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Assisi, 18 – 20 Settembre 2016

SETE DI PACE – RELIGIONI E CULTURE IN DIALOGO

SPIRITO DI ASSISI 1986-2016 

30 anni di dialogo interreligioso ed ecumenico

 

Cos’è lo “Spirito di Assisi”, 30 anni di pace

Ad Assisi dal 18 al 20 settembre 2016, sarà celebrato il 30° anniversario della storica giornata del 27 ottobre 1986 voluta da san Giovanni Paolo II, che rappresentò la sorgente di quello “Spirito di Assisi” che si è diffuso da allora in tanti angoli del mondo.

A trenta anni di distanza, ancora una volta, uomini e donne di religione e di cultura si ritroveranno ad Assisi, nella città che San Giovanni Paolo II ebbe a definire “il luogo che la serafica figura di san Francesco ha trasformato in un centro di Fraternità universale”. Il meeting intende raccogliere le sfide del mondo contemporaneo attraverso un dialogo sincero e fattivo, per generare un clima di fiducia, di rispetto e collaborazione, tanto prezioso alla costruzione di un futuro migliore per l’umanità

Il meeting del 30° Spirito di Assisi” si svolge, come è ormai tradizione , attraverso un assemblea plenaria di Inaugurazione, nel pomeriggio di domenica 18 settembre, a cui faranno seguito il lunedì e il martedì mattina, in tre sessioni, circa 30 panel sui temi emergenti del dialogo interreligioso e della giustizia e pace nelle società contemporanee. i tre giorni saranno conclusi da una cerimonia finale in piazza, dove sarà proclamato e firmato un comune appello appello di pace.

I partecipanti previsti, nazionali e internazionali, saranno oltre 400 oltre ad alcune migliaia di convegnisti presenti ai diversi momenti dell’incontro.

L’evento commemorativo, quest’anno, viene promosso dalla Diocesi di Assisi, dalle famiglie Francescane, dalla comunità sant’Egidio insieme ad altri movimenti e aggregazioni ecclesiali, in collaborazione con la conferenza espiscopale Umbra, la Regione Umbria e il Comune di Assisi. Vedrà la partecipazione di leaders delle chiese cristiane e delle grandi religioni, di esponenti del mondo politico e culturale internazionale oltre a rappresentanti di governi provenienti da diverse aree del mondo.

Il meeting di Assisi 2016 avrà luogo, significativamente, nel corso dell’Anno Santo della Misericordia, voluto da Papa Francesco. Si colloca sulla scia di innumerevoli altri incontri nazionali e internazionali vissuti nel trentennio nello “spirito di Assisi”, promossi dalla Comunità Sant’Egidio e da altre aggregazioni ecclesiali.

PER TUTTE LE INFO CLICCA QUI

 

Quale futuro per la casa comune?    

Esperienze e Riflessioni Interreligiose su uomo e ambiente

 



Il Convegno ha lo scopo di leggere a tre voci, buddhista, induista e cristiana, gli aspetti antropologici ed economici della crisi del nostro tempo. Ma, soprattutto, vorrà dare testimonianza del fatto che, nella diversità di percorsi, è possibile la collaborazione fra religioni. Siamo convinti, infatti, che mettendo a disposizione i propri doni interiori e risorse concrete, si può contribuire ad arricchire i futuri orientamenti educativi, spirituali, etici e sociali. In ascolto delle domande del nostro tempo.

file attached   brochure_maggio_2016.pdf

 

PAPA  FRANCESCO IN VISITA ECUMENICA

ALLA CHIESA LUTERANA DI ROMA

«Non costruire muri ma pregare e servire»

 

 

A Parigi «anche il nome di Dio usato per chiudere il cuore»

Dopo Parigi «che fare? Parlare chiaro, pregare e servire». Il Pontefice ha evocato con queste parole la tragedia degli attacchi terroristici nella conversazione spontanea con i fedeli della chiesa luterana di Roma, rispondendo a una donna che gli chiedeva che cosa fare per evitare che le persone non si rassegnino alla miseria e non costruiscano nuovi muri. «L’uomo – ha sottolineato – dal primo momento, se leggiamo le Scritture è un grande costruttore di muri, dalle prime pagine della Genesi vediamo questo». Secondo il Papa «c’è una fantasia dietro i muri umani: diventare come Dio. La Torre di Babele è proprio l’atteggiamento di dire: “Noi siamo i potenti, voi fuori”. C’è la superbia del potere nell’atteggiamento proposto nelle prime pagine della Genesi, per escludere si va in questa linea».

 

Papa Bergoglio ha aggiunto: «L’egoismo umano vuol difendersi, difendere il proprio potere. Ma in quel difendersi si allontana dalla fonte della ricchezza. I muri alla fine sono come un suicidio, ti chiudono. È una cosa brutta avere un cuore chiuso e oggi lo vediamo».

 

«Il muro è il monumento all’esclusione – ha spiegato – Sapete come fare a evitare i muri? Bisogna parlare chiaro, pregare e servire. Fate gli ultimi, lavate i piedi, prestate servizio ai fratelli e alle sorelle, ai più bisognosi».

 

«Che cosa mi piace di più nell’essere papa? Fare il parroco»

«La cosa che mi piace di più» nell’essere Papa «è fare il parroco» ma anche «stare con i bambini, parlare con loro, perché si impara tanto da loro». Così papa Francesco ha invece risposto alla domanda di un bambino di 9 anni: «Cosa ti piace di più dell’essere Papa?».

«La risposta è semplice – ha detto Jorge Mario Bergoglio – se io ti chiedo cosa ti piace più di un pasto tu mi rispondi il dolce. In realtà però di un pasto si deve mangiare tutto. A me non piace molto il lavoro di ufficio, ma devo farlo». Ma «la cosa che mi piace di più è fare il parroco, e quando ero rettore della facoltà di Teologia, c’era una parrocchia accanto alla facoltà di cui ero parroco: mi piaceva tanto insegnare il catechismo ai bambini e la domenica fare la messa con i bambini, c’erano 250 bambini ed era difficile che tutti stessero in silenzio, ma il dialogo con loro mi piaceva molto, perché i bambini sono concreti, non fanno domande teoriche».

«Fare il papa con lo stile del parroco, del pastore. Mi sento bene quando visito gli ammalati, quando parlo con le persone che sono disperate, tristi, e amo tanto andare in carcere. Ma non che mi portino in galera eh!», ha riso Francesco. «Ogni volta che io entro in un carcere mi domando “perché loro? e io no” – ha ribadito – e lì sento la salvezza di Gesù Cristo, perché è lui che mi ha salvato, io non sono più peccatore di lui, e lui mi ha preso per mano». «Se un Papa non fa il parroco, il vescovo, il pastore, sarà una persona importante, intelligente, avrà influsso nella società ma – conclude – nel suo cuore penso non sia felice».

 

Ai luterani: è giunto il tempo di «chiederci perdono»

Soffermandosi sul rapporto tra cattolici e luterani, nell’omelia, sviluppata dal passo evangelico secondo Matteo (25,31-46) e tutta pronunciata parlando «a braccio», «Ci sono stati tempi brutti fra noi, cattolici e luterani. Pensate alle persecuzioni fra noi con lo stesso battesimo. Dobbiamo chiederci perdono per questo, perdono dello scandalo della divisione».

Nella predica ha rilevato: «Nel giorno del Giudizio non ti sarà chiesto se sei andato a messa, ma se la tua vita l’avrai usata per fare muri o per servire. Tutti noi battezzati, luterani e cattolici, siamo in questa scelta: il sevizio, l’essere servo». Si è domandato Francesco: «Ma noi luterani e cattolici, da che parte saremo, a destra o a sinistra? Ma ci sono stati tempi brutti eh fra noi – ha sottolineato – le persecuzioni tra noi, con lo stesso battesimo… ci siamo anche bruciati vivi, dobbiamo chiederci perdono per quello scandalo della divisione, perdono, tutti, luterani con cattolici».

 

Quando «condividiamo la cena del Signore – ha osservato – ricordiamo e imitiamo il Signore Gesù. La cena del Signore ci sarà. Il banchetto finale della nuova Gerusalemme. Mi domando: condividere la cena del Signore è il fine di un cammino o il viatico per camminare insieme? In un certo senso condividere è dire che non ci sono differenze tra noi, che abbiamo la stessa dottrina. Mi domando: “Ma non abbiamo lo stesso battesimo?” E se sì dobbiamo camminare insieme».

 

«Una fede, un battesimo, un Signore, così disse Paolo – ha evidenziato – Non oserò mai dare il permesso perché non è competenza mia. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso e non posso dire di più». Il Pontefice ha riconosciuto di essere consapevole che «non c’è un’altra scelta, oltre la scelta di servizio che lui ci ha indicato essendo servo, il servo del Signore. Mi piace per finire chiedere che lui sia il servo della vita, che ci aiuti a camminare insieme, a lavorare insieme, ad amarci insieme con vero amore; “padre siamo diversi perché i nostri libri dogmatici dicono una cosa e i vostri ne dicono un’altra”, ma un grande vostro ha detto un giorno che c’è l’ora della grazia riconciliata, di quel Dio che è venuto da noi per servire».

 

Prima della predica, rispondendo alla domanda di una donna luterana sposata con un cristiano, aveva detto: «Quando lei si sente peccatrice e suo marito si sente peccatore lei guarda il Signore e chiede perdono. Suo marito fa lo stesso. Quando pregate insieme quel battesimo cresce, diviene forte. Quando insegnate ai vostri figli chi è Gesù, fate lo stesso, sia in lingua luterana che in lingua cattolica».

