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PAPA  FRANCESCO IN VISITA ECUMENICA

ALLA CHIESA LUTERANA DI ROMA

«Non costruire muri ma pregare e servire»

 

 

A Parigi «anche il nome di Dio usato per chiudere il cuore»

Dopo Parigi «che fare? Parlare chiaro, pregare e servire». Il Pontefice ha evocato con queste parole la tragedia degli attacchi terroristici nella conversazione spontanea con i fedeli della chiesa luterana di Roma, rispondendo a una donna che gli chiedeva che cosa fare per evitare che le persone non si rassegnino alla miseria e non costruiscano nuovi muri. «L’uomo – ha sottolineato – dal primo momento, se leggiamo le Scritture è un grande costruttore di muri, dalle prime pagine della Genesi vediamo questo». Secondo il Papa «c’è una fantasia dietro i muri umani: diventare come Dio. La Torre di Babele è proprio l’atteggiamento di dire: “Noi siamo i potenti, voi fuori”. C’è la superbia del potere nell’atteggiamento proposto nelle prime pagine della Genesi, per escludere si va in questa linea».

 

Papa Bergoglio ha aggiunto: «L’egoismo umano vuol difendersi, difendere il proprio potere. Ma in quel difendersi si allontana dalla fonte della ricchezza. I muri alla fine sono come un suicidio, ti chiudono. È una cosa brutta avere un cuore chiuso e oggi lo vediamo».

 

«Il muro è il monumento all’esclusione – ha spiegato – Sapete come fare a evitare i muri? Bisogna parlare chiaro, pregare e servire. Fate gli ultimi, lavate i piedi, prestate servizio ai fratelli e alle sorelle, ai più bisognosi».

 

«Che cosa mi piace di più nell’essere papa? Fare il parroco»

«La cosa che mi piace di più» nell’essere Papa «è fare il parroco» ma anche «stare con i bambini, parlare con loro, perché si impara tanto da loro». Così papa Francesco ha invece risposto alla domanda di un bambino di 9 anni: «Cosa ti piace di più dell’essere Papa?».

«La risposta è semplice – ha detto Jorge Mario Bergoglio – se io ti chiedo cosa ti piace più di un pasto tu mi rispondi il dolce. In realtà però di un pasto si deve mangiare tutto. A me non piace molto il lavoro di ufficio, ma devo farlo». Ma «la cosa che mi piace di più è fare il parroco, e quando ero rettore della facoltà di Teologia, c’era una parrocchia accanto alla facoltà di cui ero parroco: mi piaceva tanto insegnare il catechismo ai bambini e la domenica fare la messa con i bambini, c’erano 250 bambini ed era difficile che tutti stessero in silenzio, ma il dialogo con loro mi piaceva molto, perché i bambini sono concreti, non fanno domande teoriche».

«Fare il papa con lo stile del parroco, del pastore. Mi sento bene quando visito gli ammalati, quando parlo con le persone che sono disperate, tristi, e amo tanto andare in carcere. Ma non che mi portino in galera eh!», ha riso Francesco. «Ogni volta che io entro in un carcere mi domando “perché loro? e io no” – ha ribadito – e lì sento la salvezza di Gesù Cristo, perché è lui che mi ha salvato, io non sono più peccatore di lui, e lui mi ha preso per mano». «Se un Papa non fa il parroco, il vescovo, il pastore, sarà una persona importante, intelligente, avrà influsso nella società ma – conclude – nel suo cuore penso non sia felice».

 

Ai luterani: è giunto il tempo di «chiederci perdono»

Soffermandosi sul rapporto tra cattolici e luterani, nell’omelia, sviluppata dal passo evangelico secondo Matteo (25,31-46) e tutta pronunciata parlando «a braccio», «Ci sono stati tempi brutti fra noi, cattolici e luterani. Pensate alle persecuzioni fra noi con lo stesso battesimo. Dobbiamo chiederci perdono per questo, perdono dello scandalo della divisione».

Nella predica ha rilevato: «Nel giorno del Giudizio non ti sarà chiesto se sei andato a messa, ma se la tua vita l’avrai usata per fare muri o per servire. Tutti noi battezzati, luterani e cattolici, siamo in questa scelta: il sevizio, l’essere servo». Si è domandato Francesco: «Ma noi luterani e cattolici, da che parte saremo, a destra o a sinistra? Ma ci sono stati tempi brutti eh fra noi – ha sottolineato – le persecuzioni tra noi, con lo stesso battesimo… ci siamo anche bruciati vivi, dobbiamo chiederci perdono per quello scandalo della divisione, perdono, tutti, luterani con cattolici».

 

Quando «condividiamo la cena del Signore – ha osservato – ricordiamo e imitiamo il Signore Gesù. La cena del Signore ci sarà. Il banchetto finale della nuova Gerusalemme. Mi domando: condividere la cena del Signore è il fine di un cammino o il viatico per camminare insieme? In un certo senso condividere è dire che non ci sono differenze tra noi, che abbiamo la stessa dottrina. Mi domando: “Ma non abbiamo lo stesso battesimo?” E se sì dobbiamo camminare insieme».

 

«Una fede, un battesimo, un Signore, così disse Paolo – ha evidenziato – Non oserò mai dare il permesso perché non è competenza mia. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso e non posso dire di più». Il Pontefice ha riconosciuto di essere consapevole che «non c’è un’altra scelta, oltre la scelta di servizio che lui ci ha indicato essendo servo, il servo del Signore. Mi piace per finire chiedere che lui sia il servo della vita, che ci aiuti a camminare insieme, a lavorare insieme, ad amarci insieme con vero amore; “padre siamo diversi perché i nostri libri dogmatici dicono una cosa e i vostri ne dicono un’altra”, ma un grande vostro ha detto un giorno che c’è l’ora della grazia riconciliata, di quel Dio che è venuto da noi per servire».

