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Entries tagged with “libertà religiosa”.


 

Dal  17  al 19 novembre si è svolto in Vaticano il

Colloquio interreligioso internazionale

“Humanum. La complementarietà tra uomo e donna”.

Numerosi i contributi offerti dagli esponenti delle 14 religioni presenti che hanno concordato nel ribadire la centralità del matrimonio e della famiglia per la società.

“Siamo lenti, anche nella nostra cultura cattolica, nel riconoscere che anche i nostri ambienti sociali sono a rischio. E’ quindi indispensabile promuovere una nuova ecologia…UMANA. I bambini hanno diritto di crescere in una famiglia con un papà ed una mamma. La famiglia è un fatto antropologico non possiamo qualificarla con parametri ideologici che hanno effetto soltanto in una dato momento storico e poi passano. Non si può parlare di famiglie progressiste e famiglie tradizionali. La famiglia è famiglia e basta!”
(papa Francesco al convegno)

 

 

Il valore non mutevole della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna è stato ribadito anche dal Papa. Già in passato il Papa era tornato a difendere il diritto dei bambini a crescere in una famiglia con un papà e una mamma. Nei mesi scorsi (parlando ad una delegazione dell’ufficio internazionale dell’infanzia. ndr) ha anche voluto rifiutare espressamente ogni tipo di sperimentazione educativa nei confronti dei bambini…

Un bambino che viene alla luce ha il diritto di essere accolto da un padre e una madre, lo dice senza sosta Papa Francesco. E dicendo questo dimostra che questa complementarietà non è uno studio teorico per esperti, è davvero un elemento in cui si esprime il fondamento e la radice di un diritto per il più debole, per il bambino. Inoltre effettivamente, alcuni interventi hanno illustrato la sfida educativa a cui lei accenna, a partire da questa prospettiva della complementarietà. L’educazione è fondamentale, non poteva essere trascurata in questo congresso. Alcuni interventi importanti hanno ribadito l’importanza di questo riconoscimento del dato di natura, un dato fondamentale, strutturale. La complementarietà uomo- donna è centrale per le religioni. “La storia del Popolo di Israele inizia con un uomo e una donna”, ricorda al microfono di Paolo Ondarza, il rabbino Lord Jonathan Sacks:

D. – Oggi la nostra società cerca di relativizzare il concetto di famiglia naturale. Gli Stati stanno promuovendo forme alternative di matrimonio, adozioni per le coppie omosessuali e la diffusione della teoria del gender. Come rispondere a queste sfide?

R. –
Quello che sta accadendo in Occidente è che i governi e ampi raggruppamenti di persone ignorano i dati basilari della biologia, sociologia e antropologia. La ragione per cui gli esseri umani sono diventati esseri umani è perché un uomo e una donna si sono uniti per proteggere e crescere i loro figli. E’ stata una realtà biologica molto prima che qualcuno la santificasse attraverso la religione.

Sappiamo che i Paesi dove i matrimoni sono stati forti hanno avuto società forti e Paesi forti; lì dove i matrimoni sono deboli, nella generazione successiva la nazione stessa diventa debole. Parliamo quindi di qualcosa che non predichiamo come dogma, non ci limitiamo semplicemente a citare la Rivelazione, ma stiamo parlando di fatti stabiliti scientificamente. L’esperimento cui l’Occidente si sta sottoponendo oggi, abbandonando in larga misura il matrimonio tradizionale, è un esperimento che nessuna società ha sperimentato prima e che finirà in una grande confusione ed in una grande sofferenza per i figli che cresceranno senza entrambi i genitori.

D. – Infine, ha qualche augurio per questo Colloquio in Vaticano?

R. – Questo Colloquio ha già raggiunto un grande risultato: tutti coloro che difendono il matrimonio tradizionale si sentono molto soli, perché vanno contro le mode del tempo. Quindi già il semplice fatto di esserci riuniti ci aiuta a darci coraggio l’uno con l’altro. Ma, al di là di questo, penso che le persone torneranno ai loro rispettivi Paesi con un impegno rinnovato non solo nel riconoscere al matrimonio il suo valore, ma anche nel ribadire alle persone quanto sia importante, sia che si parli di felicità personale o della gioia di crescere dei figli o del senso di sicurezza, che darà felicità ai figli in futuro. In un modo o nell’altro porteremo il messaggio che abbiamo sentito ieri ed oggi, lo porteremo con noi e lo trasmetteremo nella maniera più ampia possibile.

 

“Per l’Ebraismo  – spiega Daniel Mark della commissione per la libertà religiosa  presso il governo Usa – la famiglia è il centro di tutta la vita. Attraverso la famiglia si è tramandata la tradizione giudaica di generazione in generazione”.

“Secondo l’Induismo – dichiara Kala Achariya direttrice dell’Istituto Somaiya Bharatiya Peetham a Mumbai – l’uomo e la donna sono fatti l’uno per l’altra. Un uomo è incompleto senza una donna. Solo quando si uniscono si perfezionano. Necessario trasmettere la sacralità del matrimonio ai giovani”.

Manmohan Singh evidenzia la centralità della complementarietà uomo-donna per la tradizione Sikh: “tutti siamo abbiamo origine da un uomo e da una donna, dobbiamo conoscere il nostro passato per capire dove andiamo”.

La famiglia è fondamentale anche per il buddhismo spiega il lama buddhista Gedun Tharcin: “se manca la pace in una famiglia, la pace mancherà anche nel mondo”.

“Uomo e donna, non uguali, ma  complementari e con pari dignità”, dice  Wael Farouq presidente del Centro Tawasul per il dialogo tra le civiltà: “dobbiamo difendere di più i diritti delle donne. Questa è la nostra sfida nel mondo islamico”.

