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Entries tagged with “ecumenismo”.


Il progetto “From EurHope to EurHome” è un movimento ecumenico di giovani Europei.

Il nostro obbiettivo è quello di raggiungere l’unità dei Cristiani vivendo la Parola di Gesù Cristo.

Al momento i partecipanti coinvolti nel progetto appartengono a diverse confessioni:

Romano e Greco Cattolici, Ortodossi, Luterani e Anglicani.

Provengono da tutta europa:

Italia, Romania, Danimarca, Svezia, Inghilterra e Ungheria.

Una domanda fondamentale dei nostri meeting è:

“Perchè siamo divisi se stiamo così bene insieme?”

 

CAMPO ECUMENICO 2014

Elia MatteucciElia Matteucci

La frase più bella che ho sentito nei 4 campi ecumenici che ho avuto la provvidenza per parteciparci è “se stiamo così bene assieme perché siamo divisi?”. I giorni dopo il Campo Ecumenico per molti, quasi per tutti, è un vuoto inspiegabile. Ti alzi la mattina da solo. Ti ritrovi da solo dopo pranzo, il pomeriggio… …la sera quando esci con gli amici senti che ti manca qualcosa, di grosso. Quel qualcosa di grosso, quel vuoto che provi dentro è ciò che solo noi riuscivamo a creare al Centro Giovanni Paolo II…solo noi, solo Amore! Mancano quelle persone, quelle anime che ti rallegravano semplicemente con un ciao o con un sorriso la giornata. Quei rapporti che non ci sentiamo di chiamare “amicizie”… …ma “fratelli e sorelle”. Perché siamo fratelli e sorelle, per questo stiamo troppo bene assieme! Teniamo forte ogni buongiorno, ogni sorriso, ogni scherzo, ogni esperienza vissuta assieme… …perché il nostro cuore in quei giorni si è rinforzato e ricolorato di rosso porpora… …ed ora senza più quelle emozioni è logico che rilascia liquidi, dagli occhi… …ogni lacrima vale un attimo di quei giorni! Questa cosa è bellissima. Cerchiamo di ricordare quei giorni, quegli attimi, che ci facevano sentire in pace con il mondo e con noi stessi. Soprattutto nei momenti più bui perché la nostra anima è rifugiata lì, a Loreto. Ricordatevi. Ripensateci. Riparlatene. E fate ciò che abbiamo imparato a fare là, ciò che Dio ci ha insegnato. “Che tutti siano uno”.

TUTTE LE INFO E LE TESTIMONIANZE QUI

 

PAPA  FRANCESCO IN VISITA ECUMENICA

ALLA CHIESA LUTERANA DI ROMA

«Non costruire muri ma pregare e servire»

 

 

A Parigi «anche il nome di Dio usato per chiudere il cuore»

Dopo Parigi «che fare? Parlare chiaro, pregare e servire». Il Pontefice ha evocato con queste parole la tragedia degli attacchi terroristici nella conversazione spontanea con i fedeli della chiesa luterana di Roma, rispondendo a una donna che gli chiedeva che cosa fare per evitare che le persone non si rassegnino alla miseria e non costruiscano nuovi muri. «L’uomo – ha sottolineato – dal primo momento, se leggiamo le Scritture è un grande costruttore di muri, dalle prime pagine della Genesi vediamo questo». Secondo il Papa «c’è una fantasia dietro i muri umani: diventare come Dio. La Torre di Babele è proprio l’atteggiamento di dire: “Noi siamo i potenti, voi fuori”. C’è la superbia del potere nell’atteggiamento proposto nelle prime pagine della Genesi, per escludere si va in questa linea».

 

Papa Bergoglio ha aggiunto: «L’egoismo umano vuol difendersi, difendere il proprio potere. Ma in quel difendersi si allontana dalla fonte della ricchezza. I muri alla fine sono come un suicidio, ti chiudono. È una cosa brutta avere un cuore chiuso e oggi lo vediamo».

 

«Il muro è il monumento all’esclusione – ha spiegato – Sapete come fare a evitare i muri? Bisogna parlare chiaro, pregare e servire. Fate gli ultimi, lavate i piedi, prestate servizio ai fratelli e alle sorelle, ai più bisognosi».

 

«Che cosa mi piace di più nell’essere papa? Fare il parroco»

«La cosa che mi piace di più» nell’essere Papa «è fare il parroco» ma anche «stare con i bambini, parlare con loro, perché si impara tanto da loro». Così papa Francesco ha invece risposto alla domanda di un bambino di 9 anni: «Cosa ti piace di più dell’essere Papa?».

«La risposta è semplice – ha detto Jorge Mario Bergoglio – se io ti chiedo cosa ti piace più di un pasto tu mi rispondi il dolce. In realtà però di un pasto si deve mangiare tutto. A me non piace molto il lavoro di ufficio, ma devo farlo». Ma «la cosa che mi piace di più è fare il parroco, e quando ero rettore della facoltà di Teologia, c’era una parrocchia accanto alla facoltà di cui ero parroco: mi piaceva tanto insegnare il catechismo ai bambini e la domenica fare la messa con i bambini, c’erano 250 bambini ed era difficile che tutti stessero in silenzio, ma il dialogo con loro mi piaceva molto, perché i bambini sono concreti, non fanno domande teoriche».

«Fare il papa con lo stile del parroco, del pastore. Mi sento bene quando visito gli ammalati, quando parlo con le persone che sono disperate, tristi, e amo tanto andare in carcere. Ma non che mi portino in galera eh!», ha riso Francesco. «Ogni volta che io entro in un carcere mi domando “perché loro? e io no” – ha ribadito – e lì sento la salvezza di Gesù Cristo, perché è lui che mi ha salvato, io non sono più peccatore di lui, e lui mi ha preso per mano». «Se un Papa non fa il parroco, il vescovo, il pastore, sarà una persona importante, intelligente, avrà influsso nella società ma – conclude – nel suo cuore penso non sia felice».

 

Ai luterani: è giunto il tempo di «chiederci perdono»

Soffermandosi sul rapporto tra cattolici e luterani, nell’omelia, sviluppata dal passo evangelico secondo Matteo (25,31-46) e tutta pronunciata parlando «a braccio», «Ci sono stati tempi brutti fra noi, cattolici e luterani. Pensate alle persecuzioni fra noi con lo stesso battesimo. Dobbiamo chiederci perdono per questo, perdono dello scandalo della divisione».

Nella predica ha rilevato: «Nel giorno del Giudizio non ti sarà chiesto se sei andato a messa, ma se la tua vita l’avrai usata per fare muri o per servire. Tutti noi battezzati, luterani e cattolici, siamo in questa scelta: il sevizio, l’essere servo». Si è domandato Francesco: «Ma noi luterani e cattolici, da che parte saremo, a destra o a sinistra? Ma ci sono stati tempi brutti eh fra noi – ha sottolineato – le persecuzioni tra noi, con lo stesso battesimo… ci siamo anche bruciati vivi, dobbiamo chiederci perdono per quello scandalo della divisione, perdono, tutti, luterani con cattolici».

 

Quando «condividiamo la cena del Signore – ha osservato – ricordiamo e imitiamo il Signore Gesù. La cena del Signore ci sarà. Il banchetto finale della nuova Gerusalemme. Mi domando: condividere la cena del Signore è il fine di un cammino o il viatico per camminare insieme? In un certo senso condividere è dire che non ci sono differenze tra noi, che abbiamo la stessa dottrina. Mi domando: “Ma non abbiamo lo stesso battesimo?” E se sì dobbiamo camminare insieme».

 

«Una fede, un battesimo, un Signore, così disse Paolo – ha evidenziato – Non oserò mai dare il permesso perché non è competenza mia. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso e non posso dire di più». Il Pontefice ha riconosciuto di essere consapevole che «non c’è un’altra scelta, oltre la scelta di servizio che lui ci ha indicato essendo servo, il servo del Signore. Mi piace per finire chiedere che lui sia il servo della vita, che ci aiuti a camminare insieme, a lavorare insieme, ad amarci insieme con vero amore; “padre siamo diversi perché i nostri libri dogmatici dicono una cosa e i vostri ne dicono un’altra”, ma un grande vostro ha detto un giorno che c’è l’ora della grazia riconciliata, di quel Dio che è venuto da noi per servire».

 

Prima della predica, rispondendo alla domanda di una donna luterana sposata con un cristiano, aveva detto: «Quando lei si sente peccatrice e suo marito si sente peccatore lei guarda il Signore e chiede perdono. Suo marito fa lo stesso. Quando pregate insieme quel battesimo cresce, diviene forte. Quando insegnate ai vostri figli chi è Gesù, fate lo stesso, sia in lingua luterana che in lingua cattolica».

 

CENTRO ECUMENICO INTERNAZIONALE

 MONACHE BRIGIDINE DI FARFA

Santa Brigida

In un’epoca in cui le Confessioni religiose stanno superando le vecchie inimicizie e in modo sempre più visibile si avvicina l’una all’altra, in un momento storico in cui si tende ad abbattere le barriere politiche e costruire un’Europa unita, il centro Internazionale Brigidino intende essere un luogo d’incontro per persone di diversi contesti confessionali e culturali.