 

Prima della predica, rispondendo alla domanda di una donna luterana sposata con un cristiano, aveva detto: «Quando lei si sente peccatrice e suo marito si sente peccatore lei guarda il Signore e chiede perdono. Suo marito fa lo stesso. Quando pregate insieme quel battesimo cresce, diviene forte. Quando insegnate ai vostri figli chi è Gesù, fate lo stesso, sia in lingua luterana che in lingua cattolica».

 

IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO  

DELLA PROMULGAZIONE DELLA

DICHIARAZIONE CONCILIARE  

“NOSTRA AETATE”  

Piazza San Pietro Mercoledì, 28 ottobre 2015

Selfie "interreligioso" con il Papa - REUTERS

Ricordare insieme i 50 anni della Nostra Aetate
“Nelle Udienze Generali – ha esordito Papa Francesco – ci sono spesso persone o gruppi appartenenti ad altre religioni; ma oggi questa presenza è del tutto particolare, per ricordare insieme il 50° anniversario della Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra ætate sui rapporti della Chiesa Cattolica con le religioni non cristiane. Questo tema stava fortemente a cuore al beato Papa Paolo VI, che già nella festa di Pentecoste dell’anno precedente la fine del Concilio, aveva istituito il Segretariato per i non cristiani, oggi Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Esprimo perciò la mia gratitudine e il mio caloroso benvenuto a persone e gruppi di diverse religioni, che oggi hanno voluto essere presenti, specialmente a quanti sono venuti da lontano”.

Aggiornamento della Chiesa nella fedeltà
“Il Concilio Vaticano II è stato un tempo straordinario di riflessione, dialogo e preghiera per rinnovare lo sguardo della Chiesa Cattolica su se stessa e sul mondo. Una lettura dei segni dei tempi in vista di un aggiornamento orientato da una duplice fedeltà: fedeltà alla tradizione ecclesiale e fedeltà alla storia degli uomini e delle donne del nostro tempo. Infatti Dio, che si è rivelato nella creazione e nella storia, che ha parlato per mezzo dei profeti e compiutamente nel suo Figlio fatto uomo (cfr Eb 1,1), si rivolge al cuore ed allo spirito di ogni essere umano che cerca la verità e le vie per praticarla”.

“Il messaggio della Dichiarazione Nostra ætate è sempre attuale. Ne richiamo brevemente alcuni punti:
- la crescente interdipendenza dei popoli (cfr n. 1);
- la ricerca umana di un senso della vita, della sofferenza, della morte, interrogativi che sempre accompagnano il nostro cammino (cfr n. 1);
- la comune origine e il comune destino dell’umanità (cfr n. 1);
- l’unicità della famiglia umana (cfr n. 1);
- le religioni come ricerca di Dio o dell’Assoluto, all’interno delle varie etnie e culture (cfr n. 1);
- lo sguardo benevolo e attento della Chiesa sulle religioni: essa non rigetta niente di ciò che in esse vi è di bello e di vero (cfr n. 2);
- la Chiesa guarda con stima i credenti di tutte le religioni, apprezzando il loro impegno spirituale e morale (cfr n. 3);
- la Chiesa, aperta al dialogo con tutti, è nello stesso tempo fedele alle verità in cui crede, a cominciare da quella che la salvezza offerta a tutti ha la sua origine in Gesù, unico salvatore, e che lo Spirito Santo è all’opera, quale fonte di pace e amore”.

Fiamma accesa ad Assisi da Giovanni Paolo II
“Sono tanti gli eventi, le iniziative, i rapporti istituzionali o personali con le religioni non cristiane di questi ultimi cinquant’anni, ed è difficile ricordarli tutti. Un avvenimento particolarmente significativo è stato l’Incontro di Assisi del 27 ottobre 1986. Esso fu voluto e promosso da san Giovanni Paolo II, il quale un anno prima, dunque trent’anni fa, rivolgendosi ai giovani musulmani a Casablanca auspicava che tutti i credenti in Dio favorissero l’amicizia e l’unione tra gli uomini e i popoli (19 agosto 1985). La fiamma, accesa ad Assisi, si è estesa in tutto il mondo e costituisce un permanente segno di speranza”.

Ebrei e cristiani: da nemici ad amici e fratelli
“Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi 50 anni il rapporto tra cristiani ed ebrei. Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza. Da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli. Il Concilio, con la DichiarazioneNostra ætate, ha tracciato la via: “sì” alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; “no” ad ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano”.

Rapporto con i musulmani: rispetto reciproco e libertà di coscienza
“La conoscenza, il rispetto e la stima vicendevoli costituiscono la via che, se vale in modo peculiare per la relazione con gli ebrei, vale analogamente anche per i rapporti con le altre religioni. Penso in particolare ai musulmani, che – come ricorda il Concilio – «adorano il Dio unico, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini» (Nostra ætate, 5). Essi si riferiscono alla paternità di Abramo, venerano Gesù come profeta, onorano la sua Madre vergine, Maria, attendono il giorno del giudizio, e praticano la preghiera, le elemosine e il digiuno (cfr ibid.). Il dialogo di cui abbiamo bisogno non può che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all’integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione”.

udienza-28-10-2015

Collaborare con chi non professa alcuna religione
“Il mondo guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volontà che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell’economia, della finanza, e soprattutto della speranza”.

La grande risorsa della preghiera
“Noi credenti non abbiamo ricette per questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera. E noi credenti preghiamo. Dobbiamo pregare. La preghiera è il nostro tesoro, a cui attingiamo secondo le rispettive tradizioni, per chiedere i doni ai quali anela l’umanità”.

No a fondamentalismo
“A causa della violenza e del terrorismo si è diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni. In realtà, benché nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi (cfr Discorso al Congresso USA, 24 settembre 2015), bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e che esse propongono, e che sono sorgenti di speranza. Si tratta di alzare lo sguardo per andare oltre. Il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell’accoglienza dei migranti, nell’attenzione a chi è escluso. Possiamo camminare insieme prendendoci cura gli uni degli altri e del creato. Tutti i credenti di ogni religione. Insieme possiamo lodare il Creatore per averci donato il giardino del mondo da coltivare e custodire come un bene comune, e possiamo realizzare progetti condivisi per combattere la povertà e assicurare ad ogni uomo e donna condizioni di vita dignitose”.