 

CLICk  (da Radio Vaticana)

 Per l’occasione sono stati realizzati sei video magistrali, alcuni sottotitolati in italiano, che presentano in modo accattivante e profondo i vari temi affrontati.  Sul sito di humanum  si trovano il trailer del convegno e tutti gli interventi:

http://humanum.it/videos/

 

Libertà religiosa un baluardo contro tutti i totalitarismi

Papa Francesco ha incontrato i rappresentanti musulmani, bektashi (sufi), cattolici, ortodossi, evangelici ed ebraici. Egli spinge alla collaborazione in favore del bene comune e al dialogo. Tale dialogo non deve essere improntato al relativismo, ma conservando la propria identità, senza ipocrisia.

Tirana (AsiaNews) – La libertà religiosa, riconquistata dall’Albania dopo il periodo di dittatura comunista, è un bene non solo per i credenti, ma per tutta la società, anche per i non credenti, un baluardo contro tutti i totalitarismi.: papa Francesco  lo ha affermato oggi quando verso le 16, ha incontrato i rappresentanti delle sei maggiori religioni e denominazioni cristiane. In una sala dell’università cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio”, insieme al pontefice, al suo seguito e al presidente dei vescovi albanesi, mons. Angelo Massafra, vescovo di Scutari-Pult, erano presenti i rappresentanti musulmani, bektashi (sufi), cattolici, ortodossi, evangelici ed ebraici.

Nel suo discorso, il pontefice ha ricordato il passato ateo e violento dell’Albania: “Quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati. Voi sapete bene a quali brutalità può condurre la privazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa, e come da tale ferita si generi una umanità radicalmente impoverita, perché priva di speranza e di riferimenti ideali”.

Apprezzando poi la libertà religiosa che si gode oggi nel Paese, il papa ha sottolineato che “la libertà religiosa non è un diritto che possa essere garantito unicamente dal sistema legislativo vigente, che pure è necessario: essa è uno spazio comune, un ambiente di rispetto e collaborazione che va costruito con la partecipazione di tutti, anche di coloro che non hanno alcuna convinzione religiosa”.

A tale proposito egli ha ricordato un discorso di Giovanni Paolo II, durante la sua visita in Albania nel ’93: “«la libertà religiosa [...] non è solo un prezioso dono del Signore per quanti hanno la grazia della fede: è un dono per tutti, perché è garanzia basilare di ogni altra espressione di libertà [...] Niente come la fede ci ricorda che, se abbiamo un unico creatore, siamo anche tutti fratelli! La libertà religiosa è un baluardo contro tutti i totalitarismi e un contributo decisivo all’umana fraternità»”.

Per promuovere sempre più la libertà religiosa sono necessari due aspetti: “Il primo  - ha detto – è quello di vedere in ogni uomo e donna, anche in quanti non appartengono alla propria tradizione religiosa, non dei rivali, meno ancora dei nemici, bensì dei fratelli e delle sorelle. Chi è sicuro delle proprie convinzioni non ha bisogno di imporsi, di esercitare pressioni sull’altro: sa che la verità ha una propria forza d’irradiazione”.

“Un secondo atteggiamento – ha aggiunto – è l’impegno in favore del bene comune. Ogni volta che l’adesione alla propria tradizione religiosa fa germogliare un servizio più convinto, più generoso, più disinteressato all’intera società, vi è autentico esercizio e sviluppo della libertà religiosa. Questa appare allora non solo come uno spazio di autonomia legittimamente rivendicato, ma come una potenzialità che arricchisce la famiglia umana con il suo progressivo esercizio. Più si è a servizio degli altri e più si è liberi! Guardiamoci attorno: quanti sono i bisogni dei poveri, quanto le nostre società devono ancora trovare cammini verso una giustizia sociale più diffusa, verso uno sviluppo economico inclusivo”.

LEGGI TUTTO QUI

 

 

di Donato di Sanzo (Protestantesimo. Rivista della Facoltà valdese di Teologia, anno 68, n. 3-4, terzo e quarto trimestre 2013, pp. 437-440)

