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CENTRO ECUMENICO INTERNAZIONALE

 MONACHE BRIGIDINE DI FARFA

Santa Brigida

In un’epoca in cui le Confessioni religiose stanno superando le vecchie inimicizie e in modo sempre più visibile si avvicina l’una all’altra, in un momento storico in cui si tende ad abbattere le barriere politiche e costruire un’Europa unita, il centro Internazionale Brigidino intende essere un luogo d’incontro per persone di diversi contesti confessionali e culturali.

Dal 6 ottobre 1993 il Centro Internazionale di Farfa dell’Ordine del SS. Salvatore di S. Brigida, ha costituito un Comitato Accademico nel quale si coltiva il dialogo fra uomini e donne, sacerdoti e Vescovi, cattolici e luterani.

E’ una fondazione a servizio dell’unità nata da un’intuizione di Madre Tekla; la sua  azione culturale, religiosa e civile è lo scopo della sua presenza per “…incidere nei rapporti tra le persone con particolare riferimento al dialogo fra culture, religioni e Chiese diverse…”.

Il centro brigidino di Farfa, benedetto dalla visita di Giovanni Paolo II, si ispira alla spiritualità e all’azione di Santa Brigida e di San Benedetto, nella certezza che la preghiera e il dialogo sono le vie privilegiate per arrivare a costituire un solo ovile sotto un solo pastore.

Dalla pubblicazione degli atti dei convegni ecumenici, svoltisi dal 1995 ad oggi, i partecipanti e ogni credente sentono l’invito a superare le barriere per dire con la Santa svedese: “Signore, mostrami la via e disponimi a seguirla”.

Sotto l’ispirazione brigidina, la residenza ospita incontri a tutti i livelli fra cattolicesimo e protestantesimo, soprattutto il Luteranesimo, fornendo un contesto favorevole allo scambio culturale fra il sud d’Europa, in grande maggioranza cattolica, e il Nord Europa prevalentemente protestante.

L’intento è quello di risvegliare negli Europei la consapevolezza del loro comune patrimonio spirituale, teologico, filosofico e culturale, e di incoraggiare una migliore conoscenza reciproca in questo periodo storico in cui forte è l’anelito all’unità che supera l’isolamento e l’autarchia confessionale e nazionalistica, ma ciò non esaurisce le finalità del centro e non ne costituisce il punto centrale.

Il Centro è motivato innanzitutto dalla convinzione che la Cristianità è Una e che l’impegno delle Chiese nel movimento Ecumenico, in un mondo sempre più secolarizzato, è cruciale non soltanto nella prospettiva della loro credibilità, ma anche della loro sopravvivenza in quanto Chiesa. In altre parole, è la visione ecumenica il principio chiave del Centro Internazionale Brigidino di Farfa Sabina.

Per andare sul sito clicca   qui

centroecumenico@brigidine.org

 

ALBANIA

ESEMPIO DI CONVIVENZA INTERRELIGIOSA

“Il Papa vuole dire a tutti i popoli del mondo che si può lavorare insieme, ricordando che i padri fondatori hanno scommesso sulla possibilità di costruire una società multireligiosa e la storia ha dato loro ragione. L’Albania, infatti, è l’esempio che smentisce quanti usano la religione per alimentare conflitti”.

PAPA FRANCESCO: Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione. Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti!”. Parlando con i giornalisti sul volo papale che da Seoul lo ha riportato ad agosto a Roma, Bergoglio, accusato da alcune frange americane molto critiche di essere un “Papa comunista”, raccontò di aver sentito il desiderio di andare in Albania perché “è stato l’unico dei Paesi comunisti che nella sua costituzione aveva l’ateismo pratico. Andare a messa era anticostituzionale. E sono state distrutte 1.820 chiese ortodosse e cattoliche e altre sono state trasformate in cinema, teatro, sale da ballo”.

“La religione autentica è fonte di pace e non di violenza! Nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano”, ha detto.  Poi ha parlato di libertà religiosa contro i totalitarismi. “L’Albania è stata tristemente testimone di quali violenze e di quali drammi possa causare la forzata esclusione di Dio dalla vita personale e comunitaria. Quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati”, Un messaggio di pace da parte del Papa che ha denunciato pubblicamente con forza che è già in atto una “Terza guerra mondiale a pezzi”. E che non bisogna mai strumentalizzare il nome di Dio per fare violenza.