Giubileo Misericordia, occasione per lavorare insieme nelle opere di carità
“Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che ci sta dinanzi, è un’occasione propizia per lavorare insieme nel campo delle opere di carità. E in questo campo, dove conta soprattutto la compassione, possono unirsi a noi tante persone che non si sentono credenti o che sono alla ricerca di Dio e della verità, persone che mettono al centro il volto dell’altro, in particolare il volto del fratello o della sorella bisognosi. Ma la misericordia alla quale siamo chiamati abbraccia tutto il creato, che Dio ci ha affidato perché ne siamo custodi, e non sfruttatori o, peggio ancora, distruttori. Dovremmo sempre proporci di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato (cfr Enc. Laudato si’, 194), a partire dall’ambiente in cui viviamo, dai piccoli gesti della nostra vita quotidiana”.

Pregare gli uni per gli altri
“Cari fratelli e sorelle, quanto al futuro del dialogo interreligioso, la prima cosa che dobbiamo fare è pregare. E pregare gli uni per gli altri: siamo fratelli! Senza il Signore, nulla è possibile; con Lui, tutto lo diventa! Possa la nostra preghiera – ognuno secondo la propria tradizione – possa aderire pienamente alla volontà di Dio, il quale desidera che tutti gli uomini si riconoscano fratelli e vivano come tali, formando la grande famiglia umana nell’armonia delle diversità. Grazie”.

Sintesi offerta da:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/28/udienza_generale_sul_dialogo_interreligioso_ampia_sintesi/1182550

 

LEGGI TUTTO IL TESTO SU:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20151028_udienza-generale.html

 

 

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Da 29 anni camminiamo insieme

nello Spirito di Assisi

Da 29 anni camminiamo insieme nello Spirito di Assisi - Il programma

Prosegue il cammino, fatto essenzialmente di dialogo in un clima di preghiera e di confronti fraterni, partito dallo storico evento attraverso cui San Giovanni Paolo II nel 1986 radunò ad Assisi i rappresentanti delle religioni di tutto il mondo.

In attesa e in preparazione allo speciale anniversario che si avrà il prossimo anno – come annunciato dal Vescovo di Assisi in visita a Tirana – presentiamo il programma di questo 29° anno di “Spirito di Assisi”, a cui seguirà una raccolta di contenuti di approfondimento e relative alle ultime celebrazioni.

MARTEDÌ 27 OTTOBRE

Ore 15.00

Sacro Convento — Museo del Tesoro

Visita alla Mostra di acqueforti di Marc Shagall e la Bibbia

Guida la visita: P. Silvestro Bejan, Direttore del CEFID

Ore 16.30

Basilica Papale di San Francesco — Sala Frate Elia

Invocazioni dei “Figli di Abramo” per la Pace

Introduzione:

Fratel Daniele Moretto, Monastero di Bose “San Masseo” – Assisi

Guidano la Preghiera:

Per gli Ebrei: Rav Joseph Levi, Rabbino Capo di Firenze

Per i Cristiani: Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo-Vescovo di Assisi

Per i Musulmani:

Imam Abdel Qader, Imam di Perugia e Fondatore UCOII

Imam Nader Akkad, Imam di Trieste e Delegato nazionale per il Dialogo Interreligioso dell’UCOII

Intermezzi Musicali

Ore 21.00

Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli

Preghiera Ecumenica per la Pace

Guidano la Preghiera:

Per i Cattolici: Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi

Per gli Ortodossi:

P. Ionut Radu, Parroco della Comunità ortodossa romena di Perugia

P. Vladimir Laiba, Presbitero della Chiesa Ortodossa del Patriarcato Ecumenico, Vice Parroco a Roma

Per gli Anglicani: Father David Faulks, Francescano Anglicano e Presbitero della Diocesi di Leicester (Inghileterra)

MERCOLEDÌ 28 OTTOBRE

Ore 9.00-12.00

Basilica Papale di San Francesco – Salone Papale

Le Religioni in dialogo per ricercare percorsi di Pace

Convegno teologico sul tema: “La Pace ferita. Travisamento di Dio, sfiguramento dell’uomo. L’alternativa della Misericordia”

Saluti:

P. Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento

Antonio Lunghi, Sindaco di Assisi

Don Romano Piccinelli, Preside dell’ITA

Relatori:

Shahrzad Houshmand, Teologa Musulmana, Docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma

Francesco Testaferri, Docente Stabile Ordinario di Teologia Fondamentale all’Istituto Teologico di Assisi

Vittorio Robiati Bendaud, Coordinatore delle attività culturali della Fondazione Maimonide

Modera:

Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo -Vescovo di Assisi — Nocera Umbra – Gualdo Tadino

TESTIMONIANZE e DIALOGO con i Relatori

Interventi da segnalare in precedenza al Moderatore
(AssisiOfm)

 

 

Fedeltà alla propria identità e, insieme, rispetto per le credenze altrui per una vita sociale armoniosa.

E’ a questo concetto che torna più volte Papa Francesco, che parla con sulle spalle una vistosa stola gialla donatagli dal leader indù, rivolgendosi agli esponenti delle diverse religioni al Centro Congressi  di Colombo. Il Papa apre il suo intervento sottolineando che è una grazia per lui visitare la comunità cattolica locale e confermarla nella fede in Cristo, ma che è ugualmente una grazia l’essere con tutti gli uomini e le donne delle altre grandi tradizioni religiose presenti nello Sri LanKa che condividono con i cristiani un desiderio di sapienza, di verità e di santità. Poi ricorda:

“At the Second Vatican Council, the Catholic Church declared….
Nel Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica ha dichiarato il proprio rispetto profondo e duraturo per le altre religioni. Ha dichiarato che «nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto [quei] modi di agire e di vivere, [quei] precetti e [quelle] dottrine» (Nostra aetate, 2). Da parte mia, desidero riaffermare il sincero rispetto della Chiesa per voi, le vostre tradizioni e le vostre credenze”. E’ in questo spirito, dunque, che la Chiesa Cattolica desidera collaborare con tutti, afferma il Papa, per la prosperità di tutti gli srilankesi, così come già sta facendo in vari modi, offrendo opportunità di dialogo reciproco. Dialogo che assume una particolare importanza e urgenza nello Sri Lanka per troppi anni teatro di lotta civile e di violenza”.