copertina

Uscita nel marzo del 2013 per i tipi della Elledici, l’Enciclopedia delle religioni in Italia del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), diretta da Massimo Introvigne e PierLuigi Zoccatelli, è l’ultima indagine in ordine di tempo sulle dimensioni e le manifestazioni del pluralismo religioso italiano (1). Il lavoro di ricerca, per il suo carattere enciclopedico, opera una classificazione quantitativa e qualitativa della presenza sul territorio della penisola di chiese, comunità di fede e di tutte quelle forme organizzate che, in seguito a un’approfondita disquisizione terminologica, vengono definite come “evoluzioni, scismi e ricomposizioni all’interno di unità identificate come famiglie spirituali” (2). In base e tali definizioni, l’enciclopedia classifica l’esistenza in Italia di 836 “religioni” (3) e denominazioni, molte di più rispetto alle 616 stimate nel precedente lavoro enciclopedico a cura del CESNUR, risalente al 2001 (4). Il dato testimonia una certa vitalità del panorama del pluralismo religioso italiano, che negli ultimi dodici anni è stato in grado di accogliere più di duecento nuove organizzazioni spirituali. Riguardo alla consistenza delle singole “religioni”, la ricerca compie una scelta preliminare: le prime stime sono riferite alle appartenenze religiose degli individui con cittadinanza italiana e non prendono in considerazione, quindi, la numerosa e variegata componente immigrata, cui è dedicata una specifica considerazione.
Se si eccettua la confessione cattolica, largamente maggioritaria tra i cittadini italiani, la prospera componente delle 835 minoranze si presenta in maniera estremamente diversificata al proprio interno in termini di dimensioni, comprendendo sia gruppi di fede molto numerosi, come i protestanti (435.000 appartenenti), i testimoni di Geova (415.000), i buddhisti (135.000), i musulmani (115.000) e gli ortodossi (110.000) (5), sia movimenti religiosi e chiese che annoverano poche centinaia di fedeli. Dai dati, dunque, emerge che la minoranza con più appartenenze è quella protestante, all’interno della quale, tuttavia, insistono diversificazioni legate alla denominazione: i pentecostali rappresentano la componente più numerosa con 313.000 membri, legati prevalentemente alle ADI (Assemblee di Dio in Italia); gli appartenenti al protestantesimo “storico” (valdesi, luterani, riformati, calvinisti, battisti, metodisti) sono circa 65.000; il Movimento dei Fratelli (21.000 fedeli), la comunità avventista (20.000) e le Chiese libere non pentecostali (9.000) sono confessioni abbastanza diffuse e organizzate. Fra le realtà più dinamiche nel panorama del pluralismo religioso italiano vi è, inoltre, quella buddhista, la quale è stata interessata, oltre che dalla crescita istituzionale dell’UBI (Unione Buddhista Italiana) (6), anche dall’incremento di appartenenti alla Soka Gakkai, diventando la terza minoranza religiosa fra i cittadini italiani.
Il quadro della dimensione delle comunità di fede in Italia risulta completamente rivoluzionato se si considera la presenza degli immigrati sul territorio della penisola. L’Enciclopedia delle religioni in Italia dedica una particolare attenzione alle appartenenze religiose fra i migranti, elaborando un originale metodo di stima, che si allontana da quello utilizzato nella redazione annuale del rapporto Caritas/Migrantes (7). I ricercatori del CESNUR, facendo riferimento ai dati sull’immigrazione presentati nel marzo 2012 dalla Conferenza Permanente “Religioni, Cultura e Integrazione” del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, ridiscutono le statistiche elaborate attraverso la tecnica Caritas/Migrantes 2012: in entrambi i casi, l’islam si conferma seconda religione in Italia (prima fra gli immigrati), seguita dal cristianesimo ortodosso; la forbice tra le due, tuttavia, si riduce in termini di valore assoluto, poiché secondo il CESNUR i musulmani sarebbero 1.360.000 (a differenza dei 1.650.902 stimati dalla Caritas/Migrantes) e gli ortodossi, in seguito alle migrazioni dall’Est europeo, sarebbero cresciuti sino a raggiungere il numero di 1.294.700 (1.482.648 secondo il rapporto). Particolare considerazione è rivolta anche al mondo carismatico e pentecostale immigrato che, in linea con la desecolarizzazione e la “riappropriazione della spiritualità” tempestivamente preannunciate da Harvey Cox nel suo celebre Fire From Heaven (8) e confermate nel suo più recente The Future of Faith (9), ha arricchito il panorama del pluralismo religioso italiano di congregazioni “etniche” (10) di provenienza prevalentemente africana, sudamericana ed est-asiatica.
L’indagine sulle religioni contenuta nell’Enciclopedia del CESNUR rappresenta, infine, una sostanziale conferma dei risultati delle ultime ricerche sulla configurazione del quadro religioso italiano (11). L’Italia è un paese massicciamente cattolico, interessato, tuttavia, sia da dinamiche “pluralizzanti”, sia da configurazioni di diversi livelli di appartenenza alla confessione di maggioranza che attraversano la società in maniera sistematica. Riguardo a quest’ultimo fenomeno, l’Enciclopedia giunge alla conclusione che la “religione” più diffusa sul territorio della penisola sarebbe quella del cattolicesimo dei non appartenenti, milioni di italiani che, secondo l’atteggiamento del believing without belonging codificato da Grace Davie (12), uniformerebbero sempre meno i propri comportamenti e le proprie biografie individuali alle prescrizioni della religione e della chiesa in cui credono (13).

(1) Negli ultimi due anni, numerosi altri lavori di ricerca hanno offerto contributi preziosi nell’opera di comprensione del pluralismo religioso in Italia. Fra questi, sia consentito un rimando a Paolo Naso, Brunetto Salvarani (a cura di), Un cantiere senza progetto. L’Italia delle religioni – Rapporto 2012, Emi, Bologna 2012, ed Enzo Pace, Le religioni nell’Italia che cambia. Mappe e bussole, Carocci, Bologna 2013.
(2) Gli autori, dopo una discussione definitoria che cita, ad esempio, i contributi teologici e sociologici di Ernst Troeltsch o il lavoro The Future of Religion. Secularization, Revival and Cult Formation (University of California Press, Berkeley, 1985) di Rodney Stark e William Sims Bainbridge, si guardano bene dall’utilizzare le categorie di “sette”, “nuove religioni” e “nuovi movimenti religiosi”. Cfr. p. 15.
(3) Anche sulla definizione di “religione” i ricercatori del CESNUR compiono una scelta precisa, utilizzando il termine in maniera “orientata al risultato” di “documentare la vasta area del campo religioso, quel complesso di credenze, aspirazioni, relazioni con il sacro, risposte alle domande ultime, che qualunque estensione gli si dia, non coincide in ogni caso con gli usi della parola religione orientati a risultati giuridici”. Cfr. p. 17.
(4) Cfr. Massimo Introvigne e PierLuigi Zoccatelli (a cura di), Enciclopedia delle Religioni in Italia, Elledici, Torino 2001.
(5) Di questo gruppo di denominazioni fanno parte quelle comunità che, per ragioni storiche (ebrei 36.000 appartenenti) o in seguito a recenti diffusioni (movimenti del potenziale umano – 30.000 appartenenti) contano diverse decine di migliaia di fedeli.
(6) L’Unione Buddhista Italiana ha firmato, il 20 marzo 2000 e, dopo nuovi iter procedurali, il 4 aprile 2007, l’intesa con lo stato italiano ex art. 8 della Costituzione, approvata in Parlamento l’11 dicembre 2012.
(7) Il metodo di stima utilizzato nella redazione del rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione calcola le appartenenze religiose dei migranti estendendo le percentuali di diffusione delle confessioni nei paesi di origine al numero in valore assoluto degli immigrati regolari in Italia. Numerosi studi hanno rilevato che tale tecnica non prende in considerazione le quote di immigrazione irregolare ed eventuali push/pull factors che possono rappresentare incentivi alla mobilità internazionale verso il territorio italiano. Sull’argomento vedi, fra gli altri, Paolo Naso, Le chiese africane in Italia. Mappe geografiche e teologiche, in: Le religioni degli immigrati come fattore di dis/integrazione sociale, Gris Esd, Bologna 2009, pp. 153-171.
(8) Harvey Cox, Fire From Heaven. The Rise of Pentecostal Spirituality and the Reshaping of Religion in the Twenty-First Century, Addison-Wesley, Reading (MA) 1995.
(9) Id., The Future of Faith, HarperOne, New York 2009.
(10) Per una definizione di chiesa etnica cfr. Alessia Passarelli, Chiese etniche e multietniche al di là delle definizioni, in: Paolo Naso, L’immigrazione evangelica in Italia, “Protestantesimo” 4 (2011), p. 333: “sono quelle che […] si danno una specifica missione ‘interna’ a un particolare gruppo e si strutturano secondo i loro bisogni, la loro cultura, le loro tradizioni liturgiche. Si tratta di comunità generalmente omogenee dal punto di vista sociale che si organizzano sulla base della lingua o della provenienza dalla medesima macro-area geografica: il livello di integrazione è basso perché la comunità tende a privilegiare meccanismi di coesione e solidarietà al suo interno”.
(11) Cfr., in particolare, Franco Garelli, L’Italia cattolica nell’epoca del pluralismo, il Mulino, Bologna 2006, e, per una ricognizione sul tema di carattere empirico, Roberto Cartocci, Geografia dell’Italia cattolica, il Mulino, Bologna 2011.
(12) Grace Davie, Religion in Britain since 1945. Believing without Belonging, Blackwell, Oxford 1994.
(13) Sul tema, sia consentito un rimando a Donato Di Sanzo, Maria Antonietta Maggio, La Geografia cattolica in un Paese in progress, in: Paolo Naso, Brunetto Salvarani (a cura di), op. cit., pp. 133-142.

