo di «Prolita in Sacra Scrittura» a Roma, davanti alla Pontificia Commissione Biblica. Quindi, docente di Sacra Scrittura nello Studium domenicano di S. Maria delle Rose in Torino, dove nel 1938 pubblicò un commento ai Libri Sapienziali. Infatti, nel 1937 era stato incaricato di continuare il commento alla Sacra Bibbia, iniziato dal confratello Marco Sales. Sospeso nel 1939 dall’insegnamento e sorvegliato dal regime per il suo atteggiamento antifascista, fu trasferito nel convento di S. Domenico. Con l’occupazione tedesca dell’Italia dopo l’8 settembre 1943, la situazione degli ebrei divenne drammatica: l’ordinanza del 30 novembre della Repubblica Sociale stabilì l’arresto e l’internamento di tutti gli ebrei. La parola d’ordine nel mondo cattolico, lanciata dallo stesso Pio XII, era di aiutare e salvare gli ebrei. Padre Girotti non sottrasse al dovere morale di prestare aiuto agli ebrei perseguitati. Tradito, cadde in un tranello tesogli dalla polizia nazifascista, tramite una telefonata, sotto il pretesto di accompagnare – perché ferito – uno dei figli del prof. Diena, ebreo, nella casa del papà sulla collina torinese. Uscì dal convento il 29 agosto 1944 e non vi fece più ritorno. Fu trasferito nel lager di Dachau: era il 9 ottobre 1994.

Qui divenne promotore del dialogo interreligioso e dell’ecumenismo fino al “martirio”, riconosciuto dalla Congregazione per le Cause dei Santi con decreto del 27 marzo 2013.

Padre Girotti chiamava gli ebrei i suoi fratelli “maggiori”. Per essi sacrificò la propria vita. Il suo nome nel 1995, 50° anniversario della sua morte, venne dichiarato a Gerusalemme “Giusto fra le genti” e un albero fu piantato in suo onore nel viale dei giusti a Yad Vashem (Gerusalemme).

Padre Girotti attinse forza morale e spirituale dalla lettura e dalla meditazione della Bibbia, avuta da un pastore luterano, perché aveva intenzione di pubblicare il commento del profeta Geremia. Un’epidemia che infierì a partire dal mese di dicembre decimò gli internati. Padre Girotti non resse: dimagriva a vista d’occhio, dolori reumatici e gonfiore alle gambe sempre più pronunciati. Portato in infermeria, gli fu diagnosticato un carcinoma. Probabilmente la sua morte repentina è da attribuire a una iniezione. Le sue ultime parole ascoltate furono quelle dell’Apocalisse: “Maràna thà. Vieni Signore Gesù!” Era la Pasqua del 1° aprile 1945.

Una mano ignota scrisse a matita, presso il suo giaciglio: San Giuseppe Girotti. Nel registro di Dachau si legge: «Ragione dell’arresto: aiutò gli ebrei». E’ stato sepolto nella fossa comune di Leitenberg.

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“Facciamo appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e a tutti gli uomini di buona volontà, a riconoscere l’urgenza dell’ora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e l’unità della famiglia umana, nel pieno rispetto delle legittime differenze, per il bene dell’umanità intera e delle generazioni future”. Cosi Francesco e Bartolomeo I nella Dichiarazione comune, firmata a sugellare il loro incontro privato “pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione”, ribadendo l’impegno “a camminare insieme verso l’unità” dei cristiani, ricercando pure “un autentico dialogo con l’Ebraismo, l’Islam e le altre tradizioni religiose”.

“Sostiamo in devoto raccoglimento accanto al sepolcro vuoto, per riscoprire la grandezza della nostra vocazione cristiana: siamo uomini e donne di risurrezione, non di morte”.

Apprendiamo, da questo luogo, a vivere la nostra vita, i travagli delle nostre Chiese e del mondo intero nella luce del mattino di Pasqua:

“Ogni ferita, ogni sofferenza, ogni dolore, sono stati caricati sulle proprie spalle dal Buon Pastore, che ha offerto sé stesso e con il suo sacrificio ci ha aperto il passaggio alla vita eterna. Le sue piaghe aperte sono il varco attraverso cui si riversa sul mondo il torrente della sua misericordia”.

“Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza”:

“Non priviamo il mondo del lieto annuncio della Risurrezione! E non siamo sordi al potente appello all’unità che risuona proprio da questo luogo, nelle parole di Colui che, da Risorto, chiama tutti noi ‘i miei fratelli’”.

“Certo, non possiamo negare – ha ammesso Francesco – le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù” e “questo sacro luogo – ha aggiunto ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma”, ma le divergenze “non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino”:

“Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi”.

 

L’abbraccio del Papa al Muro Occidentale

con i suoi due amici argentini:

il rabbino Skorka e l’imam Abboud

D. – Per quanto riguarda la pace, questo gesto è stato molto forte da parte del Papa: come è stato accolto da parte palestinese ed israeliana?

R. – Da quello che ho potuto percepire è stato accolto molto positivamente. Anche qui sottolineiamo, ancora una volta, la forza della preghiera. Credo che il Papa voglia sottolineare questo. Di fronte alle tante difficoltà che ci sono – politiche, diplomatiche – a quel groviglio di difficoltà e di problemi che esistono qui e che abbiamo sperimentato anche in questi due giorni che siamo rimasti qui, il Papa vuole – una volta di più – riaffermare la forza della preghiera, che può unire i cuori e dare a tutti quella capacità di prendere decisioni coraggiose. Il Papa ha parlato di questo ed io sottolineerei proprio questo: decisioni coraggiose. Da parte di tutti si deve essere capaci di fare scelte che possano davvero portare alla pace.

D. – Una conferma che la pace è un dono di Dio…

R. – La pace è un dono di Dio. Quando si parla di pace dono di Dio, io dico sempre che il dono è la trasformazione del nostro cuore: questa, è la mia interpretazione del dono di Dio. Non è un dono confezionato che viene dall’alto, ma è una trasformazione dei cuori, capaci di essere artigiani, operatori di pace giorno per giorno. Questo è il dono di Dio. Che noi sappiamo accoglierlo proprio e ci lasciamo trasformare dal suo Santo Spirito.