Dal 6 ottobre 1993 il Centro Internazionale di Farfa dell’Ordine del SS. Salvatore di S. Brigida, ha costituito un Comitato Accademico nel quale si coltiva il dialogo fra uomini e donne, sacerdoti e Vescovi, cattolici e luterani.

E’ una fondazione a servizio dell’unità nata da un’intuizione di Madre Tekla; la sua  azione culturale, religiosa e civile è lo scopo della sua presenza per “…incidere nei rapporti tra le persone con particolare riferimento al dialogo fra culture, religioni e Chiese diverse…”.

Il centro brigidino di Farfa, benedetto dalla visita di Giovanni Paolo II, si ispira alla spiritualità e all’azione di Santa Brigida e di San Benedetto, nella certezza che la preghiera e il dialogo sono le vie privilegiate per arrivare a costituire un solo ovile sotto un solo pastore.

Dalla pubblicazione degli atti dei convegni ecumenici, svoltisi dal 1995 ad oggi, i partecipanti e ogni credente sentono l’invito a superare le barriere per dire con la Santa svedese: “Signore, mostrami la via e disponimi a seguirla”.

Sotto l’ispirazione brigidina, la residenza ospita incontri a tutti i livelli fra cattolicesimo e protestantesimo, soprattutto il Luteranesimo, fornendo un contesto favorevole allo scambio culturale fra il sud d’Europa, in grande maggioranza cattolica, e il Nord Europa prevalentemente protestante.

L’intento è quello di risvegliare negli Europei la consapevolezza del loro comune patrimonio spirituale, teologico, filosofico e culturale, e di incoraggiare una migliore conoscenza reciproca in questo periodo storico in cui forte è l’anelito all’unità che supera l’isolamento e l’autarchia confessionale e nazionalistica, ma ciò non esaurisce le finalità del centro e non ne costituisce il punto centrale.

Il Centro è motivato innanzitutto dalla convinzione che la Cristianità è Una e che l’impegno delle Chiese nel movimento Ecumenico, in un mondo sempre più secolarizzato, è cruciale non soltanto nella prospettiva della loro credibilità, ma anche della loro sopravvivenza in quanto Chiesa. In altre parole, è la visione ecumenica il principio chiave del Centro Internazionale Brigidino di Farfa Sabina.

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Gesù le disse: 

VIVI OGNI GIORNO LE MEDITAZIONI E LA PREGHIERA

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Settimana di Preghiera per l’unita’ dei cristiani 2015

A Gerusalemme da sabato, 24 gennaio 2015 a domenica, 1 febbraio 2015

PROGRAMMA

Sabato, 24 gennaio 2015:
Basilica del Santo Sepolcro – Calvario
17:30 Greek Orthodox Office of “Apodeipnon”(Compline)

Domenica, 25 gennaio 2015:
Cattedrale anglicana di S. Giorgio, Nablus Road
5.00 Preghiera

Lunedì, 26 gennaio 2015:
Cattedrale armena di S. Giacomo, Quartiere armeno, citta’ vecchia
17:00 Liturgia

Martedì, 27 gennaio 2015:
Chiesa luterana del Redentore, Muristan, citta’ vecchia
17:00 Preghiera

Mercoledì, 28 gennaio 2015:
Getsemani – Basilica dell’Agonia
17:00 Preghiera

Giovedì, 29 gennaio 2015:
Monte Sion – Sala dell’Ultima Cena
16:00 Preghiera

Venerdì, 30 gennaio 2015:
Chiesa siriano ortodossa di S. Marco, Quartiere armeno, citta’ vecchia
17:00 Liturgia

Sabato, 31 gennaio 2015:
Chiesa etiope ortodossa, vicino la Via HaNeviim
17:00 Liturgia

Domenica 1 febbraio 2015:
Chiesa greco cattolica dell’Annunciazione, Porta di Giaffa, Citta’ Vecchia
17:00 Liturgia

 

Che significato aveva la sua preghiera nella Moschea blu? «Io sono andato in Turchia come pellegrino, non da turista. Avevo un motivo religioso: condividere la festa di Sant’Andrea con Bartolomeo. Quando sono andato in moschea non potevo dire “adesso sono un turista”, sono un religioso e ho visto quella meraviglia, il Mufti che mi spiegava le cose con tanta mitezza, dove nel Corano di parlava di Maria e del Battista, e in quel momento ho sentito il bisogno di pregare: per la Turchia, per il Mufti, per me che ne ho bisogno, soprattutto per la pace: Signore, finiamola con le guerre. È stato un momento di preghiera sincera».
Intanbul, il Papa visita la Moschea Blu

 

Si è inchinato davanti al Patriarca: come affronterà le critiche dei conservatori a questi gesti di apertura? «Ci sono resistenze da parte ortodossa e nostra, in questi gruppi conservatori… Ma dobbiamo essere rispettosi con loro e non stancarci di spiegare e dialogare, senza insultare o sparlare. Tu non vuoi annullare una persona, è un figlio di Dio, se lui non vuole parlare io lo rispetto ma non sparlo: ci vuole mitezza e dialogo».

 

  • Francesco: unità con gli ortodossi ?Troppi uomini soffrono per la fame?

Turchia Papa Francesco incontra Bartolomeo I

Basta il dialogo interreligioso? «Il presidente degli Affari religiosi e la sua équipe mi hanno detto una cosa molto bella: “Adesso sembra che il dialogo interreligioso sia alla fine”. Occorre un salto di qualità, un dialogo tra persone religiose di diverse appartenenze: non si parla di teologia ma di esperienza religiosa».

 

DAL CORRIERE DELLA SERA. LEGGI TUTTO:  CLICK

ECUMENISMO

Dichiarazione comune con Bartolomeo I

Noi, Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, esprimiamo la nostra profonda gratitudine a Dio per il dono di questo nuovo incontro che ci consente, in presenza dei membri del Santo Sinodo, del clero e dei fedeli del Patriarcato Ecumenico, di celebrare insieme la festa di Sant’Andrea, il primo chiamato ed il fratello dell’Apostolo Pietro. Il nostro ricordo degli Apostoli, che proclamarono la buona novella del Vangelo al mondo, attraverso la loro predicazione e la testimonianza del martirio, rafforza in noi il desiderio di continuare a camminare insieme al fine di superare, con amore e fiducia, gli ostacoli che ci dividono.

Ricordiamo anche tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. In particolare, preghiamo per la pace in Ucraina, un Paese con un’antica tradizione cristiana, e facciamo appello alle parti coinvolte nel conflitto a ricercare il cammino del dialogo e del rispetto del diritto internazionale per mettere fine al conflitto e permettere a tutti gli Ucraini di vivere in armonia. I nostri pensieri sono rivolti a tutti i fedeli delle nostre Chiese nel mondo, che salutiamo, affidandoli a Cristo nostro Salvatore, perché possano essere testimoni instancabili dell’amore di Dio. Innalziamo la nostra fervente preghiera a Dio affinché conceda il dono della pace, nell’amore e nell’unità, a tutta la famiglia umana.

«Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi» (2 Ts 3,16).

Dal Fanar, 30 novembre 2014

LEGGI TUTTO SU AVVENIRE: CLICK

Ha detto il Papa: i musulmani, gli ebrei, i cristiani, possono fare molto perché torni la pace, possono unirsi e opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANDREA TORNIELLI
Milano

«Sono rimasto commosso e colpito dall’incontro con Papa Francesco…». Il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I sta per sorseggiare un bicchier d’acqua in un momento di pausa in una giornata densa di impegni. Ha appena guidato, alla presenza del cardinale Angelo Scola, una preghiera nella centralissima chiesa di piazza Borromeo, che la diocesi ambrosiana ha messo a disposizione della comunità greco-ortodossa. E prima del pranzo, con il suo seguito, partecipa a un piccolo rinfresco e accetta di dialogare per qualche minuto con «Vatican Insider». A partire dall’incontro fraterno avuto con Papa Francesco in occasione della messa d’inizio del ministero del vescovo di Roma: non era mai accaduto negli ultimi secoli che un patriarca di Costantinopoli partecipasse all’insediamento di un nuovo Papa.”  Continua a leggere qui:

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-24854/

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Storico incontro tra papa Francesco e Tawadros II

Il capo della Chiesa Copto-ortodossa d’Egitto ha invitato il Santo Padre a fargli visita ad Alessandria.

(Roma/e.p.-g.s.) – Papa Francesco ha espresso la sua solidarietà alla Chiesa copta ortodossa d’Egitto venerdì 10 maggio nel corso di un incontro storico con il patriarca copto d’Alessandria, papa Tawadros II.

Il Santo Padre ha menzionato i forti legami che esistono tra la Chiesa cattolica e quella copta e ha reso omaggio ai martiri copti e a tutti coloro che «per generazioni e generazioni hanno reso testimonianza al Vangelo, spesso in situazioni di grande difficoltà».

«Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui», ha soggiunto Bergoglio utilizzando un’espressione della prima lettera dell’apostolo san Paolo ai cristiani di Corinto. Il Papa ha poi fatto riferimento a «un ecumenismo della sofferenza» per il quale «la condivisione delle sofferenze quotidiane può divenire strumento efficace di unità».

Da quelle sofferenze condivise, ha continuato il Papa, «possono germogliare, con l’aiuto di Dio, perdono, riconciliazione e pace».

I cristiani d’Egitto – in prevalenza fedeli copti – hanno dovuto subire discriminazioni per secoli. La situazione non è affatto migliorata con la caduta del regime di Hosni Mubarak, all’inizio del 2011, e l’elezione, nel 2012, del presidente Mohammed Morsi esponente dei Fratelli Musulmani, movimento vicino agli ambienti islamisti da cui oggi originano nuovi attacchi rivolti ai connazionali cristiani.

Solo il mese scorso gravi episodi di violenza sono avvenuti proprio intorno alla cattedrale di San Marco, al Cairo, sede del patriarca copto. Scontri che hanno coinvolto gruppi di musulmani violenti, i cristiani e le forze di sicurezza e che hanno causato alcuni morti. Sono in aumento anche gli attentati dinamitardi, le conversione forzate all’Islam e altri casi di violenze settarie.

E tuttavia i riferimenti alla situazione politica egiziana durante gli incontri in Vaticano sono stati ridotti al minimo, nell’intento di non accrescere le tensioni all’interno del Paese nordafricano. Un basso profilo, a quanto sembra, volto anche ad evitare le controversie insorte due anni fa con l’Università Al-Azhar – una delle più importanti istituzioni religiose e accademiche dell’Islam sunnita a livello mondiale – i cui vertici reagirono con durezza alle parole di esecrazione pronunciate da Benedetto XVI dopo un attentato avvenuto l’ultima notte del 2010 contro una chiesa di Alessandria d’Egitto.

Papa Francesco è solo il secondo vescovo di Roma in 1.500 anni a ricevere una visita del capo della comunità copta. Tawadros II, eletto nel novembre scorso come successore di papa Shenuda III, si è recato in Vaticano prima di tutto per sottolineare il quarantesimo anniversario dell’incontro tra il suo predecessore e papa Paolo VI, avvenuto a Roma il 10 maggio 1973.

Quell’incontro portò a una Dichiarazione comune e alla ricomposizione di secoli di tensioni e conflitti tra le due Chiese, incentrate eminentemente su divergenze di ordine teologico. Nel suo indirizzo di saluto Papa Francesco ha detto che quella Dichiarazione rappresenta «una pietra miliare nel cammino ecumenico». La Commissione per il dialogo teologico che prese le mosse da quel documento, ha osservato Papa Bergoglio, «ha portato buoni risultati ed ha preparato il terreno per il più ampio dialogo tra la Chiesa cattolica e l’intera famiglia delle Chiese Ortodosse Orientali, che continua con frutto sino ad oggi». Il Santo Padre ha poi ricordato l’incontro tra il beato papa Giovanni Paolo II e papa Shenuda al Cairo nel 2000 ed espresso gratitudine a Tawadros per i gesti di carità fraterna manifestata nei confronti del nuovo patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak e del suo predecessore, il card. Antonios Naguib, costretto alle dimissioni, lo scorso anno, dal peggiorare delle sue condizioni di salute.

Papa Francesco ha anche sottolineato l’iniziativa del patriarca copto di dar vita a un Consiglio nazionale delle Chiese con queste parole: «Sappia, Santità, che il Suo sforzo a favore della comunione tra i credenti in Cristo, così come il Suo vigile interesse per le sorti del Suo Paese e per il ruolo delle comunità cristiane all’interno della società egiziana, trovano una profonda eco nel cuore del Successore di Pietro e dell’intera comunità cattolica».

Nel suo discorso rivolto a Papa Francesco durante l’udienza ufficiale, il patriarca Tawadros ha auspicato che questa «visita di amore e fratellanza sia la prima di una lunga serie tra le nostre due grandi Chiese. Per questo propongo che il 10 maggio di ogni anno abbia luogo una celebrazione di amore fraterno tra la Chiesa cattolica e la Chiesa copta ortodossa». Tawadros si è anche augurato di poter accogliere presto Papa Francesco in Egitto.

Al termine dell’incontro, Francesco e Tawadros si sono trasferiti nella cappella Redemptoris Mater per un momento di preghiera comune. In seguito la delegazione copta ha incontrato nei loro uffici i responsabili del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e di altri dicasteri della Curia romana. Papa Tawadros ha inoltre pregato sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo.

Benedetto XVI: avanzare nell’ecumenismo con coraggio.

Appello per i cristiani in India: no alle discriminazioni

“Quello che il Signore esige da noi”



L’attuale società, spesso dimentica del Vangelo, ha bisogno di un esempio di comunione tra i cristiani che superi ogni divisione. Così Benedetto XVI ieri pomeriggio nella Basilica Ostiense durante i Secondi Vespri nella solennità della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: un dono di Dio – ha detto – che necessita di gesti concreti per guarire ricordi e rapporti. Il pensiero del Papa è andato ai cristiani dell’India, “chiamati a volte a rendere testimonianza della fede in condizioni difficili”.
L’unità dei cristiani, mezzo privilegiato, presupposto per annunciare in modo credibile la fede a chi non conosce Cristo o a chi pur avendo già ricevuto il dono prezioso del Vangelo lo ha dimenticato. Parla così il Papa celebrando i Vespri con i rappresentanti di altre confessioni cristiane intorno alla tomba dell’apostolo Paolo, nel giorno in cui si ricorda la sua conversione. L’unità tra cristiani – spiega il Santo Padre – è prima che frutto di sforzi umani, opera e dono dello Spirito Santo. La preghiera, l’ecumenismo spirituale è cuore dell’impegno ecumenico, che senza la fede, si ridurrebbe ad una forma di contratto cui aderire per un interesse comune. Premessa per una mutua fraternità è quindi la comunione con il Padre:

“La nostra ricerca di unità nella verità e nell’amore, infine, non deve mai perdere di vista la percezione che l’unità dei cristiani è opera e dono dello Spirito Santo e va ben oltre i nostri sforzi. Il dialogo, quando riflette la priorità della fede, permette di aprirsi all’azione di Dio con la ferma fiducia che da soli non possiamo costruire l’unità, ma è lo Spirito Santo che ci guida verso la piena comunione, e fa cogliere la ricchezza spirituale presente nelle diverse Chiese e Comunità ecclesiali”.

Tuttavia – ha aggiunto il Papa – le questioni dottrinali che ancora ci dividono, non devono essere trascurate o minimizzate: vanno affrontate con coraggio, in spirito di fraternità e rispetto reciproco. L’ecumenismo – ha proseguito – non darà frutti duraturi se non sarà accompagnato da gesti concreti di conversione che favoriscano la guarigione dei ricordi e dei rapporti.
“«Camminare umilmente con Dio» significa anzitutto camminare nella radicalità della fede, come Abramo, fidandosi di Dio, anzi riponendo in Lui ogni nostra speranza e aspirazione, ma significa anche camminare oltre le barriere, oltre l’odio, il razzismo e la discriminazione sociale e religiosa che dividono e danneggiano l’intera società”.

Hanno partecipato alla preghiera i rappresentanti del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, della Comunione anglicana, delle Chiese ortodosse, delle Chiese ortodosse orientali e delle diverse e comunità ecclesiali. A nome di tutti ha portato il saluto al Successore di Pietro il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Da Radio Vaticana: leggi tutto qui

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=25182

http://www.prounione.urbe.it/moduli/modulo_on-line.html

http://www.prounione.urbe.it/pdf/invito_conosciamoifratelli_e-mail.pdf

 

VEGLIA ECUMENICA  DIOCESANA  A ROMA,

 IL 22 GENNAIO. CHIESA DI SAN BARNABA

 

«L’unità, un impegno affidato a tutti i credenti»
 

Nella parrocchia di San Barnaba la veglia ecumenica presieduta dal cardinale Vallini, con i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane: «La divisione, un dramma che danneggia tutti» di Christian Giorgio

«Non dovremmo rassegnarci alla divisione, né come persone né come comunità. Questo per i cristiani è un dovere, una cosa su cui lavorare in una continua esperienza di comunione». Questo l’appello con il quale il cardinale Agostino Vallini ha aperto ieri sera, 22 gennaio, nella chiesa di San Barnaba, la sua omelia nella veglia ecumenica diocesana organizzata dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso del Vicariato, nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il cardinale ha invitato i fedeli e i rappresentanti delle varie confessioni cristiane intervenuti a non lasciar spazio alla divisione ma a focalizzarsi su ciò che unisce: Cristo. Continua a leggere qui

 

 

