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Assisi, 18 – 20 Settembre 2016

SETE DI PACE – RELIGIONI E CULTURE IN DIALOGO

SPIRITO DI ASSISI 1986-2016 

30 anni di dialogo interreligioso ed ecumenico

 

Cos’è lo “Spirito di Assisi”, 30 anni di pace

Ad Assisi dal 18 al 20 settembre 2016, sarà celebrato il 30° anniversario della storica giornata del 27 ottobre 1986 voluta da san Giovanni Paolo II, che rappresentò la sorgente di quello “Spirito di Assisi” che si è diffuso da allora in tanti angoli del mondo.

A trenta anni di distanza, ancora una volta, uomini e donne di religione e di cultura si ritroveranno ad Assisi, nella città che San Giovanni Paolo II ebbe a definire “il luogo che la serafica figura di san Francesco ha trasformato in un centro di Fraternità universale”. Il meeting intende raccogliere le sfide del mondo contemporaneo attraverso un dialogo sincero e fattivo, per generare un clima di fiducia, di rispetto e collaborazione, tanto prezioso alla costruzione di un futuro migliore per l’umanità

Il meeting del 30° Spirito di Assisi” si svolge, come è ormai tradizione , attraverso un assemblea plenaria di Inaugurazione, nel pomeriggio di domenica 18 settembre, a cui faranno seguito il lunedì e il martedì mattina, in tre sessioni, circa 30 panel sui temi emergenti del dialogo interreligioso e della giustizia e pace nelle società contemporanee. i tre giorni saranno conclusi da una cerimonia finale in piazza, dove sarà proclamato e firmato un comune appello appello di pace.

I partecipanti previsti, nazionali e internazionali, saranno oltre 400 oltre ad alcune migliaia di convegnisti presenti ai diversi momenti dell’incontro.

L’evento commemorativo, quest’anno, viene promosso dalla Diocesi di Assisi, dalle famiglie Francescane, dalla comunità sant’Egidio insieme ad altri movimenti e aggregazioni ecclesiali, in collaborazione con la conferenza espiscopale Umbra, la Regione Umbria e il Comune di Assisi. Vedrà la partecipazione di leaders delle chiese cristiane e delle grandi religioni, di esponenti del mondo politico e culturale internazionale oltre a rappresentanti di governi provenienti da diverse aree del mondo.

Il meeting di Assisi 2016 avrà luogo, significativamente, nel corso dell’Anno Santo della Misericordia, voluto da Papa Francesco. Si colloca sulla scia di innumerevoli altri incontri nazionali e internazionali vissuti nel trentennio nello “spirito di Assisi”, promossi dalla Comunità Sant’Egidio e da altre aggregazioni ecclesiali.

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PAPA  FRANCESCO IN VISITA ECUMENICA

ALLA CHIESA LUTERANA DI ROMA

«Non costruire muri ma pregare e servire»

 

 

A Parigi «anche il nome di Dio usato per chiudere il cuore»

Dopo Parigi «che fare? Parlare chiaro, pregare e servire». Il Pontefice ha evocato con queste parole la tragedia degli attacchi terroristici nella conversazione spontanea con i fedeli della chiesa luterana di Roma, rispondendo a una donna che gli chiedeva che cosa fare per evitare che le persone non si rassegnino alla miseria e non costruiscano nuovi muri. «L’uomo – ha sottolineato – dal primo momento, se leggiamo le Scritture è un grande costruttore di muri, dalle prime pagine della Genesi vediamo questo». Secondo il Papa «c’è una fantasia dietro i muri umani: diventare come Dio. La Torre di Babele è proprio l’atteggiamento di dire: “Noi siamo i potenti, voi fuori”. C’è la superbia del potere nell’atteggiamento proposto nelle prime pagine della Genesi, per escludere si va in questa linea».

 

Papa Bergoglio ha aggiunto: «L’egoismo umano vuol difendersi, difendere il proprio potere. Ma in quel difendersi si allontana dalla fonte della ricchezza. I muri alla fine sono come un suicidio, ti chiudono. È una cosa brutta avere un cuore chiuso e oggi lo vediamo».

 

«Il muro è il monumento all’esclusione – ha spiegato – Sapete come fare a evitare i muri? Bisogna parlare chiaro, pregare e servire. Fate gli ultimi, lavate i piedi, prestate servizio ai fratelli e alle sorelle, ai più bisognosi».

 

«Che cosa mi piace di più nell’essere papa? Fare il parroco»

«La cosa che mi piace di più» nell’essere Papa «è fare il parroco» ma anche «stare con i bambini, parlare con loro, perché si impara tanto da loro». Così papa Francesco ha invece risposto alla domanda di un bambino di 9 anni: «Cosa ti piace di più dell’essere Papa?».

«La risposta è semplice – ha detto Jorge Mario Bergoglio – se io ti chiedo cosa ti piace più di un pasto tu mi rispondi il dolce. In realtà però di un pasto si deve mangiare tutto. A me non piace molto il lavoro di ufficio, ma devo farlo». Ma «la cosa che mi piace di più è fare il parroco, e quando ero rettore della facoltà di Teologia, c’era una parrocchia accanto alla facoltà di cui ero parroco: mi piaceva tanto insegnare il catechismo ai bambini e la domenica fare la messa con i bambini, c’erano 250 bambini ed era difficile che tutti stessero in silenzio, ma il dialogo con loro mi piaceva molto, perché i bambini sono concreti, non fanno domande teoriche».

«Fare il papa con lo stile del parroco, del pastore. Mi sento bene quando visito gli ammalati, quando parlo con le persone che sono disperate, tristi, e amo tanto andare in carcere. Ma non che mi portino in galera eh!», ha riso Francesco. «Ogni volta che io entro in un carcere mi domando “perché loro? e io no” – ha ribadito – e lì sento la salvezza di Gesù Cristo, perché è lui che mi ha salvato, io non sono più peccatore di lui, e lui mi ha preso per mano». «Se un Papa non fa il parroco, il vescovo, il pastore, sarà una persona importante, intelligente, avrà influsso nella società ma – conclude – nel suo cuore penso non sia felice».

 

Ai luterani: è giunto il tempo di «chiederci perdono»

Soffermandosi sul rapporto tra cattolici e luterani, nell’omelia, sviluppata dal passo evangelico secondo Matteo (25,31-46) e tutta pronunciata parlando «a braccio», «Ci sono stati tempi brutti fra noi, cattolici e luterani. Pensate alle persecuzioni fra noi con lo stesso battesimo. Dobbiamo chiederci perdono per questo, perdono dello scandalo della divisione».

Nella predica ha rilevato: «Nel giorno del Giudizio non ti sarà chiesto se sei andato a messa, ma se la tua vita l’avrai usata per fare muri o per servire. Tutti noi battezzati, luterani e cattolici, siamo in questa scelta: il sevizio, l’essere servo». Si è domandato Francesco: «Ma noi luterani e cattolici, da che parte saremo, a destra o a sinistra? Ma ci sono stati tempi brutti eh fra noi – ha sottolineato – le persecuzioni tra noi, con lo stesso battesimo… ci siamo anche bruciati vivi, dobbiamo chiederci perdono per quello scandalo della divisione, perdono, tutti, luterani con cattolici».