 

http://it.radiovaticana.va/news/2014/05/26/padre_pizzaballa_un_viaggio_storico/1100989

 

http://qn.quotidiano.net/esteri/2014/05/25/1070004-papa-terra-santa.shtml

Papa Francesco: Shimon Peres e Abu Mazen

in Vaticano per pregare per la pace

Entrambi i capi di Stato hanno subito aderito all’incontro, accettando l’invito del Papa. E poiché Peres è ormai a fine mandato e lascerà la carica nel prossimo luglio, lo storico evento in Vaticano “avverrà in tempi molto rapidi”, ha assicurato il portavoce padre Federico Lombardi. L’immediata sintonia delle due parti a incontrarsi in Vaticano sotto gli auspici di papa Francesco, per quanto in un contesto “di preghiera” (che comunque è la modalità specifica di un capo religioso come il Papa per farsi promotore e testimone di pace), fa intuire che la tessitura diplomatica era già in corso. E dipinge un quadro in cui Bergoglio, in un momento di stallo dei negoziati israeliano-palestinesi in favore dei quali aveva già lanciato diversi appelli, ha fatto sì che venisse in qualche modo scavalcato il premier israeliano Netanyahu, facendosi “regista” di una storica stretta di mano in Vaticano tra i due presidenti che non potrà non avere riflessi sulla ricerca di una accordo per la soluzione al conflitto.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/05/24/il-papa-e-partito-per-la-storica-visita-in-terra-santa_32ca341f-56cc-41ee-a9c1-b49df3f57652.html

 

MESSAGGIO INVIATO AI BUDDISTI

PER LA FESTA DEL VESAKH 2013

Cristiani e buddisti: amore, difesa e promozione della vita umana

 

Cari amici buddisti,

1. A nome del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, vorrei estendere a tutti voi i miei sentiti saluti ed auguri in occasione della celebrazione della festa di Vesakh, che offre a noi cristiani l’opportunità di rinnovare il nostro dialogo amicale e la stretta collaborazione con le differenti tradizioni che voi rappresentate.

2. Papa Francesco, proprio all’inizio del suo ministero, ha riaffermato la necessità del dialogo e dell’amicizia tra i seguaci di differenti religioni, facendo notare che “La Chiesa è (…) consapevole della responsabilità che tutti portiamo verso questo nostro mondo, verso l’intero creato, che dobbiamo amare e custodire. E noi possiamo fare molto per il bene di chi è più povero, di chi è debole e di chi soffre, per favorire la giustizia, per promuovere la riconciliazione, per costruire la pace” (Incontro con i Rappresentanti delle chiese e delle comunità ecclesiali, e di altre religioni, 20 marzo 2013). Il Messaggio della Giornata Mondiale della Pace 2013, intitolato “Beati gli operatori di Pace”, nota: “Via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono, allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. La vita in pienezza è il vertice della pace. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita” (Messaggio per la Giornata della Pace 2013, n. 4).

3. Desidero esprimere il sincero rispetto della Chiesa cattolica per la vostra nobile tradizione religiosa. Spesso notiamo una consonanza con valori espressi anche nei vostri libri religiosi: rispetto per la vita, contemplazione, silenzio, semplicità (cf. Verbum Domini, n. 119). Il nostro autentico dialogo fraterno esige che noi buddisti e cristiani facciamo crescere ciò che abbiamo in comune, e specialmente il profondo rispetto per la vita che condividiamo.

4. Cari amici buddisti, il vostro primo precetto vi insegna ad astenersi dal distruggere la vita di ogni essere senziente, proibendo così l’uccisione di se stessi e degli altri. La pietra angolare della vostra etica risiede nell’amorevole gentilezza verso tutti gli esseri. Noi cristiani crediamo che il nocciolo dell’insegnamento morale di Gesù è duplice: l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Gesù dice: “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; rimanete nel mio amore” E poi: “Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1823). E il quinto comandamento cristiano, “Non uccidere”, è in perfetta armonia con il vostro primo precetto. La Nostra Aetate insegna che “la Chiesa cattolica nulla rigetta di ciò che è vero e santo in queste religioni” (NA, n. 2). Penso, perciò, che sia urgente creare, sia per i buddisti che per i cristiani, sulla base dell’autentico patrimonio delle nostre tradizioni religiose, un clima di pace per amare, difendere e promuovere la vita umana.

5. Come tutti sappiamo, malgrado questi nobili insegnamenti sulla santità della vita umana, il male contribuisce in diverse forme alla disumanizzazione della persona, attenuando il senso di umanità degli individui e delle comunità. Questa tragica situazione esige che noi, buddisti e cristiani, uniamo le forze per smascherare le minacce alla vita umana e risvegliare la coscienza etica dei nostri rispettivi seguaci per generare una rinascita spirituale morale degli individui e delle società al fine di essere veri operatori di pace, amando, difendendo e promuovendo la vita umana in tutte le sue dimensioni.

6. Cari amici buddisti, continuiamo a collaborare con rinnovata compassione e fraternità per alleviare le sofferenze della famiglia umana, tutelando la sacralità della vita umana. E’ in questo spirito che vi rinnovo l’augurio di una pacifica e gioiosa festa di Vesakh.

Jean-Louis Cardinal Tauran

Presidente

 

Vesak

Il Vesak è la ricorrenza in cui si celebrano la nascita, l’illuminazione e la dipartita di Buddha Shakyamuni. Si tratta della festa buddhista più importante, festeggiata dai buddhisti di tutto il mondo e di tutte le tradizioni.

La festa del Vesak tradizionalmente cade nel plenilunio di Maggio, anche se in molte tradizioni viene data particolare importanza all’intero mese di Maggio (in alcune tradizioni all’intero mese di Giugno).

Il Vesak è l’unica festività Buddhista prevista dall’Intesa, in cui si è scelto, per semplicità, di far corrispondere tale evento all’ultimo fine settimana del mese di Maggio.

Per l’UBI il festeggiamento del Vesak è da sempre stato un appuntamento fondamentale: un momento di incontro tra i vari Centri e le rispettive comunità di praticanti, un momento di preghiera comune, un momento di studio ed approfondimento del Buddhismo e delle sue relazioni con la società italiana ed anche un momento di festa e di gioia per aver incontrato gli Insegnamenti del Buddha.
http://www.vesak.it/

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Un’elezione «storica» quella di di Papa Francesco. Così il Dalai Lama ha espresso, in un messaggio indirizzato al nuovo Santo Padre e pubblicato sul suo sito, il suo saluto e il suo «senso di gioia» augurandosi di poter incontrare presto il nuovo capo della Chiesa di Roma.