 

Pagina principale Enciclopedia delle religioni in Italia

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Dalla news-letter di RELIGIONS FOR PEACE:

Il 19 marzo  davanti alla scuola ebraica “ OZAR HATORAH “di Tolosa, un killer ha aperto il fuoco sui bambini fermi al punto di raduno come tutte le mattine. Hanno perso la vita il professore Yonathan Sandler di 30 anni, rabbino che insegnava in questa scuola,  ed i suoi  due figli Arieh  di 6 anni e Gabriel di 3. E’ stata uccisa anche una bimba di 8 anni, Miriam Monsenego, figlia del direttore dell’istituto. Un adolescente di 17 anni è stato gravemente ferito e si trova in fin di vita all’ospedale di Tolosa. 

 Uccidere dei bambini ha una tragica motivazione genocida.

Uccidere un maestro di Torah è voler cancellare una tradizione che ricorda, non solo al suo popolo, di non uccidere, perché l’Uomo è fatto ad immagine dell’Eterno e di “Avere a cuore per l’altro quanto si ha a cuore per sé stessi”  perché solo questo permette di vivere insieme in pace.

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 “Ogni qual volta troviamo

difronte alla violenza un nome religioso

dobbiamo CHIARIRE A TUTTI

che non siamo difronte alla vera religione”

(Giovanni Paolo II)

 

In questa circostanza desideriamo riproporre il documento:  Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoà”. Documento della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l’ebraismo presieduta dal Cardinale Edward Idris Cassidy, 16 marzo 1998

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L’OCCIDENTE TACE SULLE IMMOLAZIONI IN TIBET

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DI SARANSH SEHGAL
Asia Times Online

Leggi tutto l’articolo qui

 

In Cina sono sempre di più i monaci buddisti tibetani che ricorrono all’immolazione come segno di protesta contro la repressione della libertà religiosa da parte di Pechino. I suicidi, tuttavia, non sono riusciti ad attirare l’attenzione globale sulla questione tibetana.

Gli osservatori del Tibet lo attribuiscono alla crescita allo status di superpotenza economica della Cina, e per questo le delegazioni dei governi occidentali e asiatici evitano l’argomento con Pechino.

Dal febbraio 2009 sono almeno ventotto i tibetani a essersi dati fuoco in un’ondata di proteste e negli ultimi tre mesi sono quindici sono i casi riportati nella regione dell’Himalaya. Questo ha portato i tibetani in esilio a lanciare una protesta mondiale contro le politiche culturali e religiose cinesi contro il Tibet. Comunque, nessun governo straniero è disposto a fare pressioni su Pechino.

“Con l’incremento del potere economico cinese ed il declino dell’Occidente, la causa tibetana rischia di essere limitata a una piccola parte della società civile. In passato i governi occidentali prestavano anche solo formalmente una certa attenzione verso i diritti dei tibetani. Come la Cina ha alzato la posta, le intenzioni occidentali di destabilizzazione sono scomparse”, così ha scritto in una e-mail ad Asia Times Online Dibyesh Anand, professore associato dei relazioni internazionali alla London’s University of Westminster.

(…) Alla vigilia dell’anniversario della fallita rivolta tibetana del 1959, sono state organizzate forti proteste dai tibetani e dai loro gruppi di supporto, dalla capitale dell’esilio a Dharamsala, in India, fino a Times Square di New York. Scioperi della fame, veglie, proteste e rabbia popolare sono state testimoniate in ogni comunità tibetana nel mondo.

I paesi confinanti con la Cina, come Nepal e India, sembrano aver ceduto al potere economico e all’influenza cinese e fanno del loro meglio per prevenire qualsiasi attivismo anti-Cina sul loro territorio. (…)

Ma per gli esuli tibetani, per il movimento Free Tibet, il supporto internazionale e soprattutto il supporto delle grandi potenze come gli Stati Uniti sono molto importanti. Ora la comunità dei tibetani in esilio a Dharamsala comincia a discutere e dibattere su come riconquistare l’attenzione internazionale e il supporto alla loro causa, vedendo che anche le proteste più estreme e le immolazioni vengono largamente trascurate.