 

Riflettere sul tema del dialogo interreligioso e su come la multireligiosità abbia modificato i principali ambiti del vivere quotidiano, come la scuola, il lavoro e la sanità. Questo l’obiettivo della 2^ Conferenza nazionale ‘Cosmocity – Migrazioni, religioni e città interculturali. Le celebrazioni di Divali: un’occasione per promuovere il dialogo interreligioso’, che si terrà a Roma il prossimo 10 novembre 2015.

L’evento è organizzato da Programma integra, in collaborazione con Religions for Peace, Fondazione Roma Solidale, Master di I livello in Religioni e mediazione culturale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, Associazione Pontieri del dialogo, Fondazione ISKCON Italia e Tathata Edizioni.

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La giornata si articolerà in due sessioni, una mattutina e una pomeridiana.

La sessione mattutina prevede una serie di interventi sul tema del dialogo interreligioso, in particolare si rifletterà su come la presenza nel nostro paese di differenti comunità migranti e religiose abbia modificato la struttura sociale e su come questo fenomeno si rifletta nei vari ambiti del vivere quotidiano quali i luoghi di lavoro, gli ospedali e la scuola. Durante la sessione pomeridiana verrà proiettato un lungometraggio sul tema del dialogo interreligioso selezionato tra i contributi del Religion Today Film Festival. Seguirà una sessione di interventi dei principali rappresentanti delle comunità religiose presenti nella Capitale.

La giornata si concluderà con un incontro simbolico per celebrare ‘Divali – festa della luce’, una ricorrenza religiosa di origine induista che simboleggia la vittoria del bene sul male, e festività nazionale in India e in altri Paesi del Sud-Est asiatico, ormai celebrata pubblicamente anche dalle comunità immigrate in alcuni Paesi occidentali.

La Conferenza si terrà il 10 novembre, a partire dalle ore 10, presso l’Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma La Sapienza, Piazzale Aldo Moro, 5.

Per partecipare è necessario inviare una email di prenotazione all’indirizzo [email protected]

A breve verrà pubblicato il programma della giornata.

Per informazioni:
Programma integra
tel. 0678850299
e-mail: [email protected]
www.programmaintegra.it

 

http://www.programmaintegra.it/wp/2015/10/2-conferenza-nazionale-cosmocity-migrazioni-religioni-e-citta-interculturali-online-il-programma/

 

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CIPMO: 68 ARTISTI PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE

 

 

20151020_161915L’asta di Arte contemporanea che CIPMO- Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente - organizza insieme a Sotheby’s,  per giovedì 22 ottobre alle ore 18 a Milano, presso lo stupendo UniCredit Pavilion in Piazza Gae Aulenti (un luogo che sta diventando sempre più il cuore pulsante della nuova Milano)) non è certo una delle solite aste commerciali.

L’asta, promossa dal grande storico dell’Arte Arturo Schwarz, sarà introdotta da Enrico Mentana, direttore del Tg La7; a condotta l’asta un battitore d’eccezione,Filippo Lotti, numero uno di Sotheby’s Italia.
L’asta è a sostegno del Progetto “Mediterranean Peace Channels, Il progetto crea occasioni riservate di incontro, lontane dai riflettori, tra esponenti delle società civili israeliana, palestinese e araba. Vi partecipano donne, insegnanti, giornalisti, giovani leader, policy maker, sindaci, esperti.
Il progetto crea altresì canali di contatto e conoscenza tra scuole italiane e mediterranee, consentendo ainsegnanti e studenti di Istituti superiori milanesi di entrare in comunicazione e lavorare insieme con classi di Istituti di Egitto, Israele, Marocco, Palestina, Tunisia, Turchia.
Pare strano, in questi giorni in cui il Medio Oriente è lacerato da scontri sanguinosi e da repressioni incapaci di garantire la sicurezza, che si parli di “Mediterranean Peace Channels”. Ma è proprio questa quotidianità così dolorosa a dimostrare Le diplomazie da sole non bastano a fare la pace, che la pace va costruita anche dal basso, a livello di società civile.
Chi scrive ha speso metà dei suoi anni (ne ho oramai quasi 70) a costruire momenti in cui le parti in conflitto si confrontano con l’umanità dell’Altro, la riconoscono, cercano di comprenderla, senza mai ignorare lo scontro esistente, ma cercando le strade per affrontarlo e risolverlo. Ma portare avanti questo impegno è divenuto sempre più faticoso e difficile, tra i continui tagli pubblici, e la difficoltà di vendere” agli sponsor privati una cosa così impalpabile e difficile come è la pace.
Bisogna essere un po’ pazzi, o almeno avere molta fantasia, E allora è venuta l’idea di rivolgersi, per sostenere questo impegno, ad una categoria di persone che di fantasia ne hanno per mestiere, e talora anche un po’ di pazzia, ma di quella buona. Gli artisti. E ancora una volta gli artisti hanno risposto, generosamente, artisti famosi e meno famosi, 68 artisti che hanno donato le loro opere, perché, come proclama l’asta, “La pace nutre la vita”.
Basta guardare la Galleria Fotografica delle opere online per vedere quanto sono belle: (tra gli altri, hanno donato la roro opera maestri come  Enrico Baj, Mario Ceroli, Sandro Chia, Ugo Nespolo, Mimmo Paladino, Luca Pignatelli, Fabrizio Plessi, Concetto Pozzati). Tra di loro, ve ne è una di Enzo Carpi, dono di Adelina Aletti, che ha una storia particolare: lo ha avuto in dono suo padre proprio dall’artista, che si rifugiava a casa sua per sottrarsi ai nazisti e alle limitazioni imposte agli ebrei dalle leggi sulla razza. Un dono che ci onora e ci commuove, che sarà battuto all’inizio dell’asta. Le opere sono già esposte e visibili presso il Pavilion Unicredit.
 

IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO  

DELLA PROMULGAZIONE DELLA

DICHIARAZIONE CONCILIARE  

“NOSTRA AETATE”  

Piazza San Pietro Mercoledì, 28 ottobre 2015

Selfie "interreligioso" con il Papa - REUTERS

Ricordare insieme i 50 anni della Nostra Aetate
“Nelle Udienze Generali – ha esordito Papa Francesco – ci sono spesso persone o gruppi appartenenti ad altre religioni; ma oggi questa presenza è del tutto particolare, per ricordare insieme il 50° anniversario della Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra ætate sui rapporti della Chiesa Cattolica con le religioni non cristiane. Questo tema stava fortemente a cuore al beato Papa Paolo VI, che già nella festa di Pentecoste dell’anno precedente la fine del Concilio, aveva istituito il Segretariato per i non cristiani, oggi Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Esprimo perciò la mia gratitudine e il mio caloroso benvenuto a persone e gruppi di diverse religioni, che oggi hanno voluto essere presenti, specialmente a quanti sono venuti da lontano”.

Aggiornamento della Chiesa nella fedeltà
“Il Concilio Vaticano II è stato un tempo straordinario di riflessione, dialogo e preghiera per rinnovare lo sguardo della Chiesa Cattolica su se stessa e sul mondo. Una lettura dei segni dei tempi in vista di un aggiornamento orientato da una duplice fedeltà: fedeltà alla tradizione ecclesiale e fedeltà alla storia degli uomini e delle donne del nostro tempo. Infatti Dio, che si è rivelato nella creazione e nella storia, che ha parlato per mezzo dei profeti e compiutamente nel suo Figlio fatto uomo (cfr Eb 1,1), si rivolge al cuore ed allo spirito di ogni essere umano che cerca la verità e le vie per praticarla”.

“Il messaggio della Dichiarazione Nostra ætate è sempre attuale. Ne richiamo brevemente alcuni punti:
- la crescente interdipendenza dei popoli (cfr n. 1);
- la ricerca umana di un senso della vita, della sofferenza, della morte, interrogativi che sempre accompagnano il nostro cammino (cfr n. 1);
- la comune origine e il comune destino dell’umanità (cfr n. 1);
- l’unicità della famiglia umana (cfr n. 1);
- le religioni come ricerca di Dio o dell’Assoluto, all’interno delle varie etnie e culture (cfr n. 1);
- lo sguardo benevolo e attento della Chiesa sulle religioni: essa non rigetta niente di ciò che in esse vi è di bello e di vero (cfr n. 2);
- la Chiesa guarda con stima i credenti di tutte le religioni, apprezzando il loro impegno spirituale e morale (cfr n. 3);
- la Chiesa, aperta al dialogo con tutti, è nello stesso tempo fedele alle verità in cui crede, a cominciare da quella che la salvezza offerta a tutti ha la sua origine in Gesù, unico salvatore, e che lo Spirito Santo è all’opera, quale fonte di pace e amore”.

Fiamma accesa ad Assisi da Giovanni Paolo II
“Sono tanti gli eventi, le iniziative, i rapporti istituzionali o personali con le religioni non cristiane di questi ultimi cinquant’anni, ed è difficile ricordarli tutti. Un avvenimento particolarmente significativo è stato l’Incontro di Assisi del 27 ottobre 1986. Esso fu voluto e promosso da san Giovanni Paolo II, il quale un anno prima, dunque trent’anni fa, rivolgendosi ai giovani musulmani a Casablanca auspicava che tutti i credenti in Dio favorissero l’amicizia e l’unione tra gli uomini e i popoli (19 agosto 1985). La fiamma, accesa ad Assisi, si è estesa in tutto il mondo e costituisce un permanente segno di speranza”.

Ebrei e cristiani: da nemici ad amici e fratelli
“Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi 50 anni il rapporto tra cristiani ed ebrei. Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza. Da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli. Il Concilio, con la DichiarazioneNostra ætate, ha tracciato la via: “sì” alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; “no” ad ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano”.