Il leader dei buddisti tibetani ha scritto di non essere un esperto di santi cattolici ma, essendo anche stato ad Assisi per l’incontro interreligioso, conosce San Francesco e si è detto «toccato» dalla scelta del cardinale Bergoglio di assumere il nome del poverello d’Assisi come suo nome per il pontificato.

«La sua disciplina – scrive il Dalai Lama riferendosi a San Francesco – la semplicità della sua vita e il suo amore per tutte le creature sono qualità che io trovo altamente ispiranti. Sono veramente toccato nel sapere che è questo il nome scelto dal Papa».

Il Dalai Lama ricorda di aver già incontrato tre pontefici, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e di aspettare un incontro con il nuovo Papa. «Sono stato molto contento di aver incontrato i suoi immediati predecessori – ha scritto il Dalai Lama rivolgendosi a Papa Francesco – con i quali ho avuto conversazioni amichevoli durante gli ultimi 40 anni circa, così come ho avuto scambi con i miei fratelli e sorelle cristiani. Spero di avere l’onore di incontrare anche lei qualche volta nel prossimo futuro».

Mercoledì 29 maggio 2013

presso  il Monastero di Santa Cecilia  in Trastevere/Roma

una delegazione del Coordinamento Italiano di RELIGIONS FOR PEACE incontrerà la delegazione  della: INTERCULTURAL DIALOGUE PLATFORM di Istanbul per uno scambio di esperienze sul ruolo della cooperazione  tra le religioni per la coesistenza pacifica nel Mediterraneo.

L’incontro è aperto.

Al termine chi lo desideri potrà partecipare alla celebrazione dei vespri presso la basilica di Santa Cecilia.

 

L’incontro è co-organizzato da:

 Intercultural  Dialogue Platform– Istanbul, 

 Religions for Peace – Italia,  

Istituto Tevere – Roma (DIALOGO TRA CRISTIANI E MUSULMANI A ROMA)

 

Carissime sorelle e fratelli

sono fra Antonio Salinaro OFM, 

che insieme al consiglio nazionale per il dialogo ecumenico e interreligioso dell’ordine dei frati minori, (COMPI)

vi informiamo che dal 8 aprile al 10 aprile ad Assisi “casa Leonori,- Santa Amria degli Angeli-, 

ci sarà un convegno di dialogo interreligioso dal titolo “io Credo”:  un cristiano, un musulmano e un ebreo,  testimoniano cosa significa credere nella loro fede.

vi ringrazio calorosamente e fraternamente!

fra Antonio Salinaro OFM

Depliant:

Io credo

esecutivo

 

 

Gli eroi sconosciuti dell’Olocausto


La storia dei “Giusti tra le Nazioni”, uomini e donne che ignorarono le leggi naziste, si opposero all’opinione pubblica e osarono fare ciò che era giusto


ROMA, Wednesday, 16 January 2013 (Zenit.org).

In preparazione alla “Giornata della Memoria”, in programma il 27 gennaio prossimo, riprendiamo la prefazione al volume I giusti. Gli eroi sconosciuti dell’Olocausto, di Sir Martin Gilbert, edito da Città Nuova.

Sir Martin Gilbert è uno dei più grandi storici viventi  famoso come biografo ufficiale di Winston Churchill e come uno dei più noti studiosi dell’Olocausto, ha pubblicato 72 libri di cui molti tradotti anche in italiano.

Per i servizi resi alla Storia britannica e alle relazioni internazionali, nel 1995 è stato insignito dell’ordine dell’Impero Britannico dalla Regina Elisabetta II. Gilbert è anche fellow onorario del Merton College dell’Università di Oxford.

Rischiò di perdere la vita durante gli attentati del 7 luglio 2005 nella metropolitana di Londra.

Abraham Foxman, che è stato salvato dalla sua bambinaia a Vilnius, ha detto all’incontro dei «bambini nascosti» a Gerusalemme: «Per più di cinquant’anni dopo l’Olocausto i sopravvissuti hanno dato testimonianza del male, della brutalità e della bestialità. Tocca a noi oggi, alla nostra generazione, portare una testimonianza di bontà, giacché ognuno di noi è la prova vivente che persino all’inferno, in quell’inferno chiamato Olocausto, vi fu la bontà, la gentilezza, nonché l’amore e la compassione».

 

17  GENNAIO

 GIORNO PER IL DIALOGO TRA EBREI E CATTOLICI

 

LA SETTIMA PAROLA:
«NON COMMETTERE ADULTERIO»   
Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei
 
 
Presentazione
 
Nel cammino di fraterno dialogo e stima tra la Chiesa in Italia e il Popolo ebraico, l’incontro tra il Papa e la Comunità ebraica di Roma nel Tempio Maggiore, il 17 gennaio 2010, ha suggellato positivamente le tappe fin qui percorse, indicando nuovi obiettivi, mostrando di voler andare oltre
turbolenze e incertezze che hanno talora suscitato dubbi sull’effettiva consistenza del dialogo cristiano-ebraico odierno. Nella sua visita alla Sinagoga di Roma Benedetto XVI, ha voluto sottolineare in maniera ancora più chiara quanto aveva già affermato nella sinagoga di Colonia sulla comune responsabilità che gli ebrei e i cristiani hanno di fronte alle “Dieci parole”: «In particolare il Decalogo – le “Dieci Parole” o Dieci Comandamenti (cfr Es 20,1-17; Dt 5,1-21) – che proviene dalla Torah di Mosè, costituisce la fiaccola dell’etica, della speranza e del dialogo, stella polare della fede e della morale del popolo di Dio, e illumina e guida anche il cammino dei Cristiani.
Esso costituisce un faro e una norma di vita nella giustizia e nell’amore, un “grande codice” etico per tutta l’umanità. Le “Dieci Parole” gettano luce sul bene e il male, sul vero e il falso, sul giusto e l’ingiusto, anche secondo i criteri della coscienza retta di ogni persona umana. Gesù stesso lo ha ripetuto più volte, sottolineando che è necessario un impegno operoso sulla via dei Comandamenti: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti” (Mt 19,17)». In questa prospettiva, sono vari i campi di collaborazione e di testimonianza che si aprono davanti a ebrei e cristiani, uniti da comuni aspirazioni.
Vorremmo ricordarne tre particolarmente importanti per il nostro tempo. …
 