Le relazioni con la Federazione luterana mondiale

e la Conferenza internazionale dei vescovi veterocattolici dell’Unione di Utrecht

 
di Matthias Türk
Pontificio Consiglio per la Promozione
dell’Unità dei Cristiani

Cinquant’anni di intenso lavoro ecumenico sono stati rivisitati dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani in occasione della sua ultima assemblea plenaria tenutasi nel novembre 2010 sul tema “Verso una nuova tappa del dialogo ecumenico”. I significativi risultati ecumenici degli ultimi decenni costituiscono oggi una solida base di comunione di vita nella fede e nella spiritualità tra luterani e cattolici. Ciò dovrebbe incoraggiare noi tutti a compiere ulteriori passi verso l’unità e a non fermarci semplicemente a quello che è già stato conseguito. Fanno però riflettere le parole espresse da un commentatore:  “Per quattrocento anni ci siamo combattuti fino allo spargimento del sangue, adesso partecipiamo insieme a celebrazioni liturgiche ecumeniche. Forse dovremmo accontentarci di questo”. Alcuni ritengono, da entrambe le parti, che l’ecumenismo abbia già fatto abbastanza e non sia necessario impegnarsi ulteriormente  per  portarlo  avanti  o  per approfondirlo. Diversamente, Benedetto XVI ha tenuto a sottolineare, durante l’udienza ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio, il 18 novembre 2010, la duratura importanza del dialogo ecumenico:  “Oggi alcuni pensano che tale cammino, specie in Occidente, abbia perso il suo slancio; si avverte, allora, l’urgenza di ravvivare l’interesse ecumenico e di dare una nuova incisività ai dialoghi”.
Il 2010 è stato contrassegnato da una molteplicità di incontri e di consultazioni teologiche tra la Federazione luterana mondiale e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Sulla base della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, il dialogo teologico è stato proseguito a livello internazionale da un gruppo di lavoro di esegeti che si sono incontrati nel gennaio 2010 a Louisville, negli Stati Uniti, dietro invito della Federazione luterana mondiale. I biblisti cattolici, luterani, metodisti e riformati, convocati congiuntamente, sono pervenuti a un considerevole consenso nella riflessione sui fondamenti biblici della dottrina della giustificazione. Questi comprendono, oltre agli scritti paolini, soprattutto i vangeli sinottici, le lettere pastorali e l’Antico Testamento.

Continua a leggere qui

 

 

Taiwan: giovani cristiani, buddisti e taoisti in dialogo interreligioso

Taipei (AsiaNews) -  http://www.asianews.it/notizie-it/Taiwan:-giovani-cristiani,-buddisti-e-taoisti-insieme-per-il-dialogo-interreligioso-25560.html

Formare ragazzi dal cuore aperto e con occhi rivolti al futuro, è la missione della Conferenza Taiwanese per la religione e la pace (Tcpr). Lanciata nel 1994 dal sacerdote gesuita francese Alberto Poulet Mathis, ogni anno la Tcpr organizza un incontro sul dialogo interreligioso, che quest’anno è giunto alla 13ma edizione ed è avvenuto a Hualian, sulla costa orientale di Taiwan dal 2 al 5 agosto scorsi. All’evento hanno partecipato giovani rappresentanti di 10 religioni, fra cui: buddisti, taoisti, cattolici, protestanti e ikuantao. Chen Caiqi, professoressa in una delle più importanti scuole cattoliche di Taipei e studiosa della Tcpr, spiega che “l”obiettivo principale dell’incontro è far conoscere i giovani fra loro per evitare che vi siano facili fraintendimenti tra le religioni. Dialogando e lavorando insieme, i ragazzi stringono autentiche amicizie che aprono la strada a future collaborazioni e a un arricchimento reciproco”.

 Gli incontri, divenuti ormai una tradizione a Taiwan, si tengono sempre in estate. Chen Caiqi sottolinea che quest’anno all’organizzazione hanno partecipato anche gli studenti degli anni precedenti: in tal modo si mantiene una continuità di rapporti e i più anziani testimoniano la loro amicizia ai nuovi arrivati.       

La docente ricorda il grande lavoro per il dialogo interreligioso di p. Poulet Mathis, il fondatore del Tcrp. Egli è stato il primo a proporre il dialogo interreligioso fra i giovani. “P. Alberto – racconta Chen Caiqi – era considerato dai noi taiwanesi il simbolo del dialogo fra le fedi. Conversare insieme a lui portava a un livello profondo. Lui sapeva entrare nella mente di noi taiwanesi. Egli non aveva paura ad adottare il modo di pensare di buddisti, taoisti o musulmani”. Dopo la sua morte nel 2010 al suo posto è stato nominato p. Paolino (in cinese Baolin), giovane sacerdote saveriano originario del Congo. “P. Paolino – afferma – è la persona ideale per continuare questo lavoro iniziato da p. Alberto. Egli ha collaborato e studiato con lui per molti anni e ha la sensibilità adatta per comunicare con persone di religioni differenti”.  

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Il patriarca ortodosso russo firma la riconciliazione

 con i polacchi cattolici per evangelizzare insieme il mondo

Varsavia (AsiaNews/Agenzie) – http://www.asianews.it/notizie-it/Il-patriarca-ortodosso-russo-firma-la-riconciliazione-con-i-polacchi-cattolici-per-evangelizzare-insieme-il-mondo-25578.html

Ieri tutto il mondo dei media era polarizzato dal processo alle Pussy Riot. Ma la vera notizia è giunta dalla capitale polacca dove il patriarca russo-ortodosso Kirill e l’arcivescovo Jozef Michalik, presidente della Conferenza dei vescovi polacchi, hanno firmato uno storico messaggio comune in cui chiedono ai loro fedeli di cancellare secoli di violenze e pregiudizi e collaborare per una società arricchita dalla testimonianza cristiana.

Il Messaggio di riconciliazione è stato posto sotto la protezione della Madre di Dio. Nella speciale cerimonia fra i due leader, il patriarca Kirill ha donato un’icona della Madre di Dio di Smolensk; i vescovi polacchi hanno donato a lui un’icona della Madonna di Czestochowa.

La riconciliazione, si afferma, è frutto di “un sincero dialogo, nella speranza che esso ci aiuterà a guarire le ferite del passato e superare i reciproci pregiudizi”.

Il Messaggio ricorda   “l’ostilità e la lotta”, “la divisione e lo scisma”, fino alla “dolorosa esperienza dell’ateismo imposto alle nostre nazioni”. In passato la Polonia è stata spesso invasa dai russi; all’inizio della Seconda guerra mondiale è stata invasa insieme dai russi e dalla Germania. Dopo la guerra è passata sotto il controllo sovietico, che ha esercitato un soffocante controllo su entrambe le comunità. Lo stalinismo ha perfino utilizzato gli ortodossi per combattere i cattolici.

Il documento ricorda le sofferenze di tutti i cristiani sotto i “regimi atei” (nazismo e comunismo), che hanno “combattuto tutte le forme di religione e lanciato una guerra particolare e crudele contro il cristianesimo e le nostre Chiese. Milioni di persone innocenti sono state trucidate, come ci ricordano i numerosi luoghi di esecuzione e tombe sul suolo russo e polacco”.

Il patriarca e l’arcivescovo chiedono alle loro comunità di esercitare il perdono, ma affermano che “perdonare non vuol dire dimenticare. La memoria rappresenta un’importante parte della nostra identità. Abbiamo anche il dovere della memoria davanti alle vittime del passato, che sono state torturate fino alla morte e hanno dato la loro vita credendo in Dio e per la loro patria sulla terra. Perdonare significa abbandonare vendetta e odio, partecipare nella costruzione dell’armonia e della fraternità fra i popoli, i nostri popoli e nazioni, come la base per un futuro pacifico”.

Proprio in nome di un futuro di pace, le due comunità si impegnano nell’evangelizzazione “cercando oggi, nell’era dell’indifferenza religiosa e del secolarismo, di compiere ogni sforzo affinché la vita sociale e la cultura delle nostre nazioni non venga privata dei valori morali principali”.

Oltre a predicare la Parola di Dio, ad affermare la distinzione fra Stato e Chiesa, a sostenere la tolleranza, le due Chiese vogliono anche impegnarsi in “nuove sfide. Sotto il pretesto del rispetto per i principi della laicità, o la protezione della libertà di scelta, i principi morali basati sui comandamenti di Dio vengono emarginati. Rivendicando l’aborto, l’eutanasia, le unioni dello stesso sesso, presentate come una forma di matrimonio, [tutte scelte] imposte da stili di vita consumisti, si negano i valori tradizionali e si esclude dalla sfera pubblica i simboli religiosi”.

Con accenni che ricordano l’insegnamento di Benedetto XVI, il documento ricorda che “spesso facciamo fronte a manifestazioni ostili verso Cristo, il suo Vangelo e la croce, come pure a tentativi di emarginare la Chiesa dalla vita pubblica. Una laicità falsamente concepita prende la forma di un fondamentalismo che di fatto è una forma di ateismo”.

“Noi crediamo – continua il documento – che non solo il terrorismo e il conflitto armato, ma anche l’aborto e l’eutanasia sono gravi peccati contro la vita e un danno alla civiltà contemporanea”.

