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Entries tagged with “iniziative coraggiose”.


Il progetto “From EurHope to EurHome” è un movimento ecumenico di giovani Europei.

Il nostro obbiettivo è quello di raggiungere l’unità dei Cristiani vivendo la Parola di Gesù Cristo.

Al momento i partecipanti coinvolti nel progetto appartengono a diverse confessioni:

Romano e Greco Cattolici, Ortodossi, Luterani e Anglicani.

Provengono da tutta europa:

Italia, Romania, Danimarca, Svezia, Inghilterra e Ungheria.

Una domanda fondamentale dei nostri meeting è:

“Perchè siamo divisi se stiamo così bene insieme?”

 

CAMPO ECUMENICO 2014

Elia MatteucciElia Matteucci

La frase più bella che ho sentito nei 4 campi ecumenici che ho avuto la provvidenza per parteciparci è “se stiamo così bene assieme perché siamo divisi?”. I giorni dopo il Campo Ecumenico per molti, quasi per tutti, è un vuoto inspiegabile. Ti alzi la mattina da solo. Ti ritrovi da solo dopo pranzo, il pomeriggio… …la sera quando esci con gli amici senti che ti manca qualcosa, di grosso. Quel qualcosa di grosso, quel vuoto che provi dentro è ciò che solo noi riuscivamo a creare al Centro Giovanni Paolo II…solo noi, solo Amore! Mancano quelle persone, quelle anime che ti rallegravano semplicemente con un ciao o con un sorriso la giornata. Quei rapporti che non ci sentiamo di chiamare “amicizie”… …ma “fratelli e sorelle”. Perché siamo fratelli e sorelle, per questo stiamo troppo bene assieme! Teniamo forte ogni buongiorno, ogni sorriso, ogni scherzo, ogni esperienza vissuta assieme… …perché il nostro cuore in quei giorni si è rinforzato e ricolorato di rosso porpora… …ed ora senza più quelle emozioni è logico che rilascia liquidi, dagli occhi… …ogni lacrima vale un attimo di quei giorni! Questa cosa è bellissima. Cerchiamo di ricordare quei giorni, quegli attimi, che ci facevano sentire in pace con il mondo e con noi stessi. Soprattutto nei momenti più bui perché la nostra anima è rifugiata lì, a Loreto. Ricordatevi. Ripensateci. Riparlatene. E fate ciò che abbiamo imparato a fare là, ciò che Dio ci ha insegnato. “Che tutti siano uno”.

TUTTE LE INFO E LE TESTIMONIANZE QUI

 

 

Il Papa incontra leader religiosi -- Foto (c) L'Osservatore Romano)
Un’occasione d’incontro, apertura e fattiva collaborazione nel segno della solidarietà. Questo il senso del Giubileo indetto da Papa Francesco, alla vigilia dell’apertura ufficiale delle celebrazioni, emerso al convegno “Cristiani e musulmani per la misericordia”, svoltosi a Roma e organizzato da Fnsi, Articolo21 e Associazione Giornalisti Amici di padre Dall’Oglio.

Dialogo in quanto relazione fatta di gesti e di azioni concrete, sinonimo del “fare insieme” e non soltanto del sedersi a un tavolo per discutere le proprie opinioni. Ha avuto una radice nelle riflessioni di Papa Francesco sul dialogo interreligioso l’incontro “Cristiani e musulmani per la misericordia”. Sul “vivere insieme” si sofferma Antoine Courban, esperto di relazioni islamo-cristiane all’università Saint Joseph di Beirut, in Libano:

Per troppo tempo abbiamo lasciato il dialogo tra islam e cristianesimo solo tra le mani dei teologi. Abbiamo tentato invano di trovare un denominatore comune il più semplice e basico possibile. Ma questo non è vivere insieme. Dopo gli attentati di Parigi, la natura e il quadro del dialogo tra islam e cristianesimo – e in generale del dialogo interreligioso – deve porsi in termini di diritto pubblico, affinché si possa “organizzare” il vivere insieme. Penso e spero che l’Anno della misericordia sia l’occasione unica, a partire da Roma, per iniziative e parole profetiche, perché è proprio di questo che abbiamo bisogno oggi per diminuire la tensione interreligiosa. In questo momento ci sono diversi tipi di terrorismo: c’è il terrorismo religioso; quello profano, secolare, laico; c’è il terrorismo ideologico; c’è un terrore nazionalista; c’è pure un terrore islamofobico. Tutto questo è un terrore globale. Il mondo in questo momento è diviso in due parti. Da una parte ci sono i radicali – a prescindere dalle religioni, dalle ideologie – e i più violenti sono i ‘Daesh’. E dall’altra parte ci sono i moderati. Il mio appello è, in primo luogo, a scrivere ad ogni costo una “Carta della convivenza nel Mediterraneo” e, in secondo luogo, a dire: “Moderati di tutti i Paesi, uniamoci!”.

A cinquant’anni dalla Dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, documento fondamentale per la promozione delle relazioni di rispetto, amicizia e dialogo con le altre religioni, Mohammad Sammak, segretario generale dell’Islamic spiritual summit di Beirut, spiega il significato del concetto di misericordia nella religione islamica:

R. – “Mercy” is the name of God, in Islam, and “Compassionate” is also the name of God. And each verse …
“Misericordia” è il nome di Dio nell’islam, assieme a “compassionevole”. Ogni verso del Corano inizia così: “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole”. Questo è il quadro delle relazioni tra Dio e il Creato e dovrebbe essere anche la cornice dei rapporti tra tutti gli esseri umani. Ora, se questi principi non sono rispettati da chi parla di islam o fraintende l’islam, questa è un’altra cosa. Viviamo una situazione in cui questi principi non sono rispettati da alcuni che si dicono musulmani, ma mostrano un’immagine diversa dell’islam. Questo è il motivo per cui c’è una reale contraddizione tra quello che l’islam dice e la maniera con cui queste persone si comportano.

LEGGI TUTTA L’INIZIATIVA QUI

 

 

Il riconoscimento per aver cercato di costruire un dialogo democratico nel Paese dopo la rivoluzione dei gelsomini del 2011

 I membri del Quartetto per il dialogo in Tunisia (Afp)

Il quartetto è formato da quattro organizzazioni della società civile: il sindacato generale dei lavoratori Ugtt, il sindacato patronale Utica, l’Ordine degli avvocati e la Lega Tunisina per i Diritti Umani. Nato nell’estate del 2013, «quando il processo di democratizzazione rischiava di frantumarsi per gli omicidi politici e un diffuso malcontento sociale», il quartetto -si legge nella motivazione del premio assegnato dal comitato norvegese dei Nobel- «ha dato vita a un processo politico pacifico alternativo in un momento in cui il Paese era sull’orlo della guerra civile»; ed è stato «determinante per consentire alla Tunisia, nel giro di pochi anni, di creare un sistema costituzionale di governo che garantisce i diritti fondamentali di un’intera popolazione, a prescindere dal sesso dalle convinzioni politiche e dal credo religioso. La Tunisia deve affrontare significative sfide politiche, economiche e di sicurezza», sottolinea il Comitato del Nobel. «Più di ogni altra cosa – si legge nella conclusione delle motivazioni – il premio vuole essere un incoraggiamento al popolo tunisino» e il Comitato spera «serva come esempio da seguire per altri paesi».
«È una grande gioia e un motivo di orgoglio per la Tunisia, ma anche una speranza per il mondo arabo», ha detto il responsabile dell’Ugtt, il potente sindacato dei lavoratori, che è uno dei componenti del quartetto. «È un messaggio che il dialogo può condurci sul giusto cammino: è un messaggio per la nostra regione, perché deponga le armi e si sieda a parlare al tavolo del negoziato».