 

file attached   Sussidio.pdf

 

Beirut (Agenzia Fides) – “La visita di Benedetto XVI in Libano ha mostrato al mondo che il popolo libanese, cristiani e musulmani, è tutto dalla stessa parte, mentre i partiti e le fazioni si dividono e generano conflitti. La speranza è che anche gli uomini politici in Libano imparino qualcosa dallo spettacolo di unità che si è visto nei giorni della visita papale”. Così spiega all’Agenzia Fides Muhammad Sammak, consigliere politico del gran Mufti del Libano e Segretario generale del Comitato libanese per il dialogo islamico-cristiano. I giorni del Papa in Libano sono stati per tutti una parentesi di sollievo nella fase a rischio di nuove lacerazioni vissuta dal Paese dei cedri. Sammak racconta questa percezione condivisa attraverso un aneddoto: “Le reti televisive per qualche giorno si sono concentrate sulla visita papale, e i politici con le loro contrapposizioni sono spariti dagli schermi. Tutti erano felici di ciò, e si auguravano anche per questo che il viaggio papale in Libano durasse più a lungo”.
Sammak confida a Fides di essere l’autore del messaggio che il gran Mufti Mohammed Rashid Gabbani ha consegnato al Santo Padre Benedetto XVI durante il suo incontro con i rappresentanti delle comunità islamiche: “Ho espresso in quel testo il concetto che ogni male fatto a un cristiano è una male fatto a tutti i musulmani, e ogni attacco portato a una chiesa è un attacco contro tutte le moschee. Un messaggio che si può ritrovare negli insegnamenti stessi del Profeta Muhammad”. Il consigliere del gran Mufti definisce “fenomenale” lo spirito con cui tutte le componenti musulmane hanno preso parte ai diversi momenti della visita papale: “Le relazioni tra sunniti e sciiti ora in Libano non sono buone, eppure tutti hanno partecipato insieme agli incontri ufficiali, alla Messa, ai momenti di benvenuto e di arrivederci”.

Sammak valorizza l’approccio alle relazioni tra cristiani e musulmani espresso da Benedetto XVI nei suoi discorsi: “Il Papa ha presentato la libertà religiosa come la madre di tutti i diritti. E mi colpisce quando dice che l’antidoto agli estremismi non è la tolleranza. Non vogliamo relazioni islamo-cristiane basate solo sulla tolleranza. Esse si devono fondare sui diritti di cittadinanza condivisi tra tutti i cittadini, e poi sulla mutua fiducia e l’amore reciproco. La tolleranza, da sola non è sufficiente”.
LEGGI TUTTO SU:  http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39861&lan=ita

***

Papa Benedetto ha definito la primavera araba «positiva», ma ha dato una strigliata agli estremismi: «Il fondamentalismo è sempre una falsificazione delle religioni». Con questa frase, dettata in aereo, è atterrato.

LEGGI TUTTO SU: http://www.ilgiornale.it/news/interni/papa-libano-sfida-lintegralismo-falsifica-fede-837572.html

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Tre giorni di viaggio, otto discorsi, incontri ecumenici e interreligiosi (oltre che ovviamente con la comunità cattolica), un documento di magistero da consegnare (l’esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Medio Oriente) e una parola che riassume tutto l’itinerario: pace. Pax vobis è infatti il tema scelto dagli organizzatori.
LEGGI TUTTO SU: http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/benedetto-XVI-pellegrino-di-pace.aspx
 
 

 

MERCOLEDI’  26  SETTEMBRE, ore 18,30

John Martin Kuvarapu, Swami Sahajananda 

Cos’è la Verità?

Una possibile risposta di Gesù.

Riflessioni a partire dalla tradizione biblica

e dalla tradizione vedica

*

 L’incontro si svolgerà presso il

Monastero camaldolese di S. Gregorio al Celio

p.zza S. Gregorio al Celio 1 – Roma 

 

John Martin Kuvarapu è monaco camaldolese e vive nel Saccidananda Ashram di Shantivanam, nell’India del sud. E’ stato discepolo di Padre Bede Griffiths e sta elaborando una spiritualità fondata sull’incontro tra tradizione indiana e tradizione cristiana. In Italia ha pubblicato “Sulle acque dell’Oceano infinito”, “La Verità non ha confini”, “Una parabola del Regno di Dio” (ed. Appunti di viaggio-La parola)

 

ingresso libero

SCARICA IL VOLANTINO: Kuvarapu a Roma

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IL PLURALISMO RELIGIOSO ITALIANO

 NEL CONTESTO POST-MODERNO  (anno 2012)

Tentare l’avventura di una rassegna di carattere enciclopedico delle religioni ‒ e delle vie spirituali che, benché non religiose, rientrano tuttavia in una fenomenologia degli accostamenti contemporanei al sacro ‒ presenti in Italia, nell’attuale contesto postmoderno, costituisce insieme una sfida affascinante e un rischio. Il contesto, infatti, è di continua mutazione del quadro religioso, il che rende impossibile – nonostante ogni cura – una trattazione esaustiva. Alcuni dati cambiano con frequenza, letteralmente, quotidiana. Mentre siamo fin da ora grati a chi volesse segnalarci omissioni e integrazioni, siamo intenzionati a dare conto delle modifiche tramite il sito Internet del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, che ha ideato e promosso questa iniziativa (www.cesnur.org). Questo lavoro non è un mero aggiornamento delle nostre precedenti edizioni dell’Enciclopedia delle religioni in Italia ‒ pubblicate rispettivamente nel 2001 e nel 2006 ‒, su cui pure in buona parte si basa: vuole essere piuttosto uno strumento nuovo, che sia include molto nuovo materiale, sia lo dispone in modo parzialmente diverso. Continua a legggere su:

http://www.cesnur.org/religioni_italia/introduzione_01.htm

 

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«Noi cristiani e Boko Haram»

«I fondamentalisti sono una minoranza ma fanno uso di una violenza cieca contro di noi perché ci considerano “occidentali”. A torto». Parla un religioso nigeriano.