 

“But, as experience has shown, for such dialogue…
Ma, come insegna l’esperienza, perché tale dialogo ed incontro sia efficace, deve fondarsi su una presentazione piena e schietta delle nostre rispettive convinzioni. Spero che la collaborazione interreligiosa ed ecumenica dimostrerà che, per vivere in armonia con i loro fratelli e sorelle, gli uomini e le donne non devono dimenticare la propria identità, sia essa etnica o religiosa”.

 

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LA VISITA AL TEMPIO BUDDISTA

Ma c’è stato anche un fuori programma. Francesco si è recato in un tempio buddista. “Il Papa – ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi alla Radio Vaticana – aveva incontrato all’aeroporto un autorevole rappresentate di una delle organizzazioni buddiste, che gli aveva detto che desiderava vederlo e che desiderava incontrarlo. Questo personaggio era anche venuto all’incontro interreligioso di ieri, insieme a tutti gli altri monaci buddisti che erano presenti. Il Papa “ha colto la possibilità di questo tempo di questa sera per fare una rapida visita al centro, in cui c’è anche il tempio e anche la sala religiosa di preghiera di questa comunità buddista. È stato accolto con grande familiarità. Gli è stata spiegata bene la realtà di questo luogo di preghiera e gli è stato mostrato lo Stupa, che contiene reliquie e che è uno degli oggetti sacri che tengono nel tempio, davanti alla statua di Buddha; e lo hanno anche aperto per il Papa, cosa che avviene, sembra, una sola volta l’anno”.

“Quindi – ha proseguito Lombardi – è stata una apertura eccezionale in segno di rispetto, di onore, di amicizia per questa grande autorità religiosa che li ha visitati. Mentre aprivano questo contenitore delle reliquie, alcuni giovani monaci che era lì presenti, hanno recitato un canto, una preghiera con molta naturalezza e semplicità. È stato un momento breve, ma significativo della naturalezza vorrei dire, dello stile familiare con cui il Papa porta avanti i rapporti con le persone, anche delle altre religioni”.
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Papa Francesco: “aberrante uccidere in nome di Dio ma le religioni non si insultano”

Non si può uccidere in nome di Dio. Ma anche la libertà di espressione ha un limite. Che è precisamente quello che “non si può insultare la religione degli altri”. Diretto ed esplicito come di consueto, Francesco non gira intorno ai problemi e ai media francesi che gli pongono la domanda sul rapporto tra libertà di pensiero e libertà religiosa (temi toccati dal Papa anche nei discorsi in Sri Lanka) risponde ribadendo da un lato il principio assoluto della non violenza, ma dall’altro invocando rispetto per le credenze religiose.

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Che significato aveva la sua preghiera nella Moschea blu? «Io sono andato in Turchia come pellegrino, non da turista. Avevo un motivo religioso: condividere la festa di Sant’Andrea con Bartolomeo. Quando sono andato in moschea non potevo dire “adesso sono un turista”, sono un religioso e ho visto quella meraviglia, il Mufti che mi spiegava le cose con tanta mitezza, dove nel Corano di parlava di Maria e del Battista, e in quel momento ho sentito il bisogno di pregare: per la Turchia, per il Mufti, per me che ne ho bisogno, soprattutto per la pace: Signore, finiamola con le guerre. È stato un momento di preghiera sincera».
Intanbul, il Papa visita la Moschea Blu

 

Si è inchinato davanti al Patriarca: come affronterà le critiche dei conservatori a questi gesti di apertura? «Ci sono resistenze da parte ortodossa e nostra, in questi gruppi conservatori… Ma dobbiamo essere rispettosi con loro e non stancarci di spiegare e dialogare, senza insultare o sparlare. Tu non vuoi annullare una persona, è un figlio di Dio, se lui non vuole parlare io lo rispetto ma non sparlo: ci vuole mitezza e dialogo».

 

  • Francesco: unità con gli ortodossi ?Troppi uomini soffrono per la fame?

Turchia Papa Francesco incontra Bartolomeo I

Basta il dialogo interreligioso? «Il presidente degli Affari religiosi e la sua équipe mi hanno detto una cosa molto bella: “Adesso sembra che il dialogo interreligioso sia alla fine”. Occorre un salto di qualità, un dialogo tra persone religiose di diverse appartenenze: non si parla di teologia ma di esperienza religiosa».

 

DAL CORRIERE DELLA SERA. LEGGI TUTTO:  CLICK

ECUMENISMO

Dichiarazione comune con Bartolomeo I

Noi, Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, esprimiamo la nostra profonda gratitudine a Dio per il dono di questo nuovo incontro che ci consente, in presenza dei membri del Santo Sinodo, del clero e dei fedeli del Patriarcato Ecumenico, di celebrare insieme la festa di Sant’Andrea, il primo chiamato ed il fratello dell’Apostolo Pietro. Il nostro ricordo degli Apostoli, che proclamarono la buona novella del Vangelo al mondo, attraverso la loro predicazione e la testimonianza del martirio, rafforza in noi il desiderio di continuare a camminare insieme al fine di superare, con amore e fiducia, gli ostacoli che ci dividono.

Ricordiamo anche tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. In particolare, preghiamo per la pace in Ucraina, un Paese con un’antica tradizione cristiana, e facciamo appello alle parti coinvolte nel conflitto a ricercare il cammino del dialogo e del rispetto del diritto internazionale per mettere fine al conflitto e permettere a tutti gli Ucraini di vivere in armonia. I nostri pensieri sono rivolti a tutti i fedeli delle nostre Chiese nel mondo, che salutiamo, affidandoli a Cristo nostro Salvatore, perché possano essere testimoni instancabili dell’amore di Dio. Innalziamo la nostra fervente preghiera a Dio affinché conceda il dono della pace, nell’amore e nell’unità, a tutta la famiglia umana.

«Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi» (2 Ts 3,16).

Dal Fanar, 30 novembre 2014

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Ha detto il Papa: i musulmani, gli ebrei, i cristiani, possono fare molto perché torni la pace, possono unirsi e opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa.

 

 

Libertà religiosa un baluardo contro tutti i totalitarismi

Papa Francesco ha incontrato i rappresentanti musulmani, bektashi (sufi), cattolici, ortodossi, evangelici ed ebraici. Egli spinge alla collaborazione in favore del bene comune e al dialogo. Tale dialogo non deve essere improntato al relativismo, ma conservando la propria identità, senza ipocrisia.

Tirana (AsiaNews) – La libertà religiosa, riconquistata dall’Albania dopo il periodo di dittatura comunista, è un bene non solo per i credenti, ma per tutta la società, anche per i non credenti, un baluardo contro tutti i totalitarismi.: papa Francesco  lo ha affermato oggi quando verso le 16, ha incontrato i rappresentanti delle sei maggiori religioni e denominazioni cristiane. In una sala dell’università cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio”, insieme al pontefice, al suo seguito e al presidente dei vescovi albanesi, mons. Angelo Massafra, vescovo di Scutari-Pult, erano presenti i rappresentanti musulmani, bektashi (sufi), cattolici, ortodossi, evangelici ed ebraici.

Nel suo discorso, il pontefice ha ricordato il passato ateo e violento dell’Albania: “Quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati. Voi sapete bene a quali brutalità può condurre la privazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa, e come da tale ferita si generi una umanità radicalmente impoverita, perché priva di speranza e di riferimenti ideali”.

Apprezzando poi la libertà religiosa che si gode oggi nel Paese, il papa ha sottolineato che “la libertà religiosa non è un diritto che possa essere garantito unicamente dal sistema legislativo vigente, che pure è necessario: essa è uno spazio comune, un ambiente di rispetto e collaborazione che va costruito con la partecipazione di tutti, anche di coloro che non hanno alcuna convinzione religiosa”.

A tale proposito egli ha ricordato un discorso di Giovanni Paolo II, durante la sua visita in Albania nel ’93: “«la libertà religiosa [...] non è solo un prezioso dono del Signore per quanti hanno la grazia della fede: è un dono per tutti, perché è garanzia basilare di ogni altra espressione di libertà [...] Niente come la fede ci ricorda che, se abbiamo un unico creatore, siamo anche tutti fratelli! La libertà religiosa è un baluardo contro tutti i totalitarismi e un contributo decisivo all’umana fraternità»”.

Per promuovere sempre più la libertà religiosa sono necessari due aspetti: “Il primo  - ha detto – è quello di vedere in ogni uomo e donna, anche in quanti non appartengono alla propria tradizione religiosa, non dei rivali, meno ancora dei nemici, bensì dei fratelli e delle sorelle. Chi è sicuro delle proprie convinzioni non ha bisogno di imporsi, di esercitare pressioni sull’altro: sa che la verità ha una propria forza d’irradiazione”.

“Un secondo atteggiamento – ha aggiunto – è l’impegno in favore del bene comune. Ogni volta che l’adesione alla propria tradizione religiosa fa germogliare un servizio più convinto, più generoso, più disinteressato all’intera società, vi è autentico esercizio e sviluppo della libertà religiosa. Questa appare allora non solo come uno spazio di autonomia legittimamente rivendicato, ma come una potenzialità che arricchisce la famiglia umana con il suo progressivo esercizio. Più si è a servizio degli altri e più si è liberi! Guardiamoci attorno: quanti sono i bisogni dei poveri, quanto le nostre società devono ancora trovare cammini verso una giustizia sociale più diffusa, verso uno sviluppo economico inclusivo”.

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ALBANIA

ESEMPIO DI CONVIVENZA INTERRELIGIOSA

“Il Papa vuole dire a tutti i popoli del mondo che si può lavorare insieme, ricordando che i padri fondatori hanno scommesso sulla possibilità di costruire una società multireligiosa e la storia ha dato loro ragione. L’Albania, infatti, è l’esempio che smentisce quanti usano la religione per alimentare conflitti”.

PAPA FRANCESCO: Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione. Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti!”. Parlando con i giornalisti sul volo papale che da Seoul lo ha riportato ad agosto a Roma, Bergoglio, accusato da alcune frange americane molto critiche di essere un “Papa comunista”, raccontò di aver sentito il desiderio di andare in Albania perché “è stato l’unico dei Paesi comunisti che nella sua costituzione aveva l’ateismo pratico. Andare a messa era anticostituzionale. E sono state distrutte 1.820 chiese ortodosse e cattoliche e altre sono state trasformate in cinema, teatro, sale da ballo”.

“La religione autentica è fonte di pace e non di violenza! Nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano”, ha detto.  Poi ha parlato di libertà religiosa contro i totalitarismi. “L’Albania è stata tristemente testimone di quali violenze e di quali drammi possa causare la forzata esclusione di Dio dalla vita personale e comunitaria. Quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati”, Un messaggio di pace da parte del Papa che ha denunciato pubblicamente con forza che è già in atto una “Terza guerra mondiale a pezzi”. E che non bisogna mai strumentalizzare il nome di Dio per fare violenza.

Gli albanesi sono “contenti” di essere esempio nel dialogo. “Ci sono state due dichiarazioni molto chiare della comunità interreligiosa, formata da cattolici, ortodossi, musulmani sunniti, bektashi e poi Alleanza evangelica, di condanna totale e assoluta – dice il Nunzio – di questi crimini che si commettono evocando o appoggiandosi alle religioni. La religione non può essere mai una scusa o il motivo o l’incentivo per permettere questi crimini. Quindi, penso che tutti si sentano orgogliosi di questo apprezzamento, di questa nota di identità culturale che è vissuta in modo particolare qui, in Albania”.