 

PREGHIERA INTERRELIGIOSA:

BASTA VIOLENZA ANIMATA DA FONDAMENTALISMI RELIGIOSI

 Memorial di Ground Zero, New York, Venerdì, 25 settembre 2015

 Alle ore 11.30 di questa mattina, il Santo Padre Francesco si è recato al Ground Zero Memorial di New York dove ha avuto luogo l’Incontro Interreligioso. Al Suo arrivo insieme all’Arcivescovo di New York Card. Timothy M. Dolan, il Papa ha deposto una corona di fiori in prossimità della fontana sud e ha salutato individualmente 20 familiari di soccorritori caduti l’11 settembre 2001. Quindi il Santo Padre e il Cardinale sono entrati nell’edificio del Memoriale e scesi al piano -4, per raggiungere la Foundation Hall, dove si trovavano già presenti 12 leader religiosi. L’incontro interreligioso si è aperto con la presentazione del Card. Dolan e le riflessioni del Rabbino e dell’Imam Khalid Latif. Il Santo Padre ha recitato quindi la Preghiera per la Pace. Successivamente, dopo la lettura di 5 meditazioni sulla pace (indù, buddista, sikh, cristiana, musulmana) e la preghiera ebraica per i defunti, Papa Francesco ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito…

(fonte: http://kairosterzomillennio.blogspot.it/2015/09/incontro-interreligioso-al-ground-zero.html)

PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

O Dio dell’amore, della compassione e della riconciliazione,
rivolgi il Tuo sguardo su di noi, popolo di molte fedi e tradizioni diverse,
che siamo riuniti oggi in questo luogo,
scenario di incredibile violenza e dolore.

Ti chiediamo nella Tua bontà
di concedere luce e pace eterna
a tutti coloro che sono morti in questo luogo—
i primi eroici soccorritori:
i nostri vigili del fuoco, agenti di polizia,
addetti ai servizi di emergenza e personale della Capitaneria di Porto,
insieme a tutti gli uomini e le donne innocenti,
vittime di questa tragedia
solo perché il loro lavoro e il loro servizio
li ha portati qui l’11 settembre 2001.

Ti chiediamo, nella Tua compassione
di portare la guarigione a coloro i quali,
a causa della loro presenza qui in quel giorno,
soffrono per le lesioni e la malattia.
Guarisci, anche la sofferenza delle famiglie ancora in lutto
e di quanti hanno perso persone care in questa tragedia.
Concedi loro la forza di continuare a vivere con coraggio e speranza.

Ricordiamo anche coloro
che hanno trovato la morte, i feriti e quanti hanno perso i loro cari
in quello stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania.
I nostri cuori si uniscono ai loro
mentre la nostra preghiera abbraccia il loro dolore e la loro sofferenza.

Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento:
pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne
e pace tra le Nazioni della terra.
Volgi verso il Tuo cammino di amore
coloro che hanno il cuore e la mente
consumati dall’odio.

Dio della comprensione,
sopraffatti dalla dimensione immane di questa tragedia,
cerchiamo la Tua luce e la Tua guida
mentre siamo davanti ad eventi così tremendi.
Concedi a coloro le cui vite sono state risparmiate
di poter vivere in modo che le vite perdute qui
non siano state perdute in vano.
Confortaci e consolaci,
rafforzaci nella speranza
e concedici la saggezza e il coraggio
di lavorare instancabilmente per un mondo
in cui pace e amore autentici regnino
tra le Nazioni e nei cuori di tutti.

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Suscita in me diversi sentimenti, emozioni, trovarmi qui a Ground Zero, dove migliaia di vite sono state strappate in un atto insensato di distruzione. Qui il dolore è palpabile. L’acqua che vediamo scorrere verso questo centro vuoto, ci ricorda tutte quelle vite che stavano sotto il potere di quelli che credono che la distruzione sia l’unico modo di risolvere i conflitti. E’ il grido silenzioso di quanti hanno sofferto nella loro carne la logica della violenza, dell’odio, della vendetta. Una logica che può causare solo dolore, sofferenza, distruzione, lacrime.

L’acqua che scorre giù è simbolo anche delle nostre lacrime. Lacrime per le distruzioni di ieri, che si uniscono a quelle per tante distruzioni di oggi. Questo è un luogo in cui piangiamo, piangiamo il dolore provocato dal sentire l’impotenza di fronte all’ingiustizia, di fronte al fratricidio, di fronte all’incapacità di risolvere le nostre differenze dialogando. In questo luogo piangiamo per la perdita ingiusta e gratuita di innocenti, per non poter trovare soluzioni per il bene comune. E’ acqua che ci ricorda il pianto di ieri e il pianto di oggi.

Qualche minuto fa ho incontrato alcune famiglie dei primi soccorritori caduti in servizio. Nell’incontro ho potuto constatare ancora una volta come la distruzione non è mai impersonale, astratta o solo di cose; ma che soprattutto ha un volto e una storia, è concreta, possiede dei nomi. Nei familiari, si può vedere il volto del dolore, un dolore che ci lascia attoniti e grida al cielo.

Ma, a loro volta, essi mi hanno saputo mostrare l’altra faccia di questo attentato, l’altra faccia del loro dolore: la potenza dell’amore e del ricordo. Un ricordo che non ci lascia vuoti. Il nome di tante persone care sono scritti qui dove c’erano le basi delle torri, e così li possiamo vedere, toccare e mai più dimenticarli.

Qui in mezzo al dolore lacerante, possiamo toccare con mano la capacità di bontà eroica di cui è anche capace l’essere umano, la forza nascosta a cui sempre dobbiamo fare appello. Nel momento di maggior dolore, sofferenza, voi siete stati testimoni dei più grandi atti di dedizione e di aiuto. Mani tese, vite offerte. In una metropoli che può sembrare impersonale, anonima, di grandi solitudini, siete stati capaci di mostrare la potente solidarietà dell’aiuto reciproco, dell’amore e del sacrificio personale. In quel momento non era una questione di sangue, di origine, di quartiere, di religione o di scelta politica; era questione di solidarietà, di emergenza, di fraternità. Era questione di umanità. I pompieri di New York sono entrati nelle torri che stavano crollando senza fare tanta attenzione alla propria vita. Molti sono caduti in servizio e col loro sacrificio hanno salvato la vita di tanti altri.

Questo luogo di morte si trasforma anche in un luogo di vita, di vite salvate, un canto che ci porta ad affermare che la vita è sempre destinata a trionfare sui profeti della distruzione, sulla morte, che il bene avrà sempre la meglio sul male, che la riconciliazione e l’unità vinceranno sull’odio e sulla divisione.

In questo luogo di dolore e di ricordo, mi riempie di speranza l’opportunità di associarmi ai leader che rappresentano le molte religioni che arricchiscono la vita di questa città.

Spero che la nostra presenza qui sia un segno potente delle nostre volontà di condividere e riaffermare il desiderio di essere forze di riconciliazione, forze di pace e giustizia in questa comunità e in ogni parte del mondo. Nelle differenze, nelle discrepanze è possibile vivere un mondo di pace.

Davanti ad ogni tentativo di rendere uniformi è possibile e necessario riunirci dalle diverse lingue, culture, religioni e dare voce a tutto ciò che vuole impedirlo. Insieme oggi siamo invitati a dire: “no” ad ogni tentativo uniformante e “sì” ad una differenza accettata e riconciliata.

Per questo scopo abbiamo bisogno di bandire i nostri sentimenti di odio, di vendetta, di rancore. E sappiamo che ciò è possibile soltanto come un dono del cielo. Qui, in questo luogo della memoria, ciascuno nella sua maniera, ma insieme. Vi propongo di fare un momento di silenzio e preghiera. Chiediamo al cielo il dono di impegnarci per la causa della pace. Pace nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità. Pace in quei luoghi dove la guerra sembra non avere fine. Pace sui quei volti che non hanno conosciuto altro che dolore. Pace in questo vasto mondo che Dio ci ha dato come casa di tutti e per tutti. Soltanto, pace. Preghiamo in silenzio.

Così la vita dei nostri cari non sarà una vita che finirà nell’oblio  ma sarà presente ogni volta che lottiamo per essere profeti di ricostruzione, profeti di riconciliazione, profeti di pace.