Continua a leggere su:

http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=4766

 

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SIRIA

Qualcuno oserà boicottare anche Mussahala?

 

 (su:
  
 ”Come una rosa (di Damasco) sbocciata nel sangue e nelle macerie di un paese che potrebbe sfasciarsi, ci arriva la notizia vera di un tentativo di riconciliazione dal basso, un’ iniziativa popolare e nonviolenta iniziata addirittura a Homs – città simbolo degli scontri – ma che prevede di espandersi in altre città e villaggi. Per dire no a una guerra confessionale in Siria e no a un intervento armato esterno genere Libia (e un destino analogo). Ci stanno lavorando siriane e siriani, laici ma soprattutto appartenenti alle diverse religioni e comunità che fino al 2011 convivevano in pace. Forse sono un buon riferimento per chi dai nostri paesi vuole evitare in Siria un copione simile a quello applicato in Libia o a quello che dal 2003 tormenta l’Iraq. Il tutto avviene in un clima mediatico intossicato ai massimi livelli e che come già in passato (Libia, Iraw, Jugoslavia) vede i media mainstream  e perfino rapporti dell’Onu (fuori dalla Siria) e di organizzazioni umanitarie riferirsi a “fonti” di parte. Così, i massacri e le violenze vengono invariabilmente attribuiti a una delle due parti, accelerando la costruzione del consenso necessario a un’altra azione militare stile Libia oppure ad accentuare lo scenario di guerra per procura già in atto. Il contrario di quel che occorrerebbe per un vero negoziato di pace. Mentre l’integralismo religioso e le divisioni settarie giocano un ruolo di propulsore bellico nella tragedia siriana, ecco che altri gruppi religiosi operano per la pace.  Occorrerebbe sostenerli, in particolare in Italia, fronteggiando le dichiarazioni bellicose del ministro degli Esteri. E il coro assordante dei media. E dei “nuovi media”.
 

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TUNISIA

 

- Per una Tunisia aperta a tutti, musulmani, cristiani, ebrei ed atei, il discorso del Presidente Moncef Marzouki a Oasis (19 giugno 2012):  (per il testo clicca qui e per il video clicca qui)
- La rilevanza reciproca, il saluto di Oasis al Presidente Marzouki
- Le voci e i fermenti di una società in transizione, una breve cronaca dal Comitato

 

Di Georges Anawati..

Georges Anawati, un padre domenicano e figura di rilievo negli studi di teologia islamica (Kalam), filosofia araba e storia delle scienza islamica (in particolare la farmacia), concesse a due professori egiziani, Mahmoud Azab e Hoda Issa, una lunga intervista pochi mesi prima di morire, nel gennaio del 1994.

L’intervista, caratterizzata da una mescolanza di arabo dialettale e francese, è stata pubblicata originariamente al Cairo nel 1998 in lingua araba.

In questa intervista l’autore ripercorre le tappe del suo cammino umano e spirituale, dalla decisione di entrare nell’ordine domenicano, all’impegno scientifico e per il dialogo interreligioso, delinea i principali tratti della filosofia arabo-islamica e ripercorre cinquant’anni di vita culturale in Egitto.

Questa traduzione è preceduta da una prefazione scritta da J-J Pérennès, attuale segretario dell’IDEO (Insitut Dominicain d’Etudes Orientales) – Cairo ed è la prima in lingua occidentale.

Leggi qui la recensione di P. Maurice Borrmans.

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L’ultimo libro di padre Luciano Mazzocchi. Leggi tutta l’intervista qui

 

A CURA DI FEDERICO TAGLIAFERRI

Padre Luciano Mazzocchi è un missionario saveriano, vissuto a lungo in Giappone (1963-1982), profondo conoscitore del buddismo Zen. In seguito ha svolto vari incarichi in Italia, in particolare a Mazara del Vallo (Trapani), tra i pescatori tunisini musulmani. Nel 1995 ha fondato “La Stella del mattino”, una piccola oasi dove ascoltare il Vangelo nel silenzio Zen. Attualmente è cappellano e missionario della comunità giapponese a Milano. Autore di molti libri che indagano il rapporto tra il cristianesimo e il buddismo. 

 Cominciamo dal suo ultimo libro, “Delle onde e del mare”. Che cosa l’ha spinta a scriverlo?

Incontro molte persone che sono afflitte da sensi di colpa perché sentono dubbi proprio verso i dogmi in cui sono cresciuti, che fanno parte della loro vita. Dubitano, e nello stesso tempo non riescono a liberarsi completamente da tali principi religiosi, nello specifico cristiani. Il loro dubbio si fa cronico e il sottofondo della loro coscienza conflittuale. La mia vita ha percorso un itinerario simile al loro. Il libro si rivolge dunque alle tante persone che sentono il cristianesimo come parte di sé  ma che sono visitate da tanti dubbi. Ma il dubbio fa parte della verità! Ho pensato che la testimonianza di un missionario che conosce il buddismo per esperienza personale potesse aiutare queste persone. Molti lettori mi hanno detto di essere stati incoraggiati dalla lettura del libro che, ripeto, è un itinerario verso la verità, passo dopo passo lungo la via del dubbio. Nel libro sono confluiti tanti incontri diversi da me avuti nel corso degli anni, ricordo in particolare la convivenza a Reggio Calabria per un anno con il monaco Zen Koho Watanabe, e poi, ancora, con altri monaci per lunghi periodi. Con il monaco Zen italiano Jiso Forzani, il sodalizio dura da oltre 15 anni. Il gruppo di monaci Zen con cui ho fatto amicizia e stretto un rapporto durevole mi fu presentato in origine dalla Conferenza episcopale giapponese.

 

Chi sono e quanti sono i buddisti in Italia?