Rapporto con i musulmani: rispetto reciproco e libertà di coscienza
“La conoscenza, il rispetto e la stima vicendevoli costituiscono la via che, se vale in modo peculiare per la relazione con gli ebrei, vale analogamente anche per i rapporti con le altre religioni. Penso in particolare ai musulmani, che – come ricorda il Concilio – «adorano il Dio unico, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini» (Nostra ætate, 5). Essi si riferiscono alla paternità di Abramo, venerano Gesù come profeta, onorano la sua Madre vergine, Maria, attendono il giorno del giudizio, e praticano la preghiera, le elemosine e il digiuno (cfr ibid.). Il dialogo di cui abbiamo bisogno non può che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all’integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione”.

udienza-28-10-2015

Collaborare con chi non professa alcuna religione
“Il mondo guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volontà che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell’economia, della finanza, e soprattutto della speranza”.

La grande risorsa della preghiera
“Noi credenti non abbiamo ricette per questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera. E noi credenti preghiamo. Dobbiamo pregare. La preghiera è il nostro tesoro, a cui attingiamo secondo le rispettive tradizioni, per chiedere i doni ai quali anela l’umanità”.

No a fondamentalismo
“A causa della violenza e del terrorismo si è diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni. In realtà, benché nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi (cfr Discorso al Congresso USA, 24 settembre 2015), bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e che esse propongono, e che sono sorgenti di speranza. Si tratta di alzare lo sguardo per andare oltre. Il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell’accoglienza dei migranti, nell’attenzione a chi è escluso. Possiamo camminare insieme prendendoci cura gli uni degli altri e del creato. Tutti i credenti di ogni religione. Insieme possiamo lodare il Creatore per averci donato il giardino del mondo da coltivare e custodire come un bene comune, e possiamo realizzare progetti condivisi per combattere la povertà e assicurare ad ogni uomo e donna condizioni di vita dignitose”.

Giubileo Misericordia, occasione per lavorare insieme nelle opere di carità
“Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che ci sta dinanzi, è un’occasione propizia per lavorare insieme nel campo delle opere di carità. E in questo campo, dove conta soprattutto la compassione, possono unirsi a noi tante persone che non si sentono credenti o che sono alla ricerca di Dio e della verità, persone che mettono al centro il volto dell’altro, in particolare il volto del fratello o della sorella bisognosi. Ma la misericordia alla quale siamo chiamati abbraccia tutto il creato, che Dio ci ha affidato perché ne siamo custodi, e non sfruttatori o, peggio ancora, distruttori. Dovremmo sempre proporci di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato (cfr Enc. Laudato si’, 194), a partire dall’ambiente in cui viviamo, dai piccoli gesti della nostra vita quotidiana”.

Pregare gli uni per gli altri
“Cari fratelli e sorelle, quanto al futuro del dialogo interreligioso, la prima cosa che dobbiamo fare è pregare. E pregare gli uni per gli altri: siamo fratelli! Senza il Signore, nulla è possibile; con Lui, tutto lo diventa! Possa la nostra preghiera – ognuno secondo la propria tradizione – possa aderire pienamente alla volontà di Dio, il quale desidera che tutti gli uomini si riconoscano fratelli e vivano come tali, formando la grande famiglia umana nell’armonia delle diversità. Grazie”.

Sintesi offerta da:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/28/udienza_generale_sul_dialogo_interreligioso_ampia_sintesi/1182550

 

LEGGI TUTTO IL TESTO SU:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20151028_udienza-generale.html

 

 

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Da 29 anni camminiamo insieme

nello Spirito di Assisi

Da 29 anni camminiamo insieme nello Spirito di Assisi - Il programma

Prosegue il cammino, fatto essenzialmente di dialogo in un clima di preghiera e di confronti fraterni, partito dallo storico evento attraverso cui San Giovanni Paolo II nel 1986 radunò ad Assisi i rappresentanti delle religioni di tutto il mondo.

In attesa e in preparazione allo speciale anniversario che si avrà il prossimo anno – come annunciato dal Vescovo di Assisi in visita a Tirana – presentiamo il programma di questo 29° anno di “Spirito di Assisi”, a cui seguirà una raccolta di contenuti di approfondimento e relative alle ultime celebrazioni.

MARTEDÌ 27 OTTOBRE

Ore 15.00

Sacro Convento — Museo del Tesoro

Visita alla Mostra di acqueforti di Marc Shagall e la Bibbia

Guida la visita: P. Silvestro Bejan, Direttore del CEFID

Ore 16.30

Basilica Papale di San Francesco — Sala Frate Elia

Invocazioni dei “Figli di Abramo” per la Pace

Introduzione:

Fratel Daniele Moretto, Monastero di Bose “San Masseo” – Assisi

Guidano la Preghiera:

Per gli Ebrei: Rav Joseph Levi, Rabbino Capo di Firenze

Per i Cristiani: Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo-Vescovo di Assisi

Per i Musulmani:

Imam Abdel Qader, Imam di Perugia e Fondatore UCOII

Imam Nader Akkad, Imam di Trieste e Delegato nazionale per il Dialogo Interreligioso dell’UCOII

Intermezzi Musicali

Ore 21.00

Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli

Preghiera Ecumenica per la Pace

Guidano la Preghiera:

Per i Cattolici: Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi

Per gli Ortodossi:

P. Ionut Radu, Parroco della Comunità ortodossa romena di Perugia

P. Vladimir Laiba, Presbitero della Chiesa Ortodossa del Patriarcato Ecumenico, Vice Parroco a Roma

Per gli Anglicani: Father David Faulks, Francescano Anglicano e Presbitero della Diocesi di Leicester (Inghileterra)

MERCOLEDÌ 28 OTTOBRE

Ore 9.00-12.00

Basilica Papale di San Francesco – Salone Papale

Le Religioni in dialogo per ricercare percorsi di Pace

Convegno teologico sul tema: “La Pace ferita. Travisamento di Dio, sfiguramento dell’uomo. L’alternativa della Misericordia”

Saluti:

P. Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento

Antonio Lunghi, Sindaco di Assisi

Don Romano Piccinelli, Preside dell’ITA

Relatori:

Shahrzad Houshmand, Teologa Musulmana, Docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma

Francesco Testaferri, Docente Stabile Ordinario di Teologia Fondamentale all’Istituto Teologico di Assisi

Vittorio Robiati Bendaud, Coordinatore delle attività culturali della Fondazione Maimonide

Modera:

Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo -Vescovo di Assisi — Nocera Umbra – Gualdo Tadino

TESTIMONIANZE e DIALOGO con i Relatori

Interventi da segnalare in precedenza al Moderatore
(AssisiOfm)

 

 

 

 

“Sotto la spada di Cesare”

Roma, 10-12 dicembre 2015, Pontificia Università Urbaniana

Incontro internazionale

sulla risposta dei cristiani alla persecuzione.

L’incontro è organizzato dal:

 Centro per i Diritti Civili e Umani dell’università di Notre Dame

e dal

Progetto per la Libertà Religiosa

presso il

Centro Berkley per la Religione, la Pace e gli Affari Mondiali

della Georgetown University.

 

Parteciperà all’incontro anche l’organizzazione  Oasis, per il dialogo cristiano-islamico nel Mediterraneo.

 

L’integrazione in Europa passa attraverso il dialogo

Comprendere meglio la propria identità religiosa per sanare i conflitti interconfessionali; la guerra in Siria “rischia di continuare anche più di dieci anni”; in Giordania un laboratorio per il confronto tra fedi. Sono questi i temi affrontati nel corso dell’incontro Raccontarsi e lasciarsi raccontare. A che serve il dialogo interreligioso realizzato nell’ambito del progetto Conoscere il meticciato, governare il cambiamento.

 

“In Siria la guerra potrebbe durare più di dieci anni”

Francesca Miglio - Intervista a Bassam Tibi, professore emerito all’università di Goettingen

“Il mondo arabo ha bisogno dei cristiani”, parola di musulmano

Bishara Ebeid - parla il vice direttore del Royal Institute for Inter-Faith Studies Amer al-Hafi

Il dialogo islamo-cristiano e le sue influenze sulla Chiesa di oggi

Andrea Pacini - Cristiani e musulmani devono imparare a “guardarsi negli occhi” in modo nuovo

Islam in Europa: senza il dialogo non ci sarà una vera integrazione

Giorgio Bernardelli - Una relazione costruttiva può nascere soltanto da identità solide e capaci di riconoscersi a vicenda

 

CENACOLO SINDERESI

Università Gregoriana

 

Il Cenacolo Sinderesi è un percorso di formazione annuale all’Impegno Socioeconomico e Politico, attivo da quattro anni presso il Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” della Pontificia Università Gregoriana e rivolto a giovani persone – fino ai 35 anni – animate da un’intelligente passione civile.

L’esperienza si configura come un autentico laboratorio culturale che richiede l’impegno dell’attiva partecipazione di tutti; anzitutto, e da protagonisti, dei giovani coinvolti; non meno dei docenti, in un compito maieutico che aiuti gli studenti ad entrare con competenza nelle tematiche proposte.

Segue icona cliccabile Scheda e agenda del Percorso Sinderesi 2014-2015  Per consultare la scheda e l’agenda del Percorso Sinderesi 2014-2015

È organizzato anzitutto in 24 ore di laboratorio per tutti i partecipanti, per otto sabati, tra ottobre e maggio, con incontri di tre ore, a modo di brain storming, sui temi elencati nel programma annuale. Inoltre ci saranno percorsi individuali, all’interno dei gruppi da costituire, per una partecipazione piena e “da protagonista” alla ricerca e confronto comuni. Il tutto confluirà in una pubblicazione, di qualità, il cui si offriranno i risultati del lavoro.