 

 

 

 

IL 29 MARZO  SCORSO

SI E’ TENUTA A ROMA

UNA IMPORTANTE INIZIATIVA:

 

http://www.federtrek.org/files/e-Locandina-Camminando-Insieme-per-Credere–2015.pdf

 

Partiremo dalla Grande Moschea di Roma , con tappe a San Pietro,   a Palazzo Giustiniani, dove fu firmata la Carta Costituzionale che sancisce i principi di pace, libertà e rispetto che sono alla base della nostra democrazia, quindi alla Sinagoga,  arrivo davanti Cimitero Acattolico,  presso la Piramide Cestia,  luogo dove riposano uomini e donne di fedi e convinzioni diverse.

Un pellegrinaggio cittadino , perché camminare è la velocità migliore per comprendere al meglio la realtà che ci circonda, per imparare a conoscere se stessi e gli altri, condividendo idealmente il percorso comune della vita.

 

http://www.romamultietnica.it/news/intercultura-sp-14179/item/12389-camminando-insieme-per-credere-dal-dialogo-all-accoglienza/12389-camminando-insieme-per-credere-dal-dialogo-all-accoglienza.html

 

 

 

Musulmane in Oslo

 

OSLO – Mano nella mano, col calare della sera e la fine del giorno di shabbat centinaia di musulmani norvegesi hanno formato un ‘anello di pace’ a protezione della principale sinagoga di Oslo. Un gesto simbolico lanciato quasi casualmente su Facebook da giovani scandinavi di fede islamica all’indomani degli attacchi terroristici di Copenaghen che hanno colpito uno dei tempi ebraici della capitale danese causando anche la morte di un uomo.

All’appello postato sul social network da una giovane musulmana, Hajdar Ashrad, 17 anni, hanno risposto anche non islamici in una mobilitazione che è andata al di là delle aspettative, soprattutto se si pensa che in Norvegia gli ebrei sono una netta minoranza (non più di un migliaio) a fronte dei musulmani che sono arrivati a contare quasi 200 mila presenze in un Paese di neanche 5.5 milioni di abitanti.

Organizzata in modo da finire con il termine dello shabbat, per consentire anche agli ebrei usciti dalla sinagoga di unirsi al cerchio di pace, la manifestazione ha preso il via in un clima di solidarietà e unione, fra strette misure di sicurezza che il governo di Oslo ha deciso dopo gli attentati di Copenaghen, stabilendo anche che la strada che conduce al tempio resterà per sempre chiusa al traffico.

Su Facebook del resto i giovani organizzatori erano stati chiari e determinati: Se i jihadisti vogliono usare violenza nel nome dell’Islam – avevano scritto a inizio settimana – devono prima passare attraverso noi musulmani. Poiché l’Islam significa proteggere i nostri fratelli e sorelle a prescindere dalla loro religione, significa superare l’odio e non sprofondare allo stesso livello dei nemici… Noi musulmani vogliano dimostrare che disprezziamo profondamente ogni tipo di odio nei confronti degli ebrei formando un cerchio umano attorno alla sinagoga“.

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Ad Anversa, in Belgio, 300 leader religiosi

per l’Incontro Internazionale 2014

promosso dalla Comunità di Sant’Egidio

Oltre trecento leader delle grandi religioni mondiali si incontreranno da domenica 7 a martedì 9 settembre ad Anversa (Belgio) per partecipare alla XXVIII edizione dell’Incontro Internazionale Uomini e Religioni promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che avrà per tema “La pace è il futuro: religioni e culture in dialogo cento anni dopo la prima guerra mondiale”.

La scelta della località, nel tragico anniversario di un conflitto che ha insanguinato l’intera Europa, risponde all’esigenza di portare lo “spirito di Assisi” nel mondo di oggi, senza smarrire la memoria della storia ma anche senza rinunciare all’impegno nel presente, che ci chiede di “conservare accesa la lampada della speranza, pregando e lavorando per la pace”, come disse papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti all’Incontro di Roma il 30 settembre 2013.

L’Incontro di quest’anno si svolge mentre scontri armati insanguinano il Medio Oriente, l’Europa dell’Est, l’Africa Settentrionale, dando luogo a tremendi drammi umanitari che provocano un flusso incessante di rifugiati e minacciano la sicurezza stessa dell’Europa e dell’intero Occidente. L’anniversario della prima Guerra Mondiale invita tutti a riflettere sull’inutilità dei conflitti e ad impegnarsi nella costruzione di una pace stabile e duratura.

Alla cerimonia di apertura, nello Stadsschouwburg di Anversa, nel pomeriggio di domenica 7 settembre, prenderanno la parola tra gli altri il vescovo di Anversa mons. Johan Bonny, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio prof. Andrea Riccardi, il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, lo scrittore polacco Zygmunt Bauman, il patriarca siro-ortodosso di Antiochia Ignatius Aphrem II e il Gran Mufti della Repubblica araba d’Egitto Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam. Porterà la sua testimonianza la parlamentare irachena Vian Dakheel, rappresentante della comunità yazida perseguitata dal califfato.

Sono poi in programma 25 tavole rotonde che vedranno la partecipazione di  leader religiosi e rappresentanti del mondo politico, culturale, socio-economico di paesi come l’Iraq, la Siria, il Kurdistan, la Nigeria, l’Ucraina, le Filippine: dall’Iraq, in particolare, il patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphaël I SakoAnwar Hadaya, del consiglio provinciale di Ninive, Kamal Muslim, ministro per gli Affari Religiosi del Kurdistan;  dalla Siria l’arcivescovo Dionysius Jean Kawak; dal Pakistan il presidente dell’alleanza di tutte le minoranze del paese Paul Bhatti e il membro della Corte Suprema Mohammad Khalid Masud; dall’Iran il Presidente dell’Istituto per il dialogo interreligioso Sayyed Mohammad Ali Abtahi; dalla Nigeria il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, l’arcivescovo Ignatius Ayau Kaigama, l’emiro Mohamed Sambo Haruna, il pastore James Wuye; dall’Ucraina il vescovo Nikolaj, dalla Russia il metropolita Pavel del Patriarcato di Mosca.

L’Incontro Internazionale si concluderà martedì 9 con una Preghiera per la Pace in luoghi diversi secondo le diverse religioni presenti, una processione e la proclamazione sulla “Grote Markt”  dell’Appello di Pace 2014. Interverrà il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz.   

http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/07/ad_anversa,_i_leader_delle_religioni_di_s_egidio/1106100

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A
LL’INCONTRO INTERNAZIONALE PER LA PACE
ORGANIZZATO DALLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO

“La pace è il futuro: religioni e culture in dialogo cento anni dopo la prima guerra mondiale

[Anversa, 7-9 settembre 2014]

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2014/documents/papa-francesco_20140826_messaggio-sant-egidio-pace-anversa.html

 

 

Capitan Zanetti da Papa Francesco

Questa sera allo Stadio Olimpico di Roma in palio c’è la pace nella Partita Interreligiosa nata dall’ispirazione di Papa Francesco: al riparo di un valore simbolico e sociale di significativo spessore, il rettangolo di gioco riunirà etnie e fedi differenti per un obiettivo comune. La capacità di creare solidarietà sarà la dimostrazione tangibile che gli steccati possono essere superati in nome di un bene superiore. E allora ecco che l’incasso della gara sarà devoluto al progetto «Un’alternativa per la vita», promosso da «Scholas Occurentes» (Ente educativo voluto da Bergoglio) e dall’Associazione «P.U.P.I. Onlus», fondata dall’attuale vice-presidente dell’Inter Javier Zanetti e dalla moglie Paula. Sullo sfondo la costruzione di una rete di interscambio di progetti educativi e di valori per favorire la cultura dell’incontro e della pace. Per sostenere l’iniziativa si può inviare un sms solidale al numero 45593.

