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Pasquale ferrara

Lo scenario politico e sociale globale è oggi in profonda trasformazione e il fenomeno religioso suscita crescente interesse tra gli analisti di politica internazionale. Esso è oggi largamente considerato un elemento chiave per una più articolata e approfondita interpretazione degli eventi che hanno ridisegnato il quadro geopolitico mondiale (dalla lontana rivoluzione islamica in Iran, alla caduta del Muro di Berlino, all’ attentato alle Torri Gemelle del 2001, alla recente Primavera araba). Il ruolo delle religioni, con la loro capacità di conferire legittimità e di influenzare l’opinione pubblica mondiale, risulta sempre più rilevante nella promozione di forme di cooperazione internazionale organizzata e istituzionalizzata tra Stati e attori non governativi internazionali. Ferrara, sulla base di un’ampia e prolungata esperienza diplomatica, offre una lettura originale, approfondita e ben documentata dell’incidenza delle religioni nelle relazioni internazionali attuali in un mondo sempre più globalizzato.

 

 

L’AUTORE

Pasquale Ferrara è Segretario Generale dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze.
Diplomatico di carriera, ha svolto incarichi a Santiago del Cile, Atene, Bruxelles,
Washington; a Roma è stato Portavoce e Capo dell’unità di analisi della Farnesina.
Affianca al servizio diplomatico l’ attività accademica. E’ docente di “Teoria politica della
comunità internazionale” presso l’Istituto Universitario “Sophia” e di questioni di
politica internazionale e diplomazia presso la LUISS. Per Città Nuova ha pubblicato:
Non di solo Euro. La filosofia politica dell’Unione Europea (2002) La politica inframondiale, le
relazioni internazionali nell’era post-globale.

 

MARCH 2013

  • 1
    • Saint David of Wales – Christian
  • 2 -20
    • Nineteen Day Fast * – Baha’i
  • 10
    • Meatfare Sunday – Orthodox Christian
    • Maha Shivaratri – Hindu
    • 17
    • St Patrick’s Day – Christian
    • Cheesefare Sunday – Orthodox Christian
  • 18
    • Clean Monday – Lent begins – Orthodox Christian
  • 19
    • Saint Joseph’s Day – Christian
  • 21
    • Naw Ruz (New Year) * – Baha’i
    • Norouz (New Year) – Persian/Zoroastrian
  • 24
    • Orthodox Sunday – Orthodox Christian
    • Palm Sunday – Christian
  • 25
    • Annunciation of the Blessed Virgin – Christian
  • 26-27 *
    • Pesach (Passover) First two days * – Judaism
  • 26
    • Khordad Sal (Birth of Prophet Zaranhushtra) Zoroastrian
  • 27
    • Magha Puja Day ** – Buddhist
    • Holi ** – Hindu
  • 28
    • Maundy Thursday – Christian
    • Hola Mohalla – Sikh
    • Birth of Prophet Zarathushtra ** – Zoroastrian
  • 29
    • Good Friday – Christian
  • 31
    • Easter – Christian

 

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I LIBRI DEL MESE

Cristiani contro musulmani. Sunniti contro sciiti. Cattolici contro protestanti. Perché l’umanità combatte nel nome di Dio? Le guerre religiose, e in particolare lo scontro fra civiltà, sono da sempre appartenute alla storia dell’uomo, come se nel genere umano fosse presente una tendenza innata a combattere e distruggere sé stessi e gli altri in nome di una fede. Dalla prima jihad nel VII secolo, all’indomani della nascita della religione islamica, alle crociate cristiane del Medioevo, dalle guerre connesse alla Riforma protestante fino al terrorismo settario dei giorni nostri e alla risposta dell’antiterrorismo, Christopher Catherwood ricostruisce la storia della guerra santa, analizzando in tutti i dettagli la complessità e la molteplicità di aspetti di un argomento che ha diviso e continua a dividere l’opinione pubblica.

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Dall’attacco dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers all’attentato spagnolo dell’11 marzo 2004, dagli episodi di guerriglia nel Medio Oriente alle raccapriccianti decapitazioni di ostaggi da parte di miliziani islamici… I recenti episodi di terrorismo hanno acceso inquietanti interrogativi sul fondamentalismo religioso. Oggi più che mai occorre una decisa condanna dei crimini contro l’umanità giustificati da ideologiche scusanti religiose: è lo stesso Papa a prendere tale posizione, invitando l’umanità ad abbandonare ogni cultura di morte e a ritrovare la strada della pace e della fratellanza.

 

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Autori:
AA.VV.

Interventi di: Stefano Allievi, Nibras Breigheche, Maria Chiaia, Lucia Cuocci, Maria Angela Falà, Maria Grazia Fasoli, Fiorella di Gesù, Annalisa Frisina, Soheir Khatkouta, Hamza R. Piccardo, Lorenzo Prezzi, Brunetto Salvarani, Natalino Stringhini, Anthula Aisha Triantafyllu, Laura Voghera Luzzatto.
 
Contenuti:
Le religioni, nella storia, sono state troppo spesso declinate, descritte, pensate, intellettualizzate al maschile, rese visibili, quindi, solo al maschile: i fondatori, i testi sacri, i sacerdoti, i teologi, il clero.
Il femminile del religioso è messo in ombra, spesso quasi scompare. Quando anche c’è nei testi, viene occultato nella storia, ma oggi viene riscoperto grazie al paziente lavoro di recupero e di messa in valore delle donne delle religioni.
Si è dovuto rivendicarla, per riscoprirla, l’altra parte del religioso.
In questo libro non si parla solo di donne e religioni, ma della fatica dell’incontro tra uomini e donne, tra questi e il messaggio che Dio ha affidato loro, tra questo e i libri che lo contengono, tra questi e le religioni che storicamente lo esprimono.
Si parla, in definitiva, di come le religioni incidono sugli uomini e sulle donne, e di come si possano valorizzare le differenze.
Affrontare il religioso in un’ottica di genere è un tema esplosivo per le religioni, destabilizzante per le istituzioni, problematico per le ortodossie, ma straordinariamente ricco di implicazioni positive e letteralmente vitale.
Un tema trasversale che potrebbe diventare il principale elemento di autentico rinnovamento religioso che le religioni stesse stanno attraversando e attraverseranno in futuro.

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INCONTRO CON I MUSULMANI  “L’Imam  accoglie prontamente la proposta che è fatta propria da tutti e mi chiede di dire a Chiara due cose: inannzitutto ringrazia Dio di averla conosciuta e Lo prega di coinvolgere lui e la sua comunità nell’avventura divina dell’unità iniziata, in nome di Dio, da Chiara stessa; poi che tutti sono pronti a stringere un patto d’amore reciproco chiedendo a Dio che sia Lui a sigillare il nostro proposito di essere pronti ad offrire la nostra vita: i cristiani per i musulmani ed i musulmani per i cristiani. Segue l’invocazione a Dio perchè faccia scendere la Sua benedizione sul nostro proposito.”

INCONTRO CON I LAICI “La cultura laica e moderna ha voluto affermare il principio della libertà e del pluralismo in dialettica con un cristianesimo che veniva percepito ed interpretato come imposizione di un unico punto di vista e come uniformità. Con il pericolo opposto, evidente ai nostri giorni, dello smarrimento di ogni riferimento alla Verità e l’incapacità di garantire una convivenza che si arricchisce della diversità. Il cristianesimo presentato da Chiara, e testimoniato dalla prassi di vita e dalla cultura del movimento dei focolari, vuolerispettare e promuovere la libertà e le diversità e, insieme, raccoglierle in un’unità in cui i diversi si riconoscano reciprocamente e diventino così più pienamente se stessi. Questo è il proprio del messaggio di Gesù -la vita trinitaria dove si è uno e si è distinti perchè Dio è Amore, che diventa particolarmente attuale oggi, difronte alel sfide di una società multietnica, multiculturale, multireligiosa.”