 

Quando «condividiamo la cena del Signore – ha osservato – ricordiamo e imitiamo il Signore Gesù. La cena del Signore ci sarà. Il banchetto finale della nuova Gerusalemme. Mi domando: condividere la cena del Signore è il fine di un cammino o il viatico per camminare insieme? In un certo senso condividere è dire che non ci sono differenze tra noi, che abbiamo la stessa dottrina. Mi domando: “Ma non abbiamo lo stesso battesimo?” E se sì dobbiamo camminare insieme».

 

«Una fede, un battesimo, un Signore, così disse Paolo – ha evidenziato – Non oserò mai dare il permesso perché non è competenza mia. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso e non posso dire di più». Il Pontefice ha riconosciuto di essere consapevole che «non c’è un’altra scelta, oltre la scelta di servizio che lui ci ha indicato essendo servo, il servo del Signore. Mi piace per finire chiedere che lui sia il servo della vita, che ci aiuti a camminare insieme, a lavorare insieme, ad amarci insieme con vero amore; “padre siamo diversi perché i nostri libri dogmatici dicono una cosa e i vostri ne dicono un’altra”, ma un grande vostro ha detto un giorno che c’è l’ora della grazia riconciliata, di quel Dio che è venuto da noi per servire».

 

Prima della predica, rispondendo alla domanda di una donna luterana sposata con un cristiano, aveva detto: «Quando lei si sente peccatrice e suo marito si sente peccatore lei guarda il Signore e chiede perdono. Suo marito fa lo stesso. Quando pregate insieme quel battesimo cresce, diviene forte. Quando insegnate ai vostri figli chi è Gesù, fate lo stesso, sia in lingua luterana che in lingua cattolica».

 

Preghiera ecumenica ore 9.30

 Giovedì 12 novembre la prima parte della giornata sarà nel segno dell’incontro fra le confessioni cristiane e le altre fedi. Alle 9.30 è in programma la preghiera ecumenica presieduta da S.E. mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, con le meditazioni di padre Georgij Blatinskij, arciprete della Chiesa ortodossa russa di Firenze, e della pastora Letizia Tomassone della Chiesa valdese di Firenze.  Alle 10.20 il dialogo con Joseph Levi, rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze, e Izzeddin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’UCOII (Unione Comunità Islamiche d’Italia).

LEGGI TUTTO  QUI

 

“Vi raccomando anche, in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria “fetta” della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. Molte volte l’incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dà il conflitto: è logico e prevedibile che sia così. E non dobbiamo temerlo né ignorarlo ma accettarlo. 

 «Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo» (Evangelii gaudium, 227).Ma dobbiamo sempre ricordare che non esiste umanesimo autentico che non contempli l’amore come vincolo tra gli esseri umani, sia esso di natura interpersonale, intima, sociale, politica o intellettuale. Su questo si fonda la necessità del dialogo e dell’incontro per costruire insieme con gli altri la società civile. Noi sappiamo che la migliore risposta alla conflittualità dell’essere umano del celebre homo homini lupus di Thomas Hobbes è l’«Ecce homo» di Gesù che non recrimina, ma accoglie e, pagando di persona, salva.”

(Papa Francesco discorso ai partecipanti al convengo)

foto di Convegno Ecclesiale Nazionale Firenze 2015.

PREGHIERA INTERRELIGIOSA:

BASTA VIOLENZA ANIMATA DA FONDAMENTALISMI RELIGIOSI

 Memorial di Ground Zero, New York, Venerdì, 25 settembre 2015

 Alle ore 11.30 di questa mattina, il Santo Padre Francesco si è recato al Ground Zero Memorial di New York dove ha avuto luogo l’Incontro Interreligioso. Al Suo arrivo insieme all’Arcivescovo di New York Card. Timothy M. Dolan, il Papa ha deposto una corona di fiori in prossimità della fontana sud e ha salutato individualmente 20 familiari di soccorritori caduti l’11 settembre 2001. Quindi il Santo Padre e il Cardinale sono entrati nell’edificio del Memoriale e scesi al piano -4, per raggiungere la Foundation Hall, dove si trovavano già presenti 12 leader religiosi. L’incontro interreligioso si è aperto con la presentazione del Card. Dolan e le riflessioni del Rabbino e dell’Imam Khalid Latif. Il Santo Padre ha recitato quindi la Preghiera per la Pace. Successivamente, dopo la lettura di 5 meditazioni sulla pace (indù, buddista, sikh, cristiana, musulmana) e la preghiera ebraica per i defunti, Papa Francesco ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito…

(fonte: http://kairosterzomillennio.blogspot.it/2015/09/incontro-interreligioso-al-ground-zero.html)

PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

O Dio dell’amore, della compassione e della riconciliazione,
rivolgi il Tuo sguardo su di noi, popolo di molte fedi e tradizioni diverse,
che siamo riuniti oggi in questo luogo,
scenario di incredibile violenza e dolore.

Ti chiediamo nella Tua bontà
di concedere luce e pace eterna
a tutti coloro che sono morti in questo luogo—
i primi eroici soccorritori:
i nostri vigili del fuoco, agenti di polizia,
addetti ai servizi di emergenza e personale della Capitaneria di Porto,
insieme a tutti gli uomini e le donne innocenti,
vittime di questa tragedia
solo perché il loro lavoro e il loro servizio
li ha portati qui l’11 settembre 2001.

Ti chiediamo, nella Tua compassione
di portare la guarigione a coloro i quali,
a causa della loro presenza qui in quel giorno,
soffrono per le lesioni e la malattia.
Guarisci, anche la sofferenza delle famiglie ancora in lutto
e di quanti hanno perso persone care in questa tragedia.
Concedi loro la forza di continuare a vivere con coraggio e speranza.

Ricordiamo anche coloro
che hanno trovato la morte, i feriti e quanti hanno perso i loro cari
in quello stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania.
I nostri cuori si uniscono ai loro
mentre la nostra preghiera abbraccia il loro dolore e la loro sofferenza.

Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento:
pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne
e pace tra le Nazioni della terra.
Volgi verso il Tuo cammino di amore
coloro che hanno il cuore e la mente
consumati dall’odio.

Dio della comprensione,
sopraffatti dalla dimensione immane di questa tragedia,
cerchiamo la Tua luce e la Tua guida
mentre siamo davanti ad eventi così tremendi.
Concedi a coloro le cui vite sono state risparmiate
di poter vivere in modo che le vite perdute qui
non siano state perdute in vano.
Confortaci e consolaci,
rafforzaci nella speranza
e concedici la saggezza e il coraggio
di lavorare instancabilmente per un mondo
in cui pace e amore autentici regnino
tra le Nazioni e nei cuori di tutti.

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Suscita in me diversi sentimenti, emozioni, trovarmi qui a Ground Zero, dove migliaia di vite sono state strappate in un atto insensato di distruzione. Qui il dolore è palpabile. L’acqua che vediamo scorrere verso questo centro vuoto, ci ricorda tutte quelle vite che stavano sotto il potere di quelli che credono che la distruzione sia l’unico modo di risolvere i conflitti. E’ il grido silenzioso di quanti hanno sofferto nella loro carne la logica della violenza, dell’odio, della vendetta. Una logica che può causare solo dolore, sofferenza, distruzione, lacrime.