Gli albanesi sono “contenti” di essere esempio nel dialogo. “Ci sono state due dichiarazioni molto chiare della comunità interreligiosa, formata da cattolici, ortodossi, musulmani sunniti, bektashi e poi Alleanza evangelica, di condanna totale e assoluta – dice il Nunzio – di questi crimini che si commettono evocando o appoggiandosi alle religioni. La religione non può essere mai una scusa o il motivo o l’incentivo per permettere questi crimini. Quindi, penso che tutti si sentano orgogliosi di questo apprezzamento, di questa nota di identità culturale che è vissuta in modo particolare qui, in Albania”.

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La chiesa di Shen Koll, nel villaggio di Derven, a 32 chilometri da Tirana. Il piccolo edificio in pietra ha una storia toccante: 15 famiglie musulmane hanno aiutato la comunità cristiana a ricostruirlo, come simbolo di convivenza tra religioni e culture.

 

IL VILLAGGIO DELLA PACE A SCUTARI

Il Villaggio della Pace di Scutari diventa un punto di riferimento importante perché può accogliere gruppi anche numerosi ed è posto in un contesto naturalistico apprezzabile. Ma anche gruppi di docenti e studenti albanesi arrivano in Italia per partecipare a convegni e meeting in Puglia ed in Veneto, in particolare un gruppo di ragazzi di Tirana partecipano nel 2009 allo Stage-Meeting di Venezia. Le autorità locali apprezzano molto le iniziative ed i valori proposti dalla Rete e si fanno spesso presenti. Numerosi gemellaggi festosi e gioiosi si susseguono negli anni mentre la Rete albanese continua a svilupparsi contando a tutt’oggi una ventina di scuole.

http://www.reteprogettopace.it/dove-siamo/albania.html

NOI CI RIFIUTIAMO DI ESSERE NEMICI: EBREI E PALESTINESI

Siamo nel luogo della “Tenda delle nazioni” ponte di pace  fra i popoli, esempio di resistenza non violenta, luogo di esperienze multiculturali dove si percepisce un grande amore per gli altri ed un grande rispetto per la terra che ti accoglie, ti nutre e che ti è madre!

 

“OGNI VOLTA CHE SI PARLA DI ISRAELE E PALESTINA SI PENSA SEMPRE CHE SIANO NEMICI, MA NOI VOGLIAMO USCIRE DA QUESTO CIRCOLO VIZIOSO E SE QUALCUNO VIENE E CI DICE: “TU SEI MIO NEMICO” IO RISPONDO: “TU LO DICI MA IO NON LO SONO”.

PER QUESTO HO CREATO “TENT OF NATIONS”: VOGLIAMO CHE LE PERSONE VENGANO QUI E CAPISCONO COSA ACCADE REALMENTE, NON DALLE NOTIZIE!  LA FATTORIA E’ APERTA A TUTTE LE PERSOEN DI DIVERSE NATIONI, CULTURE E RELIGIONI PER COSTRUIRE PONTI DI PACE E DI COMPRENSIONE.

SE NON SI CREA COMPRENSIONE NON PUO’ ESSERCI RICONCILIAZIONE E QUINDI PACE. PER QUESTO VOLGIAMO TRASFORMARE LA FRUSTRAZIONE IN MANIERA COSTRUTTIVA E NON DISTRUTTIVA. PER NOI E’ IMPORTANTE ESSERE POSITIVI E COSTRUTTIVI. NON SEDERCI, NON PIANGERE, NON GIUDICARE, NON LAMENTARCI, NON SENTIRCI VITTIME MA ALZARCI E COSTRUIRE INSIEME.”

 

Monastero esarchio

di “santa Maria” di Grottaferrata

 

 

   Il Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, detto anche Abbazia Greca di San Nilo, è stato fondato nel 1004 da un gruppo di monaci provenienti dalla Calabria bizantina guidati da S. Nilo di Rossano, capo carismatico e personaggio di primo piano del suo tempo. La comunità monastica, rimasta presto orfana del suo padre spirituale S. Nilo, fu guidata dal discepolo prediletto S. Bartolomeo il Giovane, cofondatore del Monastero.