INCONTRO CON GLI EBREI  “Difronte un grande candelabro dalle sette braccia (MENORAH), con le candele accese una ad una con solennità: la prima rappresenta la luce, la seconda la giustizia, la terza la pace, la quarta la benevolenza, la quinta la fratellanza, la sesta la concordia. Per accendere la settima, quella centrale, il sigillo di Dio, il cuore della Vita, sono stati invitati Chiara e il presidente. Appena accesa Chiara si è rivolta al presidente proponendogli di fare in questo modo un patto di unità e lui ha risposto “questo è un patto di unità”. Poi, nel suo discorso si è rivolto a lei chiamandola sorella… (..) In questo giorno sono arrivati messaggi dal rabbino Rosen di Gerusalemme, dal rabbino di Los Angeles e da altri rabbini degli USA ma anche da cristiani e musulmani uniti nel carisma dell’unità.”

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Di Georges Anawati..

Georges Anawati, un padre domenicano e figura di rilievo negli studi di teologia islamica (Kalam), filosofia araba e storia delle scienza islamica (in particolare la farmacia), concesse a due professori egiziani, Mahmoud Azab e Hoda Issa, una lunga intervista pochi mesi prima di morire, nel gennaio del 1994.

L’intervista, caratterizzata da una mescolanza di arabo dialettale e francese, è stata pubblicata originariamente al Cairo nel 1998 in lingua araba.

In questa intervista l’autore ripercorre le tappe del suo cammino umano e spirituale, dalla decisione di entrare nell’ordine domenicano, all’impegno scientifico e per il dialogo interreligioso, delinea i principali tratti della filosofia arabo-islamica e ripercorre cinquant’anni di vita culturale in Egitto.

Questa traduzione è preceduta da una prefazione scritta da J-J Pérennès, attuale segretario dell’IDEO (Insitut Dominicain d’Etudes Orientales) – Cairo ed è la prima in lingua occidentale.

Leggi qui la recensione di P. Maurice Borrmans.

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L’ultimo libro di padre Luciano Mazzocchi. Leggi tutta l’intervista qui

 

A CURA DI FEDERICO TAGLIAFERRI

Padre Luciano Mazzocchi è un missionario saveriano, vissuto a lungo in Giappone (1963-1982), profondo conoscitore del buddismo Zen. In seguito ha svolto vari incarichi in Italia, in particolare a Mazara del Vallo (Trapani), tra i pescatori tunisini musulmani. Nel 1995 ha fondato “La Stella del mattino”, una piccola oasi dove ascoltare il Vangelo nel silenzio Zen. Attualmente è cappellano e missionario della comunità giapponese a Milano. Autore di molti libri che indagano il rapporto tra il cristianesimo e il buddismo. 

 Cominciamo dal suo ultimo libro, “Delle onde e del mare”. Che cosa l’ha spinta a scriverlo?

Incontro molte persone che sono afflitte da sensi di colpa perché sentono dubbi proprio verso i dogmi in cui sono cresciuti, che fanno parte della loro vita. Dubitano, e nello stesso tempo non riescono a liberarsi completamente da tali principi religiosi, nello specifico cristiani. Il loro dubbio si fa cronico e il sottofondo della loro coscienza conflittuale. La mia vita ha percorso un itinerario simile al loro. Il libro si rivolge dunque alle tante persone che sentono il cristianesimo come parte di sé  ma che sono visitate da tanti dubbi. Ma il dubbio fa parte della verità! Ho pensato che la testimonianza di un missionario che conosce il buddismo per esperienza personale potesse aiutare queste persone. Molti lettori mi hanno detto di essere stati incoraggiati dalla lettura del libro che, ripeto, è un itinerario verso la verità, passo dopo passo lungo la via del dubbio. Nel libro sono confluiti tanti incontri diversi da me avuti nel corso degli anni, ricordo in particolare la convivenza a Reggio Calabria per un anno con il monaco Zen Koho Watanabe, e poi, ancora, con altri monaci per lunghi periodi. Con il monaco Zen italiano Jiso Forzani, il sodalizio dura da oltre 15 anni. Il gruppo di monaci Zen con cui ho fatto amicizia e stretto un rapporto durevole mi fu presentato in origine dalla Conferenza episcopale giapponese.

 

Chi sono e quanti sono i buddisti in Italia?

Coloro che si definiscono buddisti in Italia sono oggi circa 100-150 mila. Per un terzo circa fanno riferimento al movimento Soka Gakkai, che si può definire una pratica “di meditazione e di spada” (ora quest’ultima parola viene adoperata nel senso dell’atteggiamento dell’uomo, ma in origine si riferiva proprio all’uso delle armi). Si tratta in realtà di un tradimento del buddismo originario, così come i Testimoni di Geova lo sono del cristianesimo originario. Entrambi questi movimenti assoggettano la religione ai messaggi negativi della vita di oggi (successo, affermazione personale, ecc.). Il praticante Soka Gakkai ha una meta da raggiungere e la religione è lo strumento per farlo. Nel buddismo originario, invece, il punto centrale della dottrina è il distacco e la libertà interiore. A parte i casi suddetti, in Italia ci sono molte persone che, pur rimanendo radicate nella loro cultura o tradizione religiosa, hanno la forza di aprirsi al buddismo approdato dall’Oriente. Esempio ne sono i gruppi e i movimenti impegnati nella difesa dell’ambiente e della nonviolenza. Ho avuto modo di scorrere una lista di circa 300 di questi movimenti in Italia: sono molti di più quelli che fanno riferimento al buddismo rispetto ai gruppi cristiani! Credo di poter affermare che fra 30-40 anni il buddismo sarà di casa in Italia: bisogna vedere cosa uscirà da questo incontro…

 

Chi è attratto dal buddismo, che cosa vi trova?

La meditazione che s’insegna nel buddismo aiuta a capire che tante montature si smontano, l’acqua fangosa diventa limpida. Nel cristianesimo si vuole spiegare tutto e perfino il momento del silenzio viene introdotto prima dalla parola, anzi da molte parole. Nel buddismo, invece, tacendo e meditando ciascuno tocca dentro di sé un inizio di liberazione e di salvezza. Iniziare dal silenzio, come l’esistenza! Viene da pensare che il buddismo sia più vicino al Vangelo di tanti aspetti del cristianesimo. Ho avuto la bella sorpresa di conoscere tanti buddisti che hanno riscoperto il cristianesimo che avevano conosciuto male. Hanno conosciuto il cristianesimo accedendovi nel silenzio. Io personalmente sono stato guidato a conoscere lo Zen come via che tocca nel vivo la mia anima, da un frate domenicano giapponese, Oshida Shigeto, morto nel 2002. Padre Oshida conobbe il Vangelo di Cristo in un modo molto particolare: durante la seconda guerra mondiale conoscendo dei militari cristiani. Era un praticante assiduo della meditazione Zen, ma in guerra sentiva la meditazione e la ricerca del vuoto come infiltrata di una certa ipocrisia di fronte ai mali del mondo. Così scoprì Dio, l’oltre ogni nostra esperienza. Aveva intuito che la pace e la concentrazione della meditazione Zen non sono l’esperienza ultima, ma che oltre c’è Dio. E Dio lo intravide in Gesù che muore invocando il perdono. Il perdono di Gesù verso coloro che l’avevano messo in croce è il vuoto del vuoto, lo Zen dello Zen.

 

Come definirebbe il suo ruolo di missionario in Italia?