L’acqua che scorre giù è simbolo anche delle nostre lacrime. Lacrime per le distruzioni di ieri, che si uniscono a quelle per tante distruzioni di oggi. Questo è un luogo in cui piangiamo, piangiamo il dolore provocato dal sentire l’impotenza di fronte all’ingiustizia, di fronte al fratricidio, di fronte all’incapacità di risolvere le nostre differenze dialogando. In questo luogo piangiamo per la perdita ingiusta e gratuita di innocenti, per non poter trovare soluzioni per il bene comune. E’ acqua che ci ricorda il pianto di ieri e il pianto di oggi.

Qualche minuto fa ho incontrato alcune famiglie dei primi soccorritori caduti in servizio. Nell’incontro ho potuto constatare ancora una volta come la distruzione non è mai impersonale, astratta o solo di cose; ma che soprattutto ha un volto e una storia, è concreta, possiede dei nomi. Nei familiari, si può vedere il volto del dolore, un dolore che ci lascia attoniti e grida al cielo.

Ma, a loro volta, essi mi hanno saputo mostrare l’altra faccia di questo attentato, l’altra faccia del loro dolore: la potenza dell’amore e del ricordo. Un ricordo che non ci lascia vuoti. Il nome di tante persone care sono scritti qui dove c’erano le basi delle torri, e così li possiamo vedere, toccare e mai più dimenticarli.

Qui in mezzo al dolore lacerante, possiamo toccare con mano la capacità di bontà eroica di cui è anche capace l’essere umano, la forza nascosta a cui sempre dobbiamo fare appello. Nel momento di maggior dolore, sofferenza, voi siete stati testimoni dei più grandi atti di dedizione e di aiuto. Mani tese, vite offerte. In una metropoli che può sembrare impersonale, anonima, di grandi solitudini, siete stati capaci di mostrare la potente solidarietà dell’aiuto reciproco, dell’amore e del sacrificio personale. In quel momento non era una questione di sangue, di origine, di quartiere, di religione o di scelta politica; era questione di solidarietà, di emergenza, di fraternità. Era questione di umanità. I pompieri di New York sono entrati nelle torri che stavano crollando senza fare tanta attenzione alla propria vita. Molti sono caduti in servizio e col loro sacrificio hanno salvato la vita di tanti altri.

Questo luogo di morte si trasforma anche in un luogo di vita, di vite salvate, un canto che ci porta ad affermare che la vita è sempre destinata a trionfare sui profeti della distruzione, sulla morte, che il bene avrà sempre la meglio sul male, che la riconciliazione e l’unità vinceranno sull’odio e sulla divisione.

In questo luogo di dolore e di ricordo, mi riempie di speranza l’opportunità di associarmi ai leader che rappresentano le molte religioni che arricchiscono la vita di questa città.

Spero che la nostra presenza qui sia un segno potente delle nostre volontà di condividere e riaffermare il desiderio di essere forze di riconciliazione, forze di pace e giustizia in questa comunità e in ogni parte del mondo. Nelle differenze, nelle discrepanze è possibile vivere un mondo di pace.

Davanti ad ogni tentativo di rendere uniformi è possibile e necessario riunirci dalle diverse lingue, culture, religioni e dare voce a tutto ciò che vuole impedirlo. Insieme oggi siamo invitati a dire: “no” ad ogni tentativo uniformante e “sì” ad una differenza accettata e riconciliata.

Per questo scopo abbiamo bisogno di bandire i nostri sentimenti di odio, di vendetta, di rancore. E sappiamo che ciò è possibile soltanto come un dono del cielo. Qui, in questo luogo della memoria, ciascuno nella sua maniera, ma insieme. Vi propongo di fare un momento di silenzio e preghiera. Chiediamo al cielo il dono di impegnarci per la causa della pace. Pace nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità. Pace in quei luoghi dove la guerra sembra non avere fine. Pace sui quei volti che non hanno conosciuto altro che dolore. Pace in questo vasto mondo che Dio ci ha dato come casa di tutti e per tutti. Soltanto, pace. Preghiamo in silenzio.

Così la vita dei nostri cari non sarà una vita che finirà nell’oblio  ma sarà presente ogni volta che lottiamo per essere profeti di ricostruzione, profeti di riconciliazione, profeti di pace.

 

 

 

 

The Golden Rule

 

QUINTA EDIZIONE DELLA  WORLD INTERFAITH HARMONY WEEK, proclamata   dall’Assemblea Generale dell’ONU , attraverso una risoluzione adottata il 20 Ottobre 2010, ed iniziata nel 2011.

Nella risoluzione si afferma che la conoscenza reciproca ed il dialogo interreligioso costituiscono dimensioni importanti della cultura di pace: una via imprescindibile per promuovere l’armonia tra i popoli.

In questo spirito si stanno svolgendo, nella prima settimana di febbraio ( periodo indicato dalla citata
risoluzione ONU ),  numerose iniziative in Italia e nel Mondo per favorire il dialogo e la cooperazione tra le  Religioni al servizio della Pace: compito quanto mai importante ed urgente dati i rischi crescenti per la coesistenza pacifica rappresentati dall’intolleranza settaria e dall’estremismo religioso che assume spesso un volto terroristico particolarmente inquietante.

Il contributo di ogni persona e di ogni comunità per un futuro migliore, orientato alla giustizia ed alla pace, è prezioso ed insostituibile.

http://worldinterfaithharmonyweek.com/

 

 

Gesù le disse: 

VIVI OGNI GIORNO LE MEDITAZIONI E LA PREGHIERA

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Settimana di Preghiera per l’unita’ dei cristiani 2015

A Gerusalemme da sabato, 24 gennaio 2015 a domenica, 1 febbraio 2015

PROGRAMMA

Sabato, 24 gennaio 2015:
Basilica del Santo Sepolcro – Calvario
17:30 Greek Orthodox Office of “Apodeipnon”(Compline)

Domenica, 25 gennaio 2015:
Cattedrale anglicana di S. Giorgio, Nablus Road
5.00 Preghiera

Lunedì, 26 gennaio 2015:
Cattedrale armena di S. Giacomo, Quartiere armeno, citta’ vecchia
17:00 Liturgia

Martedì, 27 gennaio 2015:
Chiesa luterana del Redentore, Muristan, citta’ vecchia
17:00 Preghiera

Mercoledì, 28 gennaio 2015:
Getsemani – Basilica dell’Agonia
17:00 Preghiera

Giovedì, 29 gennaio 2015:
Monte Sion – Sala dell’Ultima Cena
16:00 Preghiera

Venerdì, 30 gennaio 2015:
Chiesa siriano ortodossa di S. Marco, Quartiere armeno, citta’ vecchia
17:00 Liturgia

Sabato, 31 gennaio 2015:
Chiesa etiope ortodossa, vicino la Via HaNeviim
17:00 Liturgia

Domenica 1 febbraio 2015:
Chiesa greco cattolica dell’Annunciazione, Porta di Giaffa, Citta’ Vecchia
17:00 Liturgia

 

Un momento storico, un’immagine indelebile: l’incontro di preghiera in Vaticano con Francesco e i presidenti israeliano e palestinese, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, alla presenza del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e del custode di Terra Santa padre Pizzaballa. Le invocazioni sono risuonate in lingue diverse, ma tutte rivolte alla richiesta di pace in Medio Oriente. Dopo i discorsi di Francesco e dei due presidenti, è seguito l’incontro privato. Chiedo a tutte le persone di buona volontà – aveva scritto il Papa - di unirsi a noi nella preghiera per la pace in Medio Oriente.