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La chiesa di Shen Koll, nel villaggio di Derven, a 32 chilometri da Tirana. Il piccolo edificio in pietra ha una storia toccante: 15 famiglie musulmane hanno aiutato la comunità cristiana a ricostruirlo, come simbolo di convivenza tra religioni e culture.

 

IL VILLAGGIO DELLA PACE A SCUTARI

Il Villaggio della Pace di Scutari diventa un punto di riferimento importante perché può accogliere gruppi anche numerosi ed è posto in un contesto naturalistico apprezzabile. Ma anche gruppi di docenti e studenti albanesi arrivano in Italia per partecipare a convegni e meeting in Puglia ed in Veneto, in particolare un gruppo di ragazzi di Tirana partecipano nel 2009 allo Stage-Meeting di Venezia. Le autorità locali apprezzano molto le iniziative ed i valori proposti dalla Rete e si fanno spesso presenti. Numerosi gemellaggi festosi e gioiosi si susseguono negli anni mentre la Rete albanese continua a svilupparsi contando a tutt’oggi una ventina di scuole.

http://www.reteprogettopace.it/dove-siamo/albania.html

Ad Anversa, in Belgio, 300 leader religiosi

per l’Incontro Internazionale 2014

promosso dalla Comunità di Sant’Egidio

Oltre trecento leader delle grandi religioni mondiali si incontreranno da domenica 7 a martedì 9 settembre ad Anversa (Belgio) per partecipare alla XXVIII edizione dell’Incontro Internazionale Uomini e Religioni promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che avrà per tema “La pace è il futuro: religioni e culture in dialogo cento anni dopo la prima guerra mondiale”.

La scelta della località, nel tragico anniversario di un conflitto che ha insanguinato l’intera Europa, risponde all’esigenza di portare lo “spirito di Assisi” nel mondo di oggi, senza smarrire la memoria della storia ma anche senza rinunciare all’impegno nel presente, che ci chiede di “conservare accesa la lampada della speranza, pregando e lavorando per la pace”, come disse papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti all’Incontro di Roma il 30 settembre 2013.

L’Incontro di quest’anno si svolge mentre scontri armati insanguinano il Medio Oriente, l’Europa dell’Est, l’Africa Settentrionale, dando luogo a tremendi drammi umanitari che provocano un flusso incessante di rifugiati e minacciano la sicurezza stessa dell’Europa e dell’intero Occidente. L’anniversario della prima Guerra Mondiale invita tutti a riflettere sull’inutilità dei conflitti e ad impegnarsi nella costruzione di una pace stabile e duratura.

Alla cerimonia di apertura, nello Stadsschouwburg di Anversa, nel pomeriggio di domenica 7 settembre, prenderanno la parola tra gli altri il vescovo di Anversa mons. Johan Bonny, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio prof. Andrea Riccardi, il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, lo scrittore polacco Zygmunt Bauman, il patriarca siro-ortodosso di Antiochia Ignatius Aphrem II e il Gran Mufti della Repubblica araba d’Egitto Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam. Porterà la sua testimonianza la parlamentare irachena Vian Dakheel, rappresentante della comunità yazida perseguitata dal califfato.

Sono poi in programma 25 tavole rotonde che vedranno la partecipazione di  leader religiosi e rappresentanti del mondo politico, culturale, socio-economico di paesi come l’Iraq, la Siria, il Kurdistan, la Nigeria, l’Ucraina, le Filippine: dall’Iraq, in particolare, il patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphaël I SakoAnwar Hadaya, del consiglio provinciale di Ninive, Kamal Muslim, ministro per gli Affari Religiosi del Kurdistan;  dalla Siria l’arcivescovo Dionysius Jean Kawak; dal Pakistan il presidente dell’alleanza di tutte le minoranze del paese Paul Bhatti e il membro della Corte Suprema Mohammad Khalid Masud; dall’Iran il Presidente dell’Istituto per il dialogo interreligioso Sayyed Mohammad Ali Abtahi; dalla Nigeria il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, l’arcivescovo Ignatius Ayau Kaigama, l’emiro Mohamed Sambo Haruna, il pastore James Wuye; dall’Ucraina il vescovo Nikolaj, dalla Russia il metropolita Pavel del Patriarcato di Mosca.

L’Incontro Internazionale si concluderà martedì 9 con una Preghiera per la Pace in luoghi diversi secondo le diverse religioni presenti, una processione e la proclamazione sulla “Grote Markt”  dell’Appello di Pace 2014. Interverrà il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz.   

http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/07/ad_anversa,_i_leader_delle_religioni_di_s_egidio/1106100

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A
LL’INCONTRO INTERNAZIONALE PER LA PACE
ORGANIZZATO DALLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO

“La pace è il futuro: religioni e culture in dialogo cento anni dopo la prima guerra mondiale

[Anversa, 7-9 settembre 2014]

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2014/documents/papa-francesco_20140826_messaggio-sant-egidio-pace-anversa.html

 

 

Capitan Zanetti da Papa Francesco

Questa sera allo Stadio Olimpico di Roma in palio c’è la pace nella Partita Interreligiosa nata dall’ispirazione di Papa Francesco: al riparo di un valore simbolico e sociale di significativo spessore, il rettangolo di gioco riunirà etnie e fedi differenti per un obiettivo comune. La capacità di creare solidarietà sarà la dimostrazione tangibile che gli steccati possono essere superati in nome di un bene superiore. E allora ecco che l’incasso della gara sarà devoluto al progetto «Un’alternativa per la vita», promosso da «Scholas Occurentes» (Ente educativo voluto da Bergoglio) e dall’Associazione «P.U.P.I. Onlus», fondata dall’attuale vice-presidente dell’Inter Javier Zanetti e dalla moglie Paula. Sullo sfondo la costruzione di una rete di interscambio di progetti educativi e di valori per favorire la cultura dell’incontro e della pace. Per sostenere l’iniziativa si può inviare un sms solidale al numero 45593.