E per chi si recherà questa sera allo Stadio Olimpico di Roma il prezzo del biglietto vale non solo per la qualità etica dell’evento, ma anche per lo straordinario ranking: mai tante stelle del calcio tutte insieme messe in campo da due grandi tecnici come Gerardo «Tata» Martino, neo ct della nazionale Argentina, e Arsene Wenger, allenatore dell’Arsenal. Tra gli altri giocheranno Messi, Simeone, Zidane, Roberto Baggio, Filippo Inzaghi, Ronaldinho, Trezeguet, Pirlo, Buffon, Nesta, lo stesso Zanetti, Etòo, Ledesma, Lavezzi, Maldini, Shevchenko, Podolski, il laziale Mauri, i romanisti Nainggolan e Iturbe. «Faranno di tutto per partecipare», come ha spiegato Zanetti, anche Totti e Del Piero. Stelle italiane e internazionali di livello mondiale unite per rappresentare culture e religioni diverse (buddista, cristiana, ebraica, induista, musulmana, shintoista), per dimostrare al mondo che si può lottare insieme per lo stesso obiettivo.

LEGGI TUTTO L’ARTICOLO  QUI

anche su:

http://www.romatoday.it/sport/partita-della-pace-1-settembre-2014.html

http://www.matchforpeace.org/players?lang=it

 

“Lo sport è uno strumento per comunicare i valori che promuovono il bene della persona umana e aiutano a costruire una società più pacifica e fraterna. Pensiamo alla lealtà, alla perseveranza, all’amicizia, alla condivisione ed alla solidarietà”

cit. Papa Francesco Bergoglio

Queste le parole di Sua Santità Papa Francesco che ha manifestato in prima persona la volontà di organizzare un evento sportivo di respiro internazionale che fosse occasione di incontro e di fratellanza tra le diverse religioni del pianeta.
Il 1° settembre 2014, a Roma, i migliori calciatori del mondo – in rappresentanza di molte fedi religiose – daranno vita alla prima Partita Interreligiosa per la Pace, un appuntamento storico e coinvolgente fondato sulla spiritualità, la fratellanza e l’eccellenza sportiva, in nome del dialogo tra i popoli per la Pace nel Mondo.
L’iniziativa è promossa e organizzata da due associazioni, entrambe impegnate e attive nella diffusione dei più alti valori dello sport e nel supporto concreto all’infanzia e all’adolescenza: Fondazione Pupi (www.fondazionepupi.org) e Scholas Occurrentes (www.scholasoccurrentes.org).

 

 

 

“Facciamo appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e a tutti gli uomini di buona volontà, a riconoscere l’urgenza dell’ora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e l’unità della famiglia umana, nel pieno rispetto delle legittime differenze, per il bene dell’umanità intera e delle generazioni future”. Cosi Francesco e Bartolomeo I nella Dichiarazione comune, firmata a sugellare il loro incontro privato “pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione”, ribadendo l’impegno “a camminare insieme verso l’unità” dei cristiani, ricercando pure “un autentico dialogo con l’Ebraismo, l’Islam e le altre tradizioni religiose”.

“Sostiamo in devoto raccoglimento accanto al sepolcro vuoto, per riscoprire la grandezza della nostra vocazione cristiana: siamo uomini e donne di risurrezione, non di morte”.

Apprendiamo, da questo luogo, a vivere la nostra vita, i travagli delle nostre Chiese e del mondo intero nella luce del mattino di Pasqua:

“Ogni ferita, ogni sofferenza, ogni dolore, sono stati caricati sulle proprie spalle dal Buon Pastore, che ha offerto sé stesso e con il suo sacrificio ci ha aperto il passaggio alla vita eterna. Le sue piaghe aperte sono il varco attraverso cui si riversa sul mondo il torrente della sua misericordia”.

“Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza”:

“Non priviamo il mondo del lieto annuncio della Risurrezione! E non siamo sordi al potente appello all’unità che risuona proprio da questo luogo, nelle parole di Colui che, da Risorto, chiama tutti noi ‘i miei fratelli’”.

“Certo, non possiamo negare – ha ammesso Francesco – le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù” e “questo sacro luogo – ha aggiunto ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma”, ma le divergenze “non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino”:

“Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi”.

 

L’abbraccio del Papa al Muro Occidentale

con i suoi due amici argentini:

il rabbino Skorka e l’imam Abboud

D. – Per quanto riguarda la pace, questo gesto è stato molto forte da parte del Papa: come è stato accolto da parte palestinese ed israeliana?

R. – Da quello che ho potuto percepire è stato accolto molto positivamente. Anche qui sottolineiamo, ancora una volta, la forza della preghiera. Credo che il Papa voglia sottolineare questo. Di fronte alle tante difficoltà che ci sono – politiche, diplomatiche – a quel groviglio di difficoltà e di problemi che esistono qui e che abbiamo sperimentato anche in questi due giorni che siamo rimasti qui, il Papa vuole – una volta di più – riaffermare la forza della preghiera, che può unire i cuori e dare a tutti quella capacità di prendere decisioni coraggiose. Il Papa ha parlato di questo ed io sottolineerei proprio questo: decisioni coraggiose. Da parte di tutti si deve essere capaci di fare scelte che possano davvero portare alla pace.

D. – Una conferma che la pace è un dono di Dio…

R. – La pace è un dono di Dio. Quando si parla di pace dono di Dio, io dico sempre che il dono è la trasformazione del nostro cuore: questa, è la mia interpretazione del dono di Dio. Non è un dono confezionato che viene dall’alto, ma è una trasformazione dei cuori, capaci di essere artigiani, operatori di pace giorno per giorno. Questo è il dono di Dio. Che noi sappiamo accoglierlo proprio e ci lasciamo trasformare dal suo Santo Spirito.

 

http://it.radiovaticana.va/news/2014/05/26/padre_pizzaballa_un_viaggio_storico/1100989

 

http://qn.quotidiano.net/esteri/2014/05/25/1070004-papa-terra-santa.shtml

Papa Francesco: Shimon Peres e Abu Mazen

in Vaticano per pregare per la pace

Entrambi i capi di Stato hanno subito aderito all’incontro, accettando l’invito del Papa. E poiché Peres è ormai a fine mandato e lascerà la carica nel prossimo luglio, lo storico evento in Vaticano “avverrà in tempi molto rapidi”, ha assicurato il portavoce padre Federico Lombardi. L’immediata sintonia delle due parti a incontrarsi in Vaticano sotto gli auspici di papa Francesco, per quanto in un contesto “di preghiera” (che comunque è la modalità specifica di un capo religioso come il Papa per farsi promotore e testimone di pace), fa intuire che la tessitura diplomatica era già in corso. E dipinge un quadro in cui Bergoglio, in un momento di stallo dei negoziati israeliano-palestinesi in favore dei quali aveva già lanciato diversi appelli, ha fatto sì che venisse in qualche modo scavalcato il premier israeliano Netanyahu, facendosi “regista” di una storica stretta di mano in Vaticano tra i due presidenti che non potrà non avere riflessi sulla ricerca di una accordo per la soluzione al conflitto.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/05/24/il-papa-e-partito-per-la-storica-visita-in-terra-santa_32ca341f-56cc-41ee-a9c1-b49df3f57652.html

Mi sono imbattuta in una storia che, di questi tempi in cui l’attualità non fa altro che rimarcare incomunicabilità culturali e settarismi vari, mi ha fatto tirare un po’ il fiato. È la storia di un’amicizia e di un’impresa “alla moda” che però già dal nome, “A Peace treaty”, cioè “trattato di pace”, rivela la sua peculiarità. L’amicizia è quella tra Dana Arbib, ebrea libica nata in Israele, e Farah Malik, musulmana pakistana, entrambe vissute per alcuni anni in Canada (ma incontratesi casualmente a Roma, cinque anni fa, per un matrimonio di amici) e oggi giovani imprenditrici newyorkesi, dove hanno realizzato il loro sogno comune.