Noi monaci seguaci di S. Nilo e S. Bartolomeo viviamo e operiamo in questa vetusta Abbazia. Siamo cattolici di rito Bizantino-Greco e rappresentiamo la Congregazione d’Italia dei Monaci Basiliani, istituzione creata nella Chiesa cattolica per riunire i monasteri di rito Bizantino presenti nell’Italia meridionale.

Attualmente l’Abbazia Greca di Grottaferrata è l’ultimo dei numerosi Monasteri Bizantini che nel medioevo erano diffusi in Sicilia, nell’Italia meridionale e nella stessa Roma. Costituisce inoltre un unicum in quanto, fondato cinquanta anni prima dello Scisma che portò alla separazione tra Cattolici ed Ortodossi, è sempre stato in comunione con la Chiesa di Roma, pur conservando il rito Bizantino e la tradizione monastica orientale delle origini.

ECUMENISMO

Incontro con S.S. Bartolomeo I 

Con molte Chiese e monasteri ortodossi noi monaci Basiliani, eredi spirituali di S. Nilo, intratteniamo rapporti fraterni di amicizia e di stima reciproca, in consapevole ed impegnativo servizio al dialogo ecumenico. Lo coltiviamo con i molteplici scambi personali e di comunità, con l’accoglienza generosa e aperta dei fratelli ortodossi che ci visitano, spesso trattenendosi come ospiti per vario tempo, e soprattutto con la preghiera, umile, insistente, fiduciosa, affidata alle mani materne della Theotòkos Hodigitria, la cui icona antica è da secoli il cuore simbolico e pulsante del nostro monastero tuscolano.

 

 

http://www.abbaziagreca.it/index.asp

 

 

 

 

È la prima cittadella internazionale dei Focolari, sorge su 260 ettari di terreno, sull’altopiano che si sviluppa ad ovest del comune di Incisa in Val d’Arno, a 20 chilometri da Firenze.

Conta 900 abitanti. Sorta nel 1964, la cittadella si presenta come luogo di formazione ed esperienza di una socialità fondata sul principio della fraternità universale e centro di testimonianza di una convivenza multiculturale fondata sulla vita evangelica. La città accoglie circa 40.000 visitatori l’anno ed è divenuta punto d’incontro tra popoli, culture e fedi religiose, indicando uno stile di convivenza che parla anche alle grandi città multiculturali del Terzo Millennio. CONTINUA A LEGGERE. CLICK QUI… 

 

 

 

A Loppiano vivono circa 800 persone di oltre 60 Paesi del mondo. Questo carattere cosmopolita la rende uno straordinario laboratorio di “mondo unito”, dove ogni giorno i suoi abitanti raccolgono le sfide di comporre in armonia le differenze razziali, culturali ed etniche.

 

Il presidente del Confucianesimo Coreano in visita a loppiano

 

Da Loppiano una proposta

per una nuova cittadinanza

Da  “Toscana oggi”  del 17/11/2010

 

«Percorsi di fraternità»: questo il titolo dell’iniziativa tenutasi a Loppiano tra il Movimento dei Focolari e le Comunità islamiche di Italia, l’incontro è stato caratterizzato dalle esperienze che in diverse parti di Italia stanno facendo cittadini accumunati da un unico obiettivo la crescita comune nel segno dell’affermazione del bene.

All’incontro era presente Elzir Ezzedine, Imam di Firenze che ha portato i saluti della comunità islamica toscana e dell’UCOII di cui è presidente, ma erano presenti esponenti e membri delle comunità islamiche del Veneto, Reggio Emilia, Friuli Venezia Giulia, Perugia, Roma, Abruzzo, Ravenna, e associazioni del Ticino, di Padova, di Treviso, di Vicenza, di Pordenone e di Bolzano.