E per chi si recherà questa sera allo Stadio Olimpico di Roma il prezzo del biglietto vale non solo per la qualità etica dell’evento, ma anche per lo straordinario ranking: mai tante stelle del calcio tutte insieme messe in campo da due grandi tecnici come Gerardo «Tata» Martino, neo ct della nazionale Argentina, e Arsene Wenger, allenatore dell’Arsenal. Tra gli altri giocheranno Messi, Simeone, Zidane, Roberto Baggio, Filippo Inzaghi, Ronaldinho, Trezeguet, Pirlo, Buffon, Nesta, lo stesso Zanetti, Etòo, Ledesma, Lavezzi, Maldini, Shevchenko, Podolski, il laziale Mauri, i romanisti Nainggolan e Iturbe. «Faranno di tutto per partecipare», come ha spiegato Zanetti, anche Totti e Del Piero. Stelle italiane e internazionali di livello mondiale unite per rappresentare culture e religioni diverse (buddista, cristiana, ebraica, induista, musulmana, shintoista), per dimostrare al mondo che si può lottare insieme per lo stesso obiettivo.

LEGGI TUTTO L’ARTICOLO  QUI

anche su:

http://www.romatoday.it/sport/partita-della-pace-1-settembre-2014.html

http://www.matchforpeace.org/players?lang=it

 

“Lo sport è uno strumento per comunicare i valori che promuovono il bene della persona umana e aiutano a costruire una società più pacifica e fraterna. Pensiamo alla lealtà, alla perseveranza, all’amicizia, alla condivisione ed alla solidarietà”

cit. Papa Francesco Bergoglio

Queste le parole di Sua Santità Papa Francesco che ha manifestato in prima persona la volontà di organizzare un evento sportivo di respiro internazionale che fosse occasione di incontro e di fratellanza tra le diverse religioni del pianeta.
Il 1° settembre 2014, a Roma, i migliori calciatori del mondo – in rappresentanza di molte fedi religiose – daranno vita alla prima Partita Interreligiosa per la Pace, un appuntamento storico e coinvolgente fondato sulla spiritualità, la fratellanza e l’eccellenza sportiva, in nome del dialogo tra i popoli per la Pace nel Mondo.
L’iniziativa è promossa e organizzata da due associazioni, entrambe impegnate e attive nella diffusione dei più alti valori dello sport e nel supporto concreto all’infanzia e all’adolescenza: Fondazione Pupi (www.fondazionepupi.org) e Scholas Occurrentes (www.scholasoccurrentes.org).

 

 

 

La “chiamata” del Papa a una Giornata di preghiera e digiuno per la Siria, sabato 7 settembre, sta raccogliendo adesioni in tutto il mondo.

Il Gran mufti di Siria, Ahmad Badreddin Hassou, leader spirituale dell’islam sunnita in Siria, “ha espresso il desiderio di ESSERE PRESENTE IN SAN PIETRO per la veglia di preghiera per la pace in Siria”. Il mufti ha detto alla sua comunità musulmana a Damasco e in tutto il territorio nazionale di “accogliere l’appello”.

Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti ha sottolineato che TUTTE LE PARROCCHIE DELLA CHIESA GRECO MELCHITA in Medio Oriente e nel mondo hanno già iniziato i preparativi per rispondere all’iniziativa.

“La preghiera è la nostra ultima possibilità di fermare la violenza”: lo riferisce Samir Nassar, Arcivescovo Maronita di Damasco informa Fides che “MOLTI MUSULMANI si uniranno a noi” e che, dunque, la preghiera a Damasco si annuncia ecumenica e interreligiosa, segno della volontà forte di pace della intera popolazione siriana.

La Chiesa cattolica nelle Filippine con le comunità musulmane del Sud, secondo l’agenzia Fides, si uniranno a papa Francesco nella giornata di preghiera e digiuno. Padre Sebastiano D’Ambra, missionario Pime e fondatore del movimento per il DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO “Silsilah”, nella città di Zamboanga, sull’isola di Mindanao, riferisce che “nei prossimi giorni il testo dell’Angelus di Papa Francesco del 1° settembre verrà letto e meditato in INCONTRI INTERRELIGIOSI”.

L’Arcivescovo metropolita siro-ortodosso di “Jazirah e Eufrate”, nella parte orientale della Siria, afferma che lui stesso e tutta la sua comunità “aderiscono con convinzione all’appello del Papa”. Comunità ortodosse e protestanti di diverse confessioni, in Libano e in altre nazioni del Medio Oriente, si stanno mobilitando per pregare e digiunare insieme sabato 7 settembre. 

 

Il pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) afferma: “La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla confessione a cui appartengono. Per questo accogliamo con profonda consapevolezza cristiana l’invito di papa Francesco per una giornata di preghiera per la pace”.

Le preghiere della comunità ebraica di Roma si uniranno a quelle del Papa. Lo annuncia il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, a ridosso dell’inizio di importanti festività ebraiche (Capodanno poi Yom Kippur e Sukkot), sottolineando la “sintonia con tutti coloro” che quel giorno si raccoglieranno in preghiera.


“Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo? Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà! E’ un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa Cattolica ma che estendo a tutti:

- i cristiani di altre Confessioni,

- agli uomini e donne di ogni Religione

- anche a quei fratelli e sorelle che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera, perché E’ UN BENE DI TUTTA L’UMANITA’!

Ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma questa: la cultura dell’incontro, LA CULTURA DEL DIALOGO: questa è l’unica strada per la pace”

 

 

Mercoledì  20 marzo Papa Francesco ha incontrato i delegati delle Chiese e comunità cristiane in dialogo ecumenico con Roma, insieme a rappresentanti dell’ebraismo, dell’islam e di altre religioni.

 

“La Chiesa cattolica è consapevole dell’importanza che ha la promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose; questo voglio ripeterlo: promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose. (…) Essa è ugualmente consapevole della responsabilità che tutti portiamo verso questo nostro mondo, verso l’intero creato, che dobbiamo amare e custodire. E noi possiamo fare molto per il bene di chi è più povero, di chi è debole e di chi soffre, per favorire la giustizia, per promuovere la riconciliazione, per costruire la pace”.

