“Facciamo appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e a tutti gli uomini di buona volontà, a riconoscere l’urgenza dell’ora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e l’unità della famiglia umana, nel pieno rispetto delle legittime differenze, per il bene dell’umanità intera e delle generazioni future”. Cosi Francesco e Bartolomeo I nella Dichiarazione comune, firmata a sugellare il loro incontro privato “pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione”, ribadendo l’impegno “a camminare insieme verso l’unità” dei cristiani, ricercando pure “un autentico dialogo con l’Ebraismo, l’Islam e le altre tradizioni religiose”.

“Sostiamo in devoto raccoglimento accanto al sepolcro vuoto, per riscoprire la grandezza della nostra vocazione cristiana: siamo uomini e donne di risurrezione, non di morte”.

Apprendiamo, da questo luogo, a vivere la nostra vita, i travagli delle nostre Chiese e del mondo intero nella luce del mattino di Pasqua:

“Ogni ferita, ogni sofferenza, ogni dolore, sono stati caricati sulle proprie spalle dal Buon Pastore, che ha offerto sé stesso e con il suo sacrificio ci ha aperto il passaggio alla vita eterna. Le sue piaghe aperte sono il varco attraverso cui si riversa sul mondo il torrente della sua misericordia”.

“Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza”:

“Non priviamo il mondo del lieto annuncio della Risurrezione! E non siamo sordi al potente appello all’unità che risuona proprio da questo luogo, nelle parole di Colui che, da Risorto, chiama tutti noi ‘i miei fratelli’”.

“Certo, non possiamo negare – ha ammesso Francesco – le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù” e “questo sacro luogo – ha aggiunto ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma”, ma le divergenze “non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino”:

“Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi”.

 

L’abbraccio del Papa al Muro Occidentale

con i suoi due amici argentini:

il rabbino Skorka e l’imam Abboud

D. – Per quanto riguarda la pace, questo gesto è stato molto forte da parte del Papa: come è stato accolto da parte palestinese ed israeliana?

R. – Da quello che ho potuto percepire è stato accolto molto positivamente. Anche qui sottolineiamo, ancora una volta, la forza della preghiera. Credo che il Papa voglia sottolineare questo. Di fronte alle tante difficoltà che ci sono – politiche, diplomatiche – a quel groviglio di difficoltà e di problemi che esistono qui e che abbiamo sperimentato anche in questi due giorni che siamo rimasti qui, il Papa vuole – una volta di più – riaffermare la forza della preghiera, che può unire i cuori e dare a tutti quella capacità di prendere decisioni coraggiose. Il Papa ha parlato di questo ed io sottolineerei proprio questo: decisioni coraggiose. Da parte di tutti si deve essere capaci di fare scelte che possano davvero portare alla pace.

D. – Una conferma che la pace è un dono di Dio…

R. – La pace è un dono di Dio. Quando si parla di pace dono di Dio, io dico sempre che il dono è la trasformazione del nostro cuore: questa, è la mia interpretazione del dono di Dio. Non è un dono confezionato che viene dall’alto, ma è una trasformazione dei cuori, capaci di essere artigiani, operatori di pace giorno per giorno. Questo è il dono di Dio. Che noi sappiamo accoglierlo proprio e ci lasciamo trasformare dal suo Santo Spirito.

 

http://it.radiovaticana.va/news/2014/05/26/padre_pizzaballa_un_viaggio_storico/1100989

 

http://qn.quotidiano.net/esteri/2014/05/25/1070004-papa-terra-santa.shtml

Papa Francesco: Shimon Peres e Abu Mazen

in Vaticano per pregare per la pace

Entrambi i capi di Stato hanno subito aderito all’incontro, accettando l’invito del Papa. E poiché Peres è ormai a fine mandato e lascerà la carica nel prossimo luglio, lo storico evento in Vaticano “avverrà in tempi molto rapidi”, ha assicurato il portavoce padre Federico Lombardi. L’immediata sintonia delle due parti a incontrarsi in Vaticano sotto gli auspici di papa Francesco, per quanto in un contesto “di preghiera” (che comunque è la modalità specifica di un capo religioso come il Papa per farsi promotore e testimone di pace), fa intuire che la tessitura diplomatica era già in corso. E dipinge un quadro in cui Bergoglio, in un momento di stallo dei negoziati israeliano-palestinesi in favore dei quali aveva già lanciato diversi appelli, ha fatto sì che venisse in qualche modo scavalcato il premier israeliano Netanyahu, facendosi “regista” di una storica stretta di mano in Vaticano tra i due presidenti che non potrà non avere riflessi sulla ricerca di una accordo per la soluzione al conflitto.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/05/24/il-papa-e-partito-per-la-storica-visita-in-terra-santa_32ca341f-56cc-41ee-a9c1-b49df3f57652.html