L’Imam di Firenze ha sottolineato l’importanza che ha avuto nella sua formazione religiosa il dialogo interreligioso iniziato 20 anni fa al Centro la Pira ed «è anche grazie a questa esperienza che ho accettato la presidenza dell’UCOII, Dio ha dialogato con Satana così come con Adamo, Dio ha lasciato che noi proseguissimo: il dialogo tra i coniugi, con i figli sono tutti momenti che richiedono coraggio e sacrificio«. Grazie a questo camino – ha aggiunto – «non uso più nelle mie prediche la parola Infedele ma Diversamente Credente. Questo non vuol dire che vogliamo creare un minestrone ma dobbiamo imparare a conoscerci, vogliamo essere parte integrante di questo paese e ciò comporta maggiore responsabilità per costruire un’unica famiglia umana di cui naturalmente siamo già parte ma che dobbiamo impegnarci perché diventi anche una comunità accumunata da valori».

Questa esigenza di un nuovo patto sociale, di creare un nuovo sentimento di cittadinanza è stata la scoperta dell’incontro di Loppiano, come afferma Roberto Catalano del Movimento dei Focolari, «in realtà in Italia i frutti di questo percorso sono nati in maniera spontanea, come abbiamo voluto richiamare nel nostro incontro portando direttamente le esperienze tra le comunità nate in tutta Italia, esperienze che hanno avuto come tratto unificante l’idea di costruire diritti e valori condivisi ritrovandoci su una serie di priorità care anche al movimento: i giovani e la famiglia. Siamo partiti dalla quotidianità, e abbiamo compreso che sia i cristiani che i musulmani possono contribuire a costruire il bene comune. CONTINUA A LEGGERE  CLICK QUI..

                           

                                       WWW.LOPPIANO.IT

 

 

Il  "luogo"  del mese

 

 

"I know I have something to learn from everyone..
what can I learn from you?" 

Shalom

"I know I have something to share with everyone..
what do you think I could share with you?"

salam

WE have to have the umility of the Spirit
and the openness to the other that says:

"Im ready to listen and
I'm ready to share"

Peace

The Elijah Interfaith Institute is a multinational organization
dedicated to fostering peace between the world's diverse faith communities through interfaith dialogue, education,
research and dissemination.
Our unique programming generates interfaith dialogue
at the highest levels, bringing together world religious leaders

and renowned scholars the world over, t
hrough research projects, public conferences
and community-based initiatives.

http://www.elijah.org.il/

 

 
Il luogo del mese

Nel comune di Monticelli Pavese (Pv) in Lombardia,  la Comin (http://www.coopcomin.org/ ) sta terminando la ristrutturazione di una intera cascina, recentemente avuta in comodato trentennale, dove inizia ad operare la Comunità familiare “l’albero della macedonia”  che presenta queste forti caratteristiche di coesione sociale.
E' una comunità familiare interculturale poiché fa perno su quattro famiglie conviventi a tempo pieno, di diverse fedi religiose, che  accoglie minori  a disagio. Le famiglie collaborano con due educatori professionali non residenti, è un progetto che si basa su forti sottolineature di interazione culturale ed etnica!
I minori sono accolti concretamente all’interno delle famiglie, in un contesto familiare all’interno del quale il dialogo interculturale sia vissuto come modello quotidiano di relazione tra le persone
I minori stranieri sono aiutati ad individuare un percorso di integrazione personale partendo proprio dal confronto con famiglie che sono protagoniste di un’esperienza positiva e concreta di integrazione interculturale..
Questo è il primo intervento sociale promosso insieme dalle comunità cristiane e musulmane milanesi che aderiscono al Forum delle Religioni a Milano www.forumreligionimilano.org

 

 A gennaio 2010 due coppie, una cattolica di italiani, Beppe Casolo e Margherita Valentini, e una di religione islamica originaria del Marocco Mustapha Hanich e Fatima Eddahbi, ognuna con tre figli, hanno aperto le porte di casa a quattro fratelli, tra i 6 e i 9 anni, temporaneamente allontanati dai loro genitori naturali.

Questa estate il loro esempio è stato seguito anche da un’altra famiglia italiana, Virgilio Miglietta e Arianna Iraci Sereri e i loro due figli e un’altra famiglia marocchina che di figli ne ha tre, Bekai Arbit e la moglie Saliha Chrifi, disponibili entrambe a vivere non solo un’esperienza comunitaria ma anche a diventare famiglie affidatarie.

L’Albero della Macedonia, infatti, oltre ad essere un’originale comunità di famiglie è anche il primo risultato concreto e tangibile di quel dialogo tra le fedi, promosso dalle comunità cristiane e musulmane milanesi che aderiscono al   Forum delle Religioni.

  Un dialogo iniziato dieci anni fa sotto la Tenda del Silenzio, lo spazio allestito alle Colonne di San Lorenzo a Milano e che diventa per alcuni giorni un momento di incontro tra uomini e donne di credi diversi.

Al termine della cerimonia d’inaugurazione della comunità, inoltre, un comitato promotore appositamente costituitosi ha presentato il progetto “Il Fienile dei Sogni”,  uno spazio permanente di preghiera e riflessione aperto ai diversi credi religiosi.
  


                                .."luoghi"  del  mese


La guida,  giunta alla quinta edizione (la prima è del 1998), è introdotta dalle 4 strutture promotrici: Direzioni diocesane Caritas e Migrantes di Roma e Assessorati dalle Politiche Sociali del Comune e della Provincia di Roma. È stato deciso di presentarla dopo la Giornata Mondiale della Pace e quella delle Migrazioni (1° e 16 gennaio) nel corso della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio).
 

Essendo gli immigrati i destinatari, la Guida parte dal loro numero. In tutta la Provincia di Roma (la Capitale e gli altri Comuni) sono 405.657 i residenti stranieri all’inizio del 2010, circa un decimo della popolazione totale: tenendo conto anche dei casi in corso di registrazione anagrafica o di regolarizzazione, si arriva a quasi 485.000 presenze. 

IL CENSIMENTO DEI LUOGHI DI CULTO
Gli operatori della Caritas diocesana e dell’Ufficio Migrantes di Roma si sono avvalsi per la compilazione della Guida della collaborazione delle singole comunità religiose. Le strutture censite sono 256, quindi 34 in più rispetto al 2008 (15 in più per i cattolici, 8 per gli ortodossi, 7 per i musulmani, 2 per gli ebrei, 1 per i buddisti, lo stesso numero per i protestanti). 208 strutture sono a Roma e 48 negli altri Comuni della Provincia.
 

OBIETTIVI DELLA GUIDA
 La Guida si è proposta di rispondere alle esigenze spirituali degli immigrati e di porre in evidenza anche il ruolo sociale dei loro centri di preghiera. Nella vita degli immigrati, seppure venuti inizialmente per motivi di lavoro, è insita  una dimensione sociale, culturale e anche religiosa che abbisogna di appositi spazi per esprimersi nelle sue dimensioni rituali e comunitarie. Perciò la Guida ha indicatoi luoghi di culto di tutte le religioni con gli indirizzi, gli orari e i nomi dei responsabili,così che tutti sappiano dove e a chi rivolgersi.

Inoltre, in questi centri si presta attenzione non solo alla dimensione religiosa ma anche a quella sociale e si attivano reti di amicizia e di mutua assistenza con la promozione di diverse iniziative socio-culturali: centri di ascolto e di consulenza, corsi di italiano e di madrelingua, attività sportive, corali, gruppi giovanili e incontri conviviali, in una simbiosi di cura spirituale e di promozione umana. L’immigrato non solo viene aiutato nel processo di integrazione ma, nello stesso tempo, viene portato a salvaguardare il suo legame con la cultura di origine, evitando un pericoloso sdradicamento socio-culturale.


 Il fatto di segnalare anche i luoghi dove pregano i fedeli di altre religioni attesta la necessità di rispettare la libertà di coscienza di ogni persona. Nell’ottica di sensibilizzare al rispetto di tutte le religioni, la Guida – attraverso apposite schede – ne presenta le linee essenziali e le feste principali, inquadrando così in maniera non superficiale i loro messaggi spirituali.

 

È stato il Concilio Vaticano II a raccomandare ai cattolici un atteggiamento sereno di fronte al nuovo panorama multireligioso, evitando due rischi: quello di fare confusione tra le diverse fedi e di rinunciare a testimoniare la propria, e quello di non apprezzare i semi di verità di cui le altre religioni sono portatrici, dimenticando che Dio, Padre di tutti, non può essere invocato per innalzare steccati tra di noi.

A loro volta, il Comune e la Provincia di Roma, sponsorizzando la Guida, hanno voluto continuare la tradizione europea di rispetto dei diritti di ogni persona umana, nella consapevolezza che una genuina politica migratoria si tiene lontana sia dai fondamentalismi religiosi che dagli eccessi

Continua a leggere la presentazione della guida  qui 

 

Messaggio di Benedetto XVI
per la 44ª Giornata Mondiale della Pace

"Libertà religiosa, via per la pace"

Nella libertà religiosa, infatti, trova espressione la specificità della persona umana,
che per essa può ordinare la propria vita personale e sociale a Dio,
alla cui luce si comprendono pienamente l’identità, il senso e il fine della persona.
Negare o limitare in maniera arbitraria tale libertà significa
coltivare una visione riduttiva della persona umana;

oscurare il ruolo pubblico della religione significa generare una società ingiusta,
poiché non proporzionata alla vera natura della persona umana;
ciò significa rendere impossibile l’affermazione di una pace autentica e duratura
di tutta la famiglia umana.           (continua qui)

 


 

Occorre una precisazione: questo titolo non intende affermare che il Natale sia festeggiato dai musulmani. Il natale è una festa cristiana. Con questo titolo intendiamo dire che i cristiani che vivono in questa comunità possono festeggiare  il Natale nel rispetto e senza il biasimo dei musulmani che vivono con loro. Allo stesso modo i musulmani  vivono le loro feste (come il capodanno islamico, quando si commemora l'egira o il giorno della ricorrenza del sacrificio di Abramo) senza il biasimo ma nel rispetto dei cristiani che vivono con loro al monastero.
Questo è fonte di PACE, conoscenza reciproca quindi arricchimento reciproco nella diversità religiosa.

 


 

Il luogo del mese 
 


 


  Il Monastero di  Deir Mar Musa
è una comunità monastica immersa nel deserto
sorta nel monastero ristrutturato di San Mosè l’Abissino,
sulla montagna ad Est di Nebek in Siria

Nata grazie all’opera del padre gesuita Paolo Dall’Oglio, che negli ultimi anni ha iniziato il dialogo islamo-cristiano vivendo in mezzo ai mussulmani, utilizzando la lingua araba come lingua ufficiale della sua comunità.
Mar Musa è oggi luogo di accoglienza e di apertura.

Qui, uomini e donne ritrovano l’esperienza millenaria del deserto: privazione, silenzio, lavoro e preghiera. Paolo Dall’Oglio (Roma, 1954) rivela fin da ragazzo uno spirito rivoluzionario. Militante di sinistra dalle idee brillanti ma studente mediocre, va a lavorare in un cantiere di Fiumicino, dove ripara barche e dove scopre la solidarietà operaia. Dopo la laurea, comincia a maturare la sua conversione e vocazione: nel 1975 entra nella Compagnia di Gesù. Nel 1982, da una vecchia guida turistica della Siria, viene a conoscenza dell’esistenza di Mar Musa, monastero abbandonato da molto tempo. Comprende che lì è diretta la sua missione e decide di far risorgere il monastero fondandovi una comunità dove il dialogo tra cristiani e musulmani è quotidianamente e concretamente vissuto!

  
Questo ha portato a sviluppare una  biblioteca specializzata, che potrà servire nel futuro ad operatori e a formatori nel campo del dialogo. La biblioteca non sviluppa solo gli ambiti classici delle scienze religiose, tanto cristiane che musulmane, ma anche le "discipline ponte", impegnate nell'intelligenza del fenomeno religioso, come l'antropologia, la filosofia la psicologia, la sociologia, ecc.

 

Un'attenzione particolare è rivolta allo studio del pensiero del grande islamologo cristiano Louis Massignon, le cui impegnate riflessioni e l'esempio di vita sono fonte di costante ispirazione per la comunità del monastero.

Il programma futuro del monastero prevede l'organizzazione di  seminari di studio e scambio d'esperienze nel campo dell'armonia interculturale ed interreligiosa, tanto sul piano locale che quello internazionale.

Per saperne di più:

Sito ufficiale del monastero

Deir Mar Musa su Youtube


  Nel recente libro: LA SPOSA DI DAMASCO, la protagonista, Stephanie, ventisettenne americana, parte per Damasco nel tentativo di dimenticare una delusione d’amore.  Le voci dei venditori di strada, l’odore delle spezie, la chiamata alla preghiera dei muezzin, i veli colorati che danzano al vento: Damasco svela tutta la sua struggente bellezza, mentre nell’aria risuonano le sure del Corano e i versi dei grandi poeti arabi. Presto però il passato ritorna, con tutto il peso della solitudine, e Stephanie si accorge che non può continuare a fuggire. Andrà nel deserto e salirà fino al monastero di Mar Musa al-Habashi per affrontare se stessa e i suoi fantasmi, e ritrovare la fede. Lassù, lontano dal mondo, anche l’amore finalmente la raggiungerà…

Sul  blog dell'amica Afnan    la recensione del libro:  qui

 

 Il luogo del mese

“Seimeizan”

Montagna della vita
 
La scintilla che lo fa nascere è l’incontro provvidenziale tra il missionario cattolico Franco Sottocornola e il monaco buddista Furukawa. Dopo anni di gestazione, nel 1987, su una collina sovrastante la cittadina di Kikusui, nell’isola giapponese di Kyushu, nasce il «Seimeizan»,
centro di spiritualità e dialogo interreligioso.

 

 

   
Il centro rispecchia in tutto le caratteristiche culturali e spirituali della tradizione giapponese, soprattutto, l’assunzione di tre elementi classici: la natura, la montagna, la via del tè. Vivere in mezzo alla natura, sentita come luogo sacro, significa vivere in un contesto di esperienza religiosa. La montagna è luogo di silenzio e d’incontro con Dio. Il silenzio caratterizza molte volte gli incontri interreligiosi che si svolgono al Seimeizan. Il desiderio di stare insieme, di comunicare l’esperienza mistica non ha bisogno di parole.   Nella cerimonia del tè, servito dal padrone di casa, i componenti del gruppo (non più di 7 persone) non si guardano in faccia, ma tutti guardano la tazza: bere insieme il tè è segno di pace, è un momento che crea nel gruppo uguaglianza e rispetto, gioia di stare insieme.   La comunità cristiana del Seimeizan (5 persone in tutto) opera in stretta collaborazione con il tempio buddista della vicina città di Tamana.  Nel corso del primo anno di attività circa 2000 persone sono salite alla “Montagna della vita”: semplici visitatori, ma anche gruppi sia cristiani che buddhisti, sia giapponesi che europei e americani, gruppi di universitari interessati ad un approfondimento del rapporto tra cristianesimo e buddhismo, religiose impegnate in campo educativo o assistenziale. Il dialogo interreligioso che il centro propone unisce l’approfondimento teorico su base scientifica e l’esperienza pratica del monachesimo che aiuta a scoprire negli eventi quotidiani la presenza di Dio.
 
 

“Gli abitanti del luogo, tutti appartenenti al cosiddetto Buddhismo della Terra Pura, ci hanno accolto molto cordialmente. Con gli anni hanno cominciato a considerarci un po' il "loro" tempio. è divenuta ormai tradizione che ogni anno, a maggio, il gruppo degli anziani si riunisca a Shinmeizan per un'intera giornata. In occasione del Natale, su esplicita richiesta dei bambini del villaggio, organizziamo una veglia natalizia alla quale partecipano attivamente. Da parte nostra, siamo invitati a partecipare ai più importanti momenti di vita civile e religiosa della comunità locale.   A questi rapporti quotidiani, di buon vicinato, se ne affiancano altri, più specifici, con persone, templi e istituzioni buddhiste e shintoiste, con movimenti religiosi più recenti. Nelle vicinanze si trovano templi del Buddhismo Tendai e del Buddhismo Zen con i quali intratteniamo da anni buoni rapporti di amicizia e di collaborazione. Anche con l’Omoto e il Tenrikyo, movimenti di matrice shintoista, siamo altrettanto aperti all'incontro e alla collaborazione interreligiosa.
 

   

Questa rete di contatti ha trovato una sua felice espressione nell'incontro biennale di preghiera per la pace che da oltre 14 anni si celebra a Shinmeizan. La partecipazione è molto sentita e  negli anni  ha avuto una positiva ricaduta anche sulle rispettive comunità religiose. 
(Maria A. De Giorgi)

 Maria A. De Giorgi è missionaria, laureata in psicopedagogia, teologa e studiosa del pensiero spirituale giapponese. È giunta in Giappone nel 1985. Dal 1987 al 1994 ha prestato il suo servizio presso il centro Shinmeizan. Dopo aver conseguito il dottorato in teologia all'Università Gregoriana di Roma ha ripreso il suo servizio in Giappone al centro. E' autrice di libri a carattere interreligioso tra i quali: "Seimeizan. Frammenti di un dialogo fra cristiani e buddhisti in Giappone".    Per approfondire: qui

 

 

Io non mi posso togliere
i sandali di paglia


I sandali di paglia li porto da dieci anni.
Per salvare condannati a morte innocenti,
io solo, solo città, villaggi percorro senza sosta,
supplicando, invocando.
Ben cento milioni di esseri umani ci sono qui,
non si facciano restare isolati condannati a morte innocenti!
Forse fra vent'anni, fra trent'anni
un giorno tutti, consapevoli, verranno a salvarli.
Io ci credo e oggi e domani
cammino, cammino, per tutta la vita cammino.
Una società che non sappia difendere
la vita di un sol uomo,
io non riesco a crederci!
Una società che non mandi a morte innocenti,
io vorrei crederci, vorrei testimoniarla,
altrimenti io non verrei salvato, non potrei vivere.
Io non mi posso tegliere i sandali di paglia.

                                    Tairyu Furukawa (1971)
 
 
 

Il sito del Centro: qui
 


 Il luogo del mese

 

Ad Ottobre, in occasione dell' apertura del  Sinodo sul Medio Oriente,  
ci piace portarvi   alla scoperta  di una  comunità, 
nata nel cuore di  Israele, dove da  molti  anni   oramai 
vivono insieme   ebrei,    musulmani  e  cristiani.
Potete visitarla …

cliccando qui!

Neve Shalom, Wahat Al Salam, Oasis of Peace

Neve Shalom/Wahat al-Salam è un villaggio cooperativo di Ebrei e Arabi palestinesi (musulmani e cristiani), tutti cittadini di Israele. Il suo nome deriva da uno dei libri di Isaia (32,18): “Il mio popolo abiterà in un’ Oasi di Pace" (Neve Shalom in ebraico, Wahat al-Salam in arabo). Il nome del villaggio è stato scelto dal suo fondatore, il padre domenicano Bruno Hussar, ebreo di origine, cittadino di Israele, nel 1966.

Educazione
L’idea di creare strutture scolastiche che potessero esprimere e diffondere gli ideali di coesistenza ed eguaglianza di NSWAS nacque nella comunità assieme alla nascita dei primi figli. L’idea prese corpo nella forma di un asilo nido binazionale dal quale, con l’andar degli anni, sono poi nate una scuola materna e una scuola elementare.

 La Scuola per la pace
La Scuola per la pace (SFP) fu fondata nel 1979 come istituzione capace di far sentire in massima misura verso l’esterno l’impatto educativo di NSWAS. Tramite una varietà di corsi e seminari diretti a molteplici strati sociali delle popolazioni ebraica e palestinese, la Scuola per la pace opera per accrescere la consapevolezza della complessità del conflitto e migliorare – con l’esclusivo ricorso a metodi educativi – la comprensione reciproca tra palestinesi ed ebrei.

Dumia-Sakina: Centro Spirituale Pluralistico
Un luogo e una struttura per una riflessione spirituale sui problemi che colpiscono il cuore del conflitto del Medio Oriente e sulla ricerca di una sua possibile soluzione. 

neve_shalom_2

"Holy village
          with hope
                            for Holy Land"