Negli incontri mensili di ottobre, novembre e dicembre viene offerto un largo scenario di riferimento, e un’adeguata “cassetta degli attrezzi” entro cui chiamare i giovani partecipanti ad approfondire, nella modalità di sottogruppi di lavoro, il tema Religioni e politica accostando le principali tradizioni religiose dell’umanità (Cristianesimo, Ebraismo, Islam, Buddhismo e Induismo), sotto la supervisione di rappresentanti o studiosi delle comunità spirituali di riferimento e in collaborazione con il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede dei paesi selezionati.

Leggi la presentazione, click:  qui

Vedi il video di presentazione, click:  qui

 

VI  PRESENTIAMO   INOLTRE  LA LEZIONE MAGISTRALIS  DI

TEOLOGIA DELLE RELIGIONI DEL  Card. Karl Josef Becker

 

 

 

 

IL 29 MARZO  SCORSO

SI E’ TENUTA A ROMA

UNA IMPORTANTE INIZIATIVA:

 

http://www.federtrek.org/files/e-Locandina-Camminando-Insieme-per-Credere–2015.pdf

 

Partiremo dalla Grande Moschea di Roma , con tappe a San Pietro,   a Palazzo Giustiniani, dove fu firmata la Carta Costituzionale che sancisce i principi di pace, libertà e rispetto che sono alla base della nostra democrazia, quindi alla Sinagoga,  arrivo davanti Cimitero Acattolico,  presso la Piramide Cestia,  luogo dove riposano uomini e donne di fedi e convinzioni diverse.

Un pellegrinaggio cittadino , perché camminare è la velocità migliore per comprendere al meglio la realtà che ci circonda, per imparare a conoscere se stessi e gli altri, condividendo idealmente il percorso comune della vita.

 

http://www.romamultietnica.it/news/intercultura-sp-14179/item/12389-camminando-insieme-per-credere-dal-dialogo-all-accoglienza/12389-camminando-insieme-per-credere-dal-dialogo-all-accoglienza.html

 

 

Elio Toaff (Livorno30 aprile 1915 – Roma19 aprile 2015)

Papa Giovanni Paolo II (a sinistra) ed Elio Toaff (a destra) nella sinagoga di Roma il 13 aprile 1986

È stato considerato la massima autorità spirituale e morale ebraica in Italia dal secondo dopoguerra sino ai primi anni duemila.

Elio Toaff nacque a Livorno il 30 aprile 1915. Studiò presso il Collegio Rabbinico della sua città natale sotto la guida del padre, Alfredo Toaff, rabbino della città. Frequentò al tempo stesso l’Università di Pisa presso la facoltà di Giurisprudenza, dove poté laurearsi nel 1938 nei tempi stabiliti, in quanto l’introduzione delle leggi razziali fasciste, precludeva agli ebrei l’ingresso alle università ed espelleva gli studenti fuori corso, ma consentiva di completare gli studi a chi ne fosse giunto al termine. L’anno successivo completò gli studi rabbinici laureandosi in teologia al Collegio rabbinico di Livorno, ottenendo il titolo di rabbino maggiore. Fu nominato rabbino capo di Ancona, dove rimase dal 1941 al 1943.

Dopo l’8 settembre 1943, con la recrudescenza della violenza nazista e le prime deportazioni italiane per i lager, Toaff, sua moglie Lia Luperini e il loro figlio Arielfuggirono in Versilia scampando all’assassinio in casa per l’aiuto del parroco della vicina chiesa che lo salvò avvertendolo dell’agguato, facendolo poi fuggire con l’aiuto di famiglie cattoliche e alterando le generalità sui loro documenti, girovagando tra mille insidie. Più volte Toaff scampò alla morte per mano nazista (in un’occasione scampò ai nazisti rifugiandosi a Città di Castello di cui è cittadino onorario dal 1999). Entrò nella Resistenza combattendo sui monti e vedendo con i propri occhi le atrocità ai danni di civili inermi.

Dopo la guerra fu rabbino di Venezia, dal 1946 al 1951, insegnando anche lingua e lettere ebraiche presso l’Università di Ca’ Foscari.

 Nel 1951 divenne rabbino capo di Roma. Oltre al suo ruolo spirituale, ha ricoperto diverse cariche nella comunità ebraica italiana: presidente della Consulta rabbinica italiana per molti anni, direttore del Collegio rabbinico italiano e dell’istituto superiore di studi ebraici, direttore dell’Annuario di Studi Ebraici. Inoltre è membro dell’Esecutivo della Conferenza dei rabbini europei fin dalla fondazione nel 1957 e dal 1988 è entrato a far parte del Praesidium.

Nel 1987, Toaff pubblicò una sua autobiografia: Perfidi giudei, fratelli maggiori (Mondadori, Milano).

L’8 ottobre 2001 Elio Toaff, all’età di 86 anni, annunciò le proprie dimissioni dalla carica di Rabbino Capo di Roma per lasciare spazio e opportunità ai più giovani. La decisione venne comunicata dal Toaff stesso nella Sinagoga di Roma al termine delle preghiere per il «Oshannà Rabbah». Il successore alla carica è stato Riccardo Di Segni.

Nel 2005 Elio Toaff è stato proposto alla carica di senatore a vita. Toaff si è spento il 19 aprile 2015 nella sua abitazione di Roma pochi giorni prima del suo centesimo compleanno.

 

Contributo al dialogo ebraico-cristiano

Importanti sono stati da sempre i rapporti di Toaff con il mondo cattolico e il suo impegno per il dialogo ebraico-cristiano. Scriveva Toaff:

« Grazie all’insegnamento e all’esempio di mio padre, io imparai a non avere pregiudizi nei confronti dei sacerdoti cattolici. Nel periodo delle leggi razziali e della guerra… furono proprio i preti, quelli più semplici e modesti, che iniziarono generosamente a dimostrare ai perseguitati la loro solidarietà, con i fatti e non con le parole… Fra loro ci fu padre Benedetto, nobile e generoso cappuccino, che con incrollabile dedizione riuscì a salvare migliaia di ebrei. »

Il 10 ottobre 1958, nella circostanza della morte di papa Pio XII, Toaff affermò: “Più che in ogni altra occasione, abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare la grande compassione e la grande generosità di questo papa durante gli anni della persecuzione e del terrore, quando sembrava non ci fosse per noi più alcuna speranza”.

Nella sua autobiografia Toaff ricorda con particolare calore gli anni del pontificato di Giovanni XXIII, l’esperienza del Concilio Vaticano II con l’approvazione della dichiarazione Nostra aetate e l’amicizia che in quegli anni lo legò al card. Augustin Bea e a padre Cornelius Adriaan Rijk. Toaff ricorda ancora come “la notte in cui Giovanni XXIII entrò in agonia, sentii imperioso il bisogno di unirmi ai tanti cattolici che vegliavano in preghiera a piazza San Pietro”.[4]. Le associazioni per il dialogo ebraico-cristiano in Italia – dal Segretariato Attività Ecumeniche alle Amicizie ebraico-cristiane, ai Colloqui ebraico-cristiani di Camaldoli - troveranno sempre in Toaff un interlocutore attento, sensibile e partecipe.

Un primo incontro di Toaff con Papa Giovanni Paolo II avvenne l’8 febbraio 1981 a Roma nella canonica delle chiesa di San Carlo ai Catinari, vicina al ghetto di Roma. Nel 1986 il Papa espresse il suo desiderio di visitare la Sinagoga di Roma. L’invito fu accolto e il 13 aprile 1986 Toaff fu protagonista dello storico incontro con Papa Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma. Scriveva Toaff:

« Insieme entrammo nel Tempio. Passai in mezzo al pubblico silenzioso, in piedi, come in sogno, il papa al mio fianco, dietro cardinali, prelati e rabbini: un corteo insolito, e certamente unico nella lunga storia della Sinagoga. Salimmo sulla Tevà e ci volgemmo verso il pubblico. E allora scoppiò l’applauso. Un applauso lunghissimo e liberatorio, non solo per me ma per tutto il pubblico, che finalmente capì fino in fondo l’importanza di quel momento… L’applauso scoppiò [nuovamente] irrefrenabile quando [il papa] disse: “Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire, i nostri fratelli maggiori“. »

 

Il rapporto di Toaff con Giovanni Paolo II si mantenne stretto fino alla morte del pontefice, in occasioni di incontri pubblici e privati. Toaff è una delle tre sole persone nominate nel testamento spirituale di Giovanni Paolo II, assieme al segretario don Stanisław Dziwisz e a Joseph Ratzinger, suo successore.

Opere

 

 

 Le religioni: terreno di incontro o scontro tra popoli?

Chiesa S. Eustachio – piazza S. Eustachio, Roma

giovedì 26 febbraio ore 19,30

 

L’attentato al giornale Charlie Hebdo e al supermercato kosher di Parigi, i massacri di Boko Haram in Nigeria, la violenza dell’Isis sono solo alcuni degli episodi più recenti che fanno parlare di una guerra in atto tra Occidente cristiano e Medio Oriente musulmano. Ma è veramente così? Quale ruolo giocano le religioni nella scena politica internazionale?

dialogo tra

Pasquale Ferrara, Segretario Generale dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze e diplomatico, e                      Abdellah RedouaneSegretario  Generale  Centro  islamico  Culturale d’Italia.

ModeraPietro CoccoRadio Vaticana

The Golden Rule

 

QUINTA EDIZIONE DELLA  WORLD INTERFAITH HARMONY WEEK, proclamata   dall’Assemblea Generale dell’ONU , attraverso una risoluzione adottata il 20 Ottobre 2010, ed iniziata nel 2011.

