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Entries tagged with “israele”.


NOI CI RIFIUTIAMO DI ESSERE NEMICI: EBREI E PALESTINESI

Siamo nel luogo della “Tenda delle nazioni” ponte di pace  fra i popoli, esempio di resistenza non violenta, luogo di esperienze multiculturali dove si percepisce un grande amore per gli altri ed un grande rispetto per la terra che ti accoglie, ti nutre e che ti è madre!

 

“OGNI VOLTA CHE SI PARLA DI ISRAELE E PALESTINA SI PENSA SEMPRE CHE SIANO NEMICI, MA NOI VOGLIAMO USCIRE DA QUESTO CIRCOLO VIZIOSO E SE QUALCUNO VIENE E CI DICE: “TU SEI MIO NEMICO” IO RISPONDO: “TU LO DICI MA IO NON LO SONO”.

PER QUESTO HO CREATO “TENT OF NATIONS”: VOGLIAMO CHE LE PERSONE VENGANO QUI E CAPISCONO COSA ACCADE REALMENTE, NON DALLE NOTIZIE!  LA FATTORIA E’ APERTA A TUTTE LE PERSOEN DI DIVERSE NATIONI, CULTURE E RELIGIONI PER COSTRUIRE PONTI DI PACE E DI COMPRENSIONE.

SE NON SI CREA COMPRENSIONE NON PUO’ ESSERCI RICONCILIAZIONE E QUINDI PACE. PER QUESTO VOLGIAMO TRASFORMARE LA FRUSTRAZIONE IN MANIERA COSTRUTTIVA E NON DISTRUTTIVA. PER NOI E’ IMPORTANTE ESSERE POSITIVI E COSTRUTTIVI. NON SEDERCI, NON PIANGERE, NON GIUDICARE, NON LAMENTARCI, NON SENTIRCI VITTIME MA ALZARCI E COSTRUIRE INSIEME.”

 

  LA STRAGE DEI BAMBINI PALESTINESI

Manuela Adviri, israeliana, racconta a L’infedele la sua testimonianza sulla guerra in Palestina, Israele sta vincendo la guerra ma perdendo la pace?

http://manueladviri-telaviv.blogspot.it/

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Israele, la sfida di Hamas, l’eclisse di Al Fatah  di Janiki Cingoli

 Lo scontro in atto tra Israele e Hamas è profondamente diverso da quello del 2008, dell’operazione “Piombo fuso”. Allora Gorge Bush non fece nulla per fermare l’operazione; Mubarak tenne sigillato il confine di Rafah; gli altri governi arabi restarono a guardare, e solo il turco Erdogan, che stava mediando tra Olmert e il siriano Assad, prese l’attacco come un affronto personale ed iniziò il processo di distacco culminato poi nella rottura.  Solo Al Jazeera trasmise in diretta le terribili immagini della distruzione, suscitando una ondata di emozione la cui onda lunga sarebbe arrivata a Piazza Tahir… continua

Direttore: Janiki Cingoli
Capo Redattore: Maurizio Debanne
www.cipmo.org

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LA NEWSLETTER DI MISSIONLINE.ORG – 20 NOVEMBRE 2012

GAZA, I CRISTIANI E LA GUERRA

Da giorni MissiOnLine sta seguendo gli sviluppi del dramma che si consuma tra Gaza e Israele con un punto di riferimento principale: la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza, che come tutti soffre in queste ore sotto i bombardamenti. Si parla di una tregua che dovrebbe entrare in vigore questa sera, ma intanto si continua a morire.

La notizia tragica di oggi è che tra le vittime c’è anche uno dei 2.500 cristiani di Gaza: si chiamava Saalem, era un cristiano ortodosso, padre di quattro figli; malato di cuore, non ha resistito alla tensione di questi giorni. Simbolo delle vittime nascoste, che non fanno neppure notizia come, scrive Giorgio Bernardelli in questo commento.

Nelle nostre pagine sulla guerra diamo voce anche a chi - pure nel cuore del conflitto – lancia messaggi coraggiosi di pace e di riconciliazione. Come il medico di Gaza Izzeldin Abuelaish, già autore del libro «Io non odierò», o i genitori israeliani e palestinesi del Parents Circle, che hanno lanciato questo appello.

Il  "luogo"  del mese

 

 

"I know I have something to learn from everyone..
what can I learn from you?" 