Lobsang Wangyal, un imprenditore tibetano in esilio che vive in India, dice: “Da molto tempo i tibetani in Tibet non sono felici sotto il dominio cinese. Le immolazioni dicono che fanno sul serio, ma il mondo sta prestando poca attenzione. Questo ci dà la sensazione che venticinque tibetani che mettono a repentaglio la propria vita non siano ancora sufficienti e che ci sia bisogno di altre vite da sacrificare…

 

GUARDA IL SERVIZIO DEL TG2 QUI

“LA CINA E’ POTENTE:  CI RESTA SOLO LA FORZA DELLA VERITA’ “   QUI

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http://www.italiatibet.org/

 

 

Le parole di Paolo Pobbiati, ex presidente della sezione italiana di Amnesty International:  “Palden  Gyatso , 33anni  vissuto in un carcere  del governo cinese, ha la capacità di lasciare una traccia profonda in chi lo incontra, non soltanto per la drammaticità della sua storia, ma anche per la grande nobiltà d’animo e per la dignità che questo omino tutto pelle e ossa, senza denti e con gli occhi brillanti, gravemente segnato nel corpo e nello spirito, è in grado di mostrare”.  “Ho cercato invano in lui una traccia di odio o di risentimento: una volta gli chiesi direttamente cosa provava per i suoi carcerieri. Mi rispose di non avere nessun sentimento di vendetta nei confronti delle guardie, di capire che ubbidivano solamente agli ordini e di non avere risentimento nemmeno con il popolo cinese, perché anche lui patisce. Ma aggiunse che avrebbe proprio voluto chiedere ai governanti cinesi se non si vergognano a fare queste cose che non succedono in nessun altro paese del mondo”.

PALDEN GYATSO

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Riportiamo dal sito:  www.oasiscenter.eu

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«Molte volte gli estremisti hanno cercato di uccidermi e di imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Ma mio padre mi ha sempre incoraggiato. Io dico che, finché avrò vita, fino all’ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri». Così parlava Shahbaz Bhatti, ministro cattolico del Pakistan, qualche giorno prima di essere ucciso. Il 2 marzo 2011 un gruppo armato in pieno giorno lo trucidò con una scarica di proiettili, ponendo fine alla sua vita dedicata all’incontro con TUTTI  e alla difesa delle minoranze   religiose del suo Paese.
A un anno dalla sua morte, perché la sua testimonianza non resti sepolta dal passare del tempo, Oasis lo ricorda grazie al contributo di Romana Bashir, Direttore dei Programmi del Christian Study Center di Rawalpindi, in Pakistan: Un martire che parla a tutto il mondo

Per rileggere il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti, clicca qui

Per ascoltare il suo messaggio registrato poco prima del suo omicidio, clicca qui

Per saperne di più:

In Pakistan le minoranze   religiose  sono nel mirino della strategia sanguinaria dell’estremismo sunnita. Un attacco sfrenato a ogni possibile convivenza che negli ultimi anni ha conosciuto una impressionante escalation e non ha risparmiato alcuna confessione. Approfondisce questo tema Lisa Curtis, Senior Research Fellow per presso il Centro di Studi Asiatici della Heritage Foundation: La blasfemia come arma di distruzione di massa

 

 

LA LIBERTA’ RELIGIOSA IN 10 PUNTI

 

1) Libertà di aderire o meno ad una determinata fede

2) Libertà di compiere, singolarmente o collettivamente, in privato o in pubblico, attività di preghiera o di culto e avere luoghi di culto corrispondenti a i bisogni dei credenti.

3) Libertà di convertirsi ad un’altra confessine religiosa.

4) Libertà di partecipare ad incontri all’estero della propria confessione religiosa.

5) Non essere costretti, sul piano personale, civico o sociale, a compiere atti contrari alla propria fede, nè riceve un’educazione o aderire a gruppi o associazioni che hanno princìpi opposti alle proprie convinzioni religiose.

6) Non subire, per motivi di fede religiosa, limiti e discriminazioni rispetto ad altri cittadini, nei diversi aspetti della vita: diritto allo studio, al lavoro, partecipazione alle responsabilità civiche e sociali ecc

7) libertà di ricevere libri religiosi riguardanti la fede e il culto, potendone fare liberamente uso.

8 ) Libertà di educare i figli secondo le convinzioni religiose che ispirano le vite dei genitori, così come la possibilità di far loro frequentare un insegnamento  religioso e catechistico

9) Libertà di scelta di scuole o altri mezzi che assicurino ai figli l’educazione religiosa senza dover subire, direttamente o indirettamente, doveri supplementari che impediscano di fatto questa libertà.

10)  Libertà di usufruire di assistenza religiosa, in particolare nei luoghi pubblici di cura, nelle caserme militari e nei luoghi di detenzione.

 

«Attualmente

Il 70%  della popolazione mondiale

vive in Paesi dove ci sono

restrizioni o persecuzioni

a causa della religione professata»

 

www.olir.it

 

 Amnesty International ha sollecitato il Consiglio supremo delle forze armate egiziane a spiegare come mai una manifestazione contro la discriminazione religiosa sia finita in un bagno di sangue, che domenica 9 ottobre 2011 al Cairo ha causato almeno 25 morti e oltre 200 feriti. 

L'organizzazione per i diritti umani pretende di sapere chi abbia dato l'ordine di inseguire e investire i manifestanti coi blindati lanciati a tutta velocità nelle strade del Cairo; se la polizia militare e le altre forze di sicurezza non hanno ricevuto ordini del genere, la domanda riguarda la loro capacità di gestire l'ordine pubblico nel corso delle manifestazioni.

Amnesty International si è detta inoltre preoccupata per il comportamento della televisione di stato, che ha incitato gli egiziani a sostenere e "difendere" le forze armate dagli attacchi dei manifestanti. Gli studi di due emittenti televisive che stavano facendo la cronaca delle proteste in modo evidentemente diverso, 25TV e Al Hurra, sono stati oggetto di un'irruzione dei militari.