 

“Spero che questo incontro sia un cammino alla ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide” - ha detto Francesco – un incontro “accompagnato dalla preghiera di tantissime persone”, di religioni, culture e patrie diverse, ma che hanno pregato per un momento che, ha aggiunto Papa Francesco, “risponde all’ardente desiderio di quanti anelano alla pace e sognano un  mondo dove gli uomini e le donne possano vivere da fratelli e non da avversari o da nemici”: “Signori Presidenti, il mondo è un’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, è vero, ma è anche un prestito dei nostri figli: figli che sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l’alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell’inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l’amore e l’amicizia trionfino”.

Quei figli sono caduti sotto i colpi di guerra e violenza, e in memoria di quegli stessi figli, affinché il loro sacrificio non sia vano, Francesco ha chiesto ai suoi ospiti di avere  “il coraggio della pace, di perseverare nel dialogo ad ogni costo, e di avere la pazienza di tessere la trama sempre più robusta di una convivenza rispettosa e pacifica”.

leggi tutto QUI

 

DIFFONDIAMO L’INVITO DI RELIGIONS FOR PEACE 

GIOVEDI’ 12 LUGLIO 2012, ORE 20

INCONTRO DI PREGHIERA PER LA PACE

PIAZZA SANTA CECILIA

ROMA 

L’escalation  di massacri di fedeli in preghiera continua ad insanguinare l’amato continente africano. Dopo la catena di attentati contro comunità cristiane in Nigeria, abbiamo assistito all’orribile strage della scorsa domenica 1° Luglio in KENYA, che ha provocato la morte di 17 persone oltre ad un alto numero di feriti. Nella stessa giornata del 1° Luglio altri estremisti della stessa matrice hanno anche profanato una delle più antiche moschee di Timbuctu’ nel Mali,  distruggendone la cosiddetta “Porta Sacra”.

Non possiamo voltarci dall’altra parte, mentre si verificano tali violenze, ancora più gravi perché perpetrate ricorrendo abusivamente a motivi religiosi.

 Mentre rinnoviamo l’appello alla vigilanza ed all’impegno da parte di ciascuno per arginare e prevenire crimini così crudeli, invitiamo a partecipare ad un momento di raccoglimento in memoria delle vittime, durante il quale ci uniremo spiritualmente alle preghiere che rappresentanti delle varie tradizioni religiose esprimeranno per invocare la pace  e la luce necessaria a guidare le nostre azioni e perseguire la giustizia.

 La scelta di Piazza Santa Cecilia in Trastevere per l’incontro vuole sottolineare un legame ideale, con una persona, Santa Cecilia, martirizzata a causa della fede, che in punto di morte chiese che quel luogo, la sua casa di famiglia, fosse destinato per sempre alla preghiera.

*

 

 ALCUNI PASSI DEL DISCORSO DI PAPA BENEDETTO XVI
Sono passati venticinque anni da quando il beato Papa Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una preghiera per la pace.
Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace?

(…) Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza. (…)  

Cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi volti della violenza e della discordia. (…) Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del "bene" perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza.

La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religione fosse causa di violenza e con ciò ha fomentato l’ostilità contro le religioni.Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente.  (…)

Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte?

Queste domande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi.
 
Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo interreligioso – un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato.Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna.

Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è "Dio dell’amore e della pace" (2 Cor 13,11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo.

(…) Qui non vorrei però soffermarmi sull’ateismo prescritto dallo Stato; vorrei piuttosto parlare della "decadenza" dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono sedotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso.

L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarLo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? (…)

Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: "Non esiste alcun Dio". Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono "pellegrini della verità, pellegrini della pace". Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri. (…)

 
Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto.

In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere "pellegrini della verità, pellegrini della pace". Vi ringrazio.

ALCUNE RIFLESSIONI DI BARTOLOMEO I
 ''Dobbiamo opporci alla deformazione dei messaggi delle religioni e dei loro simboli da parte degli autori di violenza''. E' il messaggio lanciato dal patriarca ecumenico di Costantinopoli nella sua testimonianza.  Per il rappresentante ortodosso, 25 anni dopo l'incontro dell'86, dieci anni dopo l'11 settembre e ''nel momento in cui le 'primavere arabe' non hanno messo fine alle tensioni intercomunitarie, il posto delle religioni tra i fermenti in atto nel mondo resta ambiguo''. Bartolomeo I ha messo in guardia contro la ''cresciuta marginalizzazione delle comunita' cristiane nel Medio Oriente''.  "I responsabili delle religioni – questo il suo appello – devono farsi carico del processo di ristabilimento della pace. Poiche' il solo modo di levarci contro la strumentalizzazione bellicista delle religioni è di condannare fermamente la guerra e i conflitti e di porci come mediatori di pace e di riconciliazione''.  Inoltre contro ''l'indifferenza'' e i ''particolarismi'', e contro''l'odio, il conflitto, la violenza'' che ne nascono, ''solo il dialogo  è   una soluzione percorribile e a lungo termine''.

 
ALCUNE RIFLESSIONI DI KYAI HAJI MUZADI
Le divisioni e i contrasti tra le religioni nascono dalla ''mancanza di comprensione piena e completa'' e quindi dalla ''distorsione'' della religione stessa, oltre che da ''strumentalizzazioni'' per finalita' estranee alla religione. E' quanto ha sostenuto il  segretario generale della Conferenza Internazionale degli Studiosi islamici (Icis).
 
Quando i seguaci ''sbagliano nel comprendere gli aspetti sociali della religione – ha detto Muzadi -, allora l'errore finisce per avere conseguenze sull'intera societa', nella forma di tensioni sociali o perfino di conflitti sociali. E tali conflitti sociali possono scivolare persino in forme di conflitto tra Stati nel mondo''.
''Ogni religione possiede la propria identita' – ha detto il rappresentante islamico -. Tra religioni vi sono somiglianze e differenze''. Ma ''un carattere comune ad ogni religione e' la speranza per la creazione di armonia tra gli uomini, pace, giustizia, prosperita' e di un migliore livello di vita''. 

ALCUNE RIFLESSIONI DEL RABBINO DAVID ROSEN
''Un debito di gratitudine alla memoria del Beato Giovanni Paolo II'' per aver dimostrato ''in una maniera cosi' visibile'' l'aspirazione degli uomini e delle donne di fede la loro aspirazione alla pace. E ''dobbiamo essere profondamente grati al suo successore, Papa Benedetto XVI per aver continuato questo cammino''.
''I saggi del Talmud – ha detto il Rabbino – ci insegnano che pace non solo e' il nome di Dio, ma e' anche il prerequisito indispensabile per la redenzione''. ''Inoltre – ha aggiunto – i nostri saggi sottolineano che non vi e' altro valore per cercare il quale siamo obbligati ad uscire dalla nostra strada, come accade per la pace''.
''Possa l'incontro di oggi rinvigorire tutti gli uomini e dorme di fede e di buona volonta' per moltiplicare i nostri sforzi e fare di questo obiettivo una realta', realta' che porti vera benedizione e guarigione all'umanita', come sta scritto: 'Pace, pace ai lontani e ai vicini e io li guarirò'' .