Shalom

"I know I have something to share with everyone..
what do you think I could share with you?"

salam

WE have to have the umility of the Spirit
and the openness to the other that says:

"Im ready to listen and
I'm ready to share"

Peace

The Elijah Interfaith Institute is a multinational organization
dedicated to fostering peace between the world's diverse faith communities through interfaith dialogue, education,
research and dissemination.
Our unique programming generates interfaith dialogue
at the highest levels, bringing together world religious leaders

and renowned scholars the world over, t
hrough research projects, public conferences
and community-based initiatives.

http://www.elijah.org.il/

 

Papa Benedetto XVI  nella sua visita in Israele nel 2009
aveva incontrato i  rappresentanti di Ebraismo e Islam,
riaffermando ancora una volta che "dialogo interreligioso"
non significa un indistinto sincretismo:
si può restare fedeli alla propria fede in un profondissimo  Rispetto reciproco,
primo e imprescindibile passo verso una sincera e duratura Pace.

Dall’11 al 20 febbraio Maria Voce
(presidente del Movimento dei Focolari)  
sarà  in visita in Terra Santa.

Molti gli appuntamenti pubblici previsti,
soprattutto con rappresentanti dell'ecumenismo
e del dialogo interreligioso
.

DI PARTICOLARE RILIEVO:
LA CONFERENZA  DEL 16 FEBBRAIO

ALL'UNIVERSITA' EBRAICA DI GERUSALEMME
SUL RUOLO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO
NEL PROMUOVERE LA PACE

 

«La mia fiducia è radicata anzitutto in Gesù
che proprio in questa Terra,
ha dato la vita perché
“tutti siano uno”
– aveva dichiarato Maria Voce nel marzo 2009 –

Chi crede in Lui non può che impegnarsi con tutte le forze
per realizzare la fratellanza universale,
l’unità della famiglia umana.
È questo l’impegno del nostro Movimento e di tanti altri»,

aveva detto rispondendo ad una domanda
sulle prospettive della Terra Santa
e se essa possa davvero essere
il luogo di un dialogo autentico tra le religioni
.


 

Leggi  tutto l'articolo nel sito dei Focolari  qui

 


 


 libro del mese

 

Nel nuovo volume l'autore ci invita a rileggere alcuni grandi pensatori del Novecento - Hannah Arendt, Vasilij Grossman, Etty Hillesum, Hans Jonas, Varlam Shalamov, Itsván Bibó, Jan Patocka, Václav Havel – che si sono interrogati sul bene possibile nelle situazioni estreme, e indaga il significato dei termini   "responsabilità", "dignità", "verità", "giudizio", "perdono", "conciliazione", cercando di individuare quale sia stata la molla che ha spinto i protagonisti a gesti di bontà apparentemente insensata. La speranza è che questo esercizio della memoria possa dare l’avvio a una sorta di staffetta della responsabilità morale che si tramandi di generazione in generazione.
 

Il termine Giusto è tratto dal passo del Talmud che afferma:
"chi salva una vita salva il mondo intero".
 

“Giusti tra le nazioni” (Righteous Among the Nations, in ebraico:  Chasidei Umot HaOlam) sono considerati   i non-ebrei che hanno rischiato la propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista, dalla Shoah. Sono oltre 20.000 i Giusti nel mondo e 417 gli italiani che hanno ricevuto sinora tale riconoscimento.

“Ad ogni Giusto tra le nazioni viene dedicata la piantumazione di un albero,
poiché tale pratica nella tradizione ebraica
indica il desiderio di ricordo eterno per una persona cara. 
 
  Il Giardino dei Giusti di Gerusalemme è sorto nel 1962 presso il Museo di Yad Vashem, il luogo della memoria della Shoah, in applicazione del punto 9 della sua legge istitutiva, approvata dal parlamento israeliano nel 1953, che recita: "Con la presente legge è istituita la fondazione Yad Vashem a Gerusalemme, per commemorare (…) i giusti tra le nazioni, che hanno rischiato la loro vita per aiutare degli ebrei."  Nel 1963 viene istituita la Commissione dei Giusti per scegliere le persone a cui assegnare l'onorificenza e dedicare l'albero. Nella sua attività la Commissione ha nominato circa ventimila giusti. Il primo presidente della Commissione è stato Moshe Landau, il famoso presidente del Tribunale che ha condannato a morte Adolf Eichmann nel 1961. Nel 1970 gli è subentrato Moshe Bejski, che ha tenuto la presidenza fino al 1995, segnando il lavoro della commissione con un'interpretazione aperta e complessa della legge del '53. (da Wikipedia)

 

I GIUSTI ITALIANI

Le figure simbolo della solidarietà del popolo italiano agli ebrei sono il questore di Fiume Giovanni Palatucci e il diplomatico Giorgio Perlasca (poi riconosciuti come Giusti dallo Stato israeliano). Va ricordato anche l'eroismo del paese di Nonantola (Modena).  