Dopo aver sottolineato il valore della famiglia come il “buon fondamento di tutta la società”, il patriarca e l’arcivescovo concludono affidando alla protezione della Madre di Dio “la grande opera di riconciliazione e avvicinamento delle nostre Chiese e popoli”.

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CATTOLICI  TESTIMONI

DELL’ ECUMENISMO SPIRITUALE

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Beata Maria Gabriella Sagheddu

La beata Maria Sagheddu nacque a Dorgali, in Sardegna, nel 1914, da una famiglia di pastori. Dopo aver fatto parte dell’Azione Cattolica, entrò tra le Trappiste di Grottaferrata (Roma). La sua vita religiosa durò solo tre anni e mezzo. Offerti per l’unità dei cristiani. La badessa, infatti, era sensibile al tema e – su sollecitazione del sacerdote francese Paul Couturier, uno dei primi alfieri dell’ecumenismo – presentò alle claustrali una richiesta di preghiere e offerte perché il desiderio di Gesù («che siano una sola cosa») si avverasse. Gabriella vi si spese con tutta la sua esistenza. Che volgeva al termine. Morì di tubercolosi nel 1939. Riposa nel monastero di Vitorchiano (Viterbo). Giovanni Paolo II l’ha beatificata nel 1983, a san Paolo fuori le mura, alla fine dell’ottavario per l’unità dei cristiani. (Avvenire)

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San Leopoldo Mandic

 Nato il 12 maggio 1866 a Castelnuovo, nella Dalmazia meridionale, a sedici anni entra tra i Cappuccini di Venezia. Piccolo di statura, curvo e malfermo di salute, è uno dei santi più recenti della Chiesa cattolica. Entrato tra i Cappuccini, collabora alla riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizza, perché nei monasteri dove viene assegnato gli vengono affidati altri incarichi. Si dedica soprattutto al ministero della Confessione e in particolare a confessare altri sacerdoti. Dal 1906 svolge questo compito a Padova. È apprezzato per la sua straordinaria mitezza. La sua salute man mano si deteriora, ma fino a quando gli è possibile non cessa di assolvere in nome di Dio e di indirizzare parole di incoraggiamento a quanti lo accostano. In occasione della beatificazione, papa Paolo VI riconobbe in padre Leopoldo un anticipatore del cosiddetto ecumenismo spirituale: «Padre Leopoldo fu “ecumenico” ante litteram, cioè sognò, presagì, promosse, pur senza operare, la ricomposizione nella perfetta unità della Chiesa, anche se essa è gelosamente rispettosa delle particolarità molteplici della sua composizione etnica». Muore il 30 luglio 1942. La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, ne rivela il corpo completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976. Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983. (Avvenire)

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serva di Dio   Maria Marchetta

«Mio Dio, il mio cuore è colmo di infinita riconoscenza per avermi fatto capire la necessità e la bellezza della sofferenza»: in questa frase si racchiude il senso dell’esistenza di Maria Marchetta. Nata a Grassano (MT), il 16 febbraio 1939, viene colpita in piena adolescenza da paraplegia flaccida, malattia che la conduce progressivamente all’immobilità. Dopo una reazione di rabbia, il letto, dove rimane bloccata per quattordici anni, si trasforma in un luogo di preghiera e di missione per la conversione del mondo al Vangelo. Formata nella Gioventù femminile di Azione cattolica e nel Terz’Ordine Francescano, abbraccia il mistero della croce e eletta risurrezione, maturando il proposito di offrire la sua sofferenza per l’unità dei cristiani. Muore il 7 aprile del 1966.

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 Paul Couturier

Paul Couturier (Lione, 29 luglio 188124 marzo 1953) è stato un sacerdote francese, considerato come il padre dell’ecumenismo spirituale. La visione ecumenica di Couturier è alla base dell’attuale Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Viene da lui la formula che ha permesso ai cristiani di tutte le confessioni di unirsi nella preghiera per l’unità della Chiesa: “Per l’Unità che Cristo vuole per la sua Chiesa con i mezzi che vuole … donata come, quando e dove Lui vorrà”. In un periodo in cui l’unità era intesa come il ritorno nell’alveo della Chiesa Cattolica, Couturier intuì la necessità di rinnovare l’ecclesiologia tradizionale, rivedere lo statuto della Chiesa e avviarla sulla strada della conversione e della comunione. Viene considerato il padre di quell’Ecumenismo spirituale che venne poi recepito dal Concilio Vaticano II nel decreto Unitatis Redintegratio (1964). Molti degli attuali protagonisti del dialogo ecumenico hanno raccolto la sua eredità. Tra i più noti il gruppo dei Dombes che da lui è nato, Roger Schutz e la Comunità di Taizé. Nel suo “testamento spirituale” (del 1944) egli aveva parlato profeticamente di un monastero invisibile, «costituito da tutte quelle anime che, per i loro sforzi sinceri ad aprirsi al suo fuoco e alla sua luce, lo Spirito Santo ha reso capaci di avere una profonda comprensione della dolorosa divisione tra i Cristiani; questa consapevolezza provoca in queste anime una sofferenza continua e, come risultato, il ricorso regolare alla preghiera e alla penitenza».

 

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IL DOCUMENTO CONCILIARE

“UNITATIS REDINTEGRAZIO”

 DEFINISCE L’ECUMENISMO SPIRITUALE:

La conversione del cuore 

7. Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione. Infatti il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento dell’animo (24), dall’abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della carità. Perciò dobbiamo implorare dallo Spirito divino la grazia di una sincera abnegazione, dell’umiltà e della dolcezza nel servizio e della fraterna generosità di animo verso gli altri. « Vi scongiuro dunque – dice l’Apostolo delle genti – io, che sono incatenato nel Signore, di camminare in modo degno della vocazione a cui siete stati chiamati, con ogni umiltà e dolcezza, con longanimità, sopportandovi l’un l’altro con amore, attenti a conservare l’unità dello spirito mediante il vincolo della pace» (Ef 4,1-3). Questa esortazione riguarda soprattutto quelli che sono stati innalzati al sacro ordine per continuare la missione di Cristo, il quale « non è venuto tra di noi per essere servito, ma per servire » (Mt 20,28).

 Anche delle colpe contro l’unità vale la testimonianza di san Giovanni: « Se diciamo di non aver peccato, noi facciamo di Dio un mentitore, e la sua parola non è in noi» (1 Gv 1,10). Perciò con umile preghiera chiediamo perdono a Dio e ai fratelli separati, come pure noi rimettiamo ai nostri debitori.

Si ricordino tutti i fedeli, che tanto meglio promuoveranno, anzi vivranno in pratica l’unione dei cristiani, quanto più si studieranno di condurre una vita più conforme al Vangelo. Quanto infatti più stretta sarà la loro comunione col Padre, col Verbo e con lo Spirito Santo, tanto più intima e facile potranno rendere la fraternità reciproca.

L’unione nella preghiera

8. Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani, devono essere considerate come l’anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale.

È infatti consuetudine per i cattolici di recitare insieme la preghiera per l’unità della Chiesa, con la quale ardentemente alla vigilia della sua morte lo stesso Salvatore pregò il Padre: « che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21).

 In alcune speciali circostanze, come sono le preghiere che vengono indette « per l’unità » e nelle riunioni ecumeniche, è lecito, anzi desiderabile, che i cattolici si associno nella preghiera con i fratelli separati. Queste preghiere in comune sono senza dubbio un mezzo molto efficace per impetrare la grazia dell’unità e costituiscono una manifestazione autentica dei vincoli con i quali i cattolici rimangono uniti con i fratelli separati: « Poiché dove sono due o tre adunati nel nome mio, ci sono io in mezzo a loro » (Mt 18,20).

 Tuttavia, non è permesso considerare la « communicatio in sacris » come un mezzo da usarsi indiscriminatamente per il ristabilimento dell’unità dei cristiani. Questa « communicatio » è regolata soprattutto da due principi: esprimere l’unità della Chiesa; far partecipare ai mezzi della grazia. Essa è, per lo più, impedita dal punto di vista dell’espressione dell’unità; la necessità di partecipare la grazia talvolta la raccomanda. Circa il modo concreto di agire, avuto riguardo a tutte le circostanze di tempo, di luogo, di persone, decida prudentemente l’autorità episcopale del luogo, a meno che non sia altrimenti stabilito dalla conferenza episcopale a norma dei propri statuti, o dalla santa Sede.

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Convegno sull’Ecumenismo spirituale

il 22 Novembre 2012

presso il santuario di san Leopoldo a Padova

visualizza la locandina: Convegno ecumensimo spirituale

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Olivier Clément (17 novembre 1921Parigi, 15 gennaio 2009)

 è stato uno scrittore, poeta e teologo francese ortodosso

Cresciuto in una famiglia agnostica, Olivier Clément si converte a Gesù Cristo all’età di trent’anni, dopo una lunga esperienza di ateismo e una stagione di ricerca fra le varie spiritualità orientali. Sotto l’influenza degli scritti di Berdiaev e di Losskij, del quale diverrà allievo ed amico, Clément aveva scoperto il pensiero dei Padri d’Oriente ed aveva ricevuto il battesimo della Chiesa cristiana ortodossa, in seno alla parrocchia francofona del Patriarcato di Mosca a Parigi. Ha raccontato la sua infanzia, le sue peregrinazioni spirituali e la sua conversione in un’autobiografia, L’altro sole. Esperto di storia, insegnò a lungo presso il lycée Louis-le-Grand a Parigi. Professore all’Istituto di Teologia Ortodossa San Sergio, divenne uno dei testimoni più stimati e fecondi del Cristianesimo ortodosso in Occidente.