Nella risoluzione si afferma che la conoscenza reciproca ed il dialogo interreligioso costituiscono dimensioni importanti della cultura di pace: una via imprescindibile per promuovere l’armonia tra i popoli.

In questo spirito si stanno svolgendo, nella prima settimana di febbraio ( periodo indicato dalla citata
risoluzione ONU ),  numerose iniziative in Italia e nel Mondo per favorire il dialogo e la cooperazione tra le  Religioni al servizio della Pace: compito quanto mai importante ed urgente dati i rischi crescenti per la coesistenza pacifica rappresentati dall’intolleranza settaria e dall’estremismo religioso che assume spesso un volto terroristico particolarmente inquietante.

Il contributo di ogni persona e di ogni comunità per un futuro migliore, orientato alla giustizia ed alla pace, è prezioso ed insostituibile.

http://worldinterfaithharmonyweek.com/

 

 

Fedeltà alla propria identità e, insieme, rispetto per le credenze altrui per una vita sociale armoniosa.

E’ a questo concetto che torna più volte Papa Francesco, che parla con sulle spalle una vistosa stola gialla donatagli dal leader indù, rivolgendosi agli esponenti delle diverse religioni al Centro Congressi  di Colombo. Il Papa apre il suo intervento sottolineando che è una grazia per lui visitare la comunità cattolica locale e confermarla nella fede in Cristo, ma che è ugualmente una grazia l’essere con tutti gli uomini e le donne delle altre grandi tradizioni religiose presenti nello Sri LanKa che condividono con i cristiani un desiderio di sapienza, di verità e di santità. Poi ricorda:

“At the Second Vatican Council, the Catholic Church declared….
Nel Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica ha dichiarato il proprio rispetto profondo e duraturo per le altre religioni. Ha dichiarato che «nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto [quei] modi di agire e di vivere, [quei] precetti e [quelle] dottrine» (Nostra aetate, 2). Da parte mia, desidero riaffermare il sincero rispetto della Chiesa per voi, le vostre tradizioni e le vostre credenze”. E’ in questo spirito, dunque, che la Chiesa Cattolica desidera collaborare con tutti, afferma il Papa, per la prosperità di tutti gli srilankesi, così come già sta facendo in vari modi, offrendo opportunità di dialogo reciproco. Dialogo che assume una particolare importanza e urgenza nello Sri Lanka per troppi anni teatro di lotta civile e di violenza”.

 

“But, as experience has shown, for such dialogue…
Ma, come insegna l’esperienza, perché tale dialogo ed incontro sia efficace, deve fondarsi su una presentazione piena e schietta delle nostre rispettive convinzioni. Spero che la collaborazione interreligiosa ed ecumenica dimostrerà che, per vivere in armonia con i loro fratelli e sorelle, gli uomini e le donne non devono dimenticare la propria identità, sia essa etnica o religiosa”.

 

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LA VISITA AL TEMPIO BUDDISTA

Ma c’è stato anche un fuori programma. Francesco si è recato in un tempio buddista. “Il Papa – ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi alla Radio Vaticana – aveva incontrato all’aeroporto un autorevole rappresentate di una delle organizzazioni buddiste, che gli aveva detto che desiderava vederlo e che desiderava incontrarlo. Questo personaggio era anche venuto all’incontro interreligioso di ieri, insieme a tutti gli altri monaci buddisti che erano presenti. Il Papa “ha colto la possibilità di questo tempo di questa sera per fare una rapida visita al centro, in cui c’è anche il tempio e anche la sala religiosa di preghiera di questa comunità buddista. È stato accolto con grande familiarità. Gli è stata spiegata bene la realtà di questo luogo di preghiera e gli è stato mostrato lo Stupa, che contiene reliquie e che è uno degli oggetti sacri che tengono nel tempio, davanti alla statua di Buddha; e lo hanno anche aperto per il Papa, cosa che avviene, sembra, una sola volta l’anno”.

“Quindi – ha proseguito Lombardi – è stata una apertura eccezionale in segno di rispetto, di onore, di amicizia per questa grande autorità religiosa che li ha visitati. Mentre aprivano questo contenitore delle reliquie, alcuni giovani monaci che era lì presenti, hanno recitato un canto, una preghiera con molta naturalezza e semplicità. È stato un momento breve, ma significativo della naturalezza vorrei dire, dello stile familiare con cui il Papa porta avanti i rapporti con le persone, anche delle altre religioni”.
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Papa Francesco: “aberrante uccidere in nome di Dio ma le religioni non si insultano”

Non si può uccidere in nome di Dio. Ma anche la libertà di espressione ha un limite. Che è precisamente quello che “non si può insultare la religione degli altri”. Diretto ed esplicito come di consueto, Francesco non gira intorno ai problemi e ai media francesi che gli pongono la domanda sul rapporto tra libertà di pensiero e libertà religiosa (temi toccati dal Papa anche nei discorsi in Sri Lanka) risponde ribadendo da un lato il principio assoluto della non violenza, ma dall’altro invocando rispetto per le credenze religiose.

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La Dichiarazione congiunta dei Leader religiosi contro la schiavitù moderna ha avuto i seguenti firmatari:


Chiesa Cattolica: Papa Francesco

Religione induista: Sua Santità Mata Amritanandamayi (Amma)

Religione buddista: il Maestro Zen Thich Nhat Hanh (Thay) (rappresentato dalla Venerabile bhikkhuni Thich Nu Chan Khong)

Religione buddista: il Venerabile Datuk K Sri Dhammaratana, Sommo Sacerdote della Malesia

Religione ebraica: il Rabbino Dr. Abraham Skorka

Religione ebraica: il Rabbino Capo David Rosen, KSG, CBE

Chiesa ortodossa: Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo (rappresentato da Sua Eminenza Emmanuel, Metropolita di Francia)

Religione musulmana: Mohamed Ahmed El-Tayeb, Grande Imam di Al-Azhar (rappresentato dal Dr. Abbas Abdalla Abbas Soliman, Sottosegretario di Stato di Al Azhar Alsharif)

Religione musulmana: il Grande Ayatollah Mohammad Taqi al-Modarresi

Religione musulmana: il Grande Ayatollah Sheikh Basheer Hussain al Najafi (rappresentato dallo Sceicco Naziyah Razzaq Jaafar, Consigliere Speciale del Grande Ayatollah)

Religione musulmana: lo Sceicco Omar Abboud

Chiesa anglicana: Sua Grazia Justin Welby, Arcivescovo di Canterbury. 

Nella dichiarazione comune, il Pontefice e gli altri leader religiosi,  oltre al traffico di esseri umani, bollano come “crimine contro l’umanità” anche il lavoro forzato, la prostituzione, il traffico di organi, e qualsiasi rapporto che non rispetti il principio fondamentale che “tutti gli uomini sono uguali e hanno pari libertà e dignità”. Tutte le nazioni, le fedi, le popolazioni devono riconoscere tali azioni come delitti. Viene dunque affermato un impegno comune a ispirare “l’azione spirituale e pratica per tutte le fedi e le persone di buona volontà in tutto il mondo per sradicare la schiavitù moderna”.

L’impegno ricalca l’esortazione di Papa Francesco – rivolta ai partecipanti dell’incontro succitato, il 17 novembre scorso – a condurre, senza paura, la “battaglia contro il movimento che porta l’umanità a pensare che una persona sia un oggetto usa e getta, un oggetto da usare”. “È una battaglia che tutti siamo chiamati a compiere”, aveva aggiunto il Pontefice nel suo discorso, ovvero “riscattare la dignità della persona” in un’epoca “dove la persona umana viene usata come oggetto e finisce per essere materiale di scarto”. E per un cristiano questo è inammissibile, perché “agli occhi di Dio non c’è materiale di scarto, c’è solo dignità”.

 

Da ricordare, inoltre, che l’impegno della Santa Sede contro questo reato umanitario proseguirà l’8 febbraio 2015, con la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e le Unioni internazionali femminili e maschili dei Superiori/e Generali. L’evento sarà celebrato in tutte le diocesi e le parrocchie del mondo, nei gruppi e nelle scuole, in occasione anche della festa di Santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese, liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II.

“Ogni essere umano è immagine di Dio e Dio è amore e libertà”. Questo un passo dell’intervento di Papa Francesco, stamani nella Casina Pio IV, in Vaticano, dove si è svolta la cerimonia per la firma della dichiarazione congiunta da parte dei leader delle religioni, per sradicare ogni forma di schiavitù nel mondo. Presenti, tra gli altri, il Patriarca ortodosso ecumenico, Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, i rabbini Abraham Skorka e David Rosen, e altre autorità islamiche.

Papa Francesco, nel suo discorso, punta il dito contro il terribile flagello della schiavitù moderna in tutte le sue forme:”La explotación física, económica, sexual y psicológica de hombres, mujeres y niños y niñas…
Lo sfruttamento fisico, economico, sessuale e psicologico di uomini e donne, bambini e bambine attualmente incatena decine di milioni di persone alla disumanità e all’umiliazione”.LEGGI TUTTO SU:

SITO DEL VATICANO

RADIO VATICANA

 ZENIT

 

Che significato aveva la sua preghiera nella Moschea blu? «Io sono andato in Turchia come pellegrino, non da turista. Avevo un motivo religioso: condividere la festa di Sant’Andrea con Bartolomeo. Quando sono andato in moschea non potevo dire “adesso sono un turista”, sono un religioso e ho visto quella meraviglia, il Mufti che mi spiegava le cose con tanta mitezza, dove nel Corano di parlava di Maria e del Battista, e in quel momento ho sentito il bisogno di pregare: per la Turchia, per il Mufti, per me che ne ho bisogno, soprattutto per la pace: Signore, finiamola con le guerre. È stato un momento di preghiera sincera».
Intanbul, il Papa visita la Moschea Blu

 

Si è inchinato davanti al Patriarca: come affronterà le critiche dei conservatori a questi gesti di apertura? «Ci sono resistenze da parte ortodossa e nostra, in questi gruppi conservatori… Ma dobbiamo essere rispettosi con loro e non stancarci di spiegare e dialogare, senza insultare o sparlare. Tu non vuoi annullare una persona, è un figlio di Dio, se lui non vuole parlare io lo rispetto ma non sparlo: ci vuole mitezza e dialogo».