Buona parte di coloro che salvarono gli ebrei in Italia durante l’occupazione tedesca furono uomini e donne appartenenti alla Chiesa, e non solo quella cattolica. Susan Zuccotti cita i casi di padre Maria Benedetto a Roma; di molti parroci come don Francesco Repetto e don Carlo Salvi a Genova; don Enzo Boni Baldoni a Quara, nel reggiano; don Leto Casini e padre Cipriano Ricotti a Firenze; don Angelo Dalla Torre e Giuseppe Simioni a Treviso;  monsignor Giacomo Meneghello di Firenze, monsignor Vincenzo Barale di Torino o Giuseppe Sala di Milano. Nel '43-44 Mons. Angelo Roncalli (il futuro Papa Giovanni XXIII) aiutò migliaia di ebrei a salvarsi quando era nunzio ad Istanbul. Il pastore avventista Daniele Cupertino prestò assistenza a molti ebrei a Roma.

Pio XII, il Papa Giusto, di David G. Dalin (rabbino di New York). Un’accurata documentazione in difesa di papa Pacelli. Cinquant’anni di apprezzamenti da parte di ebrei di tutto il mondo e la richiesta che venga riconosciuto come “giusto”.

Tra il '43 e il '45, secondo i calcoli di Michele Sarfatti, gli ebrei perseguitati che non vennero deportati o uccisi in Italia furono circa 35.000. Circa 500 di essi riuscirono a rifugiarsi nell’Italia meridionale; 5500-6000 riuscirono a rifugiarsi in Svizzera (ma per lo meno altri 250-300 furono arrestati prima di raggiungerla o dopo esserne stati respinti); gli altri 29.000 vissero in clandestinità nelle campagne e nelle città, grazie all'aiuto di tanti italiani che opposero una "resistenza non armata" alla barbarie tedesca e fascista.  (portale dei siti di storia italiana) 

             
          Comitato per la foresta dei giusti:

http://www.gariwo.net/
 

 

Convegno Internazionale

Gerusalemme, 6-7 dicembre 2010

Pontificio Istituto Notre Dame of Jerusalem Center     Sito web

 

     Programma

lunedì 6 dicembre

9:30     Saluto del Sottosegretario del PCC, Mons. Melchor Sánchez de Toca

9:45     Saluto del Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Prof. P. Pedro Barrajón, LC.

10:00   Quadro di insieme – introduzione ai lavori, Prof. Carmelo Pandolfi

Prima tavola rotonda

11:15   Il vissuto medievale: una reale dimensione interreligiosa, Prof. Guido Traversa.

11:45   Fede e ragione tra cultura cristiana e mondo ebraico: idee, istituzioni e circuiti fra XI e XIII secolo, Prof.ssa Renata Salvarani

12:15   Between ecstasy and reason: Muslim philosophy and its influence in Raimundus Lullus, Prof.  Andreu Rocha Scarpetta

Seconda tavola rotonda

15:30   Andrea di San Vittore e l’interpretazione della Bibbia, Prof. Graziano Perillo

16:00   San Tommaso d'Aquino e Maimonide: la riflessione nei confronti dei dati della fede,
Prof. P. Giovanni Boer, I.C.M.S.

16:30   L’influsso di Avicenna ed Averroè nella metafisica di Tommaso d’Aquino: Prof. P. Rafael Pascual, LC.

17:30   Discussione

19:00   Conclusioni della prima giornata

 

martedì 7 dicembre

10:00   Interventi dei professori dell’Università Ebraica di Gerusalemme

15:30   Interventi dei professori dell’Università Al-Quds

17:00   Panel conclusivo – presentazione pubblica: Il rapporto fede-ragione nella cultura ebraica-cristiana-islamica medievale. Bilancio e prospettive


"Notre Dame of Gerusalem"  center

    

 Il 4° Incontro annuale del Consiglio si è tenuto giovedì scorso 25 Novembre, presso il Centro Internazionale Domus Galilaeae, vicino al Monte delle Beatitudini, nella Bassa Galilea. Il Consiglio comprende i capi delle Chiese cristiane, i rabbini-capo di Israele, il capo della comunità drusa, il capo della Corte d’Appello Islamica e i capi di altre comunità: Bahai, Ahmadiyya, Samaritani, Copti, Etiopi e Assiri.