 


 MAI  PIU'  VIOLENZA
MAI   PIU'   GUERRA
MAI   PIU'   TERRORISMO

 


 

 

·  10,15: Le Delegazioni trovano posto nella Basilica di S. Maria degli Angeli.
All’esterno della Basilica sono previsti maxi schermi per i pellegrini.
  Il Santo Padre è ricevuto sulla soglia della
Basilica di Santa Maria degli Angeli da:
  1. P. José Rodriguez Carballo – Ministro Generale Frati Minori
2. P. Marco Tasca – Ministro Generale Frati Minori Conventuali
3. P. Mauro Jöhri – Ministro Generale Frati Minori Cappuccini
4. P. Michael J. Higgins -
Ministro Generale Terz’Ordine Regolare San Francesco
  Il Santo Padre a Sua volta accoglie sulla porta della Basilica
i Capi Delegazione,
che gli saranno presentati dai Cardinali Capi Dicastero coinvolti,
e che prenderanno posto sul palco.
  - Saluto Card. Turkson
- proiezione di un video a memoria dell’incontro del 1986
- intervento di Sua Santità Bartolomeo I
(Arcivescovo di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico)
- intervento di Sua Grazia Dott. Rowan Douglas Williams
(Arcivescovo di Canterbury – Primate della Comunione Anglicana)
- intervento di Sua Eminenza Norvan Zakarian
(Arcivescovo Primate della Diocesi Armena in Francia
- brano d’organo
- intervento di Rev. Dott. Olav Fykse Tveit
(Segretario Generale Consiglio Ecumenico delle Chiese)
- intervento di Rabbi David Rosen
(Rappresentante Gran Rabbinato d’Israele
- intervento di Prof. Wande Abimbola (Portavoce IFA e Religione Yoruba)
- brano d’organo
- intervento di Acharya Shri Shrivatsa Goswami
(Rappresentante della Religione Induista)
- intervento di Most Ven. Ja-Seung
(Presidente di "Jogye Order", Buddhismo Coreano)
- intervento del Dott. Kyai Haji Hasyim Muzadi
(Segretario Generale della Conferenza Internazionale
delle Scuole Islamiche
)
- intervento della Prof.ssa Julia Kristeva (Rappresentante Non Credenti)
- brano d’organo

- Intervento del Santo Padre Papa Benedetto XVI

 

12,30: Terminato l’incontro in Basilica, il Santo Padre e i Capi Delegazione
entrano nel convento della Porziuncola. All’ingresso il Santo Padre è accolto da:
  1. P. Fabrizio Migliasso – Custode
2. P. Massimo Lelli – Rettore della Basilica

Seguono tutti i membri delle Delegazioni

 

13,00: Pranzo frugale nei Refettori del Convento di S. Maria degli Angeli.

 

13,45-15,30:
Tempo di silenzio, per la riflessione e/o la preghiera personali.
A ciascuno dei partecipanti sarà assegnata una stanza
nella casa di accoglienza adiacente al Convento di S. Maria degli Angeli.
13,45:
I Giovani, si mettono in cammino dalla Basilica di S. Maria degli Angeli
verso la piazza San Francesco, luogo in cui si sono tenuti i precedenti raduni.
15,15:

Le Delegazioni vengono accompagnate con Mini Bus
alla piazza San Francesco
e prendono subito posto nel settore loro riservato.
Durante l’arrivo delle Delegazioni i cori del Gen Verde, Gen Rosso e
Interfrancescano eseguono vari canti e coreografie:

  1. Coro Interfrancescano
2. Gen Verde
3. Gen Rosso
4. Coro Diocesano
15,45:

Il Santo Padre e i Capi Delegazione percorrono a piedi il tratto dall’uscita
della Basilica di Santa Maria degli Angeli a piazza Los Angeles,
dove prenderanno posto sui Mini Bus, per giungere a piazza San Francesco.

16,30:

Incontro conclusivo:

  - saluto introduttivo del Card. Tauran
(Presidente del Pontificio Consiglio
per il Dialogo Interreligioso
)

- Rinnovo Solenne dell’Impegno per la Pace.
Durante la lettura unico sottofondo musicale
per tutta la durata degli impegni

- Introduzione di S.S. Bartolomeo I (
Arcivescovo di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico)
- Federazione Luterana Mondiale
- Sikh
- Sua Eminenza Aleksandr (Patriarcato di Mosca)
- Alleanza Mondiale Battista
- Mussulmano
- Metropolita Gregorios
(Patriarcato Siro – ortodosso di Antiochia)
- Confuciano
- Mussulmano
- Buddhista
- Rabbino
- Rev. Dr. Setri Nyomi
(Comunione Mondiale delle Chiese Riformate)
- Guillermo Hurtado (Rappresentante Non Credenti)

- Conclusione del Santo Padre Benedetto XVI
- momento di silenzio
- gesto simbolico (accensione e consegna delle lampade ai Capi Delegazioni). D
urante la consegna delle lampade il Coro esegue la "Preghiera Semplice".
Terminato il canto i ragazzi ritirano le lampade dai Capi Delegazione.

- Monizione del Cardinale Koch
(Presidente del Pontificio Consiglio per
la Promozione dell’Unità dei Cristiani
)

- Scambio della pace tra i Delegati.
- Congedo del Santo Padre Papa Benedetto XVI
- canto finale "Cantico delle Creature"
(eseguito dal Coro della Diocesi di Assisi)
18,00:

Il Santo Padre e i Capi Delegazione che lo desiderano sosteranno brevemente
davanti alla tomba di San Francesco.

 
Il 27 ottobre 2011 Benedetto XVI si recherà ad Assisi
insieme ai leader delle religioni del mondo

per fare memoria del primo storico incontro
voluto da Giovanni Paolo II nel 1986
e per rilanciare l'impegno delle religioni
in favore della pace.

Saranno ben 176 i leader delle religioni mondiali.
Oltre a loro saranno presenti:
il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I,
il primate anglicano Rowan Williams,
il segretario del Consiglio ecumenico delle Chiese: Olev Tveit
esponenti di altre confessioni cristiane
e cinque esponenti  di coloro che
non aderiscono a nessun credo religioso.

Leggi tutto l'articolo su missio-on line: qui

 

Clicca qui per leggere i dettagli su che cosa sarà l'appuntamento di Assisi, chi sarà presente e come si svolgerà offerti nella conferenza stampa di presentazione tenuta in Vaticano il 18 ottobre
 

Clicca qui per scaricare dal blog «Spirito di Assisi» curato dai frati minori alcuni materiali suggeriti per l'animazione di alcuni momenti di preghiera nelle proprie comunità. Tra le proposte anche alcuni testi sulla pace nelle diverse tradizioni religiose

 

Clicca qui     per leggere l'intervista di Chiara Zappa al teologo francese Jean-Marie Ploux «L'imperativo del dialogo», pubblicata su Mondo e Missione di ottobre 2011, che ripercorre i 25 anni da Assisi nella chiave del dibattito di oggi, affrontando anche i temi del relativismo e della laicità


 

Clicca qui per leggere l'editoriale del numero di ottobre 2011 di Mondo e Missione in cui Gerolamo Fazzini invita a un salto di qualità in Italia nel dialogo con l'islam attraverso l'istituzione di un apposito Servizio nazionale


Clicca qui
per rileggere il discorso tenuto da Giovanni Paolo II ai leader religiosi il 27 ottobre 1986


ad Assisi ho sentito...
 