 

  • Francesco: unità con gli ortodossi ?Troppi uomini soffrono per la fame?

Turchia Papa Francesco incontra Bartolomeo I

Basta il dialogo interreligioso? «Il presidente degli Affari religiosi e la sua équipe mi hanno detto una cosa molto bella: “Adesso sembra che il dialogo interreligioso sia alla fine”. Occorre un salto di qualità, un dialogo tra persone religiose di diverse appartenenze: non si parla di teologia ma di esperienza religiosa».

 

DAL CORRIERE DELLA SERA. LEGGI TUTTO:  CLICK

ECUMENISMO

Dichiarazione comune con Bartolomeo I

Noi, Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, esprimiamo la nostra profonda gratitudine a Dio per il dono di questo nuovo incontro che ci consente, in presenza dei membri del Santo Sinodo, del clero e dei fedeli del Patriarcato Ecumenico, di celebrare insieme la festa di Sant’Andrea, il primo chiamato ed il fratello dell’Apostolo Pietro. Il nostro ricordo degli Apostoli, che proclamarono la buona novella del Vangelo al mondo, attraverso la loro predicazione e la testimonianza del martirio, rafforza in noi il desiderio di continuare a camminare insieme al fine di superare, con amore e fiducia, gli ostacoli che ci dividono.

Ricordiamo anche tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. In particolare, preghiamo per la pace in Ucraina, un Paese con un’antica tradizione cristiana, e facciamo appello alle parti coinvolte nel conflitto a ricercare il cammino del dialogo e del rispetto del diritto internazionale per mettere fine al conflitto e permettere a tutti gli Ucraini di vivere in armonia. I nostri pensieri sono rivolti a tutti i fedeli delle nostre Chiese nel mondo, che salutiamo, affidandoli a Cristo nostro Salvatore, perché possano essere testimoni instancabili dell’amore di Dio. Innalziamo la nostra fervente preghiera a Dio affinché conceda il dono della pace, nell’amore e nell’unità, a tutta la famiglia umana.

«Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi» (2 Ts 3,16).

Dal Fanar, 30 novembre 2014

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Ha detto il Papa: i musulmani, gli ebrei, i cristiani, possono fare molto perché torni la pace, possono unirsi e opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa.

 

 

 

Dal  17  al 19 novembre si è svolto in Vaticano il

Colloquio interreligioso internazionale

“Humanum. La complementarietà tra uomo e donna”.

Numerosi i contributi offerti dagli esponenti delle 14 religioni presenti che hanno concordato nel ribadire la centralità del matrimonio e della famiglia per la società.

“Siamo lenti, anche nella nostra cultura cattolica, nel riconoscere che anche i nostri ambienti sociali sono a rischio. E’ quindi indispensabile promuovere una nuova ecologia…UMANA. I bambini hanno diritto di crescere in una famiglia con un papà ed una mamma. La famiglia è un fatto antropologico non possiamo qualificarla con parametri ideologici che hanno effetto soltanto in una dato momento storico e poi passano. Non si può parlare di famiglie progressiste e famiglie tradizionali. La famiglia è famiglia e basta!”
(papa Francesco al convegno)

 

 

Il valore non mutevole della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna è stato ribadito anche dal Papa. Già in passato il Papa era tornato a difendere il diritto dei bambini a crescere in una famiglia con un papà e una mamma. Nei mesi scorsi (parlando ad una delegazione dell’ufficio internazionale dell’infanzia. ndr) ha anche voluto rifiutare espressamente ogni tipo di sperimentazione educativa nei confronti dei bambini…

Un bambino che viene alla luce ha il diritto di essere accolto da un padre e una madre, lo dice senza sosta Papa Francesco. E dicendo questo dimostra che questa complementarietà non è uno studio teorico per esperti, è davvero un elemento in cui si esprime il fondamento e la radice di un diritto per il più debole, per il bambino. Inoltre effettivamente, alcuni interventi hanno illustrato la sfida educativa a cui lei accenna, a partire da questa prospettiva della complementarietà. L’educazione è fondamentale, non poteva essere trascurata in questo congresso. Alcuni interventi importanti hanno ribadito l’importanza di questo riconoscimento del dato di natura, un dato fondamentale, strutturale. La complementarietà uomo- donna è centrale per le religioni. “La storia del Popolo di Israele inizia con un uomo e una donna”, ricorda al microfono di Paolo Ondarza, il rabbino Lord Jonathan Sacks:

D. – Oggi la nostra società cerca di relativizzare il concetto di famiglia naturale. Gli Stati stanno promuovendo forme alternative di matrimonio, adozioni per le coppie omosessuali e la diffusione della teoria del gender. Come rispondere a queste sfide?

R. –
Quello che sta accadendo in Occidente è che i governi e ampi raggruppamenti di persone ignorano i dati basilari della biologia, sociologia e antropologia. La ragione per cui gli esseri umani sono diventati esseri umani è perché un uomo e una donna si sono uniti per proteggere e crescere i loro figli. E’ stata una realtà biologica molto prima che qualcuno la santificasse attraverso la religione.

Sappiamo che i Paesi dove i matrimoni sono stati forti hanno avuto società forti e Paesi forti; lì dove i matrimoni sono deboli, nella generazione successiva la nazione stessa diventa debole. Parliamo quindi di qualcosa che non predichiamo come dogma, non ci limitiamo semplicemente a citare la Rivelazione, ma stiamo parlando di fatti stabiliti scientificamente. L’esperimento cui l’Occidente si sta sottoponendo oggi, abbandonando in larga misura il matrimonio tradizionale, è un esperimento che nessuna società ha sperimentato prima e che finirà in una grande confusione ed in una grande sofferenza per i figli che cresceranno senza entrambi i genitori.

D. – Infine, ha qualche augurio per questo Colloquio in Vaticano?

R. – Questo Colloquio ha già raggiunto un grande risultato: tutti coloro che difendono il matrimonio tradizionale si sentono molto soli, perché vanno contro le mode del tempo. Quindi già il semplice fatto di esserci riuniti ci aiuta a darci coraggio l’uno con l’altro. Ma, al di là di questo, penso che le persone torneranno ai loro rispettivi Paesi con un impegno rinnovato non solo nel riconoscere al matrimonio il suo valore, ma anche nel ribadire alle persone quanto sia importante, sia che si parli di felicità personale o della gioia di crescere dei figli o del senso di sicurezza, che darà felicità ai figli in futuro. In un modo o nell’altro porteremo il messaggio che abbiamo sentito ieri ed oggi, lo porteremo con noi e lo trasmetteremo nella maniera più ampia possibile.

 

“Per l’Ebraismo  – spiega Daniel Mark della commissione per la libertà religiosa  presso il governo Usa – la famiglia è il centro di tutta la vita. Attraverso la famiglia si è tramandata la tradizione giudaica di generazione in generazione”.

“Secondo l’Induismo – dichiara Kala Achariya direttrice dell’Istituto Somaiya Bharatiya Peetham a Mumbai – l’uomo e la donna sono fatti l’uno per l’altra. Un uomo è incompleto senza una donna. Solo quando si uniscono si perfezionano. Necessario trasmettere la sacralità del matrimonio ai giovani”.

Manmohan Singh evidenzia la centralità della complementarietà uomo-donna per la tradizione Sikh: “tutti siamo abbiamo origine da un uomo e da una donna, dobbiamo conoscere il nostro passato per capire dove andiamo”.

La famiglia è fondamentale anche per il buddhismo spiega il lama buddhista Gedun Tharcin: “se manca la pace in una famiglia, la pace mancherà anche nel mondo”.

“Uomo e donna, non uguali, ma  complementari e con pari dignità”, dice  Wael Farouq presidente del Centro Tawasul per il dialogo tra le civiltà: “dobbiamo difendere di più i diritti delle donne. Questa è la nostra sfida nel mondo islamico”.

 

CLICk  (da Radio Vaticana)

 Per l’occasione sono stati realizzati sei video magistrali, alcuni sottotitolati in italiano, che presentano in modo accattivante e profondo i vari temi affrontati.  Sul sito di humanum  si trovano il trailer del convegno e tutti gli interventi:

http://humanum.it/videos/

 

              Il Centro Islamico Culturale d’Italia

e  Religions for Peace/Italia

 

 Vi invitano alla proiezione del film

 IL CUORE DELL’ASSASSINO

di Catherine McGilvray

 

alla presenza della regista  con l’intervento di

 

Shahrzad Houshmand e Lucetta Scaraffia

e del protagonista     Padre Swami Sadanand

 

Sala Convegni del Centro Islamico Culturale d’Italia

Grande Moschea di Roma

 

Giovedì 13 Novembre 2014

ore 17

 Viale della Moschea 85

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Mercoledì 12 Novembre 2014, ore 17,30/19

Presso la
Sala Valdese in Roma,

Via Marianna Dionigi 59  (Piazza Cavour )

 


Presentazione  de

“I CALENDARI di Religions for Peace 2015”

( tema dell’anno: Accogliamoci l’un l’altro )

 

Nell’occasione sarà presentato il libro sul dialogo interreligioso:


“Impensate Vie –

Evoluzione e Sviluppo del Dialogo Ecumenico

ed Interreligioso nella Chiesa Cattolica”

 

di Silvio Daneo

 

 

Libertà religiosa un baluardo contro tutti i totalitarismi

Papa Francesco ha incontrato i rappresentanti musulmani, bektashi (sufi), cattolici, ortodossi, evangelici ed ebraici. Egli spinge alla collaborazione in favore del bene comune e al dialogo. Tale dialogo non deve essere improntato al relativismo, ma conservando la propria identità, senza ipocrisia.