Bisogna intendere che cosa significa essere missionari. Uscire da casa propria è sempre un bene, s’intende: apre la mente, arricchisce le esperienze. Ma la ragione fondamentale che costituisce ogni credente missionario è il fatto che Dio è sempre più grande del cuore dell’uomo, sempre più grande della sua comprensione della fede e del suo modo di praticarla. Quindi la Chiesa è essenzialmente missionaria: testimone di una fede che supera sempre la sua testimonianza e la dimensione dei suoi dogmi. Essere cristiani da oltre 2000 anni, come è per la Chiesa italiana, non è tutto; bisogna andare oltre. I dogmi della Chiesa non “esauriscono” Dio. La fede è sempre in aggiornamento. Purtroppo, oggi manca l’ascolto, la disponibilità ad ascoltare e si preferisce testimoniare una fede che si esaurisce nella tradizione. Oggi, la sfida per la Chiesa italiana è testimoniare una fede che va oltre la cultura italiana, di cui la Chiesa si sente prima benefattrice. In questo l’approdo del buddismo in Italia è occasione di grazia. Io mi pongo in questa prospettiva nei confronti del buddismo. Noi cristiani abbiamo favorito la ricerca teologica, privilegiando la mente; il buddismo ha fatto del corpo l’ambiente dove l’uomo sperimenta la sua religiosità. Aborrisco l’idea che il cristianesimo sia perfetto: mi priverebbe del patrimonio originale e non sostitutivo del cristianesimo, che Dio ha distribuito nelle tradizioni religiose non cristiane. Sperimento che il cristianesimo ha bisogno del buddismo. Ricordo la disquisizione tra cattolici e protestanti circa le opere e la fede, ora finalmente superata riconoscendo che non ci sono le opere senza la fede o viceversa. I buddisti pensano che il cristiano sia scarso di fede, perché ritengono che nelle opere dei cristiani non ci sia gratuità e che essi compiano le opere per andare in Paradiso, quindi per calcolo. Il buddismo è distacco anche dal voler andare in Paradiso, è stare in piedi senza appoggiarsi a nulla. In questo senso, il buddismo è una vera fede. Io, missionario cristiano, insegno loro a vivere questo puro distacco immergendosi nella storia. Li invito a non entrare nell’imperturbabilità del nirvana, finché tutto passi nel Regno di Dio, nella risurrezione all’ultimo giorno. Li invito a passar di mano il nirvana a Dio, nel cui Regno il più piccolo è il più grande.  Quindi riassumerei la mia esperienza così. In primo luogo la mia storia: sono capitati dei fatti, e io ci sono finito dentro, trovandovi un terreno fertile, dove sono germogliati dei semi. In secondo luogo, vedo in tanti cristiani un interesse latente e forte verso il buddismo, che non osano lasciare emergere. In me trovano comprensione e un’indicazione di cammino. Di questo sono contento, e mi basta. Aggiungo che sono stato chiamato dal cardinale Joseph Ratzinger (all’epoca in cui era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – ndr.) per spiegare il mio ruolo e le mie posizioni: ho ricevuto una lettera che dice che il mio tentativo può proseguire.

 

Lei ha conosciuto bene tre grandi tradizioni religiose, il cristianesimo, il buddismo e l’islam. Hanno qualcosa in comune?

Sì, hanno in comune la fede nell’Assoluto di cui fanno esperienza attraverso modalità differenti, ma concomunicanti. Esaminiamo le loro tre pratiche fondamentali. Nell’islam è l’adorazione, professione della totale sottomissione a Dio del credente, affidandosi completamente alla Provvidenza. Nel buddismo è la meditazione, il silenzio originario, incontaminato dal pensiero illusorio dell’uomo. Nel cristianesimo è l’eucaristia, la transustanziazione di Dio puro spirito e della materia del pane e del vino nel Cristo. L’Assoluto e il relativo si offrono oltre se stessi e diventano una cosa sola: la carità. Dio è carità, la materia è carità. L’eucaristia è il loro “uno” dinamico. Ciò è significato nel pane e nel vino: lavorìo dell’universo che alimenta la nostra vita, così la nostra vita si offrono alla redenzione dell’universo. È Cristo! Queste sono le tre manifestazioni dell’Assoluto: Dio nell’islam, il nirvana nel buddismo, Cristo nel cristianesimo.

 

Qual è il suo ruolo nella diocesi di Milano?

Nel 1995, fui presentato al cardinale Carlo Maria Martini da padre Marini, all’epoca superiore generale dei missionari saveriani, la congregazione a cui appartengo. All’inizio la mia sede era nell’Abbazia di Chiaravalle, vicino a Milano. Poi, dopo vari spostamenti, mi fu chiesto di assumere la responsabilità della cappellania giapponese, incarico che svolgo tuttora. È un incarico ufficiale, che mi inserisce nell’organigramma della diocesi. Risiedo a Milano in un luogo che ho cercato di trasformare in una piccola oasi dove ascoltare il Vangelo nel silenzio Zen: l’ho chiamata “La stella del mattino”. Qui si possono condividere con fratelli e sorelle il Vangelo, lo Zazen, la preghiera, il lavoro, la Parola, il silenzio. Ho inoltre in progetto l’apertura, nel prossimo autunno, di una casa a Desio (donata ai missionari saveriani) che sarà un luogo residenziale di dialogo interculturale e interreligioso, di studio e di riflessione.

  

In conclusione, come può riassumere il senso del suo impegno?

Nel libro parlo molto dell’eucaristia. È un tema centrale nella mia vita. Certo l’avevo appresa nel catechismo  ma oggi la comprendo di più: essa è Dio che diventa pane, è il pane che diventa il corpo di Dio. L’eucaristia è Cristo. Gesù si è sentito onorato diventando pane. Un invito anche per noi a diventare un pezzo di pane. La teologia mette sempre lo spirito al di sopra della materia, ma la vera casa di Dio è un pezzo di pane. In questa prospettiva cerco di trovare la liberazione sia dallo spiritualismo, sia dal materialismo, in un bel connubio di spirito e corpo.

*

 

 

 

Giovedì 16 febbraio, ore 18.30
Centro Congressi Casa Cardinale Ildefonso Schuster
Sala Lazzati Via Sant’Antonio, 5 – Milano

Presentazione del libro di Francesco Antonioli:

“Un eremo è il cuore del mondo.

Viaggio fra gli ultimi custodi del silenzio”

Con l’Autore intervengono

Introduce Daniele Bellasio – Il Sole 24 Ore

CLICK HERE

 

Esistono ancora gli eremiti?

Donne e uomini, che decidono di dedicare la loro vita al silenzio e alla preghiera verso l’assoluto, sposando la povertà più radicale?

E’ la domanda un belissimo saggio introdotto da una frase emblematica di Adriana Zarri, ritratta in una foto splendida sulla copertina del libro, che dice:

 “Solo il viaggio dentro noi stessi

 ci restituisce al mondo innamorati della vita”

Parto da questo spunto per indicare come il volume di Francesco Antonioli, giornalista e scrittore, ma soprattutto indagatore di storie di spiritualità ordinarie e straordinarie, ha realizzato un percorso di sagezza e salvezza dell’umano, raccontando le storie di persone vere, che spogliatesi da ogni maschera e artificioso fardello si sono ritrovate sole con se stesse in ascolto di Dio.

Il viaggio fra gli ultimi custodi del silenzio parte dal capodanno 2011 nell’Umbria francescana da Cascia ad Assisi, per poi espandersi in vari territori e dentro il cuore e l’anima del fiammingo Ugo Van Doorne che vive in una grotta siciliana, il volto sereno e profondo, animato dalla saggezza induista di Svamini Hamsananda Giri, lo ieromonaco ortodosso di Mosca, il volto del predicatore camaldolese Franco Mosconi, oppure la bizzarra e insieme incredibile vicenda di Elvio Arancio il sufi anti Tav della Valle Susa, solo per citare alcune delle tredice “perle” che il volume contiene. Scelte estreme di povertà, quasi di follia, ma che nel raccontano fanno intravedere come in queste condizioni, in cui non si posside più nulla, ma in realtà si avvia un cammino di ascesi umna e spirituale verso la riconquistata di sè. 