 Non c’è una strada per la pace,  la strada è la pace
            Mahatma Gandhi
 

Il nostro viaggio per la pace comincia oggi e ogni giorno.
Ogni passo è una preghiera, ogni passo è una meditazione,
ogni passo costruirà un ponte.
Ancora una volta stiamo camminando..
                                   Moha Ghosananada
 

Chiunque oggi mi è amico sia in pace,
chiunque mi è nemico, sia pure lui in pace

Veda
 
Il saggio che ricerca il bene e ha raggiunto la pace,
…così ama ogni creatura vivente
Suttanipata
 
Se il nemico propende per la pace,
propendi anche tu verso la pace
e abbi fiducia in Dio

Corano, Sura 8, 61
 

O grande Spirito, io alzo la mia pipa, segno di pace,
verso di Te, verso i tuoi messaggeri e verso la Madre Terra

 Dalla preghiera di Assisi del 1986 degli Indiani di America
 
 
Dio Onnipotente, Tu sei la pietra angolare della Pace.
Voi spiriti ed antenati, donateci la pace
 Dalla preghiera di Assisi del 1986 di tradizione africana
 

 
Dio di bontà, unisci tutti gli essere e stabilisci la pace suprema
 Bahaullàh di Fede Baha’i
 

  
Siate uniti; parlate in armonia
Che le nostre menti apprendano in maniera simile
La conclusione della nostra assemblea sia condivisa da tutti
la soluzione dei nostri problemi sia comune
le nostre  delibere siano adottate alla unanimità
Nella stessa linea siano i nostri sentimenti nei confronti degli altri esseri
I nostri cuori restino uniti, le nostre intenzioni siano comuni
Preghiera indù tratta dall’Upanishads
 
 
 

 


È on line da qualche giorno all'indirizzo:
www.monastere-tibhirine.org

Il sito del monastero di Tibhirine,
il luogo del martirio dei monaci in Algeria
riproposto recentemente all'attenzione del mondo dal film «Uomini di Dio».

«I monaci di Tibhirine – si legge in un comunicato diffuso in occasione del lancio del sito – hanno lasciato all'umanità un messaggio di fraternità indirizzato a ogni uomo e a ogni donna, al di là delle appartenenze religiose.
La Chiesa d'Algeria vuole salvaguardare e trasmettere
questa memoria, divenuta un patrimonio.

Leggi tutto l'articolo qui

avevamo già parlato del film qui

 

 
Concluso ieri sera, con la lettura dell’appello per la Pace, a Monaco di Baviera,
l’incontro internazionale “Bound to live toether, Religioni e culture in dialogo",
promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.

Tre giorni di tavole rotonde, con la partecipazione di capi religiosi,
politici e uomini di cultura di tutto il mondo.

Nel 2012 appuntamento a Sarajevo.

FotoFinaleMonaco2011

 leggi tutto il programma, clicca QUI

leggi la rassegna stampa, clicca QUI

leggi l'appello finale di pace in più lingue, clicca  QUI

L'appello per la PACE

Uomini e donne di religione diversa ci siamo riuniti a Monaco di Baviera su invito dell’Arcidiocesi di München e Freising e della Comunità di Sant’Egidio, che da 25 anni porta avanti con tenacia lo “Spirito di Assisi”. Siamo grati a chi ha tenuto viva questa speranza in anni difficili, quando i ponti crollavano. Dopo dieci anni segnati dalla cultura della violenza, dal folle terrorismo, in un mondo che sembra dominato da un capitalismo senza regole, ci siamo fermati semplicemente per pregare, ascoltare e scrutare il futuro. Questa sosta di preghiera e dialogo ci ha cambiato! Abbiamo ascoltato, nella testimonianza di tanti, la domanda di un tempo nuovo.
   
    Grande è la tentazione di ripiegarsi su se stessi e di utilizzare le religioni per separarsi. Questa tentazione è acuita dalla crisi dell’economia mondiale. Il mondo sembra a volte avere smarrito il senso del limite. E’ spesso attratto da ciò che divide più che dalla simpatia verso l’altro; è più attento alle ragioni dell’io che al bene comune. In tante zone del mondo crescono la violenza e una crisi di senso. Ci vuole una svolta!
   
    La globalizzazione, che è una grande risorsa, ha bisogno di trovare un’anima. L’egoismo conduce ad una civiltà della morte e provoca anche la morte di tanti. Per questo, occorre guardare in alto, aprirsi al futuro e diventare capaci di globalizzare la giustizia. Dobbiamo, con forza, riproporre il problema della pace in tutte le sue dimensioni. Infatti siamo destinati a vivere insieme e tutti siamo responsabili dell’arte del convivere. Il dialogo si è rivelato oggi l’arma più intelligente e pacifica. E’ la risposta ai predicatori del terrore, che addirittura usano le parole delle religioni per diffondere odio e dividere il mondo. Niente è perduto con il dialogo. Qui a Monaco abbiamo sperimentato la lingua del dialogo e dell’amicizia.

Perché nessun uomo, nessuna donna,
nessun popolo è un’isola:
c’è un solo destino,
un destino comune.
   

    Guardiamoci con più simpatia e molto, tutto, tornerà possibile. E’ tempo di cambiare. Il mondo ha bisogno di più speranza e di più pace. Possiamo imparare di nuovo a vivere non gli uni contro gli altri, ma gli uni con gli altri. Siamo consapevoli delle responsabilità delle religioni nel mettere in pericolo la pace, quando non hanno guardato verso l’alto. Chi usa il nome di Dio, per odiare l’altro e uccidere, bestemmia il Nome Santo di Dio. Per questo possiamo dire: non c’è futuro nella guerra! Non c’è alternativa al dialogo. Il dialogo è un’arma semplice a disposizione di tutti. Con il dialogo costruiremo un nuovo decennio e un secolo di pace. Diventiamo, tutti, artigiani della pace. Sì, Dio conceda al nostro mondo il dono meraviglioso della pace.

                                       
                                                                                                                                               Monaco, 13 settembre 2011
 

  • 1

    • Lammas - Christian
    • Fast in honor of Holy Mother of Lord Jesus - Orthodox Christian
    • Ramadan begins * ** - Islam
  • 6

    • Transfiguration of the Lord - Orthodox Christian
  • 9

    • Tisha B'Av * - Jewish
  • 13

    • Raksha Bandhan ** - Hindu
  • 13-15 **

    • Obon - Shinto
  • 15

    • Assumption of Blessed Virgin Mary - Catholic Christian
    • Dormition of the Theotokos - Orthodox Christian
  • 22

    • Krisha Janmashtami ** - Hindu
  • 26

    • Lailat al Kadr * ** - Islam
  • 29

    • Beheading of John the Baptist - Christian
  • 31-September 2

    • Eid al Fitr * ** - Islam

*

*

Auguriamo alle amiche ed agli amici musulmani
un Ramadan 1432 ricco di benedizioni.

Esprimiamo la vicinanza spirituale
nell’armonia delle preghiere
i ogni tradizione religiosa.

Invochiamo il coraggio
di superare le diffidenze reciproche
e lavorare insieme per giustizia e pace

RELIGIONS FOR PEACE

Monsignor Celata in un messaggio rivolto ai musulmani per l’inizio del mese di digiuno:
“Assicuriamo la nostra vicinanza spirituale”

di Redazione Vatican Insider, 1/08/2011
 

In occasione dell’inizio del Ramadan, il mese di digiuno dei musulmani, Monsignor Pier Luigi Celata, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha rivolto loro un augurio: “Ai nostri fratelli musulmani assicuriamo anzitutto la nostra vicinanza spirituale, formulando l’augurio che essi possano realizzare tutto quello che il loro cuore di credenti in Dio desidera per se stessi e per tutti gli uomini, come una maggiore attenzione ai poveri e agli emarginati, una maggiore solidarietà, il rispetto per la vita di tutti e la pace”.