Tirana (AsiaNews) – La libertà religiosa, riconquistata dall’Albania dopo il periodo di dittatura comunista, è un bene non solo per i credenti, ma per tutta la società, anche per i non credenti, un baluardo contro tutti i totalitarismi.: papa Francesco  lo ha affermato oggi quando verso le 16, ha incontrato i rappresentanti delle sei maggiori religioni e denominazioni cristiane. In una sala dell’università cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio”, insieme al pontefice, al suo seguito e al presidente dei vescovi albanesi, mons. Angelo Massafra, vescovo di Scutari-Pult, erano presenti i rappresentanti musulmani, bektashi (sufi), cattolici, ortodossi, evangelici ed ebraici.

Nel suo discorso, il pontefice ha ricordato il passato ateo e violento dell’Albania: “Quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati. Voi sapete bene a quali brutalità può condurre la privazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa, e come da tale ferita si generi una umanità radicalmente impoverita, perché priva di speranza e di riferimenti ideali”.

Apprezzando poi la libertà religiosa che si gode oggi nel Paese, il papa ha sottolineato che “la libertà religiosa non è un diritto che possa essere garantito unicamente dal sistema legislativo vigente, che pure è necessario: essa è uno spazio comune, un ambiente di rispetto e collaborazione che va costruito con la partecipazione di tutti, anche di coloro che non hanno alcuna convinzione religiosa”.

A tale proposito egli ha ricordato un discorso di Giovanni Paolo II, durante la sua visita in Albania nel ’93: “«la libertà religiosa [...] non è solo un prezioso dono del Signore per quanti hanno la grazia della fede: è un dono per tutti, perché è garanzia basilare di ogni altra espressione di libertà [...] Niente come la fede ci ricorda che, se abbiamo un unico creatore, siamo anche tutti fratelli! La libertà religiosa è un baluardo contro tutti i totalitarismi e un contributo decisivo all’umana fraternità»”.

Per promuovere sempre più la libertà religiosa sono necessari due aspetti: “Il primo  - ha detto – è quello di vedere in ogni uomo e donna, anche in quanti non appartengono alla propria tradizione religiosa, non dei rivali, meno ancora dei nemici, bensì dei fratelli e delle sorelle. Chi è sicuro delle proprie convinzioni non ha bisogno di imporsi, di esercitare pressioni sull’altro: sa che la verità ha una propria forza d’irradiazione”.

“Un secondo atteggiamento – ha aggiunto – è l’impegno in favore del bene comune. Ogni volta che l’adesione alla propria tradizione religiosa fa germogliare un servizio più convinto, più generoso, più disinteressato all’intera società, vi è autentico esercizio e sviluppo della libertà religiosa. Questa appare allora non solo come uno spazio di autonomia legittimamente rivendicato, ma come una potenzialità che arricchisce la famiglia umana con il suo progressivo esercizio. Più si è a servizio degli altri e più si è liberi! Guardiamoci attorno: quanti sono i bisogni dei poveri, quanto le nostre società devono ancora trovare cammini verso una giustizia sociale più diffusa, verso uno sviluppo economico inclusivo”.

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ALBANIA

ESEMPIO DI CONVIVENZA INTERRELIGIOSA

“Il Papa vuole dire a tutti i popoli del mondo che si può lavorare insieme, ricordando che i padri fondatori hanno scommesso sulla possibilità di costruire una società multireligiosa e la storia ha dato loro ragione. L’Albania, infatti, è l’esempio che smentisce quanti usano la religione per alimentare conflitti”.

PAPA FRANCESCO: Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione. Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti!”. Parlando con i giornalisti sul volo papale che da Seoul lo ha riportato ad agosto a Roma, Bergoglio, accusato da alcune frange americane molto critiche di essere un “Papa comunista”, raccontò di aver sentito il desiderio di andare in Albania perché “è stato l’unico dei Paesi comunisti che nella sua costituzione aveva l’ateismo pratico. Andare a messa era anticostituzionale. E sono state distrutte 1.820 chiese ortodosse e cattoliche e altre sono state trasformate in cinema, teatro, sale da ballo”.

“La religione autentica è fonte di pace e non di violenza! Nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano”, ha detto.  Poi ha parlato di libertà religiosa contro i totalitarismi. “L’Albania è stata tristemente testimone di quali violenze e di quali drammi possa causare la forzata esclusione di Dio dalla vita personale e comunitaria. Quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati”, Un messaggio di pace da parte del Papa che ha denunciato pubblicamente con forza che è già in atto una “Terza guerra mondiale a pezzi”. E che non bisogna mai strumentalizzare il nome di Dio per fare violenza.

Gli albanesi sono “contenti” di essere esempio nel dialogo. “Ci sono state due dichiarazioni molto chiare della comunità interreligiosa, formata da cattolici, ortodossi, musulmani sunniti, bektashi e poi Alleanza evangelica, di condanna totale e assoluta – dice il Nunzio – di questi crimini che si commettono evocando o appoggiandosi alle religioni. La religione non può essere mai una scusa o il motivo o l’incentivo per permettere questi crimini. Quindi, penso che tutti si sentano orgogliosi di questo apprezzamento, di questa nota di identità culturale che è vissuta in modo particolare qui, in Albania”.

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La chiesa di Shen Koll, nel villaggio di Derven, a 32 chilometri da Tirana. Il piccolo edificio in pietra ha una storia toccante: 15 famiglie musulmane hanno aiutato la comunità cristiana a ricostruirlo, come simbolo di convivenza tra religioni e culture.

 

IL VILLAGGIO DELLA PACE A SCUTARI

Il Villaggio della Pace di Scutari diventa un punto di riferimento importante perché può accogliere gruppi anche numerosi ed è posto in un contesto naturalistico apprezzabile. Ma anche gruppi di docenti e studenti albanesi arrivano in Italia per partecipare a convegni e meeting in Puglia ed in Veneto, in particolare un gruppo di ragazzi di Tirana partecipano nel 2009 allo Stage-Meeting di Venezia. Le autorità locali apprezzano molto le iniziative ed i valori proposti dalla Rete e si fanno spesso presenti. Numerosi gemellaggi festosi e gioiosi si susseguono negli anni mentre la Rete albanese continua a svilupparsi contando a tutt’oggi una ventina di scuole.

http://www.reteprogettopace.it/dove-siamo/albania.html

Kamel Layachi, Imam nelle comunità islamiche del Veneto e responsabile del dipartimento dialogo interreligioso e formazione del Consiglio delle relazioni islamiche italiane, lancia un appello contro le persecuzioni dei cristiani nel nord dell’Iraq da parte dei miliziani dell’Isil. «Le comunità musulmane – scrive – non possono rimanere passive davanti a questa palese ingiustizia». Il riconoscimento della libertà religiosa e l’impegno per il dialogo sono elementi fondamentali anche per il credente musulmano.

«Le notizie che arrivano dall’Iraq sono sconvolgenti e inaccettabili. Migliaia di Cristiani sono costretti a lasciare le loro città e le loro case dove hanno vissuto per anni e anni. I miliziani del sedicente stato “Islamico” (che in realtà di Islamico ha davvero poco) stanno commettendo atti non islamici e disumani nei confronti dei Cristiani di quel paese.

Io da Imam e da Musulmano mi dissocio da quegli atti ed esprimo la mia massima solidarietà vicinanza alle Comunità Cristiane dell’Iraq. Lo stesso metro di misura che abbiamo usato per denunciare la violenza israeliana contro il popolo palestinese a Gaza lo adoperiamo oggi per condannare, con la stessa convinzione e chiarezza , i crimini di questo gruppo estremista e violento. La comunità internazionale, i paesi del mondo islamico e della Lega araba devono agire in fretta per fermare questi criminali senza scrupoli e senza una briciola di umanità.

Ricordo nuovamente a chi mi legge in queste righe che l’Unione mondiale degli scolari e sapienti musulmani ha duramente condannato le decisioni e gli atti non islamici di questo fantomatico stato chiamato ingiustamente islamico. Chiedo alle Comunità islamiche d’Italia e d’Europa , agli Imam d’Italia e d’Europa , a chi un ruolo di responsabilità nelle Comunità musulmane di denunciare queste pratiche. E di non rimanere passive davanti a questa evidente ingiustizia».

Non ammettono dubbi le parole di Kamel Layachi, imam del consiglio islamico del Veneto, che proprio in queste ore ha diramato un appello sui fatti che stanno avvenendo nell’Iraq settentrionale a opera degli adepti di Abu Baqr al-Baghdadi, autonominatoso califfo dello stato islamico dell’Iraq e del Levante, che come dice l’imam di islamico ha ben poco.

Le sue posizioni Kamel Layachi, vincitore del premio “Fraternità e giustizia – Città di Campobasso” nel 2013 assieme al vescovo Giancarlo Bregantini per il suo impegno in favore del dialogo interreligioso in Italia, le spiega chiaramente in un recente articolo intitolato La libertà religiosa : diritto di ogni persona , dovere di ogni società.