Olivier Clément fu fra l’altro uno dei fondatori della Fraternità Ortodossa in Europa occidentale.
Autore di una trentina di opere focalizzate sulla storia, il pensiero e la vita della Chiesa ortodossa, e all’incontro fra questa e il Cristianesimo occidentale, le religioni non cristiane e la modernità laica. Responsabile della rivista di teologia Contacts, dottore honoris causa dell’Istituto di Teologia di Bucarest e dell’Università Cattolica di Lovanio.

Intervista di Piero Pisarra (1999)

D.: Nella sua autobiografia spirituale (L’altro sole, Jaca Book, Milano) lei ha descritto il suo itinerario. È nato in una città del Sud della Francia, in un ambiente che non era cristiano e ha scoperto il cristianesimo grazie all’Ortodossia. Come è avvenuto questo incontro?

Olivier Clément: È stata una strada lunga, non ho scoperto l’Ortodossia da un giorno all’altro. Prima ero ateo, perché tutti erano atei intorno a me, e quando facevo alcune domande importanti come: “Quando si muore, cosa succede?”, mi rispondevano: “Quando si muore, è il nulla”. Ho avuto momenti di grande angoscia a causa di questo tipo di risposta. Nello stesso tempo, ero uno del Mediterraneo, perché ero vicino al Mediterraneo, ero in una città… i miei genitori si erano stabiliti a Montpellier, a 10 chilometri dal mare, spesso ci andavo in bicicletta. Ero… meravigliato. Meravigliato della bellezza delle luci, meravigliato dei narcisi in primavera, della periferia in fiore, tutte queste cose, ed ero già dibattuto tra l’angoscia e la meraviglia. Poi, quando sono diventato, come dire?, un giovane che cerca, uno studente alla ricerca… sono stato tentato dal marxismo (in fondo, è stata una delle grandi mode del nostro secolo). Ma a un certo momento ho avuto la sensazione che non rispondesse alla domanda più profonda che mi portavo dentro, e a poco a poco in me è avvenuta una specie di conversione, di conversione a un Dio sconosciuto, come se tra tutte le religioni ci fosse una sola religione di colore diverso a seconda del luogo e dei tempi. È stata la mia prima tappa. Beninteso, il cristianesimo mi interessava, anche se mi poneva molti problemi. C’erano cose che mi inorridivano in certi cristiani. Spesso non li trovavo molto vivi, ed è così anche oggi purtroppo. Dico a me stesso che se il mondo si secolarizza così in fretta è perché i cristiani sono come morti… ma non ha molta importanza. Dopo dieci anni di ricerca attraverso le religioni, attraverso i miti, in questo universo fantastico dei miti e delle religioni (non si sa cosa si perde quando non ci si interessa a questa dimensione delle cose!) diciamo che sono stato attratto dal cristianesimo attraverso l’Ortodossia. Ho letto Dostoevskji, ho letto i grandi filosofi religiosi russi, Nicolas Berdiaev mi ha molto colpito, poi ho conosciuto alcuni grandi pensatori, alcuni grandi teologi della diaspora russa in Francia (…)

Paolo VI e il dialogo della carità

D.: Atenagora è l’uomo del dialogo ecumenico, l’uomo dell’incontro con Paolo VI, ma è anche l’uomo del dialogo dell’Ortodossia con il mondo moderno.

Olivier Clément: È vero. Pensava che il ravvicinamento dei cristiani avrebbe potuto dar senso al terzo millennio. C’è stato un millennio in cui eravamo tutti insieme, poi c’è stato un millennio in cui tutto si è scomposto, il mondo cristiano si è trovato in uno stato fissile, per usare il linguaggio della bomba atomica, o dell’energia atomica, e ora dobbiamo rimetterci in uno stato di ravvicinamento, di approfondimento comune e alla fine di unificazione, e allora daremo un senso all’unificazione del pianeta, a quella che oggi chiamiamo la mondializzazione.

D.: Che cosa le ha detto del suo incontro… dei suoi rapporti con Paolo VI?

Olivier Clément: Che Paolo VI gli piaceva molto. Che aveva per lui una vera amicizia. Il momento più buffo è stato quando, una mattina, mi ha detto: “Ha visto…?”. Aveva in mano un libretto, era l’enciclica di Paolo VI sui problemi della sessualità… D.: Humanae vitae. Olivier Clément: Sì, Humanae vitae. Allora mi ha detto: “Ammiro Paolo VI, guardi cosa ha scritto… Ma sono trenta pagine, Dio mio, perché trenta pagine? Io me la caverei con una sola pagina. Direi semplicemente che… parlerei della santità dell’amore umano, del mistero del bambino, e quanto ai metodi anticoncezionali, questo non mi interessa. Quando un uomo e una donna si amano veramente credo che sia l’essenziale, non entro nella loro camera, e a questo proposito non ho niente da dire. Ma si deve parlare dell’amore. Si deve dire che l’amore è possibile, e che è una cosa meravigliosa. Allora…”. Gli piaceva Paolo VI. “Certo, c’è tutta una tradizione… bisogna capirlo, io capisco quello che ha voluto dire…”. Aveva questo rapporto con Paolo VI, e credo che tra loro ci fosse una grande amicizia che si esprime molto bene nel libro che è stato pubblicato contemporaneamente a Costantinopoli e a Roma e che si chiama O Tómos Agapìs, il libro dell’amore, della carità, fatto dei loro discorsi, dei loro incontri, dei loro scambi di idee, dove si vede il Papa che parla tanto della Chiesa locale, della Chiesa come comunità eucaristica, e dove si vede che il Patriarca riprende le espressioni di Sant’Ignazio d’Antiochia nel II secolo, su Roma, la Chiesa che deve presiedere nell’amore. A mio avviso è un libro estremamente importante per il pensiero teologico del XX e del XXI secolo.

LEGGI TUTTA L’INTERVISTA QUI: CLIK

IL CONTRIBUTO DI OLIVIER CLEMENT ALL’ECUMENISMO, scarica il documento:  Clément

**

L’uomo che vive secondo lo Spirito diffonde intorno a sé

serenità e pace, diventa un creatore di vita, di giustizia, di Bellezza.

*

 L’esercito spirituale dei credenti, che porta avanti il combattimento della quaresima attraverso il digiuno e la preghiera, il duello silenzioso di un uomo solitario che lotta contro il male e contro la morte, il coraggio di un eremita che attira su di sé gli spiriti cattivi per liberare i suoi fratelli, i cristiani che intonano in questo mondo il cantico della fornace (cf Dan 3,51-90), il più umile gesto di penitenza e l’esorcismo balbettante di una preghiera, ecco ciò che conta prima di tutto nella gigantesca tensione tra il mondo decaduto e il mondo che viene…

*

 

 

 

Monastero esarchio

di “santa Maria” di Grottaferrata

 

 

   Il Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, detto anche Abbazia Greca di San Nilo, è stato fondato nel 1004 da un gruppo di monaci provenienti dalla Calabria bizantina guidati da S. Nilo di Rossano, capo carismatico e personaggio di primo piano del suo tempo. La comunità monastica, rimasta presto orfana del suo padre spirituale S. Nilo, fu guidata dal discepolo prediletto S. Bartolomeo il Giovane, cofondatore del Monastero.

Noi monaci seguaci di S. Nilo e S. Bartolomeo viviamo e operiamo in questa vetusta Abbazia. Siamo cattolici di rito Bizantino-Greco e rappresentiamo la Congregazione d’Italia dei Monaci Basiliani, istituzione creata nella Chiesa cattolica per riunire i monasteri di rito Bizantino presenti nell’Italia meridionale.

Attualmente l’Abbazia Greca di Grottaferrata è l’ultimo dei numerosi Monasteri Bizantini che nel medioevo erano diffusi in Sicilia, nell’Italia meridionale e nella stessa Roma. Costituisce inoltre un unicum in quanto, fondato cinquanta anni prima dello Scisma che portò alla separazione tra Cattolici ed Ortodossi, è sempre stato in comunione con la Chiesa di Roma, pur conservando il rito Bizantino e la tradizione monastica orientale delle origini.

ECUMENISMO

Incontro con S.S. Bartolomeo I 

Con molte Chiese e monasteri ortodossi noi monaci Basiliani, eredi spirituali di S. Nilo, intratteniamo rapporti fraterni di amicizia e di stima reciproca, in consapevole ed impegnativo servizio al dialogo ecumenico. Lo coltiviamo con i molteplici scambi personali e di comunità, con l’accoglienza generosa e aperta dei fratelli ortodossi che ci visitano, spesso trattenendosi come ospiti per vario tempo, e soprattutto con la preghiera, umile, insistente, fiduciosa, affidata alle mani materne della Theotòkos Hodigitria, la cui icona antica è da secoli il cuore simbolico e pulsante del nostro monastero tuscolano.