Quanto al dialogo interreligioso, cercare la collaborazione anzitutto sul piano della legge naturale e del «bene comune», e comprendere che le religioni oggi devono necessariamente collaborare di fronte al secolarismo che guarda l’uomo alla sua sola dimensione materiale riducendolo  a ciò che produce e a ciò che consuma.

 

Gli atei stessi possono riconoscere quanto necessaria sia quest’apertura al sacro.  Così il Papa saluta pure «quegli uomini e donne che, pur non riconoscendosi appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, si sentono tuttavia in ricerca della verità, della bontà e della bellezza». Questi non credenti «in ricerca» possono essere, anzi di fatto «sono nostri preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli e nel custodire con cura il creato».

 

Quanto all’ecumenismo con gli altri cristiani, partire non dalle mediazioni umane ma dalla fede. “Ho riconosciuto spiritualmente presenti le comunità che rappresentate. In questa manifestazione di fede mi è parso così di vivere in maniera ancora più pressante la preghiera per l’unità tra i credenti in Cristo e insieme di vederne in qualche modo prefigurata quella piena realizzazione, che dipende dal piano di Dio e dalla nostra leale collaborazione”.

 

 

IN UNA LETTERA INVIATA AL PAPA IL DALAI LAMA  SI E’ CONGRATULATO  PER LA DECISIONE DI SCEGLIERE IL NOME DI FRANCESCO MAI USATO DAI SUOI PREDECESSORI. 

IL LEADER SPIRITUALE TIBETANO HA VOLUTO ESPRIMERE LA SUA GIOIA. NONOSTANTE LA MIA SCARSA CONOSCENZA DEI SANTI CATTOLICI -HA SCRITTO, RIVOLGENDOSI DIRETTAMENTE AL PAPA-  CONOSCO SAN FRANCESCO AVENDO VISITATO ASSISI.  SONO COMMOSSO NELL’APPRENDERE CHE QUESTO E’ IL NOME DA TE SCELTO PER   IL TUO PAPATO”.

 

REAZIONI DEI LEADERS RELIGIOSI:

osservatore romano 15 marzo 2013 2

 

Per approfondire  leggi gli articoli:

http://247.libero.it/focus/25021532/4/papa-francesco-incontra-rappresentanti-di-altre-chiese-e-religioni/

http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/20/news/papa_musulmani_dialogo-54981417/

http://www.laperfettaletizia.com/2013/03/il-papa-alle-chiese-cristiane-e-alle.html

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-incontra-delegati-fraterni.aspx

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-religioni-collaborazione-contro-il-secolarismo-6071.htm

 

 

 

 

 

Beirut (Agenzia Fides) – “La visita di Benedetto XVI in Libano ha mostrato al mondo che il popolo libanese, cristiani e musulmani, è tutto dalla stessa parte, mentre i partiti e le fazioni si dividono e generano conflitti. La speranza è che anche gli uomini politici in Libano imparino qualcosa dallo spettacolo di unità che si è visto nei giorni della visita papale”. Così spiega all’Agenzia Fides Muhammad Sammak, consigliere politico del gran Mufti del Libano e Segretario generale del Comitato libanese per il dialogo islamico-cristiano. I giorni del Papa in Libano sono stati per tutti una parentesi di sollievo nella fase a rischio di nuove lacerazioni vissuta dal Paese dei cedri. Sammak racconta questa percezione condivisa attraverso un aneddoto: “Le reti televisive per qualche giorno si sono concentrate sulla visita papale, e i politici con le loro contrapposizioni sono spariti dagli schermi. Tutti erano felici di ciò, e si auguravano anche per questo che il viaggio papale in Libano durasse più a lungo”.
Sammak confida a Fides di essere l’autore del messaggio che il gran Mufti Mohammed Rashid Gabbani ha consegnato al Santo Padre Benedetto XVI durante il suo incontro con i rappresentanti delle comunità islamiche: “Ho espresso in quel testo il concetto che ogni male fatto a un cristiano è una male fatto a tutti i musulmani, e ogni attacco portato a una chiesa è un attacco contro tutte le moschee. Un messaggio che si può ritrovare negli insegnamenti stessi del Profeta Muhammad”. Il consigliere del gran Mufti definisce “fenomenale” lo spirito con cui tutte le componenti musulmane hanno preso parte ai diversi momenti della visita papale: “Le relazioni tra sunniti e sciiti ora in Libano non sono buone, eppure tutti hanno partecipato insieme agli incontri ufficiali, alla Messa, ai momenti di benvenuto e di arrivederci”.

Sammak valorizza l’approccio alle relazioni tra cristiani e musulmani espresso da Benedetto XVI nei suoi discorsi: “Il Papa ha presentato la libertà religiosa come la madre di tutti i diritti. E mi colpisce quando dice che l’antidoto agli estremismi non è la tolleranza. Non vogliamo relazioni islamo-cristiane basate solo sulla tolleranza. Esse si devono fondare sui diritti di cittadinanza condivisi tra tutti i cittadini, e poi sulla mutua fiducia e l’amore reciproco. La tolleranza, da sola non è sufficiente”.
LEGGI TUTTO SU:  http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39861&lan=ita

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Papa Benedetto ha definito la primavera araba «positiva», ma ha dato una strigliata agli estremismi: «Il fondamentalismo è sempre una falsificazione delle religioni». Con questa frase, dettata in aereo, è atterrato.

LEGGI TUTTO SU: http://www.ilgiornale.it/news/interni/papa-libano-sfida-lintegralismo-falsifica-fede-837572.html

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Tre giorni di viaggio, otto discorsi, incontri ecumenici e interreligiosi (oltre che ovviamente con la comunità cattolica), un documento di magistero da consegnare (l’esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Medio Oriente) e una parola che riassume tutto l’itinerario: pace. Pax vobis è infatti il tema scelto dagli organizzatori.
LEGGI TUTTO SU: http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/benedetto-XVI-pellegrino-di-pace.aspx