Pur provenendo da contesti culturali completamente diversi, infatti, Dana e Farah hanno scoperto di condividere due passioni: l’impegno sociale – la prima attraverso l’attività filantropica di famiglia, la seconda con il suo lavoro in un’organizzazione non profit di educazione sui i diritti umani – e la creatività. Due ingredienti che hanno unito in un’idea con cui, nel 2008, hanno deciso di buttarsi sul mercato: una linea di gioielli e foulard fatti a mano che valorizza tecniche artigianali tradizionali di varie zone del mondo, offrendo una chance economica ai produttori locali in crisi e permettendo di mantenere in vita abilità a rischio di scomparire.

L’aspetto più interessante del progetto A peace treaty è che non si tratta di un’esperienza di nicchia, destinata a un mercato alternativo di consumatori particolarmente sensibili. Forse grazie alla notevole professionalità delle due imprenditrici – Dana proveniva da una collaborazione con il marchio di moda DKNY, mentre Farah aveva completato un master in Media politici e cambiamento sociale alla London School of Economics – i gioielli e gli accessori della loro linea hanno da subito trovato accesso anche alle pagine delle riviste patinate di massa, da InStyle a New York Magazine e Marie Claire.

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http://zappa.missionline.org/?p=99

 

 
Il 27 ottobre 2011 Benedetto XVI si recherà ad Assisi
insieme ai leader delle religioni del mondo

per fare memoria del primo storico incontro
voluto da Giovanni Paolo II nel 1986
e per rilanciare l'impegno delle religioni
in favore della pace.

Saranno ben 176 i leader delle religioni mondiali.
Oltre a loro saranno presenti:
il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I,
il primate anglicano Rowan Williams,
il segretario del Consiglio ecumenico delle Chiese: Olev Tveit
esponenti di altre confessioni cristiane
e cinque esponenti  di coloro che
non aderiscono a nessun credo religioso.

Leggi tutto l'articolo su missio-on line: qui

 

Clicca qui per leggere i dettagli su che cosa sarà l'appuntamento di Assisi, chi sarà presente e come si svolgerà offerti nella conferenza stampa di presentazione tenuta in Vaticano il 18 ottobre
 

Clicca qui per scaricare dal blog «Spirito di Assisi» curato dai frati minori alcuni materiali suggeriti per l'animazione di alcuni momenti di preghiera nelle proprie comunità. Tra le proposte anche alcuni testi sulla pace nelle diverse tradizioni religiose

 

Clicca qui     per leggere l'intervista di Chiara Zappa al teologo francese Jean-Marie Ploux «L'imperativo del dialogo», pubblicata su Mondo e Missione di ottobre 2011, che ripercorre i 25 anni da Assisi nella chiave del dibattito di oggi, affrontando anche i temi del relativismo e della laicità


 

Clicca qui per leggere l'editoriale del numero di ottobre 2011 di Mondo e Missione in cui Gerolamo Fazzini invita a un salto di qualità in Italia nel dialogo con l'islam attraverso l'istituzione di un apposito Servizio nazionale


Clicca qui
per rileggere il discorso tenuto da Giovanni Paolo II ai leader religiosi il 27 ottobre 1986


ad Assisi ho sentito...
 

 Non c’è una strada per la pace,  la strada è la pace
            Mahatma Gandhi
 

Il nostro viaggio per la pace comincia oggi e ogni giorno.
Ogni passo è una preghiera, ogni passo è una meditazione,
ogni passo costruirà un ponte.
Ancora una volta stiamo camminando..
                                   Moha Ghosananada
 

Chiunque oggi mi è amico sia in pace,
chiunque mi è nemico, sia pure lui in pace

Veda
 
Il saggio che ricerca il bene e ha raggiunto la pace,
…così ama ogni creatura vivente
Suttanipata
 
Se il nemico propende per la pace,
propendi anche tu verso la pace
e abbi fiducia in Dio

Corano, Sura 8, 61
 

O grande Spirito, io alzo la mia pipa, segno di pace,
verso di Te, verso i tuoi messaggeri e verso la Madre Terra

 Dalla preghiera di Assisi del 1986 degli Indiani di America
 
 
Dio Onnipotente, Tu sei la pietra angolare della Pace.
Voi spiriti ed antenati, donateci la pace
 Dalla preghiera di Assisi del 1986 di tradizione africana
 

 
Dio di bontà, unisci tutti gli essere e stabilisci la pace suprema
 Bahaullàh di Fede Baha’i
 

  
Siate uniti; parlate in armonia
Che le nostre menti apprendano in maniera simile
La conclusione della nostra assemblea sia condivisa da tutti
la soluzione dei nostri problemi sia comune
le nostre  delibere siano adottate alla unanimità
Nella stessa linea siano i nostri sentimenti nei confronti degli altri esseri
I nostri cuori restino uniti, le nostre intenzioni siano comuni
Preghiera indù tratta dall’Upanishads
 
 
 

 

 
Concluso ieri sera, con la lettura dell’appello per la Pace, a Monaco di Baviera,
l’incontro internazionale “Bound to live toether, Religioni e culture in dialogo",
promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.

Tre giorni di tavole rotonde, con la partecipazione di capi religiosi,
politici e uomini di cultura di tutto il mondo.

Nel 2012 appuntamento a Sarajevo.

FotoFinaleMonaco2011

 leggi tutto il programma, clicca QUI

leggi la rassegna stampa, clicca QUI

leggi l'appello finale di pace in più lingue, clicca  QUI

L'appello per la PACE

Uomini e donne di religione diversa ci siamo riuniti a Monaco di Baviera su invito dell’Arcidiocesi di München e Freising e della Comunità di Sant’Egidio, che da 25 anni porta avanti con tenacia lo “Spirito di Assisi”. Siamo grati a chi ha tenuto viva questa speranza in anni difficili, quando i ponti crollavano. Dopo dieci anni segnati dalla cultura della violenza, dal folle terrorismo, in un mondo che sembra dominato da un capitalismo senza regole, ci siamo fermati semplicemente per pregare, ascoltare e scrutare il futuro. Questa sosta di preghiera e dialogo ci ha cambiato! Abbiamo ascoltato, nella testimonianza di tanti, la domanda di un tempo nuovo.
   
    Grande è la tentazione di ripiegarsi su se stessi e di utilizzare le religioni per separarsi. Questa tentazione è acuita dalla crisi dell’economia mondiale. Il mondo sembra a volte avere smarrito il senso del limite. E’ spesso attratto da ciò che divide più che dalla simpatia verso l’altro; è più attento alle ragioni dell’io che al bene comune. In tante zone del mondo crescono la violenza e una crisi di senso. Ci vuole una svolta!
   
    La globalizzazione, che è una grande risorsa, ha bisogno di trovare un’anima. L’egoismo conduce ad una civiltà della morte e provoca anche la morte di tanti. Per questo, occorre guardare in alto, aprirsi al futuro e diventare capaci di globalizzare la giustizia. Dobbiamo, con forza, riproporre il problema della pace in tutte le sue dimensioni. Infatti siamo destinati a vivere insieme e tutti siamo responsabili dell’arte del convivere. Il dialogo si è rivelato oggi l’arma più intelligente e pacifica. E’ la risposta ai predicatori del terrore, che addirittura usano le parole delle religioni per diffondere odio e dividere il mondo. Niente è perduto con il dialogo. Qui a Monaco abbiamo sperimentato la lingua del dialogo e dell’amicizia.

Perché nessun uomo, nessuna donna,
nessun popolo è un’isola:
c’è un solo destino,
un destino comune.
   

    Guardiamoci con più simpatia e molto, tutto, tornerà possibile. E’ tempo di cambiare. Il mondo ha bisogno di più speranza e di più pace. Possiamo imparare di nuovo a vivere non gli uni contro gli altri, ma gli uni con gli altri. Siamo consapevoli delle responsabilità delle religioni nel mettere in pericolo la pace, quando non hanno guardato verso l’alto. Chi usa il nome di Dio, per odiare l’altro e uccidere, bestemmia il Nome Santo di Dio. Per questo possiamo dire: non c’è futuro nella guerra! Non c’è alternativa al dialogo. Il dialogo è un’arma semplice a disposizione di tutti. Con il dialogo costruiremo un nuovo decennio e un secolo di pace. Diventiamo, tutti, artigiani della pace. Sì, Dio conceda al nostro mondo il dono meraviglioso della pace.