“I cristiani – ha detto l’arcivescovo ai microfoni della Radio Vaticana – sono chiamati in particolare, in questo periodo, ad essere testimoni diquella premura per l’uomo, per ogni uomo e per ogni donna, di cui li fa capaci Gesù, morto e risorto per tutti. Quindi è naturale la loro attesa che le nuove strutture istituzionali previste in alcuni Paesi siano espressione di un autentico rispetto per la dignità di ogni persona e dei suoi diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto a un’effettiva libertà religiosa”.

leggi qui

*
Condividiamo il dolore di tutto il popolo Norvegese


*
ci uniamo alla sua preghiera
*

e torniamo ad affermare con forza e nella Pace:
*

Non uccidere!
*
non uccidere in nome di Dio

 

Per liberare il campo da molte interpretazioni equivoche che sono state fornite in questi giorni da parte dei mass-media, della religione professata dall'attentatore proponiamo un profilo  descritto da Massimo Introvigne, direttore del CESNUR,  sulla base degli stessi scritti pubblicati in internet  dal  32enne, Anders Behring Breivik, definito  in maniera non totalmente corretta un  cristiano fondamentalista con simpatie di estrema destra, iscritto a una loggia massonica e con avversione per l’islam e la società multiculturale.

 

Chi sono i fondamentalisti cristiani?
 

Breivik può essere definito un fondamentalista cristiano?
In cosa crede Breivik?
 


Riportiamo alcuni passi:

" Proprio pochi giorni prima dell’attentato di Oslo l’Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani di Vienna aveva inviato ai responsabili del progetto RELIGARE, un’indagine sull’Europa multireligiosa finanziata dalla Commissione Europea, un corposo memorandum sui pericoli di un uso del termine «fondamentalismo» che diventa strumento di discriminazione anticristiana. (…)

     L’espressione «cristiano fondamentalista», beninteso, ha un significato preciso. Risale alla pubblicazione negli Stati Uniti tra il 1910 e il 1915degli opuscoli The Fundamentals, una critica militante delle teologie protestanti liberali, del metodo storico-critico nell’interpretazione della Bibbia e dell’evoluzionismo biologico. Un fondamentalista è un protestante – di solito, tra l’altro, molto anti-cattolico – che insiste sull’interpretazione letterale e tradizionale della Bibbia, rifiutando qualunque approccio ermeneutico che tenga conto delle scienze umane moderne, e da questa interpretazione deduce principi teologici e morali ultra-conservatori.

Anders Behring Breivik non è un fondamentalista. Possiamo sapere parecchie cose delle sue idee dal suo profilo su Facebook – cancellato, ma non prima che qualcuno lo avesse salvato e messo online –, da oltre sessanta pagine d’interventi sul sito anti-islamico norvegese document.no, disponibili anche in lingua inglese e soprattutto dal suo libro di 1.500 pagine 2083 – Una dichiarazione d’indipendenza europea, firmato «Andrew Berwick», mandato a una serie di amici e di giornali il 22 luglio, a poche ore dalla strage, e postato su Internet il 23 luglio da Kevin Slaughter, un ministro ordinato nella Chiesa di Satana fondata in California da Anton Szandor LaVey (1930-1997), che ha oggi nel mondo il numero maggiore di adepti in Scandinavia.

Già dalla sua pagina di Facebook, emerge come un interesse principale di Breivik sia costituito dalla massoneria. Chi visitava il profilo di Breivik su Facebook era colpito da una fotografia che lo rappresenta con tanto di grembiulino massonico come un membro di una loggia di San Giovanni, cioè di una delle logge che amministrano i primi tre gradi nell’Ordine Norvegese dei Massoni, la massoneria regolare della Norvegia. Breivik fa parte della Søilene, una delle logge di San Giovanni di Oslo di questo Ordine, che naturalmente non ha di per sé niente a che fare con l’attentato. Queste logge praticano il cosiddetto rito svedese, che richiede ai membri la fede cristiana. Ma nessun fondamentalista protestante diffonderebbe sue fotografie in tenuta massonica: il fondamentalismo, al contrario, è fortemente ostile alla massoneria. Né si tratta di un interesse del passato: la fotografia è stata postata nel 2011 e ancora nel 2009 su document.no Breivik proponeva una raccolta di fondi «nella mia loggia».

L’interesse principale di Breivik non è la religione, ma la lotta all’islam che rischia, a suo dire, di sommergere l’Europa – e tanto più un Paese piccolo come la Norvegia – con l’immigrazione. Queste idee non sono, naturalmente, particolarmente originali – e alcuni degli autori che Breivik cita, e di cui propone nel libro 2083 una sorta di lunga antologia, sono del tutto rispettabili –, ma la tesi è declinata con toni che talora diventano razzisti e paranoici.

Lo scopo primo di Breivik è fermare l’islam – di qui la sua avversione per il governo norvegese, percepito come favorevole a un’indiscriminata immigrazione islamica –, e per questo cerca alleati dovunque. Racconta di avere scelto volontariamente di essere battezzato e cresimato nella Chiesa Luterana norvegese a quindici anni – la famiglia, ricca e agnostica, gli aveva lasciato libera scelta – ma  di essersi convinto che le comunità protestanti sono ormai morte e hanno ceduto alle ideologie multiculturaliste e filo-islamiche. In un primo momento, scrive, i protestanti dovrebbero confluire nella Chiesa Cattolica. Ma anche la Chiesa Cattolica si è ormai venduta all’islam quando l’attuale Pontefice ha deciso di continuare il dialogo interreligioso con i musulmani.

Breivik minaccia Benedetto XVI, scrivendo che «ha abbandonato il cristianesimo e i cristiani europei e dev’essere considerato un Papa codardo, incompetente, corrotto e illegittimo». Una volta eliminati i protestanti e il Papa, potrà essere organizzato un «Grande Congresso Cristiano Europeo» da cui nascerà una «Chiesa Europea» completamente nuova, identitaria e anti-islamica.


PER LEGGERE TUTTO L'ARTICOLO 
SUL SITO DEL CESNUR
CLICCA
QUA

 


Il testimone del mese

Myrna Nazour_Pagina_01
Mirna Nazzour 

In questi anni la casa di Soufanieh ha accolto cordialmente i pellegrini, in tutta la sua semplicità, come ai primi giorni degli avvenimenti. Myrna, Myriam, John-Emmanuel, Nicolas e sua madre Alice, continuano ad accogliere cordialmente pellegrini di tutte le confessioni, provenienti da tutto il mondo, con semplicitá, umiltà, generosità, impregnata dello spirito del vangelo e con un dono totale che riflette la loro missione.
 

Scarica tutta l'intervista:
Myrna Nazour

 

 


Sono cattolica e mio marito è ortodosso, ma questo non ci impedisce di amarci. Tutti abbiamo una famiglia alla quale apparteniamo, ma dobbiamo amarci indipendentemente dalle nostre origini, pregare insieme, prendere parte insieme all’eucarestia, senza che nessuno impedisca all’altro di amare Cristo. Per me ci sarà unità quando vedrò un vescovo ortodosso e uno cattolico celebrare insieme la messa. Quando ci sarà unità tra i cristiani, le varie sètte si ridurranno notevolmente. Se esistono, infatti, è solo per la nostra debolezza. Dobbiamo unirci e lavorare insieme. Quando lo faremo, riusciremo ad occuparci di un maggior numero di anime. Dio è molto più contento e soddisfatto di noi se ci impegniamo a raccogliere anime piuttosto che a costruire chiese, perché non ha bisogno di una dimora di mattoni, ma dei cuori della gente.