Coloro che si definiscono buddisti in Italia sono oggi circa 100-150 mila. Per un terzo circa fanno riferimento al movimento Soka Gakkai, che si può definire una pratica “di meditazione e di spada” (ora quest’ultima parola viene adoperata nel senso dell’atteggiamento dell’uomo, ma in origine si riferiva proprio all’uso delle armi). Si tratta in realtà di un tradimento del buddismo originario, così come i Testimoni di Geova lo sono del cristianesimo originario. Entrambi questi movimenti assoggettano la religione ai messaggi negativi della vita di oggi (successo, affermazione personale, ecc.). Il praticante Soka Gakkai ha una meta da raggiungere e la religione è lo strumento per farlo. Nel buddismo originario, invece, il punto centrale della dottrina è il distacco e la libertà interiore. A parte i casi suddetti, in Italia ci sono molte persone che, pur rimanendo radicate nella loro cultura o tradizione religiosa, hanno la forza di aprirsi al buddismo approdato dall’Oriente. Esempio ne sono i gruppi e i movimenti impegnati nella difesa dell’ambiente e della nonviolenza. Ho avuto modo di scorrere una lista di circa 300 di questi movimenti in Italia: sono molti di più quelli che fanno riferimento al buddismo rispetto ai gruppi cristiani! Credo di poter affermare che fra 30-40 anni il buddismo sarà di casa in Italia: bisogna vedere cosa uscirà da questo incontro…

 

Chi è attratto dal buddismo, che cosa vi trova?

La meditazione che s’insegna nel buddismo aiuta a capire che tante montature si smontano, l’acqua fangosa diventa limpida. Nel cristianesimo si vuole spiegare tutto e perfino il momento del silenzio viene introdotto prima dalla parola, anzi da molte parole. Nel buddismo, invece, tacendo e meditando ciascuno tocca dentro di sé un inizio di liberazione e di salvezza. Iniziare dal silenzio, come l’esistenza! Viene da pensare che il buddismo sia più vicino al Vangelo di tanti aspetti del cristianesimo. Ho avuto la bella sorpresa di conoscere tanti buddisti che hanno riscoperto il cristianesimo che avevano conosciuto male. Hanno conosciuto il cristianesimo accedendovi nel silenzio. Io personalmente sono stato guidato a conoscere lo Zen come via che tocca nel vivo la mia anima, da un frate domenicano giapponese, Oshida Shigeto, morto nel 2002. Padre Oshida conobbe il Vangelo di Cristo in un modo molto particolare: durante la seconda guerra mondiale conoscendo dei militari cristiani. Era un praticante assiduo della meditazione Zen, ma in guerra sentiva la meditazione e la ricerca del vuoto come infiltrata di una certa ipocrisia di fronte ai mali del mondo. Così scoprì Dio, l’oltre ogni nostra esperienza. Aveva intuito che la pace e la concentrazione della meditazione Zen non sono l’esperienza ultima, ma che oltre c’è Dio. E Dio lo intravide in Gesù che muore invocando il perdono. Il perdono di Gesù verso coloro che l’avevano messo in croce è il vuoto del vuoto, lo Zen dello Zen.

 

Come definirebbe il suo ruolo di missionario in Italia?

Bisogna intendere che cosa significa essere missionari. Uscire da casa propria è sempre un bene, s’intende: apre la mente, arricchisce le esperienze. Ma la ragione fondamentale che costituisce ogni credente missionario è il fatto che Dio è sempre più grande del cuore dell’uomo, sempre più grande della sua comprensione della fede e del suo modo di praticarla. Quindi la Chiesa è essenzialmente missionaria: testimone di una fede che supera sempre la sua testimonianza e la dimensione dei suoi dogmi. Essere cristiani da oltre 2000 anni, come è per la Chiesa italiana, non è tutto; bisogna andare oltre. I dogmi della Chiesa non “esauriscono” Dio. La fede è sempre in aggiornamento. Purtroppo, oggi manca l’ascolto, la disponibilità ad ascoltare e si preferisce testimoniare una fede che si esaurisce nella tradizione. Oggi, la sfida per la Chiesa italiana è testimoniare una fede che va oltre la cultura italiana, di cui la Chiesa si sente prima benefattrice. In questo l’approdo del buddismo in Italia è occasione di grazia. Io mi pongo in questa prospettiva nei confronti del buddismo. Noi cristiani abbiamo favorito la ricerca teologica, privilegiando la mente; il buddismo ha fatto del corpo l’ambiente dove l’uomo sperimenta la sua religiosità. Aborrisco l’idea che il cristianesimo sia perfetto: mi priverebbe del patrimonio originale e non sostitutivo del cristianesimo, che Dio ha distribuito nelle tradizioni religiose non cristiane. Sperimento che il cristianesimo ha bisogno del buddismo. Ricordo la disquisizione tra cattolici e protestanti circa le opere e la fede, ora finalmente superata riconoscendo che non ci sono le opere senza la fede o viceversa. I buddisti pensano che il cristiano sia scarso di fede, perché ritengono che nelle opere dei cristiani non ci sia gratuità e che essi compiano le opere per andare in Paradiso, quindi per calcolo. Il buddismo è distacco anche dal voler andare in Paradiso, è stare in piedi senza appoggiarsi a nulla. In questo senso, il buddismo è una vera fede. Io, missionario cristiano, insegno loro a vivere questo puro distacco immergendosi nella storia. Li invito a non entrare nell’imperturbabilità del nirvana, finché tutto passi nel Regno di Dio, nella risurrezione all’ultimo giorno. Li invito a passar di mano il nirvana a Dio, nel cui Regno il più piccolo è il più grande.  Quindi riassumerei la mia esperienza così. In primo luogo la mia storia: sono capitati dei fatti, e io ci sono finito dentro, trovandovi un terreno fertile, dove sono germogliati dei semi. In secondo luogo, vedo in tanti cristiani un interesse latente e forte verso il buddismo, che non osano lasciare emergere. In me trovano comprensione e un’indicazione di cammino. Di questo sono contento, e mi basta. Aggiungo che sono stato chiamato dal cardinale Joseph Ratzinger (all’epoca in cui era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – ndr.) per spiegare il mio ruolo e le mie posizioni: ho ricevuto una lettera che dice che il mio tentativo può proseguire.

 

Lei ha conosciuto bene tre grandi tradizioni religiose, il cristianesimo, il buddismo e l’islam. Hanno qualcosa in comune?