                                       
                                                                                                                                               Monaco, 13 settembre 2011
 

 
Il luogo del mese

Nel comune di Monticelli Pavese (Pv) in Lombardia,  la Comin (http://www.coopcomin.org/ ) sta terminando la ristrutturazione di una intera cascina, recentemente avuta in comodato trentennale, dove inizia ad operare la Comunità familiare “l’albero della macedonia”  che presenta queste forti caratteristiche di coesione sociale.
E' una comunità familiare interculturale poiché fa perno su quattro famiglie conviventi a tempo pieno, di diverse fedi religiose, che  accoglie minori  a disagio. Le famiglie collaborano con due educatori professionali non residenti, è un progetto che si basa su forti sottolineature di interazione culturale ed etnica!
I minori sono accolti concretamente all’interno delle famiglie, in un contesto familiare all’interno del quale il dialogo interculturale sia vissuto come modello quotidiano di relazione tra le persone
I minori stranieri sono aiutati ad individuare un percorso di integrazione personale partendo proprio dal confronto con famiglie che sono protagoniste di un’esperienza positiva e concreta di integrazione interculturale..
Questo è il primo intervento sociale promosso insieme dalle comunità cristiane e musulmane milanesi che aderiscono al Forum delle Religioni a Milano www.forumreligionimilano.org

 

 A gennaio 2010 due coppie, una cattolica di italiani, Beppe Casolo e Margherita Valentini, e una di religione islamica originaria del Marocco Mustapha Hanich e Fatima Eddahbi, ognuna con tre figli, hanno aperto le porte di casa a quattro fratelli, tra i 6 e i 9 anni, temporaneamente allontanati dai loro genitori naturali.

Questa estate il loro esempio è stato seguito anche da un’altra famiglia italiana, Virgilio Miglietta e Arianna Iraci Sereri e i loro due figli e un’altra famiglia marocchina che di figli ne ha tre, Bekai Arbit e la moglie Saliha Chrifi, disponibili entrambe a vivere non solo un’esperienza comunitaria ma anche a diventare famiglie affidatarie.

L’Albero della Macedonia, infatti, oltre ad essere un’originale comunità di famiglie è anche il primo risultato concreto e tangibile di quel dialogo tra le fedi, promosso dalle comunità cristiane e musulmane milanesi che aderiscono al   Forum delle Religioni.

  Un dialogo iniziato dieci anni fa sotto la Tenda del Silenzio, lo spazio allestito alle Colonne di San Lorenzo a Milano e che diventa per alcuni giorni un momento di incontro tra uomini e donne di credi diversi.

Al termine della cerimonia d’inaugurazione della comunità, inoltre, un comitato promotore appositamente costituitosi ha presentato il progetto “Il Fienile dei Sogni”,  uno spazio permanente di preghiera e riflessione aperto ai diversi credi religiosi.
  


Ad Ottobre 2010, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
ha adottato una risoluzione per
rinforzare l'armonia interreligiosa nel mondo
durante una settimana all'anno.

La settimana individuata è la prima settimana di febbraio.

L'iniziativa è stata patrocinata da Sua Maestà il Re Abdullah II di Giordania che ha dichiarato che la Settimana Globale di armonia interreligiosa «… non è un appello ad annacquare la nostra fede!!  ma piuttosto un invito a rispettare le nostre differenze e le nostre convinzioni personali e ad unirsi intorno al principio di base, che le persone di tutte le fedi devono lavorare insieme e capire che l'armonia può avvenire solo se ci basiamo su una solida base per il dialogo, che ha per principio l’impegno « L'amore di Dio e amore del prossimo, o amore del bene e amore del prossimo» 
 

L'ONU esorta TUTTI i Paesi a partecipare a questa settimana d’appello per:

1. Ribadire che la comprensione reciproca e il dialogo interreligioso sono modalità importanti per portare la pace.

2. Incoraggiare tutti i paesi per sostenere e diffondere, su base volontaria, il messaggio di armonia interreligiosa e di buona volontà in chiese, moschee, sinagoghe, templi e altri luoghi di culto.

3. Chiedere al Segretario Generale di tenere informata l'Assemblea Generale in merito all'attuazione della risoluzione.

Significativa la nota dell’attuale Segretario Generale del Consiglio Mondiale delle Chiese, il Dr Olav Fykse Tveit che ha sottolineato l’importanza vitale di promuove il dialogo in un momento come questo in cui molti cercano di dividere gli uomini sulla base del loro credo. Il Dr Tveit ha commentato: «Si tratta di un momento importante per tutti noi coinvolti nel dialogo interreligioso. […] Promuovendo il dialogo all’interno delle nostre comunità di fede attraverso la preghiera, comunicati stampa e pronunciamenti ufficiali si offre un contributo alla promozione dell’armonia interculturale ed interreligiosa».
 

La cosa che più sconcerta è che non se parli, anche se l’iniziativa,
approvata all'unanimità dall’Assemblea Generale dell’ONU,
è stata proposta di personaggi di altissimo livello,
come il re Abdallah II di Giordania.

 

Leggi tutto l'articolo su Città Nuova on-line

 

Visita il sito:
http://worldinterfaithharmonyweek.com/

 

…"chi cammina verso Dio non può che trasmettere la PACE".

“Fare memoria” dello storico Incontro interreligioso di Assisi del 1986, voluto da Giovanni Paolo II, ma anche “rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace”. Sono gli intendimenti che, in ottobre, guideranno Benedetto XVI alla volta della città francescana, dove avrà luogo un nuovo incontro tra i leader delle maggiori religioni mondiali.

“Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati a lavorare per la pace e ad un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli. E’ questo l’autentico ‘spirito di Assisi’, che si oppone ad ogni forma di violenza e all'abuso della religione quale pretesto per la violenza. Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza. Al contrario, le religioni possono e devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica, perché parlano di pace al cuore dell’uomo”.

“Penso al 1986, in piena Guerra fredda, e a come quell’incontro fu foriero di pace: ci fu distensione subito dopo. Penso all’incontro per la Bosnia-Erzegovina, nel ’93: dopo l’incontro con ebrei, musulmani e cristiani in Assisi, ci fu la pace. E così anche nel 2002: l’incontro con tutti i leader religiosi, dopo i terribili attentati alle Twin Tower, la testimonianza che Dio non viene più invocato come Colui che veste l’uomo per andare in guerra, ma lo veste per portare la pace”.

Le campane hanno suonato “a distesa e a lungo” all’annuncio del futuro arrivo di Benedetto XVI, ha raccontato padre Enzo. E certamente hanno portato lontano l’eco dello “spirito di Assisi” e dei desideri del Papa.

“Auspico vivamente che questo spirito si diffonda sempre più soprattutto là dove più forti sono le tensioni, là dove la libertà e il rispetto per l'altro vengono negati e uomini e donne soffrono per le conseguenze dell’intolleranza e dell’incomprensione”.

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Sul sito della rivista "Missio on-line"  quest'anno  ci sarà una finestra aperta in ascolto di riflessioni  dal mondo delle missioni  in attesa  del prossimo incontro di  Ottobre ad Assisi..