 

 

http://www.soufanieh.com/ITALIAN/general.htm

 


Veglia di preghiera  cristiana ecumenica
per la discesa dello

Spirito Santo

Perchè i cristiani  di tutte le confessioni
testimonino uniti

la Pace e la Luce
di Gesù Cristo

candela molti passi
Anche se le tenebre si diffondono
una piccola luce
può guidare
molti passi!

 

"A little light can drive many steps"


 


Il libro del mese

 Il testo accompagna alla scoperta di come Maria
non sia soltanto nel cuore della fede, pietà e arte del mondo cattolico
ma sia presente anche nell'Islam
,
attraverso testimonianze, racconti e prassi che a volte differiscono
dalla tradizione cristiana e tuttavia ne mantengono
le caratteristiche fondamentali
di madre vergine di Gesù, l'eletta da Dio.

Luigi Bressan, in due ampi capitoli, mostra l'evoluzione storica
nell'iconografia musulmana della figura di Maryam,
arricchendo la ricerca con la riproduzione di oltre settanta immagini
che vanno dal Bangladesh all'India,
alla Persia e all'Impero ottomano, (..)
Molte miniature, difficilmente rintracciabili,
sono qui raccolte per la prima volta.
 
Unica per la ricchezza di testimonianze pittoriche
e la multidisciplinarità delle prospettive,

quest'opera non mancherà di suscitare sorprese,
offrendo un contributo
al dialogo interculturale e interreligioso.


Molti sono i santuari mariani dell'Oriente
dove cristiani e musulmani
venerano Maria, madre di Gesù


 PAKISTAN,
"MARIAMABAD"

 
Cristiani, musulmani e indù pellegrini a
Mariamabad, il villaggio di Maria
Nel 2009 ha compiuto 60 anni la festa dedicata alla Madonna in una delle più antiche località cristiane del Paese.  Nella storia del luogo anche il racconto della mucca portata da una famiglia islamica per ringraziare di un miracolo.

 SIRIA
"SANTUARIO
DI SEDNAYA"

 
30 km a sud di Damasco e si afferma che di tutto il Medio Oriente sia la località più visitata da pellegrini, dopo Gerusalemme.  Essa è considera­ta anzitutto il posto dove Noè piantò la prima vigna e spremet­te il primo vino dopo il diluvio u­niversale. Ma soprattutto vi si ve­nera un’immagine della Madon­na, dipinta – si afferma – dallo stesso evangelista san Luca, at­torno alla quale nel 594 fu co­struito un santuario per volere dell’imperatore Giustiniano, do­po che ebbe una visione della Vergine mentre egli era a caccia.    Il monastero è retto da ortodossi ed è frequentatissimo; molte so­no le donne di diverse religioni che ci vengono, an­che perché è fede condivisa che chi passa una notte in preghiera in quel santuario otterrà di sicu­ro il dono della maternità.

 

 LIBANO
"NOSTRA SIGNORA
                              DEL LIBANO"

La devozione islamica verso la Madonna si riscontra in modo evi­dente a chi visiti il Santuario di Nostra Signora del Libano sopra Beirut, ma essa è un fatto presen­te nel mondo intero e corrispon­de all’eccezionalità della figura di Maryam secondo lo stesso Cora­no. Recentemente, cristiani e musulmani del Libano hanno proposto di proclamare il 25 marzo, festa dell’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria, festa nazionale. L’idea è stata uf­ficialmente accolta dal primo mi­nistro Saad Hariri, sunnita mu­sulmano, e dichiarata, a partire dal 2010, ricorrenza festiva «na­zionale islamo-cristiana». La na­zione che più riscontra una tale realtà è la Siria.

 Per approfondire clicca   qui  e    qui 

 

  • 2 or 5

    • Ascension of Christ – Orthodox Christian
    • Ascension of Jesus – Christian  Catholic
  • 8-9

    • Shavuot * – Jewish
  • 9

    • Saint Columba of Iona – Celtic Christian
  • 12

    • Pentecost - Christian
  • 16

    • Guru Arjan Dev martyrdom – Sikh
  • 19
  • 21  Solstice

    • First Nations Day - Canadian Native People
  • 23

    • Corpus Christi- Catholic Christian
  • 28

    • Lailat al Miraj * ** – Islam
  • 29

    • Saints Peter and Paul – Christian Catholic

*******

 IRAQ    a Kirkuk
cristiani e musulmani uniti

hanno pregato la Madonna
per la pace nel Paese
  

 

Il 31 Maggio si è concluso il mese dedicato dalla Chiesa alla Madonna, una figura onorata non solo dai cristiani. Per l’occasione, questa mattina l’arcivescovo caldeo di Kirkuk ha invitato le autorità politiche e religiose musulmane, per una preghiera comune per la Pace. (…) la città è stata colpita nelle ultime settimane da una serie di attentati e violenze che ha “scioccato” la popolazione.
 

La preghiera ha avuto luogo  nella cattedrale, la corale ha cantato inni mariani, l’assemblea interconfessionale ha recitato i salmi 62 e 121, un diacono ha intonato l’Annunciazione a Maria, tratta dal Vangelo di Luca, e un imam la Surat di Myriam, sullo stesso tema.
 

 Il momento più toccante, tuttavia, è stato la recita della preghiera universale alla Vergine, per chiedere la pace e la sicurezza, letta all’unisono da donne cristiana e musulmane in quattro lingue: araba, curda, turcmena e caldea.
 

 

Al termine delle celebrazioni, un imam sciita turcmeno, un imam sunnita arabo, un imam curdo e l’arcivescovo hanno lanciato delle colombe quali simbolo della pace.

 

Alla celebrazione hanno partecipato il vice-governatore in rappresentanza delle istituzioni (il governatore era impegnato fuori città) e le famiglie di alcune vittime del terrorismo estremista a Kirkuk, cristiane e musulmane. Ashur Yacob Issa, rapito e torturato a morte a metà mese, e un ufficiale di polizia musulmano, massacrato con altri 27 il 16 maggio.

 

La cattedrale era colma di gente, fedeli cristiani e musulmani di entrambi i sessi, senza divisioni né barriere. Nel suo intervento, mons. Sako ha sottolineato il valore “dell’incontro fra cristiani e musulmani di Kirkuk”, in un periodo di “sofferenze” attraversate nelle ultime settimane a causa di “una violenza cieca e mortale”.

 

 

Mons. Sako  ha augurato che i cristiani e i musulmani diventino insieme “pilastri fondamentali per la città e dell’intero Paese per fede, cultura e morale” quali sostenitori “della pace, della giustizia e del diritto”. “Noi cristiani irakeni – conclude il prelato – siamo legati ai nostri fratelli musulmani, alle nostre radici e alla terra irakena. Siamo pronti a contribuire con qualsiasi sforzo per la riconciliazione, senza confinarci in ghetti chiusi e isolati dagli altri, né nei campi profughi allestiti per i migranti della diaspora”. (R.P.)

Leggi tutto l'articolo qui