Il tema di quest’anno è stato “Libertà di religione e di culto in Israele”. Durante l’incontro è stato proiettato il film “Faith” (Fede), che tratta della libertà religiosa in Israele, seguito da una discussione sul ruolo dei leaders religiosi.

Alla fine dell’incontro è stato annunciato che i capi religiosi delle differenti comunità di Israele visiteranno Benedetto XVI il 13 gennaio 2011 in Vaticano.  Questo storico incontro riflette l’atteggiamento positivo del Vaticano e del Papa nei confronti del forum e l’importanza che esso riveste nella conduzione del dialogo e nella gestione delle relazioni tra le varie comunità religiose presenti in Israele.
 

"Un appello ai propri fedeli a non emigrare,
mano tesa a musulmani ed ebrei per rafforzare il dialogo interreligioso,
la richiesta alla comunità internazionale di fare di più
per favorire il rispetto dei diritti umani: 
questi i temi «forti» del messaggio conclusivo del Sinodo
che si è tenuto dal 10 al 24 ottobre
, sul tema “La Chiesa cattolica in Medio Oriente, comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32).  
(qui)

 

  


 

 

   Cristiani ed Islam: esigere la libertà religiosa e combattere l'estremismo (qui)

  L’arcivescovo di Kirkuk (Iraq): “ritornare alla missione e al   dialogo” (qui)

Dialogo con l'Islam ed emigrazione: sfide per la sopravvivenza (qui)

 

   Il nunzio apostolico: "per dialogare abbiamo tutti bisogno di superare pregiudizi" (qui)

Mons: Shomali: "nei negoziati di pace c'è troppa ideologia!" (qui)

 

 
 Il rabbino David Rosen: "tra ebrei e cattolici clima migliore ma la strada è lunga" (qui)    

Il rabbino David Rosen e Benedetto XVI 

 

 

 

 

Il testimone del mese

 Bruno Hussar 
 

"Lasciate che mi presenti. (…)
Porto in me quattro identità:
sono veramente cristiano e prete, veramente ebreo,
veramente israeliano e mi sento pure, se non proprio egiziano,
almeno assai vicino agli arabi, che conosco e che amo!"

 

Così padre Bruno Hussar iniziò il suo intervento in una riunione presieduta dal noto rabbino-scrittore Abraham Heschel, a New York, nel 1967.  La sua storia personale lo ha portato a comprendere che il rispetto non nasce, come spesso si pensa, dall’indifferenza religiosa, ma dall’approfondimento delle radici della propria fede e da una conoscenza dell’altrui identità, attraverso il rapporto diretto e l’amicizia.

Nato in Egitto, dove visse 18 anni, ebreo da genitori ebrei, non ricevette da loro un’educazione religiosa. Per questo la scoperta del cristianesimo coincise, per lui, con l’adesione alla fede. Durante l’occupazione nazista della Francia prese coscienza di appartenere al popolo ebraico, quando si rifiutò di dichiarare di non essere ebreo. Dovette scappare, ma scoprì che "la mia fede cristiana non mi dispensava dal condividere la sorte dei miei fratelli ebrei".
Sopravvissuto, divenne domenicano nel 1945. Nel 1950 il suo provinciale, p.Avril, propose a lui, perché ebreo di nascita, di partire per Israele, per sondare la possibilità di aprire, a Gerusalemme, un centro di studi sull’ebraismo analogo al Centro di Studi Islamici dei domenicani del Cairo. Fu un invito profetico.

P.Hussar partecipò, come esperto, ai lavori del Concilio Vaticano II, invitato dal card. Bea. Il suo contributo alla stesura del paragrafo della Nostra Aetate sull’ebraismo fu tale che, sette giorni dopo, ricevette la cittadinanza d’Israele, che aveva atteso per anni.