I copti costituiscono il dieci per cento della popolazione e subiscono una discriminazione ufficiale, che comprende la negazione di luoghi di culto. Le proteste del 9 ottobre erano scaturite da un attacco contro una chiesa copta nella provincia di Assuan il 30 settembre.

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO SU AMNESTY INTERNATIONAL QUA

Mentre le cronache riportano il numero crescente di morti e feriti che rimangono a terra durante le manifestazioni dei copti e monta la tentazione – soprattutto dei media – di spiegare troppo frettolosamente quello che accade,

Oasis propone una testimonianza di una giovane musulmana che, dall’interno della manifestazione, racconta quello che ha visto e udito.

Rileggere questa esperienza diretta è un modo per entrare in un mondo che è stato letteralmente scompaginato dalle rivolte dell’inizio del 2011.

Clicca qui per leggere la testimonianza

Della mia testimonianza desidero chiarire quanto segue:

- Il corteo dei copti era pacifico fin dall’inizio e c’erano molti musulmani e gente comune che solidarizzava con i manifestanti;

- I teppisti hanno attaccato la gente due volte, una al tunnel Ahmed Helmy e la seconda vicino al Ramsis Hilton;

- L’esercito ha sparato a salve e con proiettili veri sulla gente e i blindati hanno schiacciato i giovani che stavano nelle prime file. Così testimoniano moltissime persone. Ho visto i segni dei proiettili sui loro corpi;

- La questione all’inizio non era per niente confessionale al contrario di quanto dicono televisione e Consiglio militare per incendiare gli animi. Sono loro che cercano di farla apparire così.


Questa è la mia testimonianza davanti a nostro Signore. Chi vuole crederci, è benvenuto. Chi non vuole, vada a guardarsi il Primo Canale, si faccia un bel lavaggio del cervello e si tolga dai piedi.

(originale: dialetto egiziano. Traduzione Martino Diez)

Per approfondire la comprensione  della cosiddetta  "primavera egiziana" , con riflessioni riguardanti anche l'aspetto religioso clicca  qua

Il mix di regimi non democratici, incapaci di governare e sempre più impopolari, e di ingerenze straniere che scatenano conflitti dallo Yemen, all’Iraq, al Libano, alla Palestina, non può che portare alla progressiva disgregazione delle società arabe e a indicibili sofferenze per tutti i gruppi che le compongono – siano essi maggioritari o minoritari.

A questo proposito un’ultima osservazione appare doverosa: quando l’Europa si indigna per gli attacchi ai danni dei cristiani in Egitto o altrove in Medio Oriente, definendo tali attacchi come vere e proprie “persecuzioni”, mentre ignora le sofferenze di intere popolazioni nella regione; quando denuncia i massacri di cristiani in Iraq mentre dimentica le continue stragi di sunniti e sciiti, in gran parte dovute al contributo determinante dell’intervento “occidentale” in quel paese; quando condanna l’estremismo “islamico” mentre tace dei massacri di musulmani afghani che avvengono per opera delle forze NATO dispiegate in Asia centrale, o distoglie gli occhi quando vengono trucidati palestinesi e libanesi per mano dei bombardamenti israeliani; quando agisce in questo modo, lungi dal “proteggere” i cristiani in Medio Oriente, l’Europa favorisce la logica dello “scontro di civiltà” e fa apparire tali cristiani come “alleati” di un Occidente ostile, invece che come una componente essenziale di un mondo – quello arabo-islamico – che storicamente è sempre stato caratterizzato da un tessuto multiconfessionale e multietnico.

 
  

Il World Scout Jamboree (WSJ) è il più grande evento per giovani organizzato dall’Organizzazione Mondiale del Movimento Scout: ogni 4 anni, decine di migliaia di ragazze e ragazzi da ogni parte del mondo si riuniscono in una “città fatta di tende” per due settimane di attività comuni. Si tratta di un evento veramente unico nel suo genere, dove 40.000 giovani vivono ed imparano insieme. ll prossimo WSJ si terrà in Svezia nella località di Rikanby dal 27 Luglio al 7 Agosto 2011.

Essendo prima di tutto un evento educativo per la promozione della la pace e della differenza culturale, si tratta di una fantastica esperienza di multiculturalismo vissuto in prima persona, dove ragazze e ragazzi hanno l’opportunità di interagire con altri giovani provenienti da differenti paesi e culture costruendo insieme solidarietà e comprensione al di là delle barriere culturali e geografiche.

I ragazzi , di età compresa fra i 14 ed i 17 anni, partecipano all’evento in gruppi nazionali, chiamati Contingenti. Ogni Paese ha il proprio contingente e l’Italia in Svezia sarà rappresentata dalla Federerazione Italiana dello Scautismo con con ben 1300 partecipanti

Si tratterà di un vero e proprio esercizio di peace building su larga scala!.  Il tema scelto per questa edizione del WSJ è Simply Scouting – Semplicemente Scout: per tutta la durata dell’evento le ragazze ed i ragazzi partecipanti svilupperanno nuove capacità e condivideranno le loro competenze ed esperienze, lavorando al contempo per una più grande capacità di comprensione delle altre culture facendo quello che amano di più: semplicemente scautismo! All'interno del tema “Simply Scouting” ci sono tre concetti importanti, che saranno presenti in ogni aspetto del WSJ:

1.    Meetings – Incontri

Conoscere nuove persone, stili di vita, culture e abitudini diverse dalle proprie è una delle caratteristiche dello Scoutismo ed in particolare del WSJ. Il ventiduesimo WSJ incoraggerà incontri tra persone di differente cultura, religione, paese e contingenti. I partecipanti potranno scoprire come uno straniero in realtà altro non è che un nuovo amico.