Assisi con gli occhi del Bangladesh

La testiomianza di padre Francesco Rapacioli, missionario del Pime a Dhaka, Bangladesh: «Ho l'impressione, per concludere, che tanti rifiutano lo "spirito di Assisi" semplicemente perché hanno paura. Paura di essere messi in crisi dall'incontro con l'altro. Coloro infatti che comprendono la religione semplicemente come appartenza ad un gruppo e ad una cultura, difficilmente accoglieranno il rischio di confrontarsi con qualcuno diverso da loro. Il dialogo è per i forti nella fede. Ben venga dunque Assisi 2011, e che porti una conversione dei cuori senza la quale la pace non è possibile»

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Assisi vista dai monti dell'Atlas

Padre Lassausse – il sacerdote che in Algeria tiene viva la memoria dei monaci a Tibhirine – e il priore del monastero di Midelt, in Marocco, commentano il nuovo incontro delle religioni ad Assisi

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                                la testimone del mese
 

 

                                  Margherite Barankitse 
                                          L'angelo del Burundi

                        «Così ho salvato diecimila bambini»

   Proveniente da una famiglia della minoranza tutsi, nel 1994 Maggy ha fondato nel suo Burundi dilaniato dalla guerra civile la Maison Shalom, una casa di accoglienza che da allora ha ospitato   diecimila bimbi di ogni etnia e religione  , vittime della guerra, della povertà e dell'Aids. Nel Burundi travagliato dall'odio etnico, lei ha saputo creare tre "Case della pace"!  Pluripremiata per la sua attività, tra gli altri riconoscimenti, nel 2003 ha ricevuto il premio Nobel per i Bambini e il premio internazionale per i diritti umani.
 

  Per espressa volontà di Maggy, infatti, la struttura accoglie tutti insieme bimbi hutu e tutsi, bimbi malati, mutilati, traumatizzati dal ricordo di vicini divenuti improvvisamente nemici, violentati dall'una come dall'altra etnia e/o religione! 
 
              
La diversità dei bambini e delle loro storie diventa così un valore perché ognuno vede, oltre alla propria sofferenza, anche quella dell'altro: il confronto e lo scambio (il bimbo soldato capisce subito dove sta il pericolo, e sarà capace di aiutare il bimbo malato, che invece è molto meno scaltro e attento) li aiuta vicendevolmente a crescere.  Da questo incontro e scambio tra i piccoli ospiti, sarà possibile «inventare una nuova responsabilità solidale capace di educare alla pace, al perdono, al rispetto, e di costruire una nuova speranza»

 

 Maggy è fatta così, niente peli sulla lingua e un coraggio che molti suoi connazionali hanno interpretato come arroganza. Ma proprio questa sua franchezza le è costata la sospensione dalle funzioni pubbliche quando, giovane insegnante nel collegio di Ruyigi, ha rivendicato il diritto all'istruzione per tutti, hutu e tutsi. Così Maggy fu costretta a lasciare il paese, mandata a studiare in Svizzera, occasione che molti suoi connazionali avrebbero sfruttato per stabilirsi in Europa. Ma lei no. "Ho studiato per servire la mia gente" dice e ritorna alla sua collina come segretaria della diocesi di Ruyigi.

Ma c'è un momento preciso che cambia la sua vita: è quel fatidico 24 ottobre 1993, giorno in cui è assassinato il presidente Melchiorre Ndadaye, il primo hutu eletto democraticamente. Giorno che ricaccia il Burundi nei vicoli ciechi della guerra civile, da cui ancora oggi non è uscito. "Ho dovuto assistere mentre la mia famiglia trucidava i miei amici. Per nove ore hanno massacrato, ucciso, mutilato 600 persone davanti ai miei occhi. Molte mamme mi gettavano in braccio i loro bambini.  È stato allora, come in un miracolo, che ho ritrovato mia figlia Chloè.  Quando l'ho vista è stato come un segno per me, un barlume di speranza. in quel momento ho capito: l'odio non può vincere."

 

Così inizia l'avventura di Maggy; prende con sé i 25 bambini sopravvissuti al massacro.  "Ho cominciato così, senza pensarci, come una folle, senza un soldo, senza un progetto. Sono rimasta ospite del mio amico tedesco per sette mesi; intanto curavo i bambini, insegnavo loro a coltivare i campi, a fare piccoli lavori per mantenersi." Ma ogni giorno il numero dei piccoli aumenta, glieli portano da tutte le parti del Burundi, e in pochi mesi sono oltre 200.  La "folle di Ruyigi", come l'ha definita in un articolo un giornale locale, è riuscita davvero a smuovere le montagne.

                                                               Una fede incrollabile

"All'inizio mi hanno minacciata, hanno cercato di screditarmi, ma poi hanno capito che non mi spaventavo di fronte alle loro parole. Un giorno ho risposto "Se mi uccidete mi fate un grande servizio, perché da lassù farò molti più miracoli che da viva e voi sarete umiliati" – ride con la sua risata contagiosa – Da allora hanno smesso." Maggy è così, una fede incrollabile in Dio "con lui posso affrontare qualunque cosa", ma niente bigottismi "non vado molto in chiesa" dice "la preghiera per me è sulla strada, tra i miei bambini, nel cercare la giustizia.

 

Maggy, che dai bambini si fa chiamare O'ma, "nona", non vuol sentir parlare di orfanotrofio. "I bambini sono liberi di andarsene quando vogliono" spiega. E l'obiettivo finale è proprio che possano ritornare in famiglia.  "Non sono troppo idealista, so che ho bambini che erano nella strada, che hanno visto i loro genitori fatti a pezzi dai vicini di casa e la notte si svegliano urlando per gli incubi ricorrenti. Bambini che hanno conosciuto la prostituzione, che bevevano. Non posso pensare che cambino da un giorno all'altro. I problemi ci sono, soprattutto con quelli che bevono, ma l'amore perdona tutto, l'amore trasforma. Molti di loro hanno solo bisogno di affetto. Non credo tanto agli psicologi e tutte quelle cose lì. Quello che cambia il cuore dell'uomo è l'amore".  Una storia che ha dell'incredibile, davvero; ma ci può essere un lieto fine a una storia così? "Solo uno – dice Maggy- poter chiudere tutte le mie case, quando il Burundi sarà diventato un luogo di pace".

Visita il sito di Maison Shalom qui


Natività

 SI E’ MADRE PER VIVERE L’INESPLICABILE
SI E’ MADRE PER ILLUMINARE LE TENEBRE
SI E’ MADRE PER COCCOLARE..
QUANDO I LAMPI STRIANO LA NOTTE,
QUANDO IL TUONO VIOLA LA TERRA,
QUANDO IL FANGO INGHIOTTE.

SI E’ MADRE PER AMARE..
SENZA INIZIO NE’ FINE

 

 Il testimone del mese


E' uno dei più popolari cantanti iracheni. È musulmano ma di fronte alle  violenze che nelle ultime settimane hanno colpito i cristiani del suo Paese ha deciso che non poteva rimanere indifferente. Ne è nata così una canzone, scritta insieme al poeta Ali Adiwani.

Un testo in cui chiama Muhammad e Issa – il Profeta del Corano e Gesù nella tradizione islamica – a venire in soccorso del popolo iracheno per sconfiggere i violenti che attaccano moschee e chiese. Alla fine il suo è un messaggio all'unità del Paese in questo momento difficile. La canzone di Hussam Al-Rassam su YouTube è diventata questo video, che sta circolando associata alle immagini delle violenze compiute contro i cristiani nelle scorse settimane.

 
 

Il testimone del mese

 Bruno Hussar 
 

"Lasciate che mi presenti. (…)
Porto in me quattro identità:
sono veramente cristiano e prete, veramente ebreo,
veramente israeliano e mi sento pure, se non proprio egiziano,
almeno assai vicino agli arabi, che conosco e che amo!"

 

Così padre Bruno Hussar iniziò il suo intervento in una riunione presieduta dal noto rabbino-scrittore Abraham Heschel, a New York, nel 1967.  La sua storia personale lo ha portato a comprendere che il rispetto non nasce, come spesso si pensa, dall’indifferenza religiosa, ma dall’approfondimento delle radici della propria fede e da una conoscenza dell’altrui identità, attraverso il rapporto diretto e l’amicizia.

Nato in Egitto, dove visse 18 anni, ebreo da genitori ebrei, non ricevette da loro un’educazione religiosa. Per questo la scoperta del cristianesimo coincise, per lui, con l’adesione alla fede. Durante l’occupazione nazista della Francia prese coscienza di appartenere al popolo ebraico, quando si rifiutò di dichiarare di non essere ebreo. Dovette scappare, ma scoprì che "la mia fede cristiana non mi dispensava dal condividere la sorte dei miei fratelli ebrei".
Sopravvissuto, divenne domenicano nel 1945. Nel 1950 il suo provinciale, p.Avril, propose a lui, perché ebreo di nascita, di partire per Israele, per sondare la possibilità di aprire, a Gerusalemme, un centro di studi sull’ebraismo analogo al Centro di Studi Islamici dei domenicani del Cairo. Fu un invito profetico.