Sì, hanno in comune la fede nell’Assoluto di cui fanno esperienza attraverso modalità differenti, ma concomunicanti. Esaminiamo le loro tre pratiche fondamentali. Nell’islam è l’adorazione, professione della totale sottomissione a Dio del credente, affidandosi completamente alla Provvidenza. Nel buddismo è la meditazione, il silenzio originario, incontaminato dal pensiero illusorio dell’uomo. Nel cristianesimo è l’eucaristia, la transustanziazione di Dio puro spirito e della materia del pane e del vino nel Cristo. L’Assoluto e il relativo si offrono oltre se stessi e diventano una cosa sola: la carità. Dio è carità, la materia è carità. L’eucaristia è il loro “uno” dinamico. Ciò è significato nel pane e nel vino: lavorìo dell’universo che alimenta la nostra vita, così la nostra vita si offrono alla redenzione dell’universo. È Cristo! Queste sono le tre manifestazioni dell’Assoluto: Dio nell’islam, il nirvana nel buddismo, Cristo nel cristianesimo.

 

Qual è il suo ruolo nella diocesi di Milano?

Nel 1995, fui presentato al cardinale Carlo Maria Martini da padre Marini, all’epoca superiore generale dei missionari saveriani, la congregazione a cui appartengo. All’inizio la mia sede era nell’Abbazia di Chiaravalle, vicino a Milano. Poi, dopo vari spostamenti, mi fu chiesto di assumere la responsabilità della cappellania giapponese, incarico che svolgo tuttora. È un incarico ufficiale, che mi inserisce nell’organigramma della diocesi. Risiedo a Milano in un luogo che ho cercato di trasformare in una piccola oasi dove ascoltare il Vangelo nel silenzio Zen: l’ho chiamata “La stella del mattino”. Qui si possono condividere con fratelli e sorelle il Vangelo, lo Zazen, la preghiera, il lavoro, la Parola, il silenzio. Ho inoltre in progetto l’apertura, nel prossimo autunno, di una casa a Desio (donata ai missionari saveriani) che sarà un luogo residenziale di dialogo interculturale e interreligioso, di studio e di riflessione.

  

In conclusione, come può riassumere il senso del suo impegno?

Nel libro parlo molto dell’eucaristia. È un tema centrale nella mia vita. Certo l’avevo appresa nel catechismo  ma oggi la comprendo di più: essa è Dio che diventa pane, è il pane che diventa il corpo di Dio. L’eucaristia è Cristo. Gesù si è sentito onorato diventando pane. Un invito anche per noi a diventare un pezzo di pane. La teologia mette sempre lo spirito al di sopra della materia, ma la vera casa di Dio è un pezzo di pane. In questa prospettiva cerco di trovare la liberazione sia dallo spiritualismo, sia dal materialismo, in un bel connubio di spirito e corpo.

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Olivier Clément (17 novembre 1921Parigi, 15 gennaio 2009)

 è stato uno scrittore, poeta e teologo francese ortodosso

Cresciuto in una famiglia agnostica, Olivier Clément si converte a Gesù Cristo all’età di trent’anni, dopo una lunga esperienza di ateismo e una stagione di ricerca fra le varie spiritualità orientali. Sotto l’influenza degli scritti di Berdiaev e di Losskij, del quale diverrà allievo ed amico, Clément aveva scoperto il pensiero dei Padri d’Oriente ed aveva ricevuto il battesimo della Chiesa cristiana ortodossa, in seno alla parrocchia francofona del Patriarcato di Mosca a Parigi. Ha raccontato la sua infanzia, le sue peregrinazioni spirituali e la sua conversione in un’autobiografia, L’altro sole. Esperto di storia, insegnò a lungo presso il lycée Louis-le-Grand a Parigi. Professore all’Istituto di Teologia Ortodossa San Sergio, divenne uno dei testimoni più stimati e fecondi del Cristianesimo ortodosso in Occidente.

Olivier Clément fu fra l’altro uno dei fondatori della Fraternità Ortodossa in Europa occidentale.
Autore di una trentina di opere focalizzate sulla storia, il pensiero e la vita della Chiesa ortodossa, e all’incontro fra questa e il Cristianesimo occidentale, le religioni non cristiane e la modernità laica. Responsabile della rivista di teologia Contacts, dottore honoris causa dell’Istituto di Teologia di Bucarest e dell’Università Cattolica di Lovanio.

Intervista di Piero Pisarra (1999)

D.: Nella sua autobiografia spirituale (L’altro sole, Jaca Book, Milano) lei ha descritto il suo itinerario. È nato in una città del Sud della Francia, in un ambiente che non era cristiano e ha scoperto il cristianesimo grazie all’Ortodossia. Come è avvenuto questo incontro?

Olivier Clément: È stata una strada lunga, non ho scoperto l’Ortodossia da un giorno all’altro. Prima ero ateo, perché tutti erano atei intorno a me, e quando facevo alcune domande importanti come: “Quando si muore, cosa succede?”, mi rispondevano: “Quando si muore, è il nulla”. Ho avuto momenti di grande angoscia a causa di questo tipo di risposta. Nello stesso tempo, ero uno del Mediterraneo, perché ero vicino al Mediterraneo, ero in una città… i miei genitori si erano stabiliti a Montpellier, a 10 chilometri dal mare, spesso ci andavo in bicicletta. Ero… meravigliato. Meravigliato della bellezza delle luci, meravigliato dei narcisi in primavera, della periferia in fiore, tutte queste cose, ed ero già dibattuto tra l’angoscia e la meraviglia. Poi, quando sono diventato, come dire?, un giovane che cerca, uno studente alla ricerca… sono stato tentato dal marxismo (in fondo, è stata una delle grandi mode del nostro secolo). Ma a un certo momento ho avuto la sensazione che non rispondesse alla domanda più profonda che mi portavo dentro, e a poco a poco in me è avvenuta una specie di conversione, di conversione a un Dio sconosciuto, come se tra tutte le religioni ci fosse una sola religione di colore diverso a seconda del luogo e dei tempi. È stata la mia prima tappa. Beninteso, il cristianesimo mi interessava, anche se mi poneva molti problemi. C’erano cose che mi inorridivano in certi cristiani. Spesso non li trovavo molto vivi, ed è così anche oggi purtroppo. Dico a me stesso che se il mondo si secolarizza così in fretta è perché i cristiani sono come morti… ma non ha molta importanza. Dopo dieci anni di ricerca attraverso le religioni, attraverso i miti, in questo universo fantastico dei miti e delle religioni (non si sa cosa si perde quando non ci si interessa a questa dimensione delle cose!) diciamo che sono stato attratto dal cristianesimo attraverso l’Ortodossia. Ho letto Dostoevskji, ho letto i grandi filosofi religiosi russi, Nicolas Berdiaev mi ha molto colpito, poi ho conosciuto alcuni grandi pensatori, alcuni grandi teologi della diaspora russa in Francia (…)

Paolo VI e il dialogo della carità

D.: Atenagora è l’uomo del dialogo ecumenico, l’uomo dell’incontro con Paolo VI, ma è anche l’uomo del dialogo dell’Ortodossia con il mondo moderno.

