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ANDREA TORNIELLI
Milano

«Sono rimasto commosso e colpito dall’incontro con Papa Francesco…». Il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I sta per sorseggiare un bicchier d’acqua in un momento di pausa in una giornata densa di impegni. Ha appena guidato, alla presenza del cardinale Angelo Scola, una preghiera nella centralissima chiesa di piazza Borromeo, che la diocesi ambrosiana ha messo a disposizione della comunità greco-ortodossa. E prima del pranzo, con il suo seguito, partecipa a un piccolo rinfresco e accetta di dialogare per qualche minuto con «Vatican Insider». A partire dall’incontro fraterno avuto con Papa Francesco in occasione della messa d’inizio del ministero del vescovo di Roma: non era mai accaduto negli ultimi secoli che un patriarca di Costantinopoli partecipasse all’insediamento di un nuovo Papa.”  Continua a leggere qui:

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-24854/

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Storico incontro tra papa Francesco e Tawadros II

Il capo della Chiesa Copto-ortodossa d’Egitto ha invitato il Santo Padre a fargli visita ad Alessandria.

(Roma/e.p.-g.s.) – Papa Francesco ha espresso la sua solidarietà alla Chiesa copta ortodossa d’Egitto venerdì 10 maggio nel corso di un incontro storico con il patriarca copto d’Alessandria, papa Tawadros II.

Il Santo Padre ha menzionato i forti legami che esistono tra la Chiesa cattolica e quella copta e ha reso omaggio ai martiri copti e a tutti coloro che «per generazioni e generazioni hanno reso testimonianza al Vangelo, spesso in situazioni di grande difficoltà».

«Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui», ha soggiunto Bergoglio utilizzando un’espressione della prima lettera dell’apostolo san Paolo ai cristiani di Corinto. Il Papa ha poi fatto riferimento a «un ecumenismo della sofferenza» per il quale «la condivisione delle sofferenze quotidiane può divenire strumento efficace di unità».

Da quelle sofferenze condivise, ha continuato il Papa, «possono germogliare, con l’aiuto di Dio, perdono, riconciliazione e pace».

I cristiani d’Egitto – in prevalenza fedeli copti – hanno dovuto subire discriminazioni per secoli. La situazione non è affatto migliorata con la caduta del regime di Hosni Mubarak, all’inizio del 2011, e l’elezione, nel 2012, del presidente Mohammed Morsi esponente dei Fratelli Musulmani, movimento vicino agli ambienti islamisti da cui oggi originano nuovi attacchi rivolti ai connazionali cristiani.

Solo il mese scorso gravi episodi di violenza sono avvenuti proprio intorno alla cattedrale di San Marco, al Cairo, sede del patriarca copto. Scontri che hanno coinvolto gruppi di musulmani violenti, i cristiani e le forze di sicurezza e che hanno causato alcuni morti. Sono in aumento anche gli attentati dinamitardi, le conversione forzate all’Islam e altri casi di violenze settarie.

E tuttavia i riferimenti alla situazione politica egiziana durante gli incontri in Vaticano sono stati ridotti al minimo, nell’intento di non accrescere le tensioni all’interno del Paese nordafricano. Un basso profilo, a quanto sembra, volto anche ad evitare le controversie insorte due anni fa con l’Università Al-Azhar – una delle più importanti istituzioni religiose e accademiche dell’Islam sunnita a livello mondiale – i cui vertici reagirono con durezza alle parole di esecrazione pronunciate da Benedetto XVI dopo un attentato avvenuto l’ultima notte del 2010 contro una chiesa di Alessandria d’Egitto.

Papa Francesco è solo il secondo vescovo di Roma in 1.500 anni a ricevere una visita del capo della comunità copta. Tawadros II, eletto nel novembre scorso come successore di papa Shenuda III, si è recato in Vaticano prima di tutto per sottolineare il quarantesimo anniversario dell’incontro tra il suo predecessore e papa Paolo VI, avvenuto a Roma il 10 maggio 1973.

Quell’incontro portò a una Dichiarazione comune e alla ricomposizione di secoli di tensioni e conflitti tra le due Chiese, incentrate eminentemente su divergenze di ordine teologico. Nel suo indirizzo di saluto Papa Francesco ha detto che quella Dichiarazione rappresenta «una pietra miliare nel cammino ecumenico». La Commissione per il dialogo teologico che prese le mosse da quel documento, ha osservato Papa Bergoglio, «ha portato buoni risultati ed ha preparato il terreno per il più ampio dialogo tra la Chiesa cattolica e l’intera famiglia delle Chiese Ortodosse Orientali, che continua con frutto sino ad oggi». Il Santo Padre ha poi ricordato l’incontro tra il beato papa Giovanni Paolo II e papa Shenuda al Cairo nel 2000 ed espresso gratitudine a Tawadros per i gesti di carità fraterna manifestata nei confronti del nuovo patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak e del suo predecessore, il card. Antonios Naguib, costretto alle dimissioni, lo scorso anno, dal peggiorare delle sue condizioni di salute.