2.    Nature – Natura

Principio essenziale del metodo educativo scout è la vita all'aria aperta. Il WSJ in Svezia sarà a stretto contatto con la natura: i partecipanti vivranno per due settimane in un campo immenso circondato da alberi e arbusti; l'ambiente naturale sarà strumento di “apprendimento”, se ne scoprirà sia la vulnerabilità, sia ciò che come individui possiamo fare per proteggere meglio il mondo in cui viviamo.

3.    Solidarity – Solidarietà

Ogni scout è fratello di tutti gli altri scout, perché parte di un movimento che condivide gli stessi valori di rispetto e solidarietà verso gli altri e verso se stessi. Il WSJ incoraggerà la solidarietà tra scout di ogni età, e promuoverà l'unità tra le organizzazioni scout ed i giovani di tutto il mondo nell’ottica di  una comune responsabilità nei confronti del mondo e degli Altri.

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http://www.jamboree2011.it/world-scout-jamboree
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 Tesimoni del mese
 

                        MARTIRE DEL DIALOGO PER LA LIBERTA' RELIGIOSA
             
Shahbaz Bhatti
, ministro pakistano per le Minoranze, ucciso mercoledi' 2 Marzo mentre usciva dalla casa della madre in Islamabad. "Lo ricordero' sempre per il suo impegno per il paese e le minoranze", ha detto il primo ministro Yousuf Reza Gilani, promettendo di fare giustizia per la morte di Bhatti.

Straordinario difensore dei diritti umani, pur consapevole dei rischi ai quali era esposto, non ha rinunciato a dedicare  la sua vita affinché fosse rispettata una libertà fondamentale, quale quella di esprimere la propria fede, in un clima di dialogo e di cooperazione con le comunità musulmane, largamente maggioritarie nel paese, anch’esse minacciate da componenti estremiste.

Il crudele assassinio del Ministro Shahbaz Bhatti avviene solo due mesi dopo l’uccisione, ad opera di una delle sue guardie del corpo, del governatore del Punjab Salaman Taseer, di religione musulmana, , che si era espresso a favore della riforma della legge sulla blasfemia, in sintonia con l’impegno di Shahbaz Bhatti, ed aveva manifestato la sua solidarietà verso Asia Bibi, tuttora in carcere e condannata a morte, una delle vittime innocenti proprio di questa legge.

RELIGIONS FOR PEACE,  mentre ripete con forza la richiesta di libertà per Asia Bibi e per tutti i perseguitati a causa della propria fede, si associa al fermo appello dell’ associazione di parlamentari italiani “Parlamentari amici del Pakistan” rivolto all’UE ed agli Organismi Internazionali per un impegno continuativo mirante a contrastare efficacemente le persecuzioni che vengono perpetrate a danno delle minoranze attraverso l’abuso strumentale di motivazioni religiose.

 

Fawzia Koofi, 35 anni,
prima donna eletta vicepresidente
del parlamento afghano

 

Abituata a girare scortata, ad essere minacciata di morte dai talebani e subire intimidazioni dei servizi segreti afgani, la signora Koofi ha 35 anni e un libro appena uscito in mano, Lettere alle mie figlie, che non ha paura a chiamare "testamento" e che è venuta a presentare a Roma.

Donne in pericolo. "In questi anni è stato fatto molto per le donne, la loro protezione da abusi e violenze, l'istruzione. Ora il governo sembra muoversi in direzione opposta. E la comunità internazionale sta considerando la possibilità di una riconciliazione con i talebani. Per come la vedo io, stanno semplicemente cercando un modo per andarsene mentre il lavoro non è finito.

Non credo che i talebani potranno mai rispettare le regole democratiche, accettare chi non la pensa come loro invece di provare a ucciderlo. Intanto, le strutture per le donne sono già a rischio. Per esempio i rifugi per chi scappa dalla violenza domestica o dalla prospettiva di un matrimonio forzato.

Basta con la tradizione, non è democrazia. Koofi pensa alla libertà che vorrebbe garantire a tutte – di non dover sposare un vecchio o uno sconosciuto perché venduta o data in dono per riparare al crimine di un proprio parente, poter andare a scuola e magari all'università, poter scegliere se coprirsi con un velo, come fa lei, o non coprirsi, poter fuggire dalla violenza domestica, senza finire arrestata dalla polizia per "intenzione di praticare sesso senza matrimonio" e venire rispedita a casa, come tuttora accade, ad essere giudicata dal villaggio. Non può non disapprovare chi, fra gli attori degli aiuti internazionali, propone di coinvolgere nella ricostruzione le autorità tradizionali dei villaggi.



"Ma perché? Ci sono gli organismi eletti. I sistemi tradizionali devono sparire. Il potere, a ogni livello, deve passare in mano alla democrazia. E invece di andare a parlare con i talebani, il governo dovrebbe occuparsi di governare. Lo so, ci vuole tempo. Come so bene che i miei obiettivi sono difficili. Ottenere la promulgazione della legge sulla violenza, ottenere un fondo per le spese di genere, la riduzione della corruzione. Ma non sono sola, in parlamento ci sono altre donne e dei giovani. Le nuove generazioni sono con noi – e oltre metà degli afgani ha meno di 25 anni".

(puoi leggere tutto l’articolo su Repubblica qui)

 


Ad Ottobre 2010, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
ha adottato una risoluzione per
rinforzare l'armonia interreligiosa nel mondo
durante una settimana all'anno.

La settimana individuata è la prima settimana di febbraio.

L'iniziativa è stata patrocinata da Sua Maestà il Re Abdullah II di Giordania che ha dichiarato che la Settimana Globale di armonia interreligiosa «… non è un appello ad annacquare la nostra fede!!  ma piuttosto un invito a rispettare le nostre differenze e le nostre convinzioni personali e ad unirsi intorno al principio di base, che le persone di tutte le fedi devono lavorare insieme e capire che l'armonia può avvenire solo se ci basiamo su una solida base per il dialogo, che ha per principio l’impegno « L'amore di Dio e amore del prossimo, o amore del bene e amore del prossimo» 
 

L'ONU esorta TUTTI i Paesi a partecipare a questa settimana d’appello per:

1. Ribadire che la comprensione reciproca e il dialogo interreligioso sono modalità importanti per portare la pace.

2. Incoraggiare tutti i paesi per sostenere e diffondere, su base volontaria, il messaggio di armonia interreligiosa e di buona volontà in chiese, moschee, sinagoghe, templi e altri luoghi di culto.