Olivier Clément: È vero. Pensava che il ravvicinamento dei cristiani avrebbe potuto dar senso al terzo millennio. C’è stato un millennio in cui eravamo tutti insieme, poi c’è stato un millennio in cui tutto si è scomposto, il mondo cristiano si è trovato in uno stato fissile, per usare il linguaggio della bomba atomica, o dell’energia atomica, e ora dobbiamo rimetterci in uno stato di ravvicinamento, di approfondimento comune e alla fine di unificazione, e allora daremo un senso all’unificazione del pianeta, a quella che oggi chiamiamo la mondializzazione.

D.: Che cosa le ha detto del suo incontro… dei suoi rapporti con Paolo VI?

Olivier Clément: Che Paolo VI gli piaceva molto. Che aveva per lui una vera amicizia. Il momento più buffo è stato quando, una mattina, mi ha detto: “Ha visto…?”. Aveva in mano un libretto, era l’enciclica di Paolo VI sui problemi della sessualità… D.: Humanae vitae. Olivier Clément: Sì, Humanae vitae. Allora mi ha detto: “Ammiro Paolo VI, guardi cosa ha scritto… Ma sono trenta pagine, Dio mio, perché trenta pagine? Io me la caverei con una sola pagina. Direi semplicemente che… parlerei della santità dell’amore umano, del mistero del bambino, e quanto ai metodi anticoncezionali, questo non mi interessa. Quando un uomo e una donna si amano veramente credo che sia l’essenziale, non entro nella loro camera, e a questo proposito non ho niente da dire. Ma si deve parlare dell’amore. Si deve dire che l’amore è possibile, e che è una cosa meravigliosa. Allora…”. Gli piaceva Paolo VI. “Certo, c’è tutta una tradizione… bisogna capirlo, io capisco quello che ha voluto dire…”. Aveva questo rapporto con Paolo VI, e credo che tra loro ci fosse una grande amicizia che si esprime molto bene nel libro che è stato pubblicato contemporaneamente a Costantinopoli e a Roma e che si chiama O Tómos Agapìs, il libro dell’amore, della carità, fatto dei loro discorsi, dei loro incontri, dei loro scambi di idee, dove si vede il Papa che parla tanto della Chiesa locale, della Chiesa come comunità eucaristica, e dove si vede che il Patriarca riprende le espressioni di Sant’Ignazio d’Antiochia nel II secolo, su Roma, la Chiesa che deve presiedere nell’amore. A mio avviso è un libro estremamente importante per il pensiero teologico del XX e del XXI secolo.

LEGGI TUTTA L’INTERVISTA QUI: CLIK

IL CONTRIBUTO DI OLIVIER CLEMENT ALL’ECUMENISMO, scarica il documento:  Clément

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L’uomo che vive secondo lo Spirito diffonde intorno a sé

serenità e pace, diventa un creatore di vita, di giustizia, di Bellezza.

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 L’esercito spirituale dei credenti, che porta avanti il combattimento della quaresima attraverso il digiuno e la preghiera, il duello silenzioso di un uomo solitario che lotta contro il male e contro la morte, il coraggio di un eremita che attira su di sé gli spiriti cattivi per liberare i suoi fratelli, i cristiani che intonano in questo mondo il cantico della fornace (cf Dan 3,51-90), il più umile gesto di penitenza e l’esorcismo balbettante di una preghiera, ecco ciò che conta prima di tutto nella gigantesca tensione tra il mondo decaduto e il mondo che viene…

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Monastero esarchio

di “santa Maria” di Grottaferrata

 

 

   Il Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, detto anche Abbazia Greca di San Nilo, è stato fondato nel 1004 da un gruppo di monaci provenienti dalla Calabria bizantina guidati da S. Nilo di Rossano, capo carismatico e personaggio di primo piano del suo tempo. La comunità monastica, rimasta presto orfana del suo padre spirituale S. Nilo, fu guidata dal discepolo prediletto S. Bartolomeo il Giovane, cofondatore del Monastero.

Noi monaci seguaci di S. Nilo e S. Bartolomeo viviamo e operiamo in questa vetusta Abbazia. Siamo cattolici di rito Bizantino-Greco e rappresentiamo la Congregazione d’Italia dei Monaci Basiliani, istituzione creata nella Chiesa cattolica per riunire i monasteri di rito Bizantino presenti nell’Italia meridionale.

Attualmente l’Abbazia Greca di Grottaferrata è l’ultimo dei numerosi Monasteri Bizantini che nel medioevo erano diffusi in Sicilia, nell’Italia meridionale e nella stessa Roma. Costituisce inoltre un unicum in quanto, fondato cinquanta anni prima dello Scisma che portò alla separazione tra Cattolici ed Ortodossi, è sempre stato in comunione con la Chiesa di Roma, pur conservando il rito Bizantino e la tradizione monastica orientale delle origini.

ECUMENISMO

Incontro con S.S. Bartolomeo I 

Con molte Chiese e monasteri ortodossi noi monaci Basiliani, eredi spirituali di S. Nilo, intratteniamo rapporti fraterni di amicizia e di stima reciproca, in consapevole ed impegnativo servizio al dialogo ecumenico. Lo coltiviamo con i molteplici scambi personali e di comunità, con l’accoglienza generosa e aperta dei fratelli ortodossi che ci visitano, spesso trattenendosi come ospiti per vario tempo, e soprattutto con la preghiera, umile, insistente, fiduciosa, affidata alle mani materne della Theotòkos Hodigitria, la cui icona antica è da secoli il cuore simbolico e pulsante del nostro monastero tuscolano.

 

 

http://www.abbaziagreca.it/index.asp