(Leggi tutta la presentazione  qui)

 

 

 

 

Secondo Wikipedia, da quando i giovani, come nei suddetti paesi, hanno iniziato a scendere in piazza contro il governo, reo di violarne i diritti, sono morti trucidati dall’esercito del presidente più di 600 civili. Altre centinaia sono rimasti feriti. Ed almeno 8000 sono stati arrestati per la colpa di aver osato esprimere pubblicamente il proprio dissenso. Solo ieri ci sono stati rastrellamenti casa per casa di 300 persone ed oggi la tensione sta salendo alle stelle per la giornata della sfida. Tuttavia, la Siria non ci minaccia con i suoi immigrati. La Siria non ha abbastanza petrolio per ambire alla prima pagina dei giornali. La Siria è un paese con una insufficiente democrazia ma finora i morti sono troppo pochi.

Forse per questa ragione per tanti, molti di più di quelli che si possa immaginare, la Siria non esiste?

Commento: “La maggioranza dei Siriana è terrorizzata all’idea che Assad cada. La fine del suo governo significherebbe la fine dei delicatissimi equilibri che permettono alla Siria di esistere. Sanno che senza dittatura militare il paese sprofonderebbe in una guerra civile. Ci sono troppi gruppi etnici e troppe minoranze religiose che altrimenti non potrebbero convivere assieme. Lo sanno i Siriani e lo sanno le potenze occidentali (e Israele, il Libano, la Turchia, l’Arabia Saudita, l’Iran…). Una guerra civile in Siria significherebbe una destablizzazione dell’interno scacchiere Mediorientale;  nell’agosto-settembre 2005 ci fu una violenta rivolta nella parte nord-occidentale del Paese: i morti furono migliaia ed in una sola notte svanirono nel nulla 5000 persone. Nessuno, fuori dalla Siria, ha mai saputo tutto questo. La cosa dovrebbe farci riflettere” …  Marta A.

FONTE: http://alessandroghebreigziabiher.blogspot.com/2011/05/siria-news-di-morti-invisibili-agli.html

 

APPROFONDIMENTI  DA   “ASIANEWS”

07/02/2012 SIRIA – UE
Gregorio III Laham: Appello all’Europa per un compromesso in Siria
di Fady Noun
Il patriarca melchita di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme teme che il suo Paese sia diventato ostaggio di un gioco di influenze fra Stati Uniti e Russia, e chiede all’Europa del “mare nostrum” di assumere l’iniziativa che possa evitare il flagello della guerra civile.

07/02/2012 SIRIA
Serghey Lavrov a Damasco per “ammorbidire” Assad. A Homs continua la battaglia
Dopo il veto di Russia e Cina del 4 febbraio si intensificano le iniziative diplomatiche per risolvere la crisi. Obama dichiara che non ci sarà un intervento stile Libia. Belgio, Gran Bretagna e Usa chiudono le ambasciate a Damasco.

03/08/2011 SIRIA
Rivolta in Siria: le violenze non fermano il popolo assetato di libertà e dignità
di Samir Khalil Samir
09/01/2012 SIRIA
Una religiosa denuncia: In Siria, la guerra delle bugie
di Fady Noun
26/10/2011 SIRIA
La Lega Araba in Siria: “mission impossible”
di JPG
14/11/2011 SIRIA
Damasco: summit di emergenza e concessioni per evitare la sospensione dalla Lega araba
30/12/2011 SIRIA
Siria: proteste contro il capo degli osservatori implicato nel genocidio in Darfur

 

 

 

PADRE PAOLO DALL’OGLIO

 Padre Paolo dall’Oglio, monaco italiano, da 30 anni in Siria, fondatore della comunità monastica di Mar Musa  e da mesi impegnato negli sforzi di riconciliazione interna, deve essere espulso dal Paese. Lo hanno deciso le autorità di Damasco, secondo notizie confermate all’Ansa dallo stesso padre gesuita.    «La decisione riguardo alla mia persona è stata già presa ed è stata comunicata dal ministero degli esteri (siriano) al mio vescovo», ha detto padre Paolo, raggiunto telefonicamente nel convento di Mar Musa, nella regione desertica di Nebek a circa 80 km a nord di Damasco. «Già nei giorni scorsi mi era stata comunicata la decisione» ha affermato il 57enne monaco nato a Roma «ma vi è ora stata una fuga di notizie di cui non sono responsabile e che mi rammarica molto perché toglie spazio alla mediazione».

IN PRIMA LINEA DA 30 ANNI. Nei mesi scorsi, padre Paolo, dai primi anni ’80 in Siria e autore della rinascita dell’antico monastero di San Mosé l’Abissino, si era fatto promotore di un tentativo di mediazione nella difficile situazione nel Paese scosso da otto mesi e mezzo da proteste anti-regime e dalla conseguente repressione. Nel suo testo, proponeva l’approdo a un sistema politico democratico basato sul consenso tra le varie comunità confessionali, etniche, ideologiche e sociali della Siria.
«Bisogna evitare il bagno di sangue», ha aggiunto, affermando che i prossimi mesi potranno vedere un inasprirsi delle violenze rispetto a quanto avvenuto sin d’ora. Un bilancio datato dell’Onu stima in oltre 3.500 il numero di siriani uccisi dal 15 marzo ai primi di novembre. Nonostante la decisione delle autorità di Damasco nei confronti di padre Paolo sia stata già presa, il monaco gesuita non si è arreso e, in cambio della sua permanenza in Siria, ha deciso di proporre, «tramite il vescovo, di interrompere la mia attività di partecipazione alla discussione politica. Perché i miei doveri ecclesiali sono più importanti, ma anche perché  evidentemente non è apprezzata».

FONTE: http://www.lettera43.it/attualita/32503/siria-espulsione-per-padre-paolo.htm

 

Dal sito di OASIS:  Chi è P. Paolo Dall’Oglio

 

 

per cristiani che guardano al dialogo
con diffidenza..

 

Dialogo e Fede

Nell’anno in cui si celebra il 25° anniversario dello storico incontro dei rappresentanti delle diverse religioni del mondo ad Assisi, appare in lingua italiana un volume prezioso che aiuta a comprendere e a vivere lo “spirito di Assisi”. O, forse meglio, aiuta a porci in ascolto rinnovato dello “Spirito di Assisi”, cioè di quello Spirito di comunione che ha condotto all’incontro di Assisi del 1986 e lo ha animato ma che anima ogni incontro autentico e ogni dialogo riuscito: lo Spirito – come ha scritto frère Christian de Chergé nel suo testamento spirituale – “la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione […] giocando con le differenze”.

    Ma sebbene il dialogo interreligioso sia oggi diventato un impegno irreversibile per i cristiani, lo “spirito di Assisi” non è una bizzarria degli ultimi anni né tanto meno una strategia ecclesiale per rispondere all’ormai ineludibile sfida contemporanea della multiculturalità e della pluralità religiosa.

L’autore di questo libro, Jean-Marie Ploux – presbitero e teologo, già vicario generale della Mission de France, che ha condotto studi di arabo e islamistica, opera nella formazione ed è molto impegnato nel dialogo interreligioso – va alle radici della questione, sulla base di una convinzione di fondo che l’autore dichiara nell’Introduzione: solo con il dialogo possiamo scoprire l’uomo e Dio. Dio non si svela all’uomo e l’uomo a Dio se non rischiando la parola. Forse si deve persino dire che con il dialogo non solo l’uomo ma anche Dio si svela a se stesso[…] Ai miei occhi una delle principali sfide della fede cristiana è pensare […] che il dialogo di Dio con l’uomo, di cui Gesù è per i cristiani il luogo di interpretazione, è anche un dialogo interiore a Dio, se è vero che Gesù è la sua parola impegnata nella carne. Quindi, questo dialogo ha qualcosa a che vedere con l’essere stesso di Dio (pp. 5-6).
    

Il libro, scritto in uno stile semplice e profondo, è diviso in tre parti.

Nella prima parte, “Lo spirito del dialogo” (pp. 7-70), si trovano dapprima abbozzate le forme del dialogo, per poi delineare le modalità necessarie per poter entrare autenticamente in esso, vale a dire lo spirito con cui dialogare: parlare la stessa lingua sapendo ascoltare, confrontarsi nella libertà, accettare la differenza, rischiare se stessi in un dialogo che ci altera, attendere qualcosa dall’altro che diviene l’ospite interiore, dialogare anche a nome della propria comunità di appartenenza. Occorre cioè, come dice bene più avanti Ploux, “una sorta di conversione all’altro per entrare in dialogo con lui” (p. 155).