 

 

http://www.abbaziagreca.it/index.asp

 

 

Pellegrinaggio Giovanile Ecumenico
in occasione dell'Incontro Interreligioso
di Assisi del 27 Ottobre 2011

Youth Ecumenical Pilgrimage
in occasion of the Interfaith Meeting
in Assisi October 27, 2011

 

 In preparazione del grande appuntamento del 27 Ottobre di Assisi,
 il Centro ‘Giovanni Paolo II’ di Loreto, ha promosso un pellegrinaggio ecumenico
lungo l’antica via lauretana che da Loreto porta ad Assisi:
200 km a piedi percorsi da
giovani anglicani, cattolici e ortodossi
insieme ai loro pastori.
Si tratta di ripercorrere, in parte, l'antica via Lauretana che dalla città mariana giungeva fino a Roma attraverso Recanati, Macerata, Tolentino, Muccia, Colfiorito, Spello e Assisi.
Lo spirito col quale si intraprende questa iniziativa è proprio 
quello ecumenico voluto dal pontefice,

con i 18 pellegrini coinvolti appartenenti  a diverse chiese cristiane.
 

 
 SEGUI IL PELLEGRINAGGIO SU TV 2000 OGNI GIORNO QUI

Guarda il programma e le finalità qui 
 

 

 «La missione appartiene all'essenza profonda della Chiesa. Proclamare la parola di Dio e testimoniarla al mondo è essenziale per ogni cristiano. Nello stesso tempo, però, è necessario farlo rimanendo fedeli ai principi evangelici, amando e rispettando ogni persona».


Comincia con queste parole un breve documento di cinque cartelle intitolato:
Christian Witness in a Multi-religious World.
Recommendations and conduct

diffuso nei giorni scorsi a Ginevra dal Consiglio ecumenico delle Chiese.
Un testo molto importante dal punto di vista ecumenico:
è infatti il risultato di una riflessione sullo stile che deve assumere
la missione ad gentes in un molto multi-religioso
che ha visto per cinque anni confrontarsi insieme:

il Consiglio ecumenico delle Chiese,

il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso
della Chiesa cattolica,

e – per la prima volta – anche la
World Evangelical Alliance, l'organismo che rappresenta quei movimenti evangelical del mondo protestante che non aderiscono al Consiglio ecumenico delle Chiese. 

 Si tratta dunque di un documento rappresentativo di oltre il 90 per cento delle denominazioni cristiane presenti oggi nel mondo. Un "codice di condotta" comune.  Un apposito gruppo di lavoro  ha lavorato per cinque anni su questo tema. La riflessione prese il via a Lariano, in Italia, nel 2006 in un seminario significativamente aperto anche a rappresentanti delle altre religioni.  Un incontro in cui emerse chiara la necessità di elaborare uno stile di missione in cui sia la  libertà religiosa (e il diritto alla conversione) sia il rispetto per le altre fedi siano valori non-negoziabili. Da quella base i tre grandi organismi cristiani hanno cominciato a lavorare su un testo che è stato approvato durante un incontro svoltosi a Bangkok, in Thailandia, nel gennaio scorso.

 

Il cuore del documento sono un elenco di dodici principi
che definiscono lo stile della missione cristiana
in un contestto interreligioso.

Alla base di tutto c'è il riconoscimento del primato dell'amore di Dio: «I cristiani credono che Dio sia la sorgente di ogni amore e, di conseguenza, nella loro testimonianza sono chiamati a vivere l'amore ed amare il prossimo come se stessi».
 


Ma non c'è posto lo sfruttamento di situazioni di povertà e di bisogno nello stile del cristiano. I cristiani devono denunciare e astenersi dal praticare ogni forma di seduzione, inclusi incentivi e premi in denaro, in questo tipo di servizio».

Nel punto 6 si dice che «i cristiani sono chiamati a rifiutare ogni forma di violenza, anche psicologica e sociale, incluso l'abuso di potere nella propria testimonianza».

Il 7 afferma il valore profondo della libertà religiosa che include «il diritto di professare pubblicamente, praticare, diffondere e cambiare la propria religione».

Il punto 9 invita al rispetto per le culture dei popoli «anche là dove il Vangelo sfida alcuni loro aspetti»,

Infine vale la pena di citare la raccomandazione finale che chiude il testo: «Raccomandiamo a tutti di pregare per il prossimo e per il suo benessere, riconoscendo che la preghiera è parte integrante di ciò che siamo e di quello che facciamo, come pure della missione affidataci da Cristo»

Clicca qui per scaricare il testo integrale in inglese del documento
Christian Witness in a Multi-religious World

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO SU MISSION ON LINE QUI
 

 


 


Il testimone del mese

Myrna Nazour_Pagina_01
Mirna Nazzour 

In questi anni la casa di Soufanieh ha accolto cordialmente i pellegrini, in tutta la sua semplicità, come ai primi giorni degli avvenimenti. Myrna, Myriam, John-Emmanuel, Nicolas e sua madre Alice, continuano ad accogliere cordialmente pellegrini di tutte le confessioni, provenienti da tutto il mondo, con semplicitá, umiltà, generosità, impregnata dello spirito del vangelo e con un dono totale che riflette la loro missione.
 

Scarica tutta l'intervista:
Myrna Nazour

 

 


Sono cattolica e mio marito è ortodosso, ma questo non ci impedisce di amarci. Tutti abbiamo una famiglia alla quale apparteniamo, ma dobbiamo amarci indipendentemente dalle nostre origini, pregare insieme, prendere parte insieme all’eucarestia, senza che nessuno impedisca all’altro di amare Cristo. Per me ci sarà unità quando vedrò un vescovo ortodosso e uno cattolico celebrare insieme la messa. Quando ci sarà unità tra i cristiani, le varie sètte si ridurranno notevolmente. Se esistono, infatti, è solo per la nostra debolezza. Dobbiamo unirci e lavorare insieme. Quando lo faremo, riusciremo ad occuparci di un maggior numero di anime. Dio è molto più contento e soddisfatto di noi se ci impegniamo a raccogliere anime piuttosto che a costruire chiese, perché non ha bisogno di una dimora di mattoni, ma dei cuori della gente.

 

 

http://www.soufanieh.com/ITALIAN/general.htm

 


Veglia di preghiera  cristiana ecumenica
per la discesa dello

Spirito Santo

Perchè i cristiani  di tutte le confessioni
testimonino uniti

la Pace e la Luce
di Gesù Cristo

candela molti passi
Anche se le tenebre si diffondono
una piccola luce
può guidare
molti passi!

 

"A little light can drive many steps"


 

I s t i t u t o  S t u d i  E c u m e n i c i   
San Bernardino

 

Giovedì 31 marzo 2011:  I primi cinquant’anni
del Pontificio Consiglio
per l'Unità dei Cristiani  
(1960-2010)

 

10,30: Saluto di benvenuto, p. Roberto Giraldo, preside dell’Istituto

di Studi Ecumenici

10,45: "Sull'esercizio del garbo e della pazienza". Note per una

storia del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità

dei Cristiani, prof. Riccardo Burigana, docente all’Istituto di Studi Ecumenici
 

11,00: Ecumenismo: bilancio e prospettive, S. Em. Card. Kurt

Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione

dell’Unità dei Cristiani

12,00: Vaticano e Bossey: 40 anni di intensa cooperazione nella

formazione ecumenica, prof. Ioan Sauca, Direttore dell’Istituto

Ecumenico di Bossey del Consiglio Ecumenico delle Chiese

 

SCARICA LA LOCANDINA:
 

31 marzo 2011 locandina
 

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CIPMO:  Centro Italiano per la Pace
in Medio Oriente

Convegno Internazionale
 

 - Torino – 4 e 5 aprile
“Minoranze etniche e religiose nell’area mediterranea”
Circolo dei Lettori, via Bogino 9

SCARICA LOCANDINA:

invito-torino

- Milano – 6 aprile
"Rivoluzione democratica araba e crisi libica"
Sala Conferenze di Palazzo Turati, Via Meravigli 9/b

SCARICA LOCANDINA:
invito-milano

 

Per maggiori informazioni:
CIPMO
Corso Sempione 32 B
20154 Milano
Tel. 02 866 147/109
Fax. 02 866 200
www.cipmo.org

 

  • FIRST WEEK

    • world interfaith harmony week
       
  • 2
  • Candlemas – Christian:  catholic
  • Presentation of Christ in the Temple -  Christian:  anglican catholic
  • Imbolc – Lughnassad * – Wicca/Pagan – northern and southern hemispheres

 

  • 3

    • Setsubun-sai - Shinto
    • Chinese New Year - Confucian, Daoist, Buddhis

 

  • 6

    • Four Chaplains Sunday – Interfaith
    • Triodion begins – Christian: orthodox

 

  • 8

    • Vasant Panchami ** – Hindu

  • 14

    • Saint Valentine's Day – Christian

  • 15

    • Nirvana Day ** – BuddhismJain
    • Mawlid an Nabi * ** – Islam

  • 24

    • Saint Matthew, Apostle and Evangelist – Christian

  • 26 – March 1

    • Intercalary Days * – Baha'i

  • 27

    • Meatfare (Last Judgment) Sunday – Christian orthodox


                                .."luoghi"  del  mese


La guida,  giunta alla quinta edizione (la prima è del 1998), è introdotta dalle 4 strutture promotrici: Direzioni diocesane Caritas e Migrantes di Roma e Assessorati dalle Politiche Sociali del Comune e della Provincia di Roma. È stato deciso di presentarla dopo la Giornata Mondiale della Pace e quella delle Migrazioni (1° e 16 gennaio) nel corso della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio).
 