«Il principio su cui si fonda tutto l’insegnamento islamico è l’unicità di Dio “Al tawhid“ – scrive l’imam – Sulla conoscenza profonda di questo principio si basa tutta la vita del musulmano il quale, illuminato da questa fede, si rende conto che il pluralismo e la diversità sono la volontà dell’Unico Dio che ha creato e amato tutti gli esseri e ci chiede di amare tutti come Lui ha amato. Grazie a questa fede, il musulmano riesce a dare un senso alla sua esistenza, a comprendere il senso del creato così diverso e variegato e ad
entrare in relazione con esso in uno spirito di amore scambievole, lealtà e collaborazione: “A ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi” (Corano V,48)».

Questo, scrive Layachi (nella foto con mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina già segretario generale della Cei), è anche il punto di partenza di ogni fedele musulmano per comprendere il suo ruolo all’interno del dialogo interreligioso: «Il musulmano , incontrando credenti di altre religioni , non è coinvolto in un’attività marginale per la propria fede poiché il dialogo interreligioso non esprime una stagione , una moda o una tattica ma un suo modo irrinunciabile di essere. Il dialogo nella vita del musulmano non ha senso soltanto quando i tempi sono favorevoli , quando incontra il consenso di tutti o quando è capace di raggiungere obbiettivi e risultati visibili Le stagioni cambiano , gli umori e i contesti sociali cambiano ma la scelta del dialogo per il musulmano è irreversibile perché il dialogo è religione. Il vero credente che si apre agli altri è colui che dice: ”non sono ancora contento di me stesso”, è colui che dice agli altri: “aiutatemi , ho bisogno anch’io di essere più uomo, più credente in Dio”. I veri credenti sono coloro che cercano di perfezionare, anche attraverso il dialogo , la loro fede e il loro rapporto con Dio convinti che si diventa migliori grazie alle persone che si incontrano, alle parole che si ascoltano, alla vita che si condivide , alle decisioni che si prendono , ai sogni che si custodiscono nei cuori».

Un dialogo che è anche impegno comune, continua l’imam: «La stima reciproca, la lealtà, la fiducia e il mutuo rispetto sono certamente ingredienti e basi fondamentali per un dialogo interreligioso autentico ed utile ma costituiscono solo una tappa in questo importante percorso comune. Per le persone e le comunità impegnate nel dialogo interreligioso vi è quindi la necessità di andare oltre verso un lavoro in rete in settori come la difesa della sacralità della vita, la tutela dei diritti fondamentali della persona (e in primo luogo la libertà religiosa per ogni individuo), la tutela e la promozione della famiglia basata sul matrimonio naturale tra uomo e donna, la bioetica, la salvaguardia del creato, l’economia eco-solidale, la difesa della pace e della giustizia, la condanna di ogni forma di violenza di stampo religioso, la difesa e il rispetto di tutti i simboli religiosi (luoghi di culto , libri sacri , Profeti , leader religiosi, ecc … )».

Ma è la libertà religiosa primo impegno comune. Secondo Layachi questo è un punto di prova fondamentale per le comunità inpegnate nel dialogo interreligioso. Se non si perseguono chiarezza e trasparenza sul diritto fondamentale di professare le proprie convinzioni religiose il dialogo può essere addirittura interrotto. È quanto accade a molte minoranze (e non solo) religiose in molti paesi del mondo contemporaneo. «Per questo motivo – continu al’imam – Musulmani , credenti di altre famiglie religiose e tutti gli uomini liberi ovunque si trovino oggi sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più attivo a difesa di questo diritto fondamentale della persona umana. Le istituzioni e le comunità musulmane in particolare, partendo dai propri testi sacri, hanno il dovere di denunciare ogni abuso in questo ambito , rompere il silenzio e assumere una posizione chiara a difesa della libertà religiosa basata sulla dignità di ogni persona».

Riflettendo sull’islam Layachi continua: «Iddio nel Corano riconosce a ogni persona umana una dignità la quale non deve mai essere violata: “In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre Creature” (Corano XVII, 70). “Invero creammo l’uomo nella forma migliore, quindi lo riducemmo all’infimo dell’abiezione” (Corano XCV, 4-5). Il rispetto di tale dignità umana passa attraverso il pieno riconoscimento del diritto alla libertà di cui la libertà religiosa è indubbiamente una delle forme più importanti».

In conclusione Kamel Layachi spiega che «l’Islam considera la libertà religiosa una condizione fondamentale per l’autentica ricerca della verità perciò la fede che si basa sulla costrizione non è autentica e non è valida e considera la libertà religiosa un diritto per ogni individuo e un dovere per ogni società. Per questo motivo , questa libertà fondamentale inerente all’uomo implica che debba essere riconosciuta dal diritto civile e tutelata da ogni violazione dall’ordine civile. Essa deve essere garantita nei giusti limiti e comprende molti aspetti, in particolare, sul piano personale, la libertà di aderire o meno ad una determinata fede religiosa, la libertà di esercizio del proprio culto, la libera scelta da parte dei genitori di educare i propri figli in base alle loro convinzioni religiose, il diritto all’assistenza spirituale in ogni luogo, il diritto all’obiezione di coscienza basata sulla propria fede». Sul piano collettivo invece la libertà religiosa chiede «autonomia organizzativa dell’ente di culto, il libero esercizio del ministero, la libertà della formazione e dell’insegnamento religioso, la libertà di associazione in nome delle proprie convinzioni religiose, la libertà, nei limiti delle leggi vigenti e nel rispetto delle regole di trasparenza, di compiere opere di beneficenza e raccogliere fondi e finanziamenti da destinare a progetti inerenti alla propria attività religiosa».

«I diritti umani fondamentali sono il perno di ogni società civile; e tra questi diritti la libertà religiosa è indubbiamente uno dei più importanti. Conoscere, mettere in pratica e tutelare questi principi nella vita di ogni giorno significa migliorare il mondo in cui viviamo: “Quanto a coloro che fanno uno sforzo per Noi, li guideremo sulle Nostre vie. In verità Allah è con coloro che fanno il bene” (Corano XXIX,69).

Ad Anversa, in Belgio, 300 leader religiosi

per l’Incontro Internazionale 2014

promosso dalla Comunità di Sant’Egidio

Oltre trecento leader delle grandi religioni mondiali si incontreranno da domenica 7 a martedì 9 settembre ad Anversa (Belgio) per partecipare alla XXVIII edizione dell’Incontro Internazionale Uomini e Religioni promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che avrà per tema “La pace è il futuro: religioni e culture in dialogo cento anni dopo la prima guerra mondiale”.

La scelta della località, nel tragico anniversario di un conflitto che ha insanguinato l’intera Europa, risponde all’esigenza di portare lo “spirito di Assisi” nel mondo di oggi, senza smarrire la memoria della storia ma anche senza rinunciare all’impegno nel presente, che ci chiede di “conservare accesa la lampada della speranza, pregando e lavorando per la pace”, come disse papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti all’Incontro di Roma il 30 settembre 2013.

L’Incontro di quest’anno si svolge mentre scontri armati insanguinano il Medio Oriente, l’Europa dell’Est, l’Africa Settentrionale, dando luogo a tremendi drammi umanitari che provocano un flusso incessante di rifugiati e minacciano la sicurezza stessa dell’Europa e dell’intero Occidente. L’anniversario della prima Guerra Mondiale invita tutti a riflettere sull’inutilità dei conflitti e ad impegnarsi nella costruzione di una pace stabile e duratura.

Alla cerimonia di apertura, nello Stadsschouwburg di Anversa, nel pomeriggio di domenica 7 settembre, prenderanno la parola tra gli altri il vescovo di Anversa mons. Johan Bonny, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio prof. Andrea Riccardi, il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, lo scrittore polacco Zygmunt Bauman, il patriarca siro-ortodosso di Antiochia Ignatius Aphrem II e il Gran Mufti della Repubblica araba d’Egitto Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam. Porterà la sua testimonianza la parlamentare irachena Vian Dakheel, rappresentante della comunità yazida perseguitata dal califfato.

Sono poi in programma 25 tavole rotonde che vedranno la partecipazione di  leader religiosi e rappresentanti del mondo politico, culturale, socio-economico di paesi come l’Iraq, la Siria, il Kurdistan, la Nigeria, l’Ucraina, le Filippine: dall’Iraq, in particolare, il patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphaël I SakoAnwar Hadaya, del consiglio provinciale di Ninive, Kamal Muslim, ministro per gli Affari Religiosi del Kurdistan;  dalla Siria l’arcivescovo Dionysius Jean Kawak; dal Pakistan il presidente dell’alleanza di tutte le minoranze del paese Paul Bhatti e il membro della Corte Suprema Mohammad Khalid Masud; dall’Iran il Presidente dell’Istituto per il dialogo interreligioso Sayyed Mohammad Ali Abtahi; dalla Nigeria il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, l’arcivescovo Ignatius Ayau Kaigama, l’emiro Mohamed Sambo Haruna, il pastore James Wuye; dall’Ucraina il vescovo Nikolaj, dalla Russia il metropolita Pavel del Patriarcato di Mosca.

L’Incontro Internazionale si concluderà martedì 9 con una Preghiera per la Pace in luoghi diversi secondo le diverse religioni presenti, una processione e la proclamazione sulla “Grote Markt”  dell’Appello di Pace 2014. Interverrà il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz.   

http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/07/ad_anversa,_i_leader_delle_religioni_di_s_egidio/1106100

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A
LL’INCONTRO INTERNAZIONALE PER LA PACE
ORGANIZZATO DALLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO

“La pace è il futuro: religioni e culture in dialogo cento anni dopo la prima guerra mondiale

[Anversa, 7-9 settembre 2014]

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2014/documents/papa-francesco_20140826_messaggio-sant-egidio-pace-anversa.html