Venne poi il 1967, con l’occupazione dei territori, e si aggravarono, negli anni, le tensioni e le violenze. P.Bruno sentì che il Signore lo chiamava a sognare ancora. Bisognava creare un luogo di convivenza dei due popoli, ebrei ed arabi, e delle tre religioni, ebraismo, cristianesimo ed islamismo. Solo questa condivisione fraterna avrebbe permesso di superare le immense distanze. Nacque, anche questa volta dopo anni di attesa e di lavoro, il villaggio Nevè Shalom/Wahat as-Salam, vicino al monastero di Latroun.

Gerusalemme: la radice di questo nome comporta due significati: shalom = pace, e shalem = intero, perfetto, uno. Nella logica biblica, il nome esprime l’essere stesso di colui che lo porta e la sua vocazione. Gerusalemme dovrebbe essere quindi la città dell’unità e la città della pace.

 

Le sue ultime parole prima di morire furono:
"ani sameach
"  io sono felice.

 

Bruno Hussar e i primi pionieri
 


Da giovane aveva studiato ingegneria, aveva progettato ponti e strade; si ritrovava ad essere al termine della sua vita "un costruttore di ponti" fra gli uomini (così amava definirsi!). Lui stesso lo rivelò nel libro autobiografico “Quando la nube si alzava”  pubblicato nel 1983, dalla Casa editrice Marietti.

Se vuoi  approfondire clicca  qui  e  qui 
 
 


 Il luogo del mese

 

Ad Ottobre, in occasione dell' apertura del  Sinodo sul Medio Oriente,  
ci piace portarvi   alla scoperta  di una  comunità, 
nata nel cuore di  Israele, dove da  molti  anni   oramai 
vivono insieme   ebrei,    musulmani  e  cristiani.
Potete visitarla …

cliccando qui!

Neve Shalom, Wahat Al Salam, Oasis of Peace

Neve Shalom/Wahat al-Salam è un villaggio cooperativo di Ebrei e Arabi palestinesi (musulmani e cristiani), tutti cittadini di Israele. Il suo nome deriva da uno dei libri di Isaia (32,18): “Il mio popolo abiterà in un’ Oasi di Pace" (Neve Shalom in ebraico, Wahat al-Salam in arabo). Il nome del villaggio è stato scelto dal suo fondatore, il padre domenicano Bruno Hussar, ebreo di origine, cittadino di Israele, nel 1966.

Educazione
L’idea di creare strutture scolastiche che potessero esprimere e diffondere gli ideali di coesistenza ed eguaglianza di NSWAS nacque nella comunità assieme alla nascita dei primi figli. L’idea prese corpo nella forma di un asilo nido binazionale dal quale, con l’andar degli anni, sono poi nate una scuola materna e una scuola elementare.

 La Scuola per la pace
La Scuola per la pace (SFP) fu fondata nel 1979 come istituzione capace di far sentire in massima misura verso l’esterno l’impatto educativo di NSWAS. Tramite una varietà di corsi e seminari diretti a molteplici strati sociali delle popolazioni ebraica e palestinese, la Scuola per la pace opera per accrescere la consapevolezza della complessità del conflitto e migliorare – con l’esclusivo ricorso a metodi educativi – la comprensione reciproca tra palestinesi ed ebrei.

Dumia-Sakina: Centro Spirituale Pluralistico
Un luogo e una struttura per una riflessione spirituale sui problemi che colpiscono il cuore del conflitto del Medio Oriente e sulla ricerca di una sua possibile soluzione. 

neve_shalom_2

"Holy village
          with hope
                            for Holy Land"

Quando..
La musica è riconciliazione CON DIO/CON GLI UOMINI

La West Eastern Divan Orchestra (letteralmente: orchestra di Divan occidentale-orientale) è una orchestra sinfonica fondata nel 1999 dal direttore orchestrale  Daniel Barenboim  e dallo scrittore  Edward Said  con lo  scopo precipuo di  favorire il dialogo fra musicisti provenienti da paesi e culture storicamente nemiche.  La particolarità di questa formazione musicale è infatti quella di riunire giovani musicisti professionisti allo scopo di perfezionarne le competenze nella musica classica; provenienti però da zone come Israele, Egitto, Giordania, Siria, Libano, Palestina.

Il nome dell'orchestra è un omaggio al poema Divan occidentale-orientale (West-östlicher Divan) di Goethe.

 

Daniel Baremboim è il primo ed unico
cittadino israeliano ad avere un passaporto palestinese: (quì)

 

Guarda il sito: quì

Daniel Baremboim e la West Eastern Divan Orchestra
 

"La musica è riconciliazione con Dio"

(Patti Smith)