 Nella seconda parte, dal titolo suggestivo “Quando l’altro abita il mio cuore”(pp. 72-152), l’autore espone ciò che un cristiano può ricevere da coloro con cui ha la fortuna di poter dialogare. In queste pagine, frutto del cammino personale e della sensibilità propria dell’autore, si trovano stimoli profondi e preziosi per ripensare la nostra fede attraverso alcune esperienze di dialogo con quattro categorie di “ospiti interiori”: ebrei, musulmani, buddhisti e atei.

Infine la terza parte del libro, “Il dialogo è a fondamento della fede”(pp. 153-278), propone una riflessione teologica sul fondamento e sulla portata del dialogo dal punto di vista della fede cristiana. Dopo aver sottolineato l’irreversibilità dell’impegno della chiesa cattolica nel dialogo – chiesa che, sul modello di Dio stesso che per primo è entrato in dialogo con l’umanità, “si fa colloquio” (Paolo VI, Ecclesiam suam), si fa dialogo –, vengono affrontati tre punti (…).

Il dialogo diviene così un appello a spezzare le paure e le chiusure identitarie che pervertono la verità cristiana, una verità sempre aperta, dialogica, ospitale. Un invito a lasciarci interpellare, destabilizzare, arricchire dall’esistenza dell’altro, con uno sguardo fiducioso sul futuro.

LEGGI TUTTA LA PRESENTAZIONE QUI:

http://www.dimmid.org/index.asp?Type=B_BASIC&SEC=%7BB5D81BE2-0B40-45FC-BC41-5F8F40EEFCFC%7D

Il libro del mese


 

 Il libro coniuga il dialogo interreligioso con la responsablita globale che unisce e accomuna tutti.

Il dialogo perde ogni credibilita morale se rimane solo ad un livello intellettuale o spirituale staccato dalla miseria sociale e dalle sofferenze fisiche e psichiche di tanti milioni di persone.

Knitter spiega che questo libro è stato scritto come parte di una personale "odissea" spirituale, da una persona che è stata esistenzialmente sconvolta dalle terribili sofferenze di milioni di esseri umani.

Le vittime di condizioni politiche o sociali devono realmente avere, come reclama knitter "una voce privilegiata nel dialogo tra fedi diverse".

E così l'apice del libro si trova proprio nel capitolo finale in cui l'autore descrive le sue esperienze concrete di dialogo interreligioso in india, un paese che lui giustamente chiama un "laboratorio per il dialogo".

Qui troviamo genuini segni di speranza, indispensabili in un libro che contiene gravi accuse su enormi sofferenze umane e ambientali".
 


 

"Credenti e non credenti
di fronte alle sfide della modernità"

 

Il Cortile dei Gentili
ospite il 26 ottobre
dell'Università degli Studi Roma Tre

 

 

SCARICA L'INVITO QUIcortile_invito:

Presso l'Aula Magna del Rettorato dell'Università degli Studi Roma Tre,
sarà "imbandita" una Tavola rotonda che vedrà credenti e non credenti affiancarsi insieme
in occasione della pubblicazione del libro Il Cortile dei Gentili edito dalla casa editrice Donzelli.
 

La data scelta non è affatto casuale. Precede, annunciandola
la "Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace"
che si celebrerà il 27 ottobre   prossimo ad Assisi.

Venticinque anni dopo la prima convocazione, voluta da Papa Giovanni Paolo II nel 1986, Benedetto XVI si recherà nuovamente ad Assisi per fare memoria di quel «gesto storico» ma soprattutto per «rinnovare solennemente l'impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace». Perché:
«chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace e
chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio».

Un'occasione, quindi, in cui i leaders delle grandi religioni del mondo 
possono testimoniare  come la religione sia un fattore di  pace
e non di divisione e di conflitto.


 

Nel prossimo incontro del 27 ottobre
Benedetto XVI ha voluto che anche un gruppo emblematico
di non credenti  sia presente per la prima volta accanto 
ai rappresentanti delle  diverse religioni 
per testimoniare la caduta di un muro
di inimicizia e di incomprensione:

 - la filosofa e psicanalista francese Julia Kristeva,
-  il professore di filosofia alla UCLA di Los Angeles Remo Bodei,
- il filosofo britannico Anthony Grayling che ha istituito il New College di Lettere e Filosofia di Londra,
- il messicano Guillermo Hurtado, fondatore del secondo periodo della rivista di storia e filosofia Diánoia,
- l'austriaco Walter Baier coordinatore della rete "transform!europe" della sinistra europea

 

Gli stessi saranno presenti all'incontro di Roma Tre proprio a confermare che, in comunione con tali principi, il nuovo simbolo del "Cortile dei Gentili" si propone anch'esso come simbolo di pace, desiderando eliminare ogni separatezza tra gli uomini in un incontro di dialogo e di ricerca comune.

cortile dei gentili  «L’incontro tra credenti e non credenti
avviene quando si lasciano alle spalle
apologetiche feroci e dissacrazioni devastanti
e si toglie via la coltre grigia della superficialità e dell’indifferenza,
che seppellisce l’anelito alla ricerca
e si rivelano, invece,
le ragioni profonde della speranza del credente
e dell’attesa dell’agnostico ».

Gianfranco Ravasi
  

 

http://www.cortiledeigentili.com/
 


Il libro del mese

libro del mese
 

 Il volume che presentiamo riporta gli atti del convegno "Pluralismo religioso e convivenza multiculturale: un dialogo necessario", tenuto a Vallombrosa nel settembre 2002, in cui è stato proseguito il lavoro comune di appartenenti alle religioni cristiane, ebraiche, musulmane che, da alcuni anni, nel quadro dell'attività del "Laboratorio sulle relazioni multiculturali e multireligiose" e in continuità con gli altri convegni tenuti sempre a Vallobrosa negli anni precedenti, hanno fatto la scelta del confronto e del dialogo come metodo universale particolarmente "necessario" nella situazione attuale tragicamente connotata da guerre, violenze, terrorismi.

Sociologi, operatori sociali e sanitari, insegnanti e religiosi intendono, sulla base della loro attività di ricerca e di esperienza, proporre analisi ed esperienze per una convivenza pacifica e solidale.

I contributi riportati nel volume sono articolati in sessioni tematiche. La prima riguarda una riflessione sul fatto che l'immigrazione e il nomadismo rendono tutti "stranieri"; tale tematica è comune alle tre grandi religioni e alla tradizione sociologica ed è l'emblema di una interrogazione che la società oggi rivolge a se stessa.
La seconda sessione affronta gli ambiti dove maggiormente si evidenziano le difficoltà e le necessità di sviluppare la ricerca e il dialogo: la scuola, i servizi socio-sanitari, il mondo dell'informazione.
Infine la terza sessione affronta il dibattito relativo al progetto di legge sulla libertà religiosa, di cui siamo convinti sostenitori; tale normativa si rende oggi necessaria per legittimare la visibilità delle varie appartenenze religiose e per superare un concetto negativo di laicità come semplice privatizzazione delle credenze.

 


All'interno della prima sessione, nel paragrafo intitolato: "IDEALTIPI DI RELIGIOSITA' E DIALOGO INTERRELIGIOSO": viene presentato un programma di ricerca che muove dall’ipotesi che gli atteggiamenti dei credenti verso la religiosità possano essere ricostruiti a partire dai tratti umani fondamentali, presenti nella natura psicofisica degli uomini. Se questa ipotesi è valida può diventare possibile comprendere gli aspetti del vissuto religioso, dal punto di vista interreligioso, e tracciare una mappa del loro senso.