3. Chiedere al Segretario Generale di tenere informata l'Assemblea Generale in merito all'attuazione della risoluzione.

Significativa la nota dell’attuale Segretario Generale del Consiglio Mondiale delle Chiese, il Dr Olav Fykse Tveit che ha sottolineato l’importanza vitale di promuove il dialogo in un momento come questo in cui molti cercano di dividere gli uomini sulla base del loro credo. Il Dr Tveit ha commentato: «Si tratta di un momento importante per tutti noi coinvolti nel dialogo interreligioso. […] Promuovendo il dialogo all’interno delle nostre comunità di fede attraverso la preghiera, comunicati stampa e pronunciamenti ufficiali si offre un contributo alla promozione dell’armonia interculturale ed interreligiosa».
 

La cosa che più sconcerta è che non se parli, anche se l’iniziativa,
approvata all'unanimità dall’Assemblea Generale dell’ONU,
è stata proposta di personaggi di altissimo livello,
come il re Abdallah II di Giordania.

 

Leggi tutto l'articolo su Città Nuova on-line

 

Visita il sito:
http://worldinterfaithharmonyweek.com/

 


                                .."luoghi"  del  mese


La guida,  giunta alla quinta edizione (la prima è del 1998), è introdotta dalle 4 strutture promotrici: Direzioni diocesane Caritas e Migrantes di Roma e Assessorati dalle Politiche Sociali del Comune e della Provincia di Roma. È stato deciso di presentarla dopo la Giornata Mondiale della Pace e quella delle Migrazioni (1° e 16 gennaio) nel corso della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio).
 

Essendo gli immigrati i destinatari, la Guida parte dal loro numero. In tutta la Provincia di Roma (la Capitale e gli altri Comuni) sono 405.657 i residenti stranieri all’inizio del 2010, circa un decimo della popolazione totale: tenendo conto anche dei casi in corso di registrazione anagrafica o di regolarizzazione, si arriva a quasi 485.000 presenze. 

IL CENSIMENTO DEI LUOGHI DI CULTO
Gli operatori della Caritas diocesana e dell’Ufficio Migrantes di Roma si sono avvalsi per la compilazione della Guida della collaborazione delle singole comunità religiose. Le strutture censite sono 256, quindi 34 in più rispetto al 2008 (15 in più per i cattolici, 8 per gli ortodossi, 7 per i musulmani, 2 per gli ebrei, 1 per i buddisti, lo stesso numero per i protestanti). 208 strutture sono a Roma e 48 negli altri Comuni della Provincia.
 

OBIETTIVI DELLA GUIDA
 La Guida si è proposta di rispondere alle esigenze spirituali degli immigrati e di porre in evidenza anche il ruolo sociale dei loro centri di preghiera. Nella vita degli immigrati, seppure venuti inizialmente per motivi di lavoro, è insita  una dimensione sociale, culturale e anche religiosa che abbisogna di appositi spazi per esprimersi nelle sue dimensioni rituali e comunitarie. Perciò la Guida ha indicatoi luoghi di culto di tutte le religioni con gli indirizzi, gli orari e i nomi dei responsabili,così che tutti sappiano dove e a chi rivolgersi.

Inoltre, in questi centri si presta attenzione non solo alla dimensione religiosa ma anche a quella sociale e si attivano reti di amicizia e di mutua assistenza con la promozione di diverse iniziative socio-culturali: centri di ascolto e di consulenza, corsi di italiano e di madrelingua, attività sportive, corali, gruppi giovanili e incontri conviviali, in una simbiosi di cura spirituale e di promozione umana. L’immigrato non solo viene aiutato nel processo di integrazione ma, nello stesso tempo, viene portato a salvaguardare il suo legame con la cultura di origine, evitando un pericoloso sdradicamento socio-culturale.


 Il fatto di segnalare anche i luoghi dove pregano i fedeli di altre religioni attesta la necessità di rispettare la libertà di coscienza di ogni persona. Nell’ottica di sensibilizzare al rispetto di tutte le religioni, la Guida – attraverso apposite schede – ne presenta le linee essenziali e le feste principali, inquadrando così in maniera non superficiale i loro messaggi spirituali.

 

È stato il Concilio Vaticano II a raccomandare ai cattolici un atteggiamento sereno di fronte al nuovo panorama multireligioso, evitando due rischi: quello di fare confusione tra le diverse fedi e di rinunciare a testimoniare la propria, e quello di non apprezzare i semi di verità di cui le altre religioni sono portatrici, dimenticando che Dio, Padre di tutti, non può essere invocato per innalzare steccati tra di noi.

A loro volta, il Comune e la Provincia di Roma, sponsorizzando la Guida, hanno voluto continuare la tradizione europea di rispetto dei diritti di ogni persona umana, nella consapevolezza che una genuina politica migratoria si tiene lontana sia dai fondamentalismi religiosi che dagli eccessi

Continua a leggere la presentazione della guida  qui 

 

Messaggio di Benedetto XVI
per la 44ª Giornata Mondiale della Pace

"Libertà religiosa, via per la pace"

Nella libertà religiosa, infatti, trova espressione la specificità della persona umana,
che per essa può ordinare la propria vita personale e sociale a Dio,
alla cui luce si comprendono pienamente l’identità, il senso e il fine della persona.
Negare o limitare in maniera arbitraria tale libertà significa
coltivare una visione riduttiva della persona umana;

oscurare il ruolo pubblico della religione significa generare una società ingiusta,
poiché non proporzionata alla vera natura della persona umana;
ciò significa rendere impossibile l’affermazione di una pace autentica e duratura
di tutta la famiglia umana.           (continua qui)