Essendo gli immigrati i destinatari, la Guida parte dal loro numero. In tutta la Provincia di Roma (la Capitale e gli altri Comuni) sono 405.657 i residenti stranieri all’inizio del 2010, circa un decimo della popolazione totale: tenendo conto anche dei casi in corso di registrazione anagrafica o di regolarizzazione, si arriva a quasi 485.000 presenze. 

IL CENSIMENTO DEI LUOGHI DI CULTO
Gli operatori della Caritas diocesana e dell’Ufficio Migrantes di Roma si sono avvalsi per la compilazione della Guida della collaborazione delle singole comunità religiose. Le strutture censite sono 256, quindi 34 in più rispetto al 2008 (15 in più per i cattolici, 8 per gli ortodossi, 7 per i musulmani, 2 per gli ebrei, 1 per i buddisti, lo stesso numero per i protestanti). 208 strutture sono a Roma e 48 negli altri Comuni della Provincia.
 

OBIETTIVI DELLA GUIDA
 La Guida si è proposta di rispondere alle esigenze spirituali degli immigrati e di porre in evidenza anche il ruolo sociale dei loro centri di preghiera. Nella vita degli immigrati, seppure venuti inizialmente per motivi di lavoro, è insita  una dimensione sociale, culturale e anche religiosa che abbisogna di appositi spazi per esprimersi nelle sue dimensioni rituali e comunitarie. Perciò la Guida ha indicatoi luoghi di culto di tutte le religioni con gli indirizzi, gli orari e i nomi dei responsabili,così che tutti sappiano dove e a chi rivolgersi.

Inoltre, in questi centri si presta attenzione non solo alla dimensione religiosa ma anche a quella sociale e si attivano reti di amicizia e di mutua assistenza con la promozione di diverse iniziative socio-culturali: centri di ascolto e di consulenza, corsi di italiano e di madrelingua, attività sportive, corali, gruppi giovanili e incontri conviviali, in una simbiosi di cura spirituale e di promozione umana. L’immigrato non solo viene aiutato nel processo di integrazione ma, nello stesso tempo, viene portato a salvaguardare il suo legame con la cultura di origine, evitando un pericoloso sdradicamento socio-culturale.


 Il fatto di segnalare anche i luoghi dove pregano i fedeli di altre religioni attesta la necessità di rispettare la libertà di coscienza di ogni persona. Nell’ottica di sensibilizzare al rispetto di tutte le religioni, la Guida – attraverso apposite schede – ne presenta le linee essenziali e le feste principali, inquadrando così in maniera non superficiale i loro messaggi spirituali.

 

È stato il Concilio Vaticano II a raccomandare ai cattolici un atteggiamento sereno di fronte al nuovo panorama multireligioso, evitando due rischi: quello di fare confusione tra le diverse fedi e di rinunciare a testimoniare la propria, e quello di non apprezzare i semi di verità di cui le altre religioni sono portatrici, dimenticando che Dio, Padre di tutti, non può essere invocato per innalzare steccati tra di noi.

A loro volta, il Comune e la Provincia di Roma, sponsorizzando la Guida, hanno voluto continuare la tradizione europea di rispetto dei diritti di ogni persona umana, nella consapevolezza che una genuina politica migratoria si tiene lontana sia dai fondamentalismi religiosi che dagli eccessi

Continua a leggere la presentazione della guida  qui 

 

Messaggio di Benedetto XVI
per la 44ª Giornata Mondiale della Pace

"Libertà religiosa, via per la pace"

Nella libertà religiosa, infatti, trova espressione la specificità della persona umana,
che per essa può ordinare la propria vita personale e sociale a Dio,
alla cui luce si comprendono pienamente l’identità, il senso e il fine della persona.
Negare o limitare in maniera arbitraria tale libertà significa
coltivare una visione riduttiva della persona umana;

oscurare il ruolo pubblico della religione significa generare una società ingiusta,
poiché non proporzionata alla vera natura della persona umana;
ciò significa rendere impossibile l’affermazione di una pace autentica e duratura
di tutta la famiglia umana.           (continua qui)

 


 

La "Chiesa Madre" di Gerusalemme, con la sua grande diversità, offre alla nostra riflessione il tema tratto dagli Atti degli Apostoli: "Essi ascoltavano con assiduità l'insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme" (At 2, 42).

    I testi  enfatizzano l'urgenza della preghiera di Gesù per l'unità: "che tutti siano una cosa sola [...] così il mondo crederà" (Gv 17, 21). L'unità è rappresentata dagli aspetti essenziali che sono citati nel testo chiave della Settimana: l'insegnamento degli apostoli, il radunarsi in comunione o koinonia, lo spezzare il pane e la preghiera. Questi elementi costituiscono un marchio di autenticità che dalla prima comunità – radunata il giorno di Pentecoste e inviata poi in tutto il mondo per condividere la morte salvifica e la resurrezione di Gesù, offerta liberamente a tutti – si trasmette come "continuità nell'apostolicità" in tutte le comunità nate da essa.

 Al cuore dell'evento di Pentecoste esemplificato in Atti 2, vi è un "capovolgimento dall'interno verso l'esterno" dell'esperienza del mondo fino a quel momento. La divisione creata dall'esperienza della torre di Babele dove i popoli furono dispersi dalla confusione delle loro lingue, è superata dal dono dello Spirito Santo che rende comprensibile il messaggio degli apostoli nei vari idiomi, ma ancor più, la divisione è superata dall'unico linguaggio parlato e messo in pratica da Gesù, il linguaggio dell'amore, parlato e compreso da tutti. La preghiera di Gesù alla vigilia della sua morte è per l'unità di coloro che credono in lui, ed è, inoltre, una riflessione sulle sue stesse parole: "da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se vi amate gli uni gli altri" (Gv 13, 35).

    L'amore di cui Cristo ha parlato è un amore di umile servizio gli uni agli altri. Radicalmente legato alla Parola di Dio fatta carne, questo servire è un servire alla verità della salvezza offerta da Dio ad ogni persona. Ecco perché le chiese di Gerusalemme ci ricordano l'esortazione di Paolo a vivere da riconciliati, che significa da redenti e uniti a Dio e, perciò, gli uni agli altri. 

 

 

Dal sito del centro "pro-unione"
clicca per scaricare i testi
per la preghiera:

 
Letture bibliche e meditazione per ogni giorno della settimana

“Conoscere quando e perché l’altro’ è in festa
favorisce senz’altro il dialogo. 

Se non so cosa fa soffrire o gioire il mio prossimo,
se ignoro il motivo e le circostanze che rallegrano chi mi sta accanto,
se trascuro il ricordo degli eventi che lo hanno amareggiato,
come posso essere disposto a dialogare in profondità,
a capire ciò che davvero gli arde nel cuore?”

(Enzo Bianchi, monaco,
priore del Monastero di Bose)

  • 1

    • Mary, Mother of God – Catholic Christian
    • Feast of St Basil – Orthodox Christian
    • Gantan-sai (New Years) – Shinto
  • 5

    • Twelfth Night – Christian
    • Guru Gobindh Singh birthday – Sikh
  • 6

    • Epiphany – Christian
    • Feast of the Theophany – Orthodox Christian
    • Dia de los Reyes – Hispanic Christian
    • Nativity of Christ – Armenian Orthodox Christian
  • 7

    • Nativity of Christ – Orthodox Christian
  • 9

    • Baptism of the Lord Jesus – Christian
  • 13

    • Maghi – Sikh
  • 16

    • World Religion Day – Baha'i
  • 17

    • Blessing of the Animals – Hispanic Catholic Christian
  • 18-25

    • Week of Prayer for Christian Unity - Christian
  • 19-21

    • Mahayana New Year ** – Buddhist
  • 19

    • Timkat – Ethiopian Orthodox Christian
  • 20

    • Tu B'shvat * – Jewish
  • 25

    • Conversion of Saint Paul – Christian

PER LA COMPRENSIONE DEI TERMINI
CHE SI RIFERISCONO ALLE FESTIVITA' DI GENNAIO 
APRI  QUESTO LINK:

http://www.interfaithcalendar.org/calendardefinitions.htm