P.Hussar partecipò, come esperto, ai lavori del Concilio Vaticano II, invitato dal card. Bea. Il suo contributo alla stesura del paragrafo della Nostra Aetate sull’ebraismo fu tale che, sette giorni dopo, ricevette la cittadinanza d’Israele, che aveva atteso per anni.

Venne poi il 1967, con l’occupazione dei territori, e si aggravarono, negli anni, le tensioni e le violenze. P.Bruno sentì che il Signore lo chiamava a sognare ancora. Bisognava creare un luogo di convivenza dei due popoli, ebrei ed arabi, e delle tre religioni, ebraismo, cristianesimo ed islamismo. Solo questa condivisione fraterna avrebbe permesso di superare le immense distanze. Nacque, anche questa volta dopo anni di attesa e di lavoro, il villaggio Nevè Shalom/Wahat as-Salam, vicino al monastero di Latroun.

Gerusalemme: la radice di questo nome comporta due significati: shalom = pace, e shalem = intero, perfetto, uno. Nella logica biblica, il nome esprime l’essere stesso di colui che lo porta e la sua vocazione. Gerusalemme dovrebbe essere quindi la città dell’unità e la città della pace.

 

Le sue ultime parole prima di morire furono:
"ani sameach
"  io sono felice.

 

Bruno Hussar e i primi pionieri
 


Da giovane aveva studiato ingegneria, aveva progettato ponti e strade; si ritrovava ad essere al termine della sua vita "un costruttore di ponti" fra gli uomini (così amava definirsi!). Lui stesso lo rivelò nel libro autobiografico “Quando la nube si alzava”  pubblicato nel 1983, dalla Casa editrice Marietti.

Se vuoi  approfondire clicca  qui  e  qui 
 
 

                                 
             LETTERA DI UNA MAMMA  ALGERINA  MUSULMANA

«Riposino in pace, a casa loro, in Algeria»

Dopo la tragedia e il sacrificio vissuto da voi e da noi, dopo le lacrime e il messaggio di vita, di onore e di tolleranza trasmesso a voi e a noi dai nostri fratelli monaci, ho deciso di leggere il testamento di Christian, ad alta voce e con profonda commozione, ai miei figli perché ho sentito che era destinato a tutti e a tutte.

Volevo dire loro il messaggio di amore per Dio e per gli uomini.
La solidarietà umana e l’amore dell’altro è un itinerario che va fino al sacrificio, fino al riposo eterno, fino in fondo.
Io e i miei figli siamo molto toccati da una così grande umiltà, un così grande cuore, dalla pace dell’anima e dal perdono.
Il testamento di Christian è molto più di un messaggio: è come un sole che ci è trasmesso, ha l’inestimabile valore del sangue versato.
Nostro compito è quello di continuare il cammino di pace, di amore di Dio e dell’uomo nelle sue differenze.
Nostro compito è innaffiare i semi affidatici dai nostri fratelli monaci affinché i fiori crescano un po’ ovunque, belli nella loro varietà di colori e profumi.
La chiesa cristiana con la sua presenza tra noi continui a costruire con noi l’Algeria della libertà delle fedi e delle differenze, l’universale e l’umanità.
Sarà un bel mazzo di fiori per noi e una grande opportunità per tutti e per tutte.
Grazie alla chiesa di essere presente in mezzo a noi oggi.
Grazie a ciascuno e a ciascuna.
Grazie a voi monaci per il vostro grande cuore: continui a battere per noi, sempre presente, sempre tra noi…
E ora riposino tutti in pace, a casa loro, in Algeria. (lettera firmata. 01.06.96)

 

     Dal testamento del Priore, Fr. Christian 

   «Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. [...] Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito. [...] Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’Islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria del Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze. [...] E anche a te, amico dell’ultimo minuto [...] Ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!».      

Dal blog: "CARTOLINE DALL'ALGERIA" (quì)
   

 

Da dieci anni vivo a Tibhirine quattro giorni la settimana, per continuare la produzione agricola con Youcef e Samir, perché questo monastero abbia sempre la porta aperta a tutti gli ospiti e per mantenere questo luogo di preghiera cristiana in mezzo ai fratelli musulmani. Ancora oggi, i monaci accompagnano le genti di Tibhirine, che evocano molto spesso le loro memorie condivise, con grande rispetto per monaci come Luc o Christophe, ma anche per Amédée e Jean Pierre: essi amavano profondamente la gente e oggi ancora la popolazione di qui è loro riconoscente.
Ancora oggi continuiamo a vivere queste relazioni molto fraterne attraverso lo scambio, i servizi reciproci,  il vivere insieme, le gioie condivise delle feste musulmane e cristiane. Questo rinviarsi dei tempi di preghiera e degli orari di lavoro manuale àncora la vita monastica nel tempo e nello spazio, così come la voce del muezzin che echeggia dinanzi al monastero scandisce la giornata e fa sì che le nostre umili occupazioni abbiano un respiro più alto.  Il villaggio è cresciuto insieme con il monastero e la gente è come gli uccelli che si riposano sui rami rappresentati dai monaci.    Se dovessero partire, dove "ci poseremo"?

Dalla testimonianza: "Vivere a Tibirne oggi" (quì)

 

   …AL DI LA' DI….
DIVISIONI, VIOLENZA E MORTE
RESTANO LA FRATELLANZA  E LA PACE,  
BUONI SEMI SPARSI TRA PERSONE
DI DIFFERENTI RELIGIONI,  
LUNGO I SENTIERI QUOTIDIANI
CHE PARTONO DAL CUORE E
CONDUCONO AL CUORE
DI DIO E DEGLI UOMINI.

 

SARA' .. DISARMANTE?

Giovani leaders appartenenti alle grandi tradizioni religiose del mondo si sono riuniti a New York  per consegnare a Sergio de Queiroz Duarte,  (rappresentante del segretario delle Nazioni Unite per il Disarmo) la petizione che ha raccolto oltre 20 milioni di firme da 140 paesi del mondo, per richiamare i governi al progressivo disarmo nucleare ed alla riduzione del 10% dei loro budgets militari da dedicare ai fondi per lo sviluppo. Questo evento ha rappresentato il culmine della prima fase della campagna per la sicurezza condivisa  “ ARMS DOWN ! “, lanciata circa un anno fa dalla rete internazionale dei giovani di fede.

 Il tema della riconversione delle testate nucleari in energia per usi civili  e per lo sviluppo sarà al centro dell'incontro promosso dal  “Comitato per una Civiltà dell’Amore”   che si sta tenendo 

OGGI AD ASSISI 
 

"RELIGIONI E MONDO DEL LAVORO
PER LA CONVERSIONE NUCLEARE
E LO SVILUPPO NEL SUD DEL MONDO"

Programma del pomeriggio:
 

14.00 Il Contributo delle Religioni alla Pace Nucleare
Introduce il Dott. F. Mangialardi – Comitato

14.10 Quale collaborazione dalle Religioni?
Prof. L. De Salvia – Religions for Peace

14.30 Disarmo, Energia e Sviluppo nei Paesi Poveri
Ing. G. Rotunno – Comitato

14.40 Il Contributo delle Religioni - World Religion Council
S. E. Rev. Vincenzo Paglia

15.00 Cerimonia Assegnazione Premio ATOMS for PEACE 2010
Messaggio Finale da Assisi

 

SE IL DIALOGO  E

Se vuoi  approfondire clicca su:

Global Youth Network

Campagna Arms Down: il progetto

Comitato Civiltà dell'Amore

Religions for Peace

Nuclear For Peace

La Diretta WEb dell'Incontro dalle 9.30 su..
"Francescani del Sacro Convento"