Papa Francesco ha anche sottolineato l’iniziativa del patriarca copto di dar vita a un Consiglio nazionale delle Chiese con queste parole: «Sappia, Santità, che il Suo sforzo a favore della comunione tra i credenti in Cristo, così come il Suo vigile interesse per le sorti del Suo Paese e per il ruolo delle comunità cristiane all’interno della società egiziana, trovano una profonda eco nel cuore del Successore di Pietro e dell’intera comunità cattolica».

Nel suo discorso rivolto a Papa Francesco durante l’udienza ufficiale, il patriarca Tawadros ha auspicato che questa «visita di amore e fratellanza sia la prima di una lunga serie tra le nostre due grandi Chiese. Per questo propongo che il 10 maggio di ogni anno abbia luogo una celebrazione di amore fraterno tra la Chiesa cattolica e la Chiesa copta ortodossa». Tawadros si è anche augurato di poter accogliere presto Papa Francesco in Egitto.

Al termine dell’incontro, Francesco e Tawadros si sono trasferiti nella cappella Redemptoris Mater per un momento di preghiera comune. In seguito la delegazione copta ha incontrato nei loro uffici i responsabili del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e di altri dicasteri della Curia romana. Papa Tawadros ha inoltre pregato sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo.

Olivier Clément (17 novembre 1921Parigi, 15 gennaio 2009)

 è stato uno scrittore, poeta e teologo francese ortodosso

Cresciuto in una famiglia agnostica, Olivier Clément si converte a Gesù Cristo all’età di trent’anni, dopo una lunga esperienza di ateismo e una stagione di ricerca fra le varie spiritualità orientali. Sotto l’influenza degli scritti di Berdiaev e di Losskij, del quale diverrà allievo ed amico, Clément aveva scoperto il pensiero dei Padri d’Oriente ed aveva ricevuto il battesimo della Chiesa cristiana ortodossa, in seno alla parrocchia francofona del Patriarcato di Mosca a Parigi. Ha raccontato la sua infanzia, le sue peregrinazioni spirituali e la sua conversione in un’autobiografia, L’altro sole. Esperto di storia, insegnò a lungo presso il lycée Louis-le-Grand a Parigi. Professore all’Istituto di Teologia Ortodossa San Sergio, divenne uno dei testimoni più stimati e fecondi del Cristianesimo ortodosso in Occidente.

Olivier Clément fu fra l’altro uno dei fondatori della Fraternità Ortodossa in Europa occidentale.
Autore di una trentina di opere focalizzate sulla storia, il pensiero e la vita della Chiesa ortodossa, e all’incontro fra questa e il Cristianesimo occidentale, le religioni non cristiane e la modernità laica. Responsabile della rivista di teologia Contacts, dottore honoris causa dell’Istituto di Teologia di Bucarest e dell’Università Cattolica di Lovanio.

Intervista di Piero Pisarra (1999)

D.: Nella sua autobiografia spirituale (L’altro sole, Jaca Book, Milano) lei ha descritto il suo itinerario. È nato in una città del Sud della Francia, in un ambiente che non era cristiano e ha scoperto il cristianesimo grazie all’Ortodossia. Come è avvenuto questo incontro?

Olivier Clément: È stata una strada lunga, non ho scoperto l’Ortodossia da un giorno all’altro. Prima ero ateo, perché tutti erano atei intorno a me, e quando facevo alcune domande importanti come: “Quando si muore, cosa succede?”, mi rispondevano: “Quando si muore, è il nulla”. Ho avuto momenti di grande angoscia a causa di questo tipo di risposta. Nello stesso tempo, ero uno del Mediterraneo, perché ero vicino al Mediterraneo, ero in una città… i miei genitori si erano stabiliti a Montpellier, a 10 chilometri dal mare, spesso ci andavo in bicicletta. Ero… meravigliato. Meravigliato della bellezza delle luci, meravigliato dei narcisi in primavera, della periferia in fiore, tutte queste cose, ed ero già dibattuto tra l’angoscia e la meraviglia. Poi, quando sono diventato, come dire?, un giovane che cerca, uno studente alla ricerca… sono stato tentato dal marxismo (in fondo, è stata una delle grandi mode del nostro secolo). Ma a un certo momento ho avuto la sensazione che non rispondesse alla domanda più profonda che mi portavo dentro, e a poco a poco in me è avvenuta una specie di conversione, di conversione a un Dio sconosciuto, come se tra tutte le religioni ci fosse una sola religione di colore diverso a seconda del luogo e dei tempi. È stata la mia prima tappa. Beninteso, il cristianesimo mi interessava, anche se mi poneva molti problemi. C’erano cose che mi inorridivano in certi cristiani. Spesso non li trovavo molto vivi, ed è così anche oggi purtroppo. Dico a me stesso che se il mondo si secolarizza così in fretta è perché i cristiani sono come morti… ma non ha molta importanza. Dopo dieci anni di ricerca attraverso le religioni, attraverso i miti, in questo universo fantastico dei miti e delle religioni (non si sa cosa si perde quando non ci si interessa a questa dimensione delle cose!) diciamo che sono stato attratto dal cristianesimo attraverso l’Ortodossia. Ho letto Dostoevskji, ho letto i grandi filosofi religiosi russi, Nicolas Berdiaev mi ha molto colpito, poi ho conosciuto alcuni grandi pensatori, alcuni grandi teologi della diaspora russa in Francia (…)