Il superamento dell'egocentrismo e la riapertura all’empatia, già individuato da Dymond [1950] in climi sociali necessari e indispensabili a tale apertura, caratterizzati da rapporti collaborativi ed affettivi, può avvenire anche potenziando l’empatia cognitiva, nella stessa direzione proposta da Ardigò [1988] attraverso l’empatizzazione socio-sistemica. Le vie di realizzazione di tal forma di empatia sono le mediazioni interculturali e interreligiose; insorgono nella cognizione dell’uomo quando riconosce come suoi i gesti e la pratiche altrui perché il velo posto di fronte ai suoi occhi dalla autoreferenzialità o dalla incomprensibilità di un atto altrui, dovuto alla diversità culturale, si squarcia. L’uomo dunque riconosce come assimilabili ai propri gli atti altrui, comprendendo in profondità, il processo emotivo che li genera. Con una modellistica di sociologia delle emozioni si può collegare la spinta emozionale ai diversi copioni di comportamento in cui si esplicita la fenomenologia religiosa, ciascuno dei quali misurabile come un continuum di assenza assoluta o di presenza massima di uno specifico tratto.

 


I copioni di comportamento religioso
che influenzano anche la predisposizione
ad aprirsi ad un dialogo interreligioso  sono:

 Il ritualista.Vive nel bisogno di definire, difendere, ordinare e gestire l’ordine della legge. Il rapporto tra paura e nascita delle istituzioni, come bastioni contro la malvagità degli uomini è un classico della sociologia: sta nella capacità di gestione della paura l’innesco dei processi di razionalizzazione; per difendersi dall’incertezza gli uomini sanciscono norme finalizzate a contenere le pulsioni. La norma si fonda sulla ripetizione consapevole dei comportamenti socialmente accettati che si incarnano più marcatamente in taluni individui piuttosto che in altri. Costoro interiorizzano fortemente il valore della responsabilità, che si traduce nel bisogno di rendere stabili le acquisizioni ed i comportamenti più efficaci ed importanti per l’uomo.

 Il militante. La persecuzione, agita e subita, è l’aspetto più inquietante della espressione della religiosità: Chi è il militante? é colui che è spinto dalla sua energia a dare il massimo dell’impegno, che è energia, spesso nella forma sublimata dell’ardore, e rappresenta il lato virtuoso della rabbia, applicato alla trasformazione del mondo. Il militante non è contemplativo, non è convenzionale, non si ferma di fronte alle difficoltà. Tira dritto verso la sua impresa senza lasciarsi distogliere da dubbi e incertezze. Costruisce e difende le sue costruzioni dai predatori, dai mistificatori e dai falsificatori. Nel suo costruire si sente perseguitato perché, in solitudine di fronte ad una impresa, non può opporre, di fronte alle critiche ed alle squalifiche, nessuna altra certezza che la dottrina. Non riesce a capire perché gli altri non capiscono. Il militante è un membro attivo, un combattente, un estremista, un crociato, un fondamentalista. 

Il ricercatore. È rappresentabile sociologicamente nella categoria del “conoscitivo”. Egli vuole sapere la verità. Questo desiderio lo spinge verso il nuovo, lo sconosciuto, con un approccio a metà tra il mistico e lo scienziato. La motivazione culturale di ricerca ha, in sé, il senso della promessa che sarà esaudita: tutte le contraddizioni dell’esistente saranno ridotte e la beatitudine del ricercatore sarà giungere all’esito. Se la sua fatica mentale, di analisi, di ricerca e di azione sarà svolta con onestà, franchezza, pulizia interiore e purezza di cuore, allora, addirittura, vedrà Dio. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. È questa la promessa che ogni sincero ricercatore sente dentro di sé. La ricerca di verità può diventare estenuate giacché tutto può sempre essere messo in discussione, anche le acquisizioni più semplici e banali.

 L’emozionale. è facilmente descrivibile nella ricerca sul pellegrinaggio che è un’occasione per trasferirsi in un altro luogo ma manifesta già in sé alcuni connotati di apertura legati alla sua occasionalità ed alla possibilità di modificare il ritmo della vita quotidiana e di essere, e sentirsi, diversi. La simbiosi finale è raggiunta quando i due elementi (il viandante e la divinità, o la sua rappresentazione), entrano in contatto, talora anche diretto. “Un caleidoscopio di sensazioni, impressioni emozioni pervade il visitatore: la contemplazione della bellezza diventa anelito interiore, innalzamento spirituale, arricchimento culturale.

 Il convenzionale. Può rientrare “nel gruppo «religione della memoria» (in cui) possiamo ritrovare i soggetti che rientrano nella «religione diffusa come condizione». Confluiscono qui i soggetti con una religiosità “passiva e indifferente”. L’esito è “un sostanziale disimpegno che si traduce in assenza di militanza”. “é il gruppo più individualista e secolarizzato che non aderisce pienamente alla religione di appartenenza e che si identifica parzialmente nei valori religiosi: ha una pratica saltuaria e occasionale”. Per tal forma di religiosità i valori non sono da ricercare nel mondo della relazione intersoggettiva, nella cultura e nella storia (pur essendo quelli i luoghi in cui si esprimono) ma nell’intimo dell’uomo. Così facendo l’uomo trova in se stesso l’essenza che possiede il massimo di significato: il contatto e il possesso della sua anima.Tale convenzionalità appare così in un’altra luce, come ricerca di quiete. Si può diventare convenzionali apatici anche in seguito a seguito di lutti, abbandoni o dolori, oppure quando non si siano ricevuti sufficienti stimoli e spinte alla motivazione o quando le azioni, o i propositi, o gli impegni assunti siano stati ripetutamente squalificati; l’apatico si avvolge nei suoi pensieri e fantastica di compiere le azioni che dovrebbe fare nella realtà.

 L’intimista.“Avverte una Presenza superiore” ed è il più incline al processo penitenziale, al sacrificio ed alla purificazione. “ La penitenza è il momento necessario per la remissione delle pene” Il modello dell’incontro con Dio dell’intimista è nel silenzio, nella solitudine e nel dolore. “Potremmo dire che l’esperienza del divino è più frequente e forte nei momenti in cui l’uomo è più creatura. In questi momenti… l’uomo si trova di fronte all’immensità del creato e alla difficoltà della vita… disperatamente solo di fronte alle potenze esteriori. Quando la solitudine non viene riempita dalla divinità, si trasforma nell’esperienza del vuoto, in disperazione, appunto in loneliness. La solitudine è l’esperienza dell’uomo inserito nel cosmo sacralizzato, mentre l’esperienza della loneliness è quella dell’uomo disperatamente solo nel mondo, disperso ed errante nella foresta dei simboli”. La dottrina cristiana, che eleva il valore della sofferenza a simbolo della redenzione, propone la preghiera interiore fondandola nella povertà, nell’umiltà e nella sofferenza dello spirito e del cuore. Ambedue si ritrovano nella tipologia dell’intimista. Nel concreto del vissuto del singolo possono essere rintracciati aspetti che appartengono dalle diverse religioni. La meditazione è una concentrazione (in sanscrito dhyana) dello spirito, comune all’induismo e al buddismo, e si manifesta nella sua natura di processo psicologico elevandosi alla presa di coscienza della vacuità (sunyata). Nell’ebraismo la psicologia mistica conduce all’abbattimento delle barriere che lo separano l’uomo dalla consapevolezza del significato che “Dio è Tutto”.

 Il devoto. “Vi sono pellegrini che si sono lasciati trascinare nel viaggio giubilare per appartenenza ad un gruppo famigliare, parentale, amicale. Per loro le spinte motivazionali possono essere rintracciate nel desiderio di stare insieme”. “La religione è un forte agente di coesione per le società e le culture: essa costituisce quello che viene indicato come “capitale sociale” cioè quell’amalgama di bontà, fedeltà, comunità, famiglia valori e norme morali che ci lega strettamente insieme in una società”.
Caratteristica emblematica del devoto è la ricerca di attaccamento, che si trasforma in appartenenza al gruppo per rispondere ad esigenze affettive ed ottenere la grazia della vicinanza e della prossimità agli altri, alla comunità ed a Dio.Il continuo bisogno di attaccamento deriva dalla rottura di questa grazia a seguito della separazione o della perdita (o della deprivazione) e si manifesta nella dipendenza. Il devoto per attaccamento si fa oggetto di se stesso e sente, come conseguenza, che, se non è unito con qualcuno, il suo sé è un involucro vuoto senza valore.  Altre due sue caratteristiche sono l'imitazione e la sottomissione. Egli imita le persone o i personaggi da cui si sente attratto e si sottomette loro per condiscendenza. “Le appartenenze possono essere soffocanti, abolendo la differenza e la creatività dei membri non disponibili alla conformità. L’appartenenza diventa un luogo chiuso che divide “noi” da “loro”. Le identità di gruppo sono profondamente ambivalenti: sono tanto rifugi di appartenenza quanto ricettacoli di aggressività, sono tanto soffocanti recinti quanto basi di un potere di liberazione” [De Vita R., 2001: 41]. Il processo sociale in corso di neocomunitarismo religioso si caratterizza sovente con questi fenomeni di inclusività caratteristici delle sette. 

COME ALLORA POSSONO
ENTRARE IN DIALOGO

DEVOTI DI DIFFERENTI RELIGIONI?

 

La religiosità del devoto diventa invece un volo libero se il suo bisogno di essere oggetto di attenzione è saziato. L’attenzione, che è la forma più elementare dell’amore, sazia il suo bisogno di attaccamento e lo rende non più petulante, ma affettuoso, sensibile, affezionato e premuroso.

Beati i miti perché erediteranno la terra. Il devoto praticante diventa allora il cardine della comunità: la sua grande capacità di coltivare relazioni, ricordarsi gli anniversari, farà sentire la sua presenza con continuità alle persone vedendolo sempre presente nelle situazioni difficili come persona su cui si può contare. Per questo sa tenere insieme persone molto differenti tra di loro accontentando i loro gusti e preferenze, in ragione della sua capacità di individuare le diverse modulazioni della propensione all’attaccamento presenti in ciascuno. Sa stare nei gruppi ed è in grado di mantenerli compatti; è un ottimo gregario perché ciò che maggiormente gli interessa è il successo di tutti, dell’insieme, del gruppo e non il suo personale.

La fedeltà che impersonifica non è ritualismo meccanico ma il modello di amore agape: amore fedele che si sviluppa nell'amore fraterno e nell'amore per il prossimo a cui l'uomo può pervenire attraverso la fiducia e la fede. Solo colui che è fedele a se stesso può essere fedele agli altri. Tale fedeltà innesca sia il processo dell'unione che quello della fiducia, virtù fortemente interconnesse tra di loro, che producono tre importanti conferme: la conferma dell'identità personale di ogni essere, la conferma dell'originalità di ogni tipo spirituale e la conferma del senso dell'amore di Dio per ciascuna delle sue creature.

 

L'appartenenza è esclusiva e tiepida, l'unione è inclusiva ed accogliente.
L'appartenenza è settaria, l'unione è tollerante.
L'appartenenza è un vincolo idealistico,
l'unione è oggettivata nelle persone a cui si è legati.
È il sentimento dell'unione che contribuisce allo sviluppo della fiducia e della fede.

 

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DONNE IN DIALOGO

 


 


Il libro del mese

 Il testo accompagna alla scoperta di come Maria
non sia soltanto nel cuore della fede, pietà e arte del mondo cattolico
ma sia presente anche nell'Islam
,
attraverso testimonianze, racconti e prassi che a volte differiscono
dalla tradizione cristiana e tuttavia ne mantengono
le caratteristiche fondamentali
di madre vergine di Gesù, l'eletta da Dio.

Luigi Bressan, in due ampi capitoli, mostra l'evoluzione storica
nell'iconografia musulmana della figura di Maryam,
arricchendo la ricerca con la riproduzione di oltre settanta immagini
che vanno dal Bangladesh all'India,
alla Persia e all'Impero ottomano, (..)
Molte miniature, difficilmente rintracciabili,
sono qui raccolte per la prima volta.
 
Unica per la ricchezza di testimonianze pittoriche
e la multidisciplinarità delle prospettive,

quest'opera non mancherà di suscitare sorprese,
offrendo un contributo
al dialogo interculturale e interreligioso.


Molti sono i santuari mariani dell'Oriente
dove cristiani e musulmani
venerano Maria, madre di Gesù


 PAKISTAN,
"MARIAMABAD"

 
Cristiani, musulmani e indù pellegrini a
Mariamabad, il villaggio di Maria
Nel 2009 ha compiuto 60 anni la festa dedicata alla Madonna in una delle più antiche località cristiane del Paese.  Nella storia del luogo anche il racconto della mucca portata da una famiglia islamica per ringraziare di un miracolo.

 SIRIA
"SANTUARIO
DI SEDNAYA"

 
30 km a sud di Damasco e si afferma che di tutto il Medio Oriente sia la località più visitata da pellegrini, dopo Gerusalemme.  Essa è considera­ta anzitutto il posto dove Noè piantò la prima vigna e spremet­te il primo vino dopo il diluvio u­niversale. Ma soprattutto vi si ve­nera un’immagine della Madon­na, dipinta – si afferma – dallo stesso evangelista san Luca, at­torno alla quale nel 594 fu co­struito un santuario per volere dell’imperatore Giustiniano, do­po che ebbe una visione della Vergine mentre egli era a caccia.    Il monastero è retto da ortodossi ed è frequentatissimo; molte so­no le donne di diverse religioni che ci vengono, an­che perché è fede condivisa che chi passa una notte in preghiera in quel santuario otterrà di sicu­ro il dono della maternità.

 

 LIBANO
"NOSTRA SIGNORA
                              DEL LIBANO"

La devozione islamica verso la Madonna si riscontra in modo evi­dente a chi visiti il Santuario di Nostra Signora del Libano sopra Beirut, ma essa è un fatto presen­te nel mondo intero e corrispon­de all’eccezionalità della figura di Maryam secondo lo stesso Cora­no. Recentemente, cristiani e musulmani del Libano hanno proposto di proclamare il 25 marzo, festa dell’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria, festa nazionale. L’idea è stata uf­ficialmente accolta dal primo mi­nistro Saad Hariri, sunnita mu­sulmano, e dichiarata, a partire dal 2010, ricorrenza festiva «na­zionale islamo-cristiana». La na­zione che più riscontra una tale realtà è la Siria.

 Per approfondire clicca   qui  e    qui 

 

Il libro del mese 

 Negli ultimi cinquant'anni, le Chiese e il mondo sono arrivati a riconoscere l'importanza vitale delle relazioni interreligiose per il futuro delle società in cui viviamo.
In questo libro Michael L. Fitzgerald – prima Segretario generale e poi Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso - riassume la sua lunga esperienza di rapporti con le altre religioni e di dialogo con i seguaci di religioni diverse.
Oltre a fornire un fondamento per un dialogo fecondo e concreto illustra i traguardi che sono stati raggiunti e offre suggerimenti utili per la ricerca e il mantenimento di relazioni amichevoli.
Il punto di vista della Chiesa Cattolica sul dialogo interreligioso. Una prospettiva di grande interesse per la convivenza civile tra i popoli.


Il libro del mese

LUNEDI’  7 MARZO ORE 16
Presso  l’ASUS
(Accademia di Scienze umane e Sociali)
ROMA, viale A. Manzoni 24/c

 

Presentazione del libro  con l’autore, Francesco Capretti
e con Piero Stefani, che ne ha scritto la post-fazione. 

   Modererà l’incontro Luigi De Salvia
   Sezione italiana di RELIGIONS FOR PEACE

“ Se voglio dialogare con Dio,
lo devo accogliere nel comprensibile e nel non-comprensibile
fino all’umorismo di Abramo che di fronte alla promessa
di “ generazioni e generazioni ”
si getta in terra e ride, di fronte a Dio.

Forse nel dialogo bisogna avere molto umorismo.
Esso ci salva dalle tragedie del silenzio.
Qualche volta dico che il dialogo
ha due figli, un figlio e una figlia:
il figlio è l’umorismo e la figlia è la fantasia.
Per fare dialogo ci vogliono tutti e due.
Fantasia e umorismo per cercare sempre nuove strade,
per non drammatizzare nessun momento,
per accogliere veramente l’altro,
per prenderlo sul serio è necessario accoglierlo
nel comprensibile e nel non-comprensibile,
perché dobbiamo essere consapevoli che l’altro,
come Dio di cui è figlio,
esige che nell’amore si accetti sempre
la dimensione del mistero.”

 


(Citazione da “Dialogo e proselitismo”
di mons. Alberto Ablondi , riportata nel libro)

 

 


 libro del mese

 

Nel nuovo volume l'autore ci invita a rileggere alcuni grandi pensatori del Novecento - Hannah Arendt, Vasilij Grossman, Etty Hillesum, Hans Jonas, Varlam Shalamov, Itsván Bibó, Jan Patocka, Václav Havel – che si sono interrogati sul bene possibile nelle situazioni estreme, e indaga il significato dei termini   "responsabilità", "dignità", "verità", "giudizio", "perdono", "conciliazione", cercando di individuare quale sia stata la molla che ha spinto i protagonisti a gesti di bontà apparentemente insensata. La speranza è che questo esercizio della memoria possa dare l’avvio a una sorta di staffetta della responsabilità morale che si tramandi di generazione in generazione.
 

Il termine Giusto è tratto dal passo del Talmud che afferma:
"chi salva una vita salva il mondo intero".
 

“Giusti tra le nazioni” (Righteous Among the Nations, in ebraico:  Chasidei Umot HaOlam) sono considerati   i non-ebrei che hanno rischiato la propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista, dalla Shoah. Sono oltre 20.000 i Giusti nel mondo e 417 gli italiani che hanno ricevuto sinora tale riconoscimento.

“Ad ogni Giusto tra le nazioni viene dedicata la piantumazione di un albero,
poiché tale pratica nella tradizione ebraica
indica il desiderio di ricordo eterno per una persona cara. 
 
  Il Giardino dei Giusti di Gerusalemme è sorto nel 1962 presso il Museo di Yad Vashem, il luogo della memoria della Shoah, in applicazione del punto 9 della sua legge istitutiva, approvata dal parlamento israeliano nel 1953, che recita: "Con la presente legge è istituita la fondazione Yad Vashem a Gerusalemme, per commemorare (…) i giusti tra le nazioni, che hanno rischiato la loro vita per aiutare degli ebrei."  Nel 1963 viene istituita la Commissione dei Giusti per scegliere le persone a cui assegnare l'onorificenza e dedicare l'albero. Nella sua attività la Commissione ha nominato circa ventimila giusti. Il primo presidente della Commissione è stato Moshe Landau, il famoso presidente del Tribunale che ha condannato a morte Adolf Eichmann nel 1961. Nel 1970 gli è subentrato Moshe Bejski, che ha tenuto la presidenza fino al 1995, segnando il lavoro della commissione con un'interpretazione aperta e complessa della legge del '53. (da Wikipedia)

 

I GIUSTI ITALIANI

Le figure simbolo della solidarietà del popolo italiano agli ebrei sono il questore di Fiume Giovanni Palatucci e il diplomatico Giorgio Perlasca (poi riconosciuti come Giusti dallo Stato israeliano). Va ricordato anche l'eroismo del paese di Nonantola (Modena).  

Buona parte di coloro che salvarono gli ebrei in Italia durante l’occupazione tedesca furono uomini e donne appartenenti alla Chiesa, e non solo quella cattolica. Susan Zuccotti cita i casi di padre Maria Benedetto a Roma; di molti parroci come don Francesco Repetto e don Carlo Salvi a Genova; don Enzo Boni Baldoni a Quara, nel reggiano; don Leto Casini e padre Cipriano Ricotti a Firenze; don Angelo Dalla Torre e Giuseppe Simioni a Treviso;  monsignor Giacomo Meneghello di Firenze, monsignor Vincenzo Barale di Torino o Giuseppe Sala di Milano. Nel '43-44 Mons. Angelo Roncalli (il futuro Papa Giovanni XXIII) aiutò migliaia di ebrei a salvarsi quando era nunzio ad Istanbul. Il pastore avventista Daniele Cupertino prestò assistenza a molti ebrei a Roma.

Pio XII, il Papa Giusto, di David G. Dalin (rabbino di New York). Un’accurata documentazione in difesa di papa Pacelli. Cinquant’anni di apprezzamenti da parte di ebrei di tutto il mondo e la richiesta che venga riconosciuto come “giusto”.

Tra il '43 e il '45, secondo i calcoli di Michele Sarfatti, gli ebrei perseguitati che non vennero deportati o uccisi in Italia furono circa 35.000. Circa 500 di essi riuscirono a rifugiarsi nell’Italia meridionale; 5500-6000 riuscirono a rifugiarsi in Svizzera (ma per lo meno altri 250-300 furono arrestati prima di raggiungerla o dopo esserne stati respinti); gli altri 29.000 vissero in clandestinità nelle campagne e nelle città, grazie all'aiuto di tanti italiani che opposero una "resistenza non armata" alla barbarie tedesca e fascista.  (portale dei siti di storia italiana) 

             
          Comitato per la foresta dei giusti:

http://www.gariwo.net/
 

 

libro del mese
 

Oggetto del volume è il contributo che la vita consacrata può dare al dialogo interreligioso, partendo dal convincimento che il dialogo tra le religioni possa essere proficuamente fecondato dalla collaborazione tra persone consacrate cristiane e persone appartenenti ad altre religioni.

«La relazione tra il dialogo interreligioso e la vita consacrata è un argomento inconsueto e poco affrontato all'interno della teologia sulla vita consacrata. Per questo ho cercato non solo di riflettere tenendo presente alcune considerazioni teologiche, ecclesiologiche e pastorali, proprie della teologia cristiana del dialogo interreligioso  ma anche di valorizzare alcune esperienze concrete di comunione che in molteplici occasioni le religiose e i religiosi hanno messo in atto e che permettono di riscoprire la carica profetica e carismatica della vita e dell'azione missionaria delle persone consacrate, uomini e donne» (dall'Introduzione dell'autore).

 Il libro del mese

 

Questo volume vede la luce dopo un ciclo di seminari e convegni sui temi del dialogo, promossi dal laboratorio sul “Pluralismo culturale” (PLUC) dell’Università degli Studi Roma Tre. Sfondo è il Mediterraneo, mare su cui si affacciano terre che hanno culture e religioni che, in maniera diversa, hanno radici comuni, humus fertile per popoli di una stessa famiglia.

Da questo luogo simbolico si è svolta una riflessione teorica e un confronto su temi che hanno coinvolto donne e uomini, espressioni di queste culture, impegnati nella tessitura di percorsi di convivenza e di dialogo.

Gli autori, protagonisti dei “Dialoghi culturali nel Mediterraneo” vivono e seminano il dialogo, essendo persone per le quali la relazione con l’altro è uno stile di vita; in tutti “abita il dialogo” e tutti operano facendo crescere i suoi semi nel mondo.
 

“Non giudicare
il giorno trascorso

in base al raccolto
che hai ottenuto

ma dai semi
che hai piantato”

 

   Il libro del mese

spiritualità di comunione e dialogo interreligioso

 
In una società globalizzata dove negli skyline delle metropoli
si affiancano profili di chiese, moschee, templi ebraici, buddisti o induisti, più che in passato l'incontro con il diverso
rappresenta una sfida decisiva

e il dialogo interreligioso costituisce una realtà attualissima.
All'interno della cristianità e della Chiesa cattolica,
il contributo importante, reale e al tempo stesso "profetico",
dell'esperienza di Chiara Lubich e del Movimento da lei fondato.

 

(Editrice Città Nuova)

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