Paolo VI e il dialogo della carità

D.: Atenagora è l’uomo del dialogo ecumenico, l’uomo dell’incontro con Paolo VI, ma è anche l’uomo del dialogo dell’Ortodossia con il mondo moderno.

Olivier Clément: È vero. Pensava che il ravvicinamento dei cristiani avrebbe potuto dar senso al terzo millennio. C’è stato un millennio in cui eravamo tutti insieme, poi c’è stato un millennio in cui tutto si è scomposto, il mondo cristiano si è trovato in uno stato fissile, per usare il linguaggio della bomba atomica, o dell’energia atomica, e ora dobbiamo rimetterci in uno stato di ravvicinamento, di approfondimento comune e alla fine di unificazione, e allora daremo un senso all’unificazione del pianeta, a quella che oggi chiamiamo la mondializzazione.

D.: Che cosa le ha detto del suo incontro… dei suoi rapporti con Paolo VI?

Olivier Clément: Che Paolo VI gli piaceva molto. Che aveva per lui una vera amicizia. Il momento più buffo è stato quando, una mattina, mi ha detto: “Ha visto…?”. Aveva in mano un libretto, era l’enciclica di Paolo VI sui problemi della sessualità… D.: Humanae vitae. Olivier Clément: Sì, Humanae vitae. Allora mi ha detto: “Ammiro Paolo VI, guardi cosa ha scritto… Ma sono trenta pagine, Dio mio, perché trenta pagine? Io me la caverei con una sola pagina. Direi semplicemente che… parlerei della santità dell’amore umano, del mistero del bambino, e quanto ai metodi anticoncezionali, questo non mi interessa. Quando un uomo e una donna si amano veramente credo che sia l’essenziale, non entro nella loro camera, e a questo proposito non ho niente da dire. Ma si deve parlare dell’amore. Si deve dire che l’amore è possibile, e che è una cosa meravigliosa. Allora…”. Gli piaceva Paolo VI. “Certo, c’è tutta una tradizione… bisogna capirlo, io capisco quello che ha voluto dire…”. Aveva questo rapporto con Paolo VI, e credo che tra loro ci fosse una grande amicizia che si esprime molto bene nel libro che è stato pubblicato contemporaneamente a Costantinopoli e a Roma e che si chiama O Tómos Agapìs, il libro dell’amore, della carità, fatto dei loro discorsi, dei loro incontri, dei loro scambi di idee, dove si vede il Papa che parla tanto della Chiesa locale, della Chiesa come comunità eucaristica, e dove si vede che il Patriarca riprende le espressioni di Sant’Ignazio d’Antiochia nel II secolo, su Roma, la Chiesa che deve presiedere nell’amore. A mio avviso è un libro estremamente importante per il pensiero teologico del XX e del XXI secolo.

LEGGI TUTTA L’INTERVISTA QUI: CLIK

IL CONTRIBUTO DI OLIVIER CLEMENT ALL’ECUMENISMO, scarica il documento:  Clément

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L’uomo che vive secondo lo Spirito diffonde intorno a sé

serenità e pace, diventa un creatore di vita, di giustizia, di Bellezza.

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 L’esercito spirituale dei credenti, che porta avanti il combattimento della quaresima attraverso il digiuno e la preghiera, il duello silenzioso di un uomo solitario che lotta contro il male e contro la morte, il coraggio di un eremita che attira su di sé gli spiriti cattivi per liberare i suoi fratelli, i cristiani che intonano in questo mondo il cantico della fornace (cf Dan 3,51-90), il più umile gesto di penitenza e l’esorcismo balbettante di una preghiera, ecco ciò che conta prima di tutto nella gigantesca tensione tra il mondo decaduto